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Tasse ambientali e fiscalità ecologica: considerazioni generali e attuazioni
in Europa
di Giorgio Grimaldi
1. Introduzione
Le numerose forme
di inquinamento e di degrado ambientale rappresentano enormi costi per la collettività
(perdita di ricchezza naturale, economica, sociale e di benessere fisico) e
comportano spesso anche la privazione o lesclusione di opportunità e di
scelte alternative sottratte alle comunità umane. Le risorse naturali del pianeta,
interessate da un crescente sfruttamento dovuto all'incremento demografico mondiale
e all'elevato tasso di consumi da parte di una minoranza dell'Umanità che popola
i Paesi industrializzati ed economicamente sviluppati, vengono attualmente utilizzate
con larghi margini di spreco nonostante costituiscano beni scarsi di primaria
importanza per la vita terrestre. Tuttavia, sia perché non sempre i costi da
sostenere sono facilmente monetizzabili, sia perché si manifestano in tempi
successivi e dispiegano le conseguenze più gravi nel lungo periodo, le politiche
e le strategie per diminuire l'inquinamento a livello globale sono ancora insufficienti.
Laccentuato cambiamento climatico in atto dovuto principalmente all'emissione
in atmosfera di gas che provocano il cosiddetto effetto serra (1) costituisce
unemergenza senza precedenti che la politica internazionale si sta dimostrando
incapace ad affrontare con misure appropriate (2).
I sistemi di produzione
industriali e l'emissione o lo scarico di sostanze nocive rappresentano spesso
costi sociali che sono pagati dalla collettività e non dalle imprese: da qui
l'esigenza di rendere per questultime sempre meno conveniente sotto il
profilo economico l'uso di tecnologie che impiegano materie prime e combustibili
ad alto tasso di inquinamento, caricando sui soggetti responsabili i costi prodotti
secondo il principio chi inquina paga.
Sino a qualche
decennio fa le politiche fiscali sviluppatesi negli Stati nazionali non erano
concepite allo scopo di ridistribuire la pressione tributaria tenendo in considerazione
le conseguenze socio-ambientali delle attività economiche industriali e produttive
e dell'aumento della disoccupazione causato dal ricorso sempre più ampio all'automazione.
Le principali fonti di gettito erariale sono pertanto rimaste sino ad oggi le
imposte sui redditi di lavoro dipendente (difficilmente eludibili), quelle sulle
contribuzioni al lavoro e sulle proprietà di varia natura, mentre non sono stati
adottati, perlomeno su larga scala, adeguati strumenti economici e finanziari
per tassare le attività, gli usi e i consumi che producono inquinamento e abbassamento
della qualità della vita, con lintento di disincentivare attività che
impiegano materie prime inquinanti, di sostituire forme di produzione non compatibili
con l'ambiente nonché di stimolare un processo di revisione delle tecnologie
e degli stili di vita (3).
Per molto tempo
le politiche ambientali si sono avvalse esclusivamente di meccanismi di regolazione
a carattere legislativo e amministrativo fondati sulla fissazione di standard
da rispettare e di norme prescrittive atte a porre dei limiti alle emissioni
e ai danni ambientali. La tutela dell'ecosistema è stata oggetto dell'elaborazione
dettagliata, in campo giuridico e amministrativo, di un fitto e a volte caotico
insieme di leggi e normative nazionali e locali che hanno dato risultati diversi
nellapplicazione concreta, generalmente inadeguata a forgiare sistemi
di controllo efficaci e a migliorare in misura rilevante lo stato di salute
dellambiente. Gli strumenti amministrativi nelle politiche ambientali
messi in campo dalle amministrazioni pubbliche, denominati strumenti di command
and control, intervengono in un primo tempo a regolamentare il comportamento
degli operatori che producono inquinamento (fase di command)
e successivamente a verificare il rispetto da parte degli stessi operatori delle
norme restrittive precedentemente stabilite (fase di control),
erogando in caso di inadempienze sanzioni amministrative o, in casi di gravi
violazioni, bloccando le attività inquinanti o chiudendo le installazioni pericolose.
Negli ultimi decenni,
di fronte alla difficoltà di mitigare e frenare le ricadute negative degli agenti
inquinanti sull'ambiente con i soli input amministrativi, si è fatta strada la sperimentazione e l'adozione
di provvedimenti che intendono agire sul mercato per far leva sull'economia
(imposte, sussidi, canoni, permessi negoziabili) al fine di conseguire riduzioni
dell'impiego di fattori di produzione nocivi. Le misure adottate hanno comunque
sortito degli effetti positivi: nell'Europa occidentale, per esempio,
la riduzione del 47% delle emissioni di zolfo tra il 1970 e il 1993 è stata
ottenuta essenzialmente grazie alle regolamentazioni che hanno imposto l'adozione
di dispositivi di assorbimento dei gas degli impianti di carbone inoltre
negli USA, l'adozione di standard più severi per gli apparati di scarico
di automobili e autocarri leggeri di nuova produzione ha generalizzato l'impiego
di marmitte catalitiche, facendo diminuire le emissioni di ossido di azoto del
6%, di monossido di carbonio del 33% e dei composti volatili del 54%, il tutto
a fronte di un aumento del 44% nell'uso dell'auto. Tuttavia i limiti di
questi strumenti sono altrettanto evidenti per la rigidità dell'impostazione
delle prescrizioni: le regolamentazioni infatti, proprio perché centrate
più sugli strumenti (come l'obbligo di particolari filtri per l'acqua) che sulle
finalità, (...) tendono a disincentivare l'innovazione e benché si dimostrino
efficaci quando esiste una soluzione tecnica bell'e pronta (come le marmitte
catalitiche per le automobili) sono meno idonee ad affrontare la complessità
(4).
La preservazione
dell'ambiente si configura come un costo sociale evitato, unopzione di
non utilizzo. Per attribuire un valore misurabile, un prezzo all'ambiente, bisogna ricorrere ad una serie complessa di analisi
e valutazioni di tipo diretto e indiretto che coinvolgono più fattori (benefici
e danni ecologici, sociali, economici che in presenza o in assenza di un'azione
di tutela si possono determinare). Una stima appropriata è quindi piuttosto
difficile e per quanto puntuale può sempre ritenersi approssimativa. Tuttavia
è possibile adottare pragmaticamente strategie miranti al contenimento del danno
ricorrendo a tasse che includano il costo sociale associato all'uso di determinate
risorse o alla fruizione di specifici beni ambientali (5).
La via economica risulta sufficientemente flessibile e mira a mutare il comportamento
degli attori economici; inoltre se opportunamente applicata può avere ricadute
positive. Infatti le tasse stabiliscono un valore all'inquinamento prodotto
e influenzano il mercato. Più le emissioni o le ricadute saranno costose, più
gli attori economici produttori tenderanno a far diminuire o addirittura ad
eliminare i fattori inquinanti, favorendo il ricorso a fonti alternative di
produzione. Numerose analisi confermano che la tassazione ambientale consente
di ottenere una data riduzione di emissioni a costi inferiori rispetto all'uso
dei tradizionali metodi amministrativi (6).
2.
Le tasse ambientali: tipologia, rapporto costi-benefici e impatto sull'ambiente
Le tasse ambientali
possono essere definite come strumenti economici manovrati dallo
Stato per proteggere il livello socialmente ottimale o accettabile di inquinamento
(7). Il ricorso a tali forme di intervento è richiesto dall'incapacità dei mercati
di prendere in considerazione le esternalità, intese come l'insieme dei benefici
e danni ricadenti su terzi da attività poste in essere dagli attori economici
(8), e di attribuirgli un costo.
La nascita dell'ipotesi
di tassa ambientale nella teoria economica è avvenuta per merito dell'economista
Arthur Cecil Pigou (1877-1959), professore all'Università di Cambridge, che
la illustrò nel 1920 nell'opera Economics of Welfare, come tassa imposta all'inquinatore basata sulla
stima del danno procurato o costo esterno. Essa consiste nel mezzo adeguato
per eguagliare i costi privati e quelli sociali e rappresenta l'archetipo delle
odierne tasse sull'inquinamento (pollution
charges): nella sua opera Pigou svelò i costi nascosti dell'inquinamento
prodotti dalle emissioni dei fumi delle fabbriche e delle abitazioni di Manchester
che, in definitiva, considerando una singola acciaieria, erano doppi in termini
monetari rispetto al valore della produzione di acciaio ottenuta e portavano
così le vittime dell'inquinamento a incentivare gli inquinatori rendendo
la società, nel suo complesso, più povera (9).
Un primo consistente consenso all'applicazione di tasse ambientali si ebbe durante
gli anni Settanta, sull'onda dell'affermazione dell'ambientalismo politico ed
economico nell'Europa Occidentale e dello slogan tassare i mali, non i
beni. L'economista norvegese Agnar Sandmo nel 1975 riprese e perfezionò
le ipotesi di Pigou collegandole alla riduzione di altre tasse perseguendo contemporaneamente
lobiettivo di riformare i sistemi fiscali in senso ottimale
(10). Tuttavia,
bisogna aspettare la metà degli anni Ottanta per veder affiorare un largo dibattito,
in particolare nel Nord Europa, con lelaborazione di proposte volte soprattutto
a spostare la tassazione dalle retribuzioni all'energia e indirizzate al finanziamento
della sicurezza sociale. Si può aggiungere che durante gli anni Ottanta in Europa
e nei Paesi dell'America del Nord alcuni fattori hanno spinto all'adozione di
misure economiche per il controllo dell'inquinamento: 1) una tendenza
alla riduzione dell'intervento diretto da parte dello Stato nella società, sia
dal punto di vista finanziario (mediante la privatizzazione e la cultura d'impresa)
che sotto il profilo della regolamentazione (deregulation);
2) una tendenza all'integrazione delle manovre della politica economica e soprattutto
al controllo integrato dell'inquinamento assieme alla crescente presa d'atto
del bisogno di una maggiore efficienza del controllo dell'inquinamento in termini
di costi; 3) un graduale passaggio della riduzione dell'inquinamento alla fine
del processo produttivo a misure preventive, quali il controllo sul processo
produttivo stesso e un'enfasi maggiore sull'approccio di tipo «precauzionale»
(anticipatorio) (11).
Ancor prima del successo del libro Ecological
Tax Reform dell'ambientalista tedesco Ernst Ulrich Von Weiszäcker, nel 1992
(12), i primi
esempi e risultati della ridistribuzione fiscale a fini ambientali applicati
congiuntamente alla riduzione di altre imposte comparvero nei Paesi scandinavi.
Nel 1991 la Svezia
introduceva due tasse sull'energia: una sulle emissioni di carbonio (CO2)
denominata carbon tax,
l'altra su quelle di anidride solforosa (NOx) o sulphur tax (13),
con le quali ha ricavato 2,4 miliardi di dollari (1,9% del gettito fiscale totale),
ha contribuito a far diminuire la concentrazione di inquinanti (le emissioni
di anidride solforosa si sono dimezzate contribuendo ad una riduzione dell1%
delle emissioni totali) e a promuovere l'efficienza energetica; la somma aggiuntiva
proveniente dalla tassazione è servita per operare una riduzione dell'imposizione
sui redditi. Simili manovre sono state introdotte in maniera e in misura differente
in altri Paesi europei nel corso degli anni Novanta (14).
Una classificazione,
proposta da Pearce e Turner, individua essenzialmente tre tipologie differenti
di strumenti di controllo dell'inquinamento basati su incentivi economici: le
tasse, i sussidi (15) e
il sistema deposito-rimborso (mercato dei permessi ad inquinare; scambi di emissioni
sotto forma di bolle, compensazioni, depositi tra impianti e imprese o all'interno
delle stesse; interventi di mercato sul prezzo delle materie derivate riciclate;
assicurazione contro i rischi di responsabilità civile dell'inquinatore) (16).
Le tasse ambientali,
possono essere applicate su sostanze e tipi di inquinanti differenti con diverse
modalità in rapporto agli obiettivi da raggiungere o alle difficoltà tecniche
di accertamento e si distinguono essenzialmente in due tipologie: tasse sui
reflui o sulle emissioni e tasse sul prodotto (17).
La tassazione ambientale
trova ancora forti resistenze e voci scettiche, anche autorevoli, si sono levate
in questi anni per frenare gli entusiasmi (18).
La necessità di ricorrere a tale strumento si è fatta sempre più pressante anche
per conseguire altri obiettivi come la modernizzazione dei sistemi fiscali,
il finanziamento dei servizi collettivi, la creazione di occupazione: nel 1991
è stato istituito dallONU il Business Council for Sustainable Development,
un'organizzazione di 48 grandi imprese internazionali che, in occasione dell'Earth
Summit di Rio de Jaineiro del 1992, hanno concordato un impegno comune per lo
sviluppo sostenibile (19).
Oltre un centinaio
sono attualmente gli esempi di tassazione ecologica in vigore in Europa e in
Italia (20).
Le tasse ambientali costituiscono misure correttive che intervengono sul mercato
per dare un prezzo all'uso delle risorse ambientali che altrimenti, non avendo
prezzo continuerebbero a essere sfruttate in misura superiore al loro reintegro;
è utile precisare che esse non si sostituiscono al mercato, ma inseriscono una
valutazione monetaria dellimpatto ecologico che contribuisce alla formazione
dei prezzi di prodotti, beni e servizi. Con l'ausilio di specialisti di varie
discipline risulta utile stabilire gli obiettivi di abbattimento dell'inquinamento
quantificabili e misurabili da raggiungere entro un certo periodo. Le tasse
imposte devono pertanto essere calibrate per ottenere un dato standard di qualità
ambientale e per mettere in moto un circolo virtuoso di contenimento delle emissioni
che deve portare a minimizzare sempre più l'inquinamento col ricorso all'innovazione
tecnologica (21).
Un valore particolare
viene ad assumere il concetto di ecotassa. Si tratta di una tassa ambientale che agisce sull'ambiente
in maniera misurabile ed efficace, per esempio quando il gettito fiscale viene
utilizzato per progetti ambientali e persegue effettivamente il fine di
migliorare l'ambiente, mentre viceversa alcune tasse ambientali vengono adottate
per rispondere unicamente ad esigenze di bilancio.
Uno dei primi casi
tra i più interessanti e nel quale è risultata provata, al di là di ogni ragionevole
dubbio, l'efficacia della fiscalità ecologica, è quello riguardante l'imposta
applicata all'inquinamento delle acque dei canali, dei fiumi e dei laghi nei
Paesi Bassi, introdotta nel 1970, che ha spinto le aziende inquinanti a ridurre
volontariamente gli scarichi industriali, senza l'intervento di norme tecniche
e amministrative e ha consentito tra il 1976 e il 1995 una riduzione compresa
tra il 72 e il 99% del rilascio di cadmio, cromo, rame piombo, mercurio, nickel
e zinco nelle acque gestite dalle amministrazioni regionali, iniziali beneficiarie
della tassa, estesa gradualmente a tutto il patrimonio idrico nazionale.
E stato opportunamente
osservato che Le aziende in grado di limitare l'inquinamento con poca
spesa sono probabilmente quelle che hanno preso provvedimenti in questa direzione.
Alcune aziende potrebbero aver scelto di far pagare parte delle tasse ai propri
clienti, alzando i prezzi e spingendoli quindi verso prodotti a più bassa intensità
di inquinamento. Inoltre, la domanda di strumentazioni per il controllo delle
emissioni ha incentivato i fabbricanti olandesi a sviluppare prodotti più sofisticati,
innescando un processo di innovazione che nessun legislatore avrebbe mai potuto
pianificare: ciò ha portato a un abbassamento dei costi e alla trasformazione
del Paese in un leader mondiale di questo mercato. Di fatto, le tasse hanno
perseguito la strada della minor resistenza economica - cioè dei costi più bassi
- e sono riuscite a ripulire le acque della nazione (22).
Sempre a proposito
dellinquinamento idrico hanno avuto un notevole rilevo le tasse applicate
sulle vendite di fertilizzanti in Svezia nel 1982 e nel 1984: il gettito iniziale
dell'imposizione è servita per finanziare sussidi all'agricoltura e successivamente
sono stati finanziati programmi di educazione all'uso dei concimi chimici, col
risultato che gradualmente queste tasse sono state abolite avendo ottenuto il
risultato di riorientare l'agricoltura in senso ecologico (salvo la permanenza
di una tassa sull'azoto, unica rimasta dal 1997 e diminuita del 10% rispetto
allaliquota iniziale).
Le tasse ambientali
e il sistema dei permessi sono stati applicati in tutti i settori delle attività
aventi un impatto sul territorio e sulle popolazioni vegetali, animali e umane:
dalla pesca ai rifiuti, per prevenire le piogge acide e ridurre l'inquinamento
atmosferico globale, per impedire lo sfruttamento eccessivo di terreni e foreste,
per disincentivare la produzione di beni e oggetti inquinanti (tasse su lattine,
bottiglie per bevande e imballaggi, sotto forma di cauzione per evitare la dispersione
e promuovere il riutilizzo o il riciclo (23); incentivi alla rottamazione di automobili, batterie, ecc. (24);
tasse sui rifiuti tossici).
Il processo di
incremento o diminuzione dell'entità delle tasse è variabile in rapporto proporzionale
alla gravità dei problemi ambientali che si intende alleviare. Alcune tasse
sono cresciute vertiginosamente fino ad eliminare determinate sostanze (25); in altri casi, come per le emissioni da combustibili fossili, il periodo
di applicazione delle tasse (in costante e graduale aumento) è necessariamente
molto più lungo anche per dar tempo alle tecnologie alternative di diventare
competitive e di diffondersi.
3. Valutazioni su applicazioni e risultati: dalla carbon tax al road pricing
Una specifica e
nota forma di intervento di politica ambientale e di tassazione energetica è
rappresentata dalla carbon tax, l'imposta
gravante sul consumo di combustibili fossili in proporzione alle emissioni di
CO2 (26) che
innesca una serie indubbia di conseguenze che favoriscono la riduzione dell'inquinamento:
incentivi
continui all'introduzione di nuovi processi tecnologici più ecologici
e atti a conseguire maggior efficienza e risparmio energetico (processi
energy-saving);
raccolta
di nuovi redditi da investire nella ricerca e nello sviluppo di sistemi
di produzione, apparecchiature più efficienti e di tecniche innovative di
abbattimento delle emissioni;
minimizzazione
dei costi economici legati alla possibilità dei soggetti inquinatori di
scegliere dove effettuare le riduzioni dell'inquinamento;
applicazione
semplice ed efficace dovuta al fatto che i prodotti energetici sono già
tassati e pertanto si deve soltanto aumentare l'imposta in relazione alla
emissione di CO2 basandosi su di una struttura
fiscale già esistente e alla circostanza favorevole che non c'è bisogno
di informazioni particolarmente dettagliate per stabilire il contenuto di
carbonio delle emissioni (27).
Sicuramente la
carbon tax è una delle misure più
urgenti da applicare a livello internazionale perché mira a contenere le emissioni
di anidride carbonica, enormemente aumentate nell'atmosfera e principali responsabili
del surriscaldamento del Pianeta. Lintroduzione di questa tassa può però
presentare alcuni punti deboli che necessitano di correttivi per non ingenerare
effetti negativi a livello distributivo come il rischio di colpire principalmente
le fasce di popolazioni meno abbienti o risultati inferiori alle aspettative
a causa della difficoltà di applicazione in una misura ottimale atta ad eguagliare
il danno marginale dell'inquinamento, mentre con il ricorso ai permessi ad inquinare
il prezzo si forma liberamente sul mercato.
Inoltre vi è la
necessità di affrontare il problema del cambiamento climatico con provvedimenti
coordinati e comuni a livello internazionali; infatti l'applicazione in un solo
Stato della tassa può portare paradossalmente all'incremento globale delle emissioni
e nell'immediato ad una perdita di competitività e di occupazione.
Sulla base di uno
studio sugli effetti dell'applicazione di una carbon tax in Europa, Botteon e Carraro sono giunti ad alcune conclusioni
importanti:
la
carbon tax è efficace nella riduzione
delle emissioni solo nel caso di livelli di imposizione molto alti;
difficilmente
la carbon tax può essere l'unico
strumento di politica ambientale, mentre esso può essere rafforzato dall'adozione
di politiche più complesse;
il
reddito derivante dalle manovre fiscali simulate sarebbe alquanto notevole;
una
carbon tax uniforme è lontana
dall'essere uno strumento pienamente efficiente (...) è preferibile l'introduzione
di politiche ambientali coordinate, ma specifiche per ogni Paese, dove il
coordinamento dovrebbe riguardare più gli obiettivi che gli strumenti;
stabilire
un indice di tossicità del combustibile includendo le emissioni di ossidi
di azoto e di zolfo (...). L'effetto di una fiscalità più marcatamente differenziata
dovrebbe essere quello di incentivare maggiormente gli effetti di sostituzione,
riducendo in questa maniera gli effetti sui livelli di produzione;
un'imposta
elevata sui combustibili fossili avrebbe anche effetti negativi sui sistemi
industriali dei Paesi ed effetti negativi a livello sociale nel caso in
cui non venissero introdotti, nel contempo dei meccanismi correttivi per
ridurre la regressività dell'imposta (28).
In uno studio di
Lanza e Sammarco rivolto a considerare l'effetto della carbon tax in un contesto nazionale si arriva a conclusioni analoghe
sulle tassazioni ambientali ed in particolare viene evidenziato che non si possono
assegnare troppi obiettivi ad un unico strumento fiscale. Secondo gli autori
è altresì ritenuto necessario farlo piuttosto interagire con altri provvedimenti
operando un rinnovamento della politica ambientale, non più concepita come occasionale
e di emergenza ma come fattore che investe l'intera politica economica;
inoltre l'imposta dovrebbe assumere livelli notevolmente differenti per
ciascun combustibile, sulla base sia dell'intensità inquinante che dell'impatto
inflazionistico del prodotto (29).
Le tasse sulle
emissioni inquinanti e quindi non solo la carbon
tax, come tassazione sugli input energetici,
una volta accertata l'esistenza di una relazione tra l'uso di un prodotto e
l'inquinamento procurato, si giovano della possibilità di stabilire un indicatore
delle emissioni, senza la necessità di operare un monitoraggio diretto sulle
emissioni. Da un punto di osservazione globale del fenomeno, l'insieme delle
carbon tax adottate nei vari Paesi
dovrebbe costituire un complesso di misure differenziate in condizione di stabilizzare
il livello delle emissioni in base a quanto stabilito dalle conferenze internazionali
(30).
Vari sono stati
i tentativi di introdurre una carbon tax
europea applicabile ai Paesi dellattuale Unione europea. Nel 1992
venne presentata dalla Commissione Europea, ad opera del Commissario all'Ambiente
Ripa Di Meana, una proposta di direttiva che intendeva introdurre un'imposta
comunitaria sulle emissioni di CO2 per stabilizzarle
nel 2000 al livello del 1990; benché armonizzata e ispirata ai princìpi di neutralità
e flessibilità non venne accettata dagli Stati per paura che l'Europa risultasse
penalizzata rispetto agli Stati Uniti e al Giappone nella produzione industriale
(31).
Il V Programma
di Azione Ambientale della Comunità Europea, varato nello stesso anno, raccomandava
un maggior ricorso agli strumenti economici ed in particolare alla tassazione
ambientale a livello comunitario, ma non diede risultati pratici in quel contesto,
sebbene nei singoli Paesi aumentasse progressivamente il ricorso a queste misure
e da studi condotti dalla stessa Comunità venissero evidenziati i vantaggi per
l'economia, l'ambiente e l'occupazione (32). Una
nuova proposta di direttiva del 17 marzo 1997 della Commissione ad opera del
Commissario Monti ha ipotizzato un sistema comune di imposizione fiscale dei
prodotti energetici da applicare al momento del consumo finale e ha rappresentato
un primo passo nella direzione indicata dal Libro Bianco del Presidente della
Commissione Europea Jacques Delors Crescita, competitività, occupazione
presentato al Consiglio Europeo di Bruxelles il 10-11 dicembre 1993, (noto anche
come Rapporto Delors), unopera fondamentale per orientare l'Unione Europea
verso una strategia compatibile
con la salvaguardia dellambiente (33).
La carbon
tax europea, sulla base di importanti successi in alcune aree del Continente
(34),
porterebbe quindi ad un elevato gettito e incoraggerebbe l'efficienza energetica
con l'aumento dei prezzi dei combustibili inquinanti, la sostituzione dei combustibili
(fuel switching) e l'adozione di tecnologie
pulite, oltre a ricadute positive con la riduzione in compensazione
di tasse sui redditi e sul lavoro (35).
Numerose possono
essere le tasse ambientali applicabili da inserire in un quadro di riforma fiscale
ecologica con esiti significativi al fine di modificare i comportamenti di produttori
e consumatori e di internalizzare nel sistema dei prezzi i costi legati all'uso
delle risorse energetiche: la tassa sui rifiuti urbani per incentivare il recupero
e il riciclaggio e penalizzare lo smaltimento nelle discariche; l'imposta di
soggiorno per includere nei prezzi la fruizione dei beni ambientali, culturali,
paesaggistici e finanziarne la conservazione tramite il costo del turismo; il
road pricing o pedaggio urbano come
mezzo complementare e alternativo all'aumento delle imposte sui carburanti utilizzati
dai mezzi di trasporto e per disincentivare l'ingresso nei centri delle città
del traffico veicolare pubblico e più in generale per far fronte alle esternalità
nel settore dei trasporti (36).
4. Neutralità fiscale e doppio dividendo, incentivi
all'innovazione tecnologica nature-oriented
Per impostare unefficace
riforma fiscale ecologica devono essere attentamente considerate in particolare
due condizioni di fondo.
La prima consiste
nell'introduzione graduale, socialmente ed ecologicamente sostenibile, delle
tasse ambientali per minimizzare impatti negativi iniziali sulla competitività
economica, attuando sincronicamente una politica ambientale nella quale gli
strumenti economici vengano coordinanti e integrati con altri di diverso tipo
e applicati tendenzialmente per un lungo periodo di tempo poggiandosi su di
un vasto consenso politico e sociale.
La seconda è la
cosiddetta neutralità fiscale, ossia il mantenimento invariato della
pressione fiscale complessiva, realizzato compensando lintroduzione delle
nuove tasse con la riduzione di altre forme di prelievo esistenti; in particolare
in Europa viene avanzata la proposta di ridurre le imposte sul fattore lavoro
per far crescere l'occupazione e incentivare le attività labour-intensive
rispetto a quelle capital-intensive(37).
Di estremo rilievo
è inoltre il conseguimento del doppio dividendo, in base al quale
con le tasse ambientali si ottiene sia un guadagno in termini di miglioramento
della qualità della vita e dell'ambiente procurato dalla variazione dei prezzi
o dall'incremento dell'aliquota della tassa considerata, sia un ulteriore vantaggio
attraverso il reimpiego del gettito addizionale ottenuto con le imposte ecologiche
al fine di diminuire le imposte distorsive, responsabili dell'eccessivo carico
fiscale (per esempio riducendo le imposte sul lavoro, come già ripetutamente
sottolineato, ed in particolare, seguendo le indicazioni del Libro Bianco o
Rapporto Delors, quelle gravanti sul lavoro non qualificato) (38) e
procedendo a necessarie riforme strutturali del sistema economico, urgenti e
sempre rimandate soprattutto in Italia.
Infine non si può
sottacere la piena rispondenza di una riforma fiscale ecologica, legata strettamente
al territorio e alla valorizzazione delle risorse ivi presenti, ad un obiettivo
di federalismo fiscale (39) in
rapporto al quale alcune imposte ambientali possono essere attivate autonomamente
dagli enti locali per rispondere a esigenze ambientali locali, allo scopo di
finanziare una politica di manutenzione e conservazione o per coprire
una riduzione dei trasferimenti statali in un'ottica di contenimento del disavanzo
(40).
Di valore non secondario
rimane il ruolo del progresso tecnologico che le tasse ambientali, come si è
visto, possono promuovere e incentivare insieme ad altri strumenti: a questo
proposito però, vale la pena di ricordare come sia di fondamentale importanza
che la tecnologia utilizzata venga considerata dalla teoria economica come variabile
endogena e non più esogena in quanto miglioramento autonomo nell'efficienza
energetica, cioè non dipendente dalle variazioni dei prezzi(41). Sostegni all'innovazione tecnologica possono essere sviluppati con l'intervento
diretto di politiche pubbliche che finanzino la ricerca e lo sviluppo; queste
sembrano più efficaci, nel breve periodo, delle tasse ambientali che, finalizzate
ad una riconversione ecologica della produzione possono sortire probabilmente
effetti di maggiore consistenza nel lungo periodo.
La fiscalità ecologica
si caratterizza per lo spostamento dellimposizione fiscale dai redditi
ai consumi per migliorare le condizioni dellambiente e incentivare il
risparmio energetico.
Tuttavia, le
tasse ambientali nella loro applicazione reale si scontrano con una serie di
ostacoli che ne fanno un elemento di disturbo e di inefficienza e non un elemento
di miglioramento del sistema: sul piano macroeconomico un effetto recessivo
e sul piano micro la riduzione della competitività. Pertanto è necessario che
si manifesti parallelamente unincentivazione alla modifica dei sistemi
produttivi con unau-tentica riforma fiscale in un contesto di trasformazione
strutturale del sistema impositivo che tende a trasferire il peso della tassazione
del lavoro e della tassazione delle imprese nei confronti dei fattori mobili
che sono luso delle risorse naturali e le rendite finanziarie in un quadro
armonizzato (42).
Le tasse ambientali hanno forti potenzialità, ma anche limiti evidenti (funzionamento
pratico da verificare sul campo, rischio - difficile da superare - di tassare
in rapporto alla misurabilità più che alla nocività delle emissioni, difficoltà
di funzionamento in contesti di corruzione diffusa o di dissesto economico e
di livelli alti di inflazione, necessità di tempo per riorientare consumi e
produzione, ruolo determinate dellinformazione (43) e
soprattutto devono essere adottate con equilibrio e in un contesto più vasto
e coordinato di politiche ambientali.
Nel valutare attentamente
lintertemporalità dei processi ambientali umani bisogna inoltre considerare
che nel disegno di strumenti volti a correggere le conseguenze delle esternalità
ambientali è di fondamentale importanza tener conto sia del fatto che esistono
legami oggettivi tra uso delle risorse naturali e esternalità ambientali, sia
del fatto che è la natura dinamica di queste esternalità a creare le maggiori
difficoltà. Il primo fatto pone in luce che le risorse naturali sono parte di
unecosistema integrato in cui lofferta e il consumo di una risorsa
finiscono, direttamente o indirettamente, con linfluenzare offerta e consumo
di qualche altra risorsa. Il secondo fatto ci ricorda, invece, che in generale
luso corrente di una risorsa naturale, sia essa rinnovabile o meno, ha
conseguenze non solo sugli usi futuri della stessa ma anche su quelli delle
altre risorse e soprattutto sullambiente (44).
Inoltre queste iniziative devono inquadrarsi in un cambiamento sostanziale degli stili dei vita, dei consumi, delle attività che non può che avvenire attraverso un processo di responsabilizzazione collettiva per avviare a livello locale e globale una profonda riforma delleco-nomia, dei rapporti tra Nord e Sud del mondo, per costruire una società in cui le risorse e i beni siano distribuiti più equamente e che garantisca un adeguato stock di risorse alle generazioni future, salvaguardando la qualità della vita sul Pianeta.
E necessario
quindi porre dei limiti alla crescita quantitativa dei beni prodotti, puntando
a realizzare un contesto di economia simile a quella prospettata dal celebre
eco-economista Herman Daly, leconomia in stato stazionario
che si sviluppa ma non cresce, proprio come la Terra di cui leconomia
umana è un sottosistema; infatti, in questa prospettiva una ricchezza
sufficiente, mantenuta e allocata efficientemente, distribuita in modo equo
e non per massimizzare la produzione costituisce il giusto fine
economico (45).
Lo stesso autore ha osservato che Linternalizzazione delle esternalità
è una buona strategia per adattare ottimalmente lallocazione di risorse,
facendo sì che i prezzi relativi rappresentino, in modo più appropriato, i costi
marginali sociali relativi. Ma ciò non rende il mercato capace di fissare i
propri confini fisici assoluti con lecosistema più allargato. Per fare
unanalogia: uno stivaggio appropriato distribuisce il peso nel battello
in modo ottimale, così da massimizzare il carico trasportato. Ma cè ancora
un limite assoluto a quanto peso un battello possa trasportare, anche se questo
è sistemato in modo ottimale. Il sistema dei prezzi può distribuire il peso
regolarmente, ma a meno che non sia integrato da un limite assoluto esterno,
continuerà a distribuire uniformemente il peso addizionale fino a che il battello,
caricato in modo opportuno, affonda (46).
Note:
(1)
Fenomeno per cui i raggi infrarossi dispersi dalla superficie terrestre
a seguito dell'irraggiamento solare vengono riflessi sulla stessa a causa della
presenza di unalta concentrazione di anidride carbonica, monossido di
azoto, clorofluorocarburi e metano altrimenti detti gas serra; fra
di essi l'anidride carbonica che ad oggi, a differenza delle altre sostanze
citate, non è possibile trasformare in una forma chimica meno dannosa. I rimedi
consistono nel risparmio energetico operato con la limitazione dei consumi,
nella sostituzione con combustibili a contenuto di carbonio inferiore e in prospettiva
nellutilizzo di fonti di energia rinnovabili meno inquinanti.
(2)
Allarmante testimonianza di un divario netto di vedute e impostazioni
è il fallimento della 6° Conferenza internazionale sul clima promossa dallONU,
svoltasi a lAja e appena conclusasi (novembre 2000) senza alcun accordo
sulle quote di emissioni inquinanti da ridurre a causa soprattutto della contrarietà
degli Stati Uniti ad assumere impegni e misure drastiche di limitazione. Per
una sintetica ma esauriente trattazione sulla mutazione del clima Cfr. A. LANZA,
Il cambiamento climatico, Bologna,
Il Mulino, 2000; in merito alla spinta dei Paesi europei a tradurre in misure
concrete il protocollo di Kyoto sottoscritto nel 1997 (e in particolare dalla
Francia alla presidenza di turno del Consiglio dellUE), si veda il testo
dei Ministri dellAmbiente di Francia e Italia, Dominique Voynet e Willer
Bordon. Cfr. W. BORDON, D. VOYNET, Il
pianeta a rischio tra business e gas serra, La Repubblica, 25
novembre 2000, p. 16. In merito alle previsioni climatiche future Cfr. lintervista
al direttore del Worldwatch Institute, Lester Brown: A. CIANCIULLO, Brown: Ci saranno disastri e i politici si convinceranno, in
La Repubblica, 23 novembre 2000, p. 15. Un dossier sulla Conferenza
mondiale dellAja e presente sul sito internet www.cnnitalia.com.
(3)
I sistemi fiscali (...), hanno tanta logica quanta ne ha la storia:
cioè non si può dire che siano privi di senso, ma nemmeno che siano sensati.
Tra i loro grandi fallimenti c'è il fatto che essi penalizzano troppo poco fenomeni
che causano danni all'economia (come l'inquinamento), mentre colpiscono in modo
grave attività economicamente positive come il lavoro e gli investimenti,
D. M. ROODMAN, La ricchezza naturale delle
nazioni. Come orientare il mercato a favore dell'ambiente, Milano, Edizioni
Ambiente, 1998, p. 81 (tit. orig. The
Natural Wealth of Nations. Harnessing the Market for the Environment,
Worldwatch Institute,
(4)
D. M. ROODMAN, La ricchezza naturale
delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell'ambiente, op. cit.,
p. 84.
(5)
In pratica le imposte e le tasse ambientali consentono di includere
(internalizzare) nei prezzi di mercato di beni e servizi i costi esterni ambientali
relativi all'inquinamento prodotto e all'eccessivo e/o indiscriminato uso di
risorse ambientali non rinnovabili per la produzione dei beni e dei servizi
stessi, S. MINESTRINI, L. DE BENETTI (a cura di), Fiscalità
Ambiente Sviluppo. Delega al Governo per l'introduzione di incentivi con finalità
ecologiche per uno sviluppo economico sostenibile e per l'occupazione. Per una
riconversione ecologica del sistema produttivo, Roma, Deputati Verdi-l'Ulivo,
ottobre 1999, p. 7.
(6)
Cfr. per esempio W. BAUMOL, W. E. OATES, The
Theory of Environmental Policy, Cambridge, Cambridge University Press, 1988.
(7)
D. W. PEARCE, R. K. TURNER, Economia
delle risorse naturali e dell'ambiente, Bologna, Il Mulino, 1991, p. 91
(tit. orig. Economics
of Natural Resources and the Environment,
Hemel Hampstead, Harvester and Wheatsheaf, 1989). La società dovrebbe cominciare a tassare ciò
che desidera di meno (lo spreco di risorse) e non ciò che desidera di più (come
il lavoro). D. M. ROODMAN, La ricchezza
naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell'ambiente,
op. cit., p. 83.
(8)
L'esempio
più semplice di esternalità è rappresentato dai fumi di scarico di una fabbrica
che rendono meno vantaggiosa la permanenza nelle vicinanze, per esempio, di
una lavanderia, A. LANZA, Lo sviluppo
sostenibile. Risorse naturali e popolazione, consumi e crescita economica: soddisfare
i nostri bisogni senza compromettere la vita delle generazioni future, Bologna,
Il Mulino, 1997, p. 44.
(9)
D. M. ROODMAN, La ricchezza naturale
delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell'ambiente, op. cit.,
p. 83.
(10)
D. M. ROODMAN, La ricchezza naturale
delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell'ambiente, op. cit.,
p. 90; Cfr. A. SANDMO, Optimal Taxation
in the Presence of Externalities, Swedish Journal of Economics, vol.
77, n. 1, 1975.
(11)
D. W. PEARCE, R. K. TURNER, Economia
delle risorse naturali e dell'ambiente, op. cit., p. 174.
(12)
Cfr. E. VON WEISZÄCKER, J. JESSINGHAUS, Ecological
Tax Reform, London, Zed, 1992.
(13)
In un primo
momento questa tassa venne applicata solo alle grandi centrali elettriche per
poi essere estesa nel 1996-1997 anche ai piccoli impianti dopo la discesa dei
prezzi delle apparecchiature di misurazione incentivata dalla tassa medesima.
(14)
D.M. ROODMAN, La ricchezza naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore
dell'ambiente, p. 91; sulla sulphur
tax p. 104. Sulla riforma fiscale svedese articolata e complessa. Si veda
anche A. MAJOCCHI, Carbon tax e riforma
fiscale, Economia delle fonti di energia, n. 46, 1992, pp. 64-65.
(15)
Finanziamenti concessi per ottenere miglioramenti della produzione dal
punto di vista ambientale che assumono
forme e utilizzo differenziato (sovvenzioni, prestiti agevolati, sgravi
fiscali). In quanto erogazioni concesse dallo Stato per interventi a favore
dell'ambiente, anziché imposte esigite costituiscono strumenti inversi e simmetrici
alla tassazione che, daltronde, può essere riutilizzata per concedere
sussidi.
(16)
Alla fattispecie dei permessi è riconducibile, tra gli altri, il sistema
dei permessi proposto dall'economista ambientale Kenneth Boulding nel 1964 (Cfr.
K. BOULDING, The Meaning of the Twentieth
Century, New York, Harper and Row, 1964; H. DALY, Beyond Growth: The Economics of Sustainable Development, Boston, Beacon
Press, 1996), che prevede la messa all'asta da parte dello Stato di un numero
di permessi ad inquinare che possono essere comprati e trasferiti da un'impresa
ad un'altra. Questo sistema, adottato ad iniziare dagli anni Ottanta, svolge
il compito, analogo alla tassazione ambientale di trasformare il mercato
in un servizio per l'ambiente con la differenza che mentre esso stabilisce
l'ammontare dei danni ambientali e lascia poi che sia il mercato a stabilire
il prezzo, le tasse fissano invece il prezzo, lasciando che sia il mercato a
determinare le quantità corrispondenti, D. M. ROODMAN,
La ricchezza naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell'ambiente,
op. cit., p. 87. Lo stesso autore espone alcune osservazioni in merito alle
critiche di molti ambientalisti che reputano moralmente inaccettabile considerare
l'ambiente sotto il profilo della convenienza economica e pertanto sono contrari
al sistema dei permessi e alle tassazioni. La concessione dei permessi commerciabili
si è diffusa soprattutto negli Stati Uniti, mentre in Europa è stata adottata
prevalentemente la tassazione quale strumento per internalizzare le esternalità.
In merito ai rischi di responsabilità civile dellinquinatore. D. W. PEARCE,
R. K. TURNER, Economia delle risorse naturali
e dell'ambiente, op. cit., tab. 11.1, p. 175.
(17)
Le prime possono
essere applicate sulla quantità e/o qualità della stessa, oppure a scopo di
incentivo senza restituzione al soggetto inquinante, o ancora a fini distributivi
con restituzione sotto forma di sussidio per nuovi sistemi di controllo dell'inquinamento
e infine in funzione delluso o del costo del trattamento pubblico dei
reflui. Le altre costituiscono imposte in aggiunta al prezzo dei prodotti inquinanti
in rapporto al valore di nocività o all'impiego di sostanze tossiche, oppure
in base alla presenza di inquinanti difficili da eliminare. Cfr. D. W. PEARCE,
R. K. TURNER, Economia delle risorse naturali
e dell'ambiente, op. cit.
(18)
A titolo
esemplificativo si riporta il parere dell'economista liberista W.D. Nordhaus
dell'Università di Yale negli Stati Uniti: nel 1991 lo studioso affermava che
lasciando fare al mercato e senza alcun costo in 10-20 anni le emissioni di
gas da effetto serra sarebbero diminuite fino al 40%, mentre prelievi fiscali
o meccanismi normativi le avrebbero potuto ridurre complessivamente del solo
10%; citato in I. LIPPOLIS, Ecologia futuro
del pianeta, Roma, Sapere 2000, 1994, p. 147.
(19)
S. SCHMIDHEINY - Business Council for Sustainable Development, Cambiare
rotta, Bologna, Il Mulino, 1992, p. 39, cit. in I. LIPPOLIS, Ecologia
futuro del pianeta, op. cit.,
p. 148.
(20)
Cfr. OCSE, Economic Instruments
for Environmental Protection, Paris, 1989.
(21)
Quando nella contabilità delle industrie inquinanti si dovranno
calcolare i costi dei danni ambientali di cui si è causa, ci sarà un atteggiamento
più attento agli interessi dell'intera società, D. M. ROODMAN, La
ricchezza naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell'ambiente,
op. cit., p. 84.
(22)
D. M. ROODMAN,
La ricchezza naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore
dell'ambiente, op. cit.,
p. 85.
(23)
In Finlandia,
mediante cauzione si è raggiunta la restituzione del 90% dei contenitori di
bevande, in Norvegia di una quota tra il 70% e il 90%, nei Paesi Bassi dell'80%
e si applica anche sui contenitori in poliestere. Inoltre,una cauzione su macchine
da rottamare ha permesso, dal 1978 in Norvegia, ha permesso un'efficace restituzione
fino al 99% del parco macchine interessato. I. LIPPOLIS, Ecologia futuro
del pianeta, op. cit., p.
149.
(24)
Per un prospetto generale indicativo della varietà di applicazioni e
di settori coinvolti in vari Paesi del mondo. D. M. ROODMAN, La
ricchezza naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell'ambiente,
op. cit.,
tab. 10.1 Esperienze in atto di tassazioni ambientali e di sistemi
di permessi, p. 103.
(25)
Nel 1990 il Congresso degli Stati Uniti ha quantificato la tassa
sui clorofluorocarburi (CFC) in 3,02 dollari al chilogrammo (stabilendo oneri
non dissimili anche su altre sostanze «mangia-ozono»); gradualmente, è poi arrivato
a quadruplicarla (11,80 dollari/kg) finché, sei anni più tardi, i CFC sono stati
definitivamente eliminati. La crescita della tassa è stata facilitata dall'urgenza
del problema ozono e dalla crescente reperibilità dei prodotti alternativi ai
CFC, D. M. ROODMAN, La ricchezza
naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell'ambiente, op. cit., p. 89.
(26)
Le emissioni di anidride carbonica provengono dalla combustione di combustibili
solidi, prodotti petroliferi e gas naturale e variano in relazione al tipo di
combustibile: Il carbone è più inquinante del petrolio e quest'ultimo
è più inquinante del gas. La tassa più elevata dovrebbe essere, quindi, imposta
sul carbone e la meno elevata sul gas, D. W. PEARCE (a cura di), Un'economia verde per il pianeta, Bologna, Il Mulino, 1993, p. 54
(tit. orig. Blueprint
2: Greening the World Economy, London, Earthscan Publications, 1991), con scheda 1
(Coefficienti di emissione media di CO2 in relazione al tipo combustibile - fonte: J. EDMONDS,
J. REILLY, Global Energy and CO2 to the year 2050,
in Energy Journal, n. 4, pp. 21-47, 1983).
(27)
M. BOTTEON, C. CARRARO, Struttura
ed effetti di una carbon tax europea, in MUSU I. (a cura di), Economia e ambiente, Bologna, Il Mulino, 1993, pp. 197-198.
(28)
M. BOTTEON, C. CARRARO, Struttura
ed effetti di una carbon tax europea, in MUSU I. (a cura di), Economia e ambiente, op. cit., pp. 215-217.
(29)
A. LANZA,
G. SANMARCO, Strumenti per la politica
ambientale: il caso della carbon tax in Italia, in MUSU I. (a cura di),
Economia e ambiente, op. cit., pp.
222-223.
(30)
Nel giugno 1988 alla Conferenza di Toronto in Canada, 48 Paesi hanno
raggiunto un accordo per una riduzione del 20% delle emissioni di CO2
nel 2025 rispetto al livello del 1988; nel dicembre 1997 col Protocollo di Kyoto
è stato assunto l'impegno, da parte dei firmatari (Paesi industrializzati, dell'Europa
dell'Est e Comunità degli Stati Indipendenti, cioè l'ex URSS con esclusione
dei Paesi in via di sviluppo che però sono in fase di crescita industriale e
dove le emissioni rischiano di crescere notevolmente) di ridurre le emissioni
di gas serra del 5,4% rispetto ai livelli del 1990 entro gli anni 2008-2012.
Le previsioni non sono comunque rosee: le emissioni di CO2
da fonti energetiche in uno scenario di non intervento nei Paesi che non aderiscono
al Protocollo cresceranno del 114% rispetto al 1990 nel 2010 (saranno cioè più
che raddoppiate); in quelli che invece vi aderiscono, senza interventi aumenterebbero
del 17%. IEA (International Energy Agency), World
Energy Outlook, Paris, IEA-OECD, 1998, p. 53) e M.R. VIRDIS, SOS
tecnologia, in Equilibri, anno III, n. 2, agosto 1999, pp. 197-204.
(31)
Per una
disamina specifica sull'argomento si veda A. MAJOCCHI, Carbon
tax e riforma fiscale, op. cit.,
p. 63.
(32)
Un'ulteriore proposta della Commissione del 1995 per introdurre entro
il 2000 una carbon tax lasciando a
ogni Paese la libertà di scegliere aliquote e tempi di applicazione trovò comunque
ostacoli. Cfr. A. MAJOCCHI, La tassazione
ambientale nella prospettiva del Documento di Previsione Economica e Finanziaria,
in S. MINESTRINI, L. DE BENETTI (a cura di), Fiscalità
Ambiente Sviluppo. Delega al Governo per l'introduzione di incentivi con finalità
ecologiche per uno sviluppo economico sostenibile e per l'occupazione. Per una
riconversione ecologica del sistema produttivo, op.
cit., pp. 8-9; W. SACHS, R. LOSKE, M. LINZ (a cura di) - Wuppertal Institut,
Futuro sostenibile. Riconversione ecologica Nord-Sud. Nuovi stili di vita,
Bologna, Editrice Missionaria Italiana, 1998, (scheda di cambiamento 6: Riforma
fiscale ecologica), pp. 155-157.
(33)
COMMISSIONE
EUROPEA, Crescita, competitività, occupazione. Le sfide e le vie da percorrere
nel XXI secolo. Le grandi linee della politica europea a sostegno dell'occupazione,
Milano, Il Saggiatore, 1994, cap. X (Riflessioni su un nuovo modello di sviluppo
per la Comunità): E' necessario che la Comunità analizzi come promuovere
la crescita economica in condizioni sostenibili, in modo cioè che comporti una
maggiore intensità di energia e un minor consumo di risorse naturali,
p. 298. Un riferimento specifico alla carbon
tax, è contenuto nelle pp. 305-306 dello stesso testo.
(34)
Negli
anni Novanta si è arrivati a una svolta della fiscalità ambientale grazie alla
tassazione delle emissioni di carbonio, cui hanno aderito cinque nazioni: Danimarca,
Finlandia, Olanda, Norvegia e Svezia. Purtroppo sono state esentate dalla tassazione
parzialmente o interamente proprio le aziende
a più alta intensità di emissioni, come le acciaierie, cosa che ha decisamente
smorzato leffetto dellimposizione. Comunque la Norvegia si aggira
su una diminuzione di emissioni del 3-4%, la Svezia del 2-3%, D. M. ROODMAN,
La ricchezza naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell'ambiente,
op. cit., p. 106.
(35)
Alcune proposte
sono contenute in A. MAJOCCHI, La tassazione
ambientale nella prospettiva del Documento di Previsione Economica e Finanziaria,
op. cit., pp. 8-9; A. MAJOCCHI, Verso
un modello di sviluppo sostenibile nel quadro europeo, in F. CITTERIO, L.
VACCARO (a cura di), Quale federalismo
per quale Europa. Il contributo della tradizione cristiana, Brescia, Morcelliana,
1996, pp. 447-458.
(36)
Per approfondimenti
si rinvia a A. MAJOCCHI, La tassazione
ambientale nella prospettiva del Documento di Previsione Economica e Finanziaria,
op. cit., pp. 10-17; a proposito del road
pricing per una semplice e chiara esposizione si rimanda al seguente saggio:
E. MARCUCCI, Tassa di respirazione,
in Equilibri, anno III, n. 1, aprile 1999 (numero dedicato ai trasporti),
pp. 55-63.
(37)
Onde scongiurare
ripercussioni negative sulla competitività e per influenzare i nuovi investimenti
ma non le merci già prodotte viene suggerita una serie di azioni utili:
l'esenzione per processi ad alta intensità di energia; aggiustamenti dei
dazi doganali attraverso l'applicazione di un'imposta non discriminatoria sui
prodotti importati (prodotti all'estero con alta intensità di energia); soglie
di esenzione fiscale per bassi consumi; un riaggiustamento fiscale, ad esempio
attraverso la riduzione di altre imposte; un'armonizzazione internazionale;
la riforma delle disposizioni sul costo dell'energia nella tassazione sugli
affari, in modo da dare un incentivo alla riduzione del consumo energetico,
W. SACHS, R. LOSKE, M. LINZ (a cura di), op.
cit., pp. 153-154.
(38)
A. MAJOCCHI,
La tassazione ambientale nella prospettiva del Documento di Previsione
Economica e Finanziaria, op. cit., p. 15. Le imposte sull'inquinamento
hanno dunque un'importante attrattiva: esse consentono non soltanto di tutelare
l'ambiente, ma possono inoltre sostituire vantaggiosamente altre fonti di reddito
che danneggiano l'economia, W. E. OATES, Taxing Pollution: An Idea Whose Time Has Come?, in Resources,
primavera 1988, p. 91, cit. in E.
GERELLI, Società post-industriale e ambiente,
(10. La riforma tributaria ecologica), pp. 126-131. Su di una proposta di riforma
ecologica del sistema contributivo proposta dai giovani imprenditori tedeschi,
apprezzata dai molti Grünen (Verdi). F. BOCHOLTZ, Germania.
La riforma verde dei giovani imprenditori, LUnità, 30
agosto 1993, p. 2, op. cit. in C. RAVAIOLI, La crescita fredda. Occasione storica per la sinistra, Roma, Datanews,
1995, pp. 119-120 e lintero capitolo IX Una politica rosso-verde,
pp. 113-122.
(39) W. E. OATES, Environmental
Federalism and European Union: Some Reflections, in The European Union
Review, vol. 3, n. 2, July 1998, pp. 7-15.
(40)
A. MAJOCCHI,
La tassazione ambientale nella prospettiva del Documento di Previsione
Economica e Finanziaria, op. cit., p. 15.
(41)
Per una
trattazione di quest'argomento si veda M.R. VIRDIS, SOS tecnologia, op.
cit., pp. 197-204.
(42)
A. MAJOCCHI,
Intervento al Convegno Fiscalità ambientale e sviluppo sostenibile
per un welfare ecologico, 30 giugno 1998 in S. MINESTRINI, L. DE BENETTI
(a cura di), op. cit., pp. 94-102.
(43)
D. M. ROODMAN,
La ricchezza naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore
dell'ambiente, op. cit.,
cap. 10 I limiti e il potenziale delle tasse ambientali, pp. 98-106.
(44)
S.
ZAMAGNI, Esternalità intertemporali, tasso
sociale di sconto e sviluppo sostenibile, in E. Tiezzi (a cura di), Ecologia
e
, Roma-Bari, Laterza, 1995, p. 219.
(45)
Citazione
tratta da N. MARCHETTINI, Eco-eco,
in Oikos, n. 1, 1997, p. 98.
(46)
Cfr. N.
MARCHETTINI, Eco-eco, op. cit., p.
97. Si veda anche H. E. DALY, J. B. COBB, For The Common Good,