È  disponibile online il nuovo numero de L'Unità europea.

 

Sommario:

Genova / Il Punto / Migrazioni / Economia / Campagna, Iniziative / Seminari federalisti / Osservatorio federalista / Congresso WFM / Difesa europea / Notizie dalle sezioni / In libreria

 

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Il Direttore Antonio Longo ne accompagna l'uscita con questo breve pezzo di presentazione.

 

Il Presidente Conte, dopo giorni in cui ha assistito senza intervenire alle dichiarazioni eversive e alle decisioni totalmente arbitrarie e ingiustificabili del suo Ministro degli interni sul caso della Diciotti, ha scelto di schierarsi pubblicamente con il Comunicato stampa del 24 agosto, criticando i partner europei per la mancata solidarietà, facendo riferimento ad una serie di informazioni false e minacciando impossibili ritorsioni.

 

Ancora una volta il Consiglio europeo decide di non decidere

Quanto può ancora sopravvivere l’Europa, prigioniera di questa eterna impasse?

 

Il Consiglio europeo che si è svolto nei giorni scorsi ha offerto ancora una volta ai cittadini e al mondo uno spettacolo desolante di disunione e di opposti nazionalismi.
Nonostante le aspettative che hanno preceduto il vertice, i risultati raggiunti non riescono a nascondere lo stallo in cui è bloccata l’Unione europea.
Sul tema oggi più sensibile, quello della politica migratoria, la dichiarazione comune così faticosamente concordata serve solo a gettare un velo sopra le divisioni, che restano intatte. Le indicazioni sulla strategia da realizzare “insieme” (su base volontaria e peraltro tutta da costruire) vedono già le interpretazioni opposte dei governi.
Sulla riforma dell’Eurozona, poi, il silenzio è assordante.
Ancora una volta, dunque, i capi di Stato e di governo europei sono stati capaci solo di decidere di non decidere.

Questa Unione europea deve scegliere cosa vuole diventare” dice il Presidente del Movimento Federalista Europeo Giorgio Anselmi. “Se fosse sufficiente rafforzare e integrare un po’ di più il Mercato Unico per riuscire ad affrontare con successo le sfide del nostro tempo, l’Unione non sarebbe aggredita dai nazionalisti e dai populisti, che la stanno ormai prendendo in ostaggio. All’Europa serve un atto di coraggio, che deve arrivare prima di tutto dalle forze che credono nell’unità; il sistema di governance va cambiato radicalmente, bisogna superare lo stallo avviando la costruzione di una vera unione politica. Questa è l’unica soluzione se si vuole che l’Europa possa agire efficacemente ed essere vicina ai cittadini”.

Per questo la riforma dell’Eurozona è cruciale”, prosegue il segretario generale Luisa Trumellini, “perché in questo quadro l’unione economica e quella politica sono davvero urgenti e indispensabili. Nell’ambito del Mercato Unico a 27 il cambiamento non viene neanche preso in considerazione”.

Francia e Germania, che con l’accordo di Meseberg hanno scelto di differenziare il quadro dell’Eurozona rispetto a quello dell’Unione europea indicando riforme specifiche potenzialmente importanti, sembrano disposte a capire questo punto. Ma ora servono proposte concrete.

In vista delle elezioni europee del prossimo anno è indispensabile che le forze che credono nell’unità europea presentino ai cittadini il progetto di un vero cambiamento in Europa, con al centro la riforma politica ed economica dell’Eurozona e proposte effettive per rendere più efficace la cooperazione in molti settori cruciali (dalla politica migratoria, a quella estera e di difesa).

Se non si vuole che le forze del sovranismo nazionale dilaghino e portino la costruzione europea all’implosione serve un soprassalto di visione e di coraggio: e serve ora, perché potrebbe essere già troppo tardi.

 

 

Il vero cambiamento

Le due forze politiche che hanno vinto le elezioni del 4 marzo hanno dato legittimamente vita ad un governo. Il Presidente del Consiglio, nel chiedere la fiducia del Parlamento, ha sottolineato che il nuovo esecutivo si propone come il “governo del cambiamento”. In buona sostanza, vi sono due modi di concepire tale cambiamento.


Il primo è quello di attuare una scelta di sapore nettamente nazionalista: rimettere in discussione le alleanze e le appartenenze che hanno accompagnato la storia del nostro Paese nel Secondo dopoguerra, a cominciare dalla partecipazione all'Unione europea e alla stessa Unione monetaria; cercare nuovi riferimenti nell'America di Trump, nella Russia di Putin o nel Gruppo di Visegrad; rimettere in discussione i fondamenti della Costituzione e dello Stato di diritto; impostare una politica economica fondata sul debito pubblico, sul protezionismo e sul parassitismo. In nome del cambiamento si finirebbero così per peggiorare  le condizioni del nostro Paese e per spingerlo verso una crescente marginalità in Europa e nel mondo.
 
Vi è però un'altra e ben più ardua strada per il cambiamento: lottare contro i mali che affliggono l'Italia e che determinano una crescente sfiducia dei cittadini nel suo futuro. Si tratta di problemi ben noti: la corruzione, l'evasione fiscale, l'inefficienza della pubblica amministrazione e della giustizia, l'enorme fardello del debito pubblico, gli squilibri crescenti tra il Centro - Nord ed il Sud, l'ammodernamento delle infrastrutture e dell'apparato produttivo, una migliore formazione delle risorse umane attraverso la scuola e l'università, l'integrazione degli immigrati.
 
Illudersi che il Paese abbia le energie per affrontare sfide di queste dimensioni sarebbe davvero un'ingenuità. Il processo di globalizzazione insieme con i mutamenti prodotti da un'impetuosa rivoluzione scientifica e tecnologica sta sconvolgendo tutte le gerarchie tra Paesi, continenti, aree economiche, gruppi e ceti sociali. Solo rimanendo all'interno dell'Unione europea e dell'Eurozona ed esercitandovi un ruolo propulsore, l'Italia può far valere le sue buone ragioni e soprattutto costruire una prospettiva per il proprio futuro. A maggior ragione perché oggi si presenta un'occasione straordinaria.
 
Grazie all'iniziativa della Francia, che ha dichiarato come “insostenibile” lo status quo ed ha proposto addirittura una “rifondazione” dell'Europa, la Germania sta ammorbidendo le sue posizioni e superando alcune linee rosse definite fin dall'inizio della crisi economico-finanziaria. La dichiarazione congiunta diffusa subito dopo il recente vertice franco-tedesco di Meseberg sancisce queste prime importanti aperture. D'altra parte, il cambio di governo in Spagna offre un'altra sponda ai governi che nel prossimo Consiglio europeo del 28 giugno vogliono ottenere dei progressi sostanziali nei due settori da cui dipende la sopravvivenza stessa dell'Unione: 1) la governance dell'Eurozona, con la formazione di un bilancio autonomo alimentato anche da risorse proprie, la trasformazione del Meccanismo europeo di stabilità in Fondo monetario europeo, la creazione di un Ministro del Tesoro che sia anche membro della Commissione ed in quanto tale responsabile di fronte al Parlamento europeo, la nascita di un Fondo europeo contro la disoccupazione, il completamento dell'Unione bancaria con la garanzia comune sui depositi; 2) una politica europea dell'immigrazione che mandi in soffitta gli accordi di Dublino, istituisca un comune sistema europeo di asilo, metta in cantiere un ambizioso piano di aiuti per l'Africa, rafforzi Frontex con la creazione di una guardia costiera e di frontiera.
 
Inutile sottolineare il grande interesse dell'Italia in questi due capitoli che si sono imposti nell'agenda europea per la semplice forza dei fatti. Il Governo italiano può però esercitare il ruolo che gli compete solo se abbandona le facili ricette della campagna elettorale ed anche le incertezze e le ambiguità dei suoi primi passi, nella convinzione che un'Europa unita, democratica e federale sia il primo e supremo interesse della Nazione.

 

 


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