La decisione della Commissione europea di intervenire sulla fusione tra Siemens e Alstom per i rischi di monopolio che si configurerebbero è un’ennesima dimostrazione di come lo status quo nell’Unione europea sia diventato insostenibile. Come molti tra gli osservatori, tra i  politici e tra gli stessi Stati membri stanno facendo notare, la Commissione agisce sulla base di un mandato conferitole dai Trattati  per far rispettare le regole di funzionamento di un mercato interno concepito in una fase in cui l’Europa non era chiamata a competere con i giganti delle altre potenze globali. Se anche è  vero che nel mercato interno la creazione di colossi industriali può provocare distorsioni  tra concorrenti interni, è altrettanto evidente che nella competizione globale l’Europa ha bisogno di opporre i suoi campioni continentali allo strapotere delle multinazionali straniere.

“Il problema però non può essere limitato alla definizione di nuove regole”, sottolinea Giorgio Anselmi, Presidente del Movimento Federalista Europeo.”Il vero problema è l’assenza di un vero governo e di un controllo politico a livello europeo. Per agire efficacemente, la Commissione dovrebbe avere molta maggiore discrezionalità (politica) nel valutare il problema della nascita di colossi europei in settori strategici, confrontandosi su questo con il Parlamento europeo e con il Consiglio, come un governo di fronte alle Camere parlamentari”.

“È  esattamente questo il punto”, prosegue Luisa Trumellini, segretaria nazionale del MFE: “la Commissione dovrebbe poter governare i processi sulla base di una prospettiva politica, oggetto di confronto con i rappresentanti dei cittadini e degli Stati, pensata in funzione della posizione internazionale dell’Europa”. “Per questo i federalisti europei sono impegnati innanzitutto a sostenere la necessità che la prossima legislatura del Parlamento europeo affronti il nodo della riforma dei Trattati, a partire dai paesi che capiscono la necessità di rafforzare l’Europa, perché  questa è l'unica possibilità per gli Europei di reggere la competizione in questa fase così pericolosa della globalizzazione”.

“Serve un impegno coraggioso delle forze politiche che credono nell’Europa e che vogliono impegnarsi a renderla capace di rispondere alle esigenze dei cittadini, anche per sconfiggere il nazionalismo e il populismo”, riprende Giorgio Anselmi. “Nel prossimo Parlamento europeo dovrà nascere un’avanguardia di partiti e parlamentari che si ricolleghi con la società civile e con tutte le forze che hanno iniziato a mobilitarsi a sostegno del progetto europeo, insieme ai governi disposti ad affrontare il processo di rinnovamento politico dell’UE. L’obiettivo deve essere quello di dare al più presto un nuovo assetto all’Europa, creando innanzitutto con gli Stati disponibili un cuore politico capace di agire in modo efficace e democratico per rispondere alle esigenze dei cittadini e per confrontarsi con il resto del mondo; organizzando al tempo stesso nel quadro del mercato unico i paesi che non vogliono ancora far parte di questo nucleo più unito”.

“L’avvio del XXI secolo dimostra che gli Europei riusciranno a garantire i valori democratici su cui si basa la loro società, e i propri interessi, solo se sapranno costruire un’Europa sovrana: forte, unita e solidale, fondata su un assetto istituzionale di natura federale. Non esistono alternative, e non abbiamo neanche molto tempo a disposizione “ conclude Luisa Trumellini.

 

 

La settimana scorsa Francia e Germania hanno firmato un trattato bilaterale – dal nome evocativo di Trattato di Aquisgrana – per riaffermare, in continuità con quanto già fatto nel 1963 con il Trattato dell’Eliseo, la loro volontà di rafforzare i legami e approfondire l’integrazione tra i due paesi. L’ottica nazional-nazionalista con cui ormai in Italia si affrontano, e si deformano, la storia, la politica, l’attualità, ha fatto gridare molti allo scandalo. Non c’è da stupirsi: nel nostro paese è in atto un’opera di mistificazione dei fatti, volta a modificare la percezione dell’opinione pubblica rispetto alla realtà e a giustificare la miseria della proposta nazionalista con ingiustificabili posizioni illiberali, xenofobe, isolazioniste. Un’opera che raggiunge livelli di allarme drammatici e che mina le fondamenta della convivenza civile e democratica, di fronte alla quale tutte le forze sane della società devono reagire con forza, senza sottovalutare il pericolo.

Così, la prima cosa da ricordare è che l’Italia era pronta a firmare un Trattato analogo con la Francia, il Trattato del Quirinale, che il governo in carica ha cancellato senza spiegazioni; e mentre i nostri due vice presidenti del Consiglio fanno a gara ad insultare pesantemente la Francia sulla base di vere e proprie bufale, e il nostro presidente del Consiglio racconta a Davos che il debito pubblico dell’Italia è colpa dell’Euro (!) e che per “Europa dei popoli” si deve intendere un’Europa in cui tutti possano fare debito pubblico a volontà, in cui si torni a nazionalizzare l’economia perché i partiti possano spartirsi la ricchezza delle imprese e in cui si corre felicemente verso un esito venezuelano, la verità è che l’Italia si mette da sola in un angolo e si impegna soltanto a cercare di far deragliare ogni tentativo di trovare soluzioni e di rilanciare il progetto europeo.

Proprio l’azione mirata del nostro governo a boicottare l’Unione europea è una delle chiavi di lettura per capire cosa c’è alla base del nuovo trattato tra Francia e Germania. In questa Europa in preda a crescenti deliri nazionalisti, Francia e Germania si ergono a baluardo del progetto europeo di unità e solidarietà tra i popoli, tra i cittadini, tra le generazioni; un progetto di pace, di libertà, di democrazia. Anche se indeboliti, anche se attaccati, dall’interno e ancora di più dall’esterno dalle potenze ostili che mirano a distruggere loro per distruggere l’Europa, i due governi hanno la consapevolezza di rappresentare il punto di riferimento della resistenza e della volontà di rilancio di questo progetto europeo; e dicono, con forza, la loro determinazione a non arrendersi e il loro impegno per costruire un’Europa più forte.

La distanza che separa Germania e Francia per trovare un accordo su come operare il rilancio è ancora molta. Lo si è visto in questi mesi passati di frenetiche trattative per cercare di trovare un accordo sul completamento dell’Unione monetaria, che ha partorito un compromesso ancora molto inadeguato. La Francia ha la visione di un’Europa che diventa potenza politica attrezzandosi con i poteri e le dinamiche democratiche di una comunità statuale federale; la Germania, teme di abbandonare l’assetto attuale, ibrido, in cui la politica e il potere restano agli Stati e l’integrazione si decide ancora tra i governi nazionali, limitando al minimo il ruolo effettivo della Commissione. Il dialogo tra i due paesi serve anche per colmare questa distanza, e per rinsaldare la fiducia dopo anni difficili e di trasformazioni profonde, anche nei rapporti di forza reciproci.

Nulla però può cancellare il fatto che, proprio perché l’Europa non ha alleati, e può contare solo sulla sua capacità di rafforzarsi, non ci sono alternative all’unione politica federale dell’Europa se si vuole invertire la deriva in atto. L’Europa deve rinascere dandosi un nuovo assetto; e può farlo solo se trainata dalla volontà di un’avanguardia di forze politiche e sociali e di paesi determinati ad aprire il cammino. La battaglia all’interno del prossimo Parlamento europeo dovrà essere proprio quella volta a creare uno schieramento unitario di queste forze, che, collegato con la parte di società che vuole l’Europa e in alleanza con i governi nazionali che credono nell’unità, spinga a ridiscutere i trattati e a dar vita, con i paesi disponibili, ad una costituzione federale europea, nucleo di un’Unione europea più ampia in cui si collochino gli Stati che non vogliono l’unità politica, ma solo il mercato unico.

I federalisti europei, in Italia come in tutta Europa, sono impegnati su questo fronte. Come italiani, non dobbiamo fermarci per il fatto che, con questo governo, il nostro paese si troverà all’opposizione di un simile progetto. Noi chiediamo agli altri di andare avanti anche in nome nostro, nel nome dei cittadini che credono nell’Europa e che vogliono vivere in Europa. Noi siamo qui, e da qui non ci spostiamo, per affermare:

 #IchooseEurope: un’Europa forte, democratica, federale!

 

 

“La vita è troppo breve per diventare un esperto dell'UE. Per questo servono i politici.” Così Simon Kuper sul Financial Times del 10 gennaio. Aver affidato al popolo la scelta su un tema così complesso come la permanenza o meno del Regno Unito nell'UE è stato un grave errore. Un gravissimo errore. Le conseguenze si sono già viste nei trenta mesi trascorsi dal voto: spaccatura dell'elettorato in due campi avversi quasi uguali, fratture insanabili all'interno dei due principali partiti, peggioramento delle condizioni economiche, prospettive future nere o nerissime. E – non dimentichiamolo – l'assassinio di una deputata in campagna elettorale: Jo Cox. Nella patria della democrazia parlamentare e liberale.

L’Euro ha festeggiato lo scorso 1° gennaio il suo 20° anniversario.  Si tratta di un grande successo, di cui gli Europei devono essere giustamente fieri. L’Euro è stato innanzitutto un progetto politico rivoluzionario, che ha messo in sicurezza l’edificio europeo nel momento in cui la fine dell’equilibrio bipolare erodeva tutti i pilastri su cui era fondata la Comunità europea: la profonda coincidenza di interessi con gli USA, il legame ideologico comune creato dalla guerra fredda, il quadro geopolitico stabile e perfettamente delineato, la condizione di sovranità mutilata della Germania e la supremazia politica della Francia – entrambi elementi  determinanti nel rapporto tra i due Paesi motore del processo. Venute meno queste fondamenta, senza il traguardo della moneta unica da perseguire, a partire dalla fine degli anni Ottanta, e senza l’Euro dalla fine degli anni Novanta, l’edificio europeo difficilmente avrebbe potuto sopravvivere nel nuovo mondo globale.

Comunicato stampa del MFE

“La decisione di ieri dell’Eurosummit di avviare la nascita di uno strumento di bilancio per l’Eurozona all’interno del Quadro finanziario pluriennale è un primo passo importante, che riconosce la necessità di strumenti ad hoc per l’area Euro per favorire la convergenza e rafforzare la competitività. Ma è solo un primo passo perché il cammino per fare dell’Eurozona il fulcro della potenza economica dell’Europa è ancora lungo”. Così Sandro Gozi, Presidente dell’Unione europea dei Federalisti commenta i risultati del vertice dei paesi Euro di ieri.

“Sicuramente la resilienza dell’Eurozona verrà accresciuta con l’adozione delle riforme cui l’Eurosummit di ieri ha dato il via libera”, interviene Giorgio Anselmi, Presidente della sezione italiana dei federalisti europei (Movimento Federalista Europeo), “ma si è scelto ancora una volta di non imboccare la strada indicata nel 2012 dal Blueprint della Commissione europea, e ripresa dal Rapporto dei Quattro presidenti, di dar vita ad una vera unione economica, che implica la creazione di un potere fiscale limitato ma autonomo a livello europeo ed un ruolo di controllo democratico da parte del Parlamento europeo”.

“Nella via indicata ieri dall’Eurosummit pesa il fatto che si sia scelto di inserire il bilancio dell’Eurozona nel Quadro finanziario multiannuale. Non solo in questo modo l’ammontare del budget è destinato ad essere poco più che simbolico, cosa che ne limita gravemente l’impatto, ma ancor di più è criticabile la scelta di confinarlo in un quadro di governance puramente intergovernativo. Siamo ancora molto lontani dalla visione proposta dalla Francia di fare dell’Eurozona il cuore e il motore di una vera sovranità europea”, conclude Luisa Trumellini, segretario generale del MFE.

Pavia, 16 dicembre 2018

 

 


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