Il documento di riflessione sulla Lettera aperta di Macron ai cittadini europei approvato dal Comitato centrale del MFE del 9 marzo 2019.

 

L'URGENZA DI UN'EUROPA SOVRANA

L’Appello di Macron per un Rinascimento europeo chiama i cittadini, le forze politiche, la società ad unirsi nella battaglia politica per la rifondazione dell’Unione europea
 

“Mai dalla Seconda Guerra mondiale, l’Europa è stata così necessaria. Eppure, mai l’Europa è stata tanto in pericolo”.
E’ nell’avvio (e poi nella conclusione) che si trova il senso profondo dell’Appello che Macron ha rivolto direttamente il 5 marzo ai cittadini di tutta l’Unione, nelle loro rispettive lingue nazionali. Un messaggio che non ha precedenti nella storia europea, e che trasmette tutta la drammaticità del momento, insieme alla volontà di agire per salvare il progetto europeo, rinnovandolo.
Oggi, tutta l’Europa, come insegna la Brexit, è minacciata dall’insidia del ripiego nazionalista, che è solo “un rifiuto senza progetto”; ma l’Europa è bloccata anche da una seconda insidia, quella dello status quo e della rassegnazione. Due insidie mortali, ed è la seconda ad alimentare la prima. Per questo, le due insidie devono essere sconfitte insieme, riuscendo a “reinventare politicamente, culturalmente, le forme della nostra civiltà in un mondo che si trasforma”; costruendo insieme il nuovo Rinascimento europeo su tre ambizioni: difendere la nostra libertà, proteggere il nostro continente e ritrovare lo spirito di progresso.
Macron lancia questa sfida al termine di una parabola discendente che lo ha visto isolato e attaccato su tutti i fronti, interni ed europei. Sul fronte europeo, partendo dalla consapevolezza che un’Europa sovrana è la condizione necessaria per ridare fiducia alle nostre società, Macron ha incentrato la sua azione, sin dal momento della sua vittoria elettorale, sul tentativo di avviare in Europa un processo di riforma profonda, in grado di creare a livello europeo un potere politico che, solo, può rispondere alle sfide e ai problemi che stiamo vivendo. Lo ha fatto in un isolamento reso ancora più drammatico dalla perdita di un alleato prezioso come l’Italia, in seguito alla vittoria delle forze nazionaliste e populiste; a fronte di una Germania arroccata nella difesa dello status quo comunitario; a fronte di forze politiche che sono state sorde e cieche all’appello di creare un fronte coeso attorno alla comune battaglia per rafforzare l’Europa; e di un Parlamento europeo che ha rifiutato di affiancarlo per costruire insieme un’Europa sovrana. Per questo è tanto più significativo il suo scatto per aggirare l’impasse creata dall’inerzia degli amici e dall’ostilità dei nemici.
La situazione attuale lo obbliga a giocare al di fuori delle regole e delle procedure normali, per andare ad aprire, senza mediazioni, una battaglia politica appellandosi direttamente alle forze che in questo momento condividono il senso del pericolo che corre l’Europa, quasi per stanarle e costringerle all’azione: “Non possiamo lasciare che i nazionalisti, senza soluzioni, continuino a sfruttare l’ira dei popoli. Non possiamo essere i sonnambuli di un’Europa rammollita. Non possiamo rimanere nella routine e nell’incantesimo. L’umanesimo europeo è un’esigenza di azione. Ed ovunque i cittadini chiedono di partecipare al cambiamento. Allora entro la fine dell’anno, con i rappresentanti delle istituzioni europee e degli Stati, instauriamo una Conferenza per l’Europa al fine di proporre tutti i cambiamenti necessari al nostro progetto politico, senza tabù, neanche quello della revisione dei trattati. Questa conferenza dovrà associare gruppi di cittadini, dare audizione a universitari, parti sociali, rappresentanti religiosi e spirituali. Definirà una roadmap per l’Unione europea trasformando in azioni concrete queste grandi priorità. Avremo dei disaccordi, ma è meglio un’Europa fossilizzata o un’Europa che progredisce, talvolta a ritmi diversi, rimanendo aperta a tutti? In questa Europa i popoli riprenderanno davvero in mano il loro destino.”.

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Il Presidente francese, dunque, per la prima volta dalla caduta della CED nel 1954, chiama la battaglia per la rinascita dell’Europa. Questa è la lente attraverso cui chi ha a cuore l’Europa deve leggere e capire la sua iniziativa. Il peggiore errore che possa fare la politica in questo caso è fermarsi alle singole proposte e dividersi o puntualizzare su queste ultime. Macron porta l’attenzione sui settori in cui l’Europa deve diventare capace di governare per dare risposte alle paure e alle preoccupazioni dei cittadini, e lancia dei ballons d’essai su ipotesi del tutto embrionali. Lo scopo è aprire un dibattito, in cui cresca la richiesta che l’Europa diventi capace di fare politica, e si apra la possibilità di avviare una riforma profonda dei Trattati.
Il cuore della proposta è la richiesta della Conferenza per l’Europa, disegnata esattamente sul modello della Convenzione. La battaglia dunque è tutta da costruire, l’essenziale è sapere che l’obiettivo è arrivare lì, a portare gli Stati che lo vogliono a dar vita ad un’Europa sovrana, e a lasciare che chi non è pronto resti collegato nel cerchio esterno e valuti quando entrare. Così come è essenziale capire che con questa iniziativa Macron sottrae ai governi il monopolio del tema e dell’iniziativa sulla riforma dell’Unione europea che sinora era rimasto confinato al confronto tra governi, e lo sposta dalle stanze del Consiglio europeo ai cittadini.

L’appello che come federalisti europei rivolgiamo a tutte le forze – della politica e della società – che credono nella libertà, nella democrazia e nell’Europa, è pertanto di prendere sul serio la sfida e di unirsi per dare forza alla battaglia costituente. Questo è il vero obiettivo cui puntare, tutti insieme, dentro le istituzioni, nella società, tra le persone, con i cittadini.
La sfida elettorale europea si colora così di nuova forza
: da che parte si schierano gli europeisti prigionieri dell’inerzia dello status quo? Questo Appello all’azione li sfida, impedisce loro di nascondersi nell’ambiguità di un europeismo immobilista; le spinge a dover dire se vogliono stare con chi vuole un’Europa più forte o con chi la vuole più debole. Che l’Appello possa avere questo effetto lo si è visto anche dall’accoglienza positiva eccezionalmente unanime che nel PPE e nel PSE, oltre che tra i liberali, si sono sentiti in dovere di esprimere; come se fosse un’opportunità che le forze pro-europee non possono ignorare e che imprime un’accelerazione al confronto. Ovviamente i tentativi di affossare l’iniziativa tra i distinguo e i richiami al “realismo” saranno potenti. La forza di chi vuole cambiare l’Europa sarà allora proprio quella di pretendere che chi si dice a favore dell’Europa si pronunci e si schieri non genericamente, ma sulla proposta di un’Europa federale e di chiamare a tal fine una Conferenza per l’Europa; che non è una Conferenza generica, ma una Conferenza per definire “una roadmap per l’Unione europea trasformando in azioni concrete queste grandi priorità” .

Tanto più crescerà la consapevolezza che l’Europa si salva solo se ha il coraggio di rompere il tabù della sua riforma, tanto più sarà possibile vincere la battaglia per l’Europa sovrana e federale.

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Come federalisti abbiamo un duplice compito in questo quadro: politico-culturale e strategico.

  • Sotto il profilo politico-culturale, per far capire alle forze politiche la posta in gioco e quale deve essere la battaglia in cui incanalare questa proposta; per inserire la chiarezza e il rigore del messaggio federalista nel confronto, ossia il fatto che la priorità è il potere europeo da costruire in un assetto istituzionale federale, sviluppando il concetto di avanguardia e tenendo la barra dritta su come il metodo comunitario e quello federale – con le loro profonde differenze – dovranno convivere e riuscire a penetrarsi nei due diversi cerchi di integrazione che risulteranno dalla riforma e che saranno organizzati su priorità diverse: il mercato unico il primo, la sovranità politica il secondo.
  • Sul piano strategico, per lavorare nel Parlamento europeo, con l’UEF e il Gruppo Spinelli, per aprire anche in quel quadro la battaglia per porre la questione della Convenzione, da convocare subito; e intanto affiancare le forze politiche e la società civile nella mobilitazione con un lavoro politico di networking, stimolo, indirizzo.

Ancora una volta il nostro ruolo sarà importante per convincere tutti i protagonisti a favore di questa nuova stagione che solo la creazione della Federazione europea potrà portare realmente al Rinascimento europeo. Il Movimento può fare molto in questo frangente, e saprà dimostrarsi all’altezza della sfida.

Roma, 9 marzo 2019

 

 

Macron propone ai cittadini d’Europa di tracciare insieme
il cammino di un Rinascimento europeo
fondato sulla libertà, la protezione e il progresso

L’apprezzamento dell’Unione dei Federalisti Europei e del Movimento Federalista Europeo per il Manifesto che il Presidente Macron presenta oggi in tutta Europa.

“Oggi Emmanuel Macron, con grande coraggio e visione rilancia l’Europa che vogliamo e per cui ci battiamo: l’Europa dei cittadini, della partecipazione popolare e della democrazia, che moltiplichi protezioni, sicurezze e libertà per gli Europei. Scudo sociale europeo e salario minimo europeo, nuova politica industriale, difesa comune, banca per il clima, diritto d’asilo comune e controllo comune delle frontiere esterne sono proposte molto concrete: le proponiamo da tempo e  rispondono ai nuovi bisogni degli Europei. Su questo piattaforma progressista di  Macron possiamo e dobbiamo costruire una nuova maggioranza politica al Parlamento europeo dopo le elezioni, come proponiamo anche nel nostro Manifesto dell’Unione dei Federalisti Europei” commenta Sandro Gozi, Presidente dell’Unione dei Federalisti Europei.

E Luisa Trumellini e Giorgio Anselmi, rispettivamente Segretaria e Presidente del Movimento Federalista Europeo, la sezione italiana dell’UEF, a loro volta sottolineano: “Con questa lettera indirizzata ai cittadini di tutti i 28 Stati dell’Unione europea, nelle rispettive lingue, Macron, a quasi un anno e mezzo dal discorso della Sorbona, riprende le redini dell’iniziativa sull’Europa. Il suo è un progetto forte e preciso: propone di convocare una Conferenza per l’Europa, con i rappresentanti delle istituzioni europee e degli Stati, e con il coinvolgimento dei cittadini, degli esperti, delle parti sociali; una Conferenza che definisca la roadmap dei cambiamenti necessari per realizzare questo nuovo progetto politico europeo, senza tabù: né quello della revisione dei trattati, né quello delle possibili divisioni tra Stato membri. E’ Macron stesso a porre la domanda: Cosa è meglio? Un’Europa fossilizzata o un’Europa che progredisce, talvolta a ritmi diversi, rimanendo aperta a tutti?

“Ora dobbiamo mobilitarci in tutto il continente perché tutto questo diventi realtà il prima possibile. Noi siamo pronti e faremo la nostra parte in tutti gli Stati membri dell’Unione. Aiutateci e partecipate anche voi!” si appella Sandro Gozi.

Pavia, 5 marzo 2019

 

 

La decisione della Commissione europea di intervenire sulla fusione tra Siemens e Alstom per i rischi di monopolio che si configurerebbero è un’ennesima dimostrazione di come lo status quo nell’Unione europea sia diventato insostenibile. Come molti tra gli osservatori, tra i  politici e tra gli stessi Stati membri stanno facendo notare, la Commissione agisce sulla base di un mandato conferitole dai Trattati  per far rispettare le regole di funzionamento di un mercato interno concepito in una fase in cui l’Europa non era chiamata a competere con i giganti delle altre potenze globali. Se anche è  vero che nel mercato interno la creazione di colossi industriali può provocare distorsioni  tra concorrenti interni, è altrettanto evidente che nella competizione globale l’Europa ha bisogno di opporre i suoi campioni continentali allo strapotere delle multinazionali straniere.

La settimana scorsa Francia e Germania hanno firmato un trattato bilaterale – dal nome evocativo di Trattato di Aquisgrana – per riaffermare, in continuità con quanto già fatto nel 1963 con il Trattato dell’Eliseo, la loro volontà di rafforzare i legami e approfondire l’integrazione tra i due paesi. L’ottica nazional-nazionalista con cui ormai in Italia si affrontano, e si deformano, la storia, la politica, l’attualità, ha fatto gridare molti allo scandalo. Non c’è da stupirsi: nel nostro paese è in atto un’opera di mistificazione dei fatti, volta a modificare la percezione dell’opinione pubblica rispetto alla realtà e a giustificare la miseria della proposta nazionalista con ingiustificabili posizioni illiberali, xenofobe, isolazioniste. Un’opera che raggiunge livelli di allarme drammatici e che mina le fondamenta della convivenza civile e democratica, di fronte alla quale tutte le forze sane della società devono reagire con forza, senza sottovalutare il pericolo.

“La vita è troppo breve per diventare un esperto dell'UE. Per questo servono i politici.” Così Simon Kuper sul Financial Times del 10 gennaio. Aver affidato al popolo la scelta su un tema così complesso come la permanenza o meno del Regno Unito nell'UE è stato un grave errore. Un gravissimo errore. Le conseguenze si sono già viste nei trenta mesi trascorsi dal voto: spaccatura dell'elettorato in due campi avversi quasi uguali, fratture insanabili all'interno dei due principali partiti, peggioramento delle condizioni economiche, prospettive future nere o nerissime. E – non dimentichiamolo – l'assassinio di una deputata in campagna elettorale: Jo Cox. Nella patria della democrazia parlamentare e liberale.


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