Comunicato stampa

Si è chiuso domenica 20 ottobre a Bologna il XXIX Congresso nazionale del Movimento Federalista Europeo, dopo tre giorni di lavoro dedicati al tema di Un’Europa sovrana, democratica, federale, subito! cui hanno preso parte oltre 200 delegati.

Al centro del congresso l’impegno dei federalisti europei in vista della Conferenza sul futuro dell’Europa che verrà avviata nel 2020 e che è chiamata a far confrontare le istituzioni europee con i cittadini e le loro rappresentanze riguardo alle nuove competenze e ai nuovi poteri che devono essere attribuiti all’Unione europea perché diventi più capace di agire e più vicina ai cittadini.Il Movimento federalista è convinto che la Conferenza, per avere successo, debba innescare un processo costituente, che sfoci nella stesura di un nuovo Trattato per rifondare l’Unione europea portando gli Stati più europeisti a dar vita ad un’unione politica di natura federale all’interno dell’attuale quadro comunitario costruito attorno al Mercato unico. Il nuovo Trattato dovrà prevedere che il nucleo federale interno all’UE sia dotato dei poteri e degli strumenti – a partire dalla capacità fiscale per poter avere un bilancio adeguato – necessari per esercitare una sovranità reale nelle sue sfere di competenza.

Giorgio Anselmi, riconfermato dal Congresso Presidente del MFE, ha sottolineato le responsabilità che ricadono sul nuovo Parlamento europeo in questo processo della Conferenza: “Il Parlamento europeo è l’unica istituzione che, in quanto rappresentante dei cittadini, è legittimata a promuovere una riforma politica e costituzionale dell’Unione europea. Il difficile momento storico e politico, insieme al sostegno della maggioranza dei cittadini, confermato dai risultati delle elezioni europee, deve essere uno stimolo per un'azione coraggiosa e lungimirante. Nel quadro della Conferenza sul futuro dell’Europa in particolare i parlamentari europei della Commissione Affari costituzionali dovranno saper tradurre le richieste che verranno raccolte nella Conferenza in una proposta di Trattato coerente per poter avviare già nel 2022 il processo delle ratifiche”.

Arrivare al termine del processo della Conferenza, nel 2022, con risultati concreti è cruciale”, ha ricordato Luisa Trumellini, a sua volta riconfermata come Segretaria nazionale: “La Conferenza non può fallire, perché non ci saranno altre opportunità a breve per riformare l’Unione europea e renderla capace di fronteggiare le sfide esistenziali che la minacciano, sul piano economico, politico e della sicurezza. L’esperienza dimostra che non possiamo permetterci nulla di meno di un nuovo Trattato capace di rifondare l’Unione. Nessun’altra riforma può rendere l’Europa capace di agire e di proteggere gli interessi e i valori civili, sociali e democratici degli europei. Occorre un grande lavoro politico e di comunicazione per coinvolgere i cittadini in questo progetto e per premere sulle forze politiche pro-europee perché siano all’altezza del compito”.

Molti ospiti del Congresso hanno a loro volta ripreso e voluto ribadire il messaggio federalista, ricordando la necessità e l’urgenza di un’unione politica federale almeno di un primo nucleo di paesi: da Virgilio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo italiano, al vice Presidente nazionale dell’Associazione Mazziniana Paolo Lombardi, a Stefano Bonaccini, che è intervenuto come Presidente europeo e nazionale dell’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa, a Bruno Tabacci, che ha portato il saluto dell’Intergruppo per l’Europa federale alla Camera dei Deputati, a Brando Benifei, parlamentare europeo che è intervenuto per il Gruppo Spinelli – il gruppo interpartitico dei parlamentari a sostegno dell’Europa federale - e a Silvano Marseglia, Presidente dell’Associazione europea degli Insegnanti.

 

La MOZIONE DI POLITICA GENERALE approvata dal Congresso e gli altri documenti del Congresso.
 

 

 

Nel leggere le conclusioni del Consiglio dell'Unione europea (https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2019/10/14/council-conclusions-on-north-east-syria/) sull'attacco turco nel Nord – Est della Siria viene spontaneo pensare all'amara sentenza di Eschilo: “In guerra la verità è la prima vittima.”

Dopo aver condannato l'azione militare turca, sostenuto l'integrità territoriale della Siria, paventato la rinascita di Da'esh, riconosciuto la Turchia come “partner chiave” ed “importante attore” nella crisi siriana, fatto appello al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ricordato la decisione di alcuni Stati membri di sospendere immediatamente la fornitura di armi alla Turchia, che cosa decide l'ineffabile Consiglio dell'UE? Di istituire un gruppo di lavoro per coordinare e rivedere le posizioni degli Stati membri su quest'ultima materia, visto che neanche su questo punto si è trovato uno straccio di accordo. Segue l'immancabile promessa di fornire aiuti umanitari per gestire la crisi dei rifugiati. Qualche milione di euro per sgravare la coscienza dalla colpa di aver abbandonato i poveri curdi al loro destino. Sotto il ricatto turco di scaricare sull'Europa masse di profughi e diseredati.

La verità è che questa Unione europea non ha le istituzioni, gli strumenti, le risorse politiche e militari per gestire le crisi ai suoi confini e per avere una voce ed un ruolo nei consessi internazionali. Erdogan lo sa benissimo e per questo può dichiarare impunemente che proseguirà per la sua strada. In passato erano gli Stati  Uniti ad esercitare il ruolo di gendarme del mondo per conto dell'Occidente. Con il progressivo ritiro americano, reso più veloce ed imprevedibile dalle mosse dell'attuale inquilino della Casa Bianca, l'Europa si è trovata scaraventata nell'agone mondiale senza una rete di protezione, in balia degli eventi. Così nei Balcani, nelle aree al confine con la Russia, in Medio Oriente, in Africa.

Scampato il pericolo di una vittoria dei nazionalisti nelle recenti elezioni europee, l'Unione ha ora l'opportunità con la Conferenza sul futuro dell'Europa di mettere mano ad una profonda revisione dei suoi assetti istituzionali. Dev'essere però chiaro fin da ora che nel campo della politica estera e della sicurezza, come in tutti quelli che toccano l'essenza della sovranità, non basta certo un semplice maquillage degli attuali Trattati. E' necessaria una rifondazione che renda davvero l'Europa sovrana, democratica, federale, come recita lo slogan del XXIX Congresso del Movimento Federalista Europeo, che si terrà a Bologna dal 18 al 20 ottobre (http://www.perunitaliaeuropea.it/congresso2019/).

 

 

La Conferenza sul futuro dell’Europa è ormai entrata nella fase del dibattito che precede il suo avvio, che dovrebbe essere fissato nel Consiglio europeo di dicembre. Il confronto è aperto su quali istituzioni la devono convocare, quali farne parte, che tempi prevedere, come coinvolgere i cittadini, le comunità locali e i parlamenti nazionali, quale mandato attribuirle, che ruolo specifico deve assumere il Parlamento europeo, che risultati si deve puntare ad ottenere. I federalisti europei in Italia hanno iniziato ad elaborare alcune posizioni al riguardo. Di seguito il primo documento comune MFE, GFE e Movimento Europeo Italia; e poi la prima nota Nota del MFE, aggiornata alla luce degli sviluppi del confronto in atto.

Il tema della Conferenza è stato al centro del dibattito politico del XXIX Congresso nazionale del MFE che si è tenuto a Bologna dal 18 al 20 ottobre 2019, su cui soprattutto la Commissione I si è confrontata a partire dal documento di Luca Lionello e Giulia Rossolillo sulla creazione di una capacità fiscale europea, che potete scaricare dal link riportato sotto.

Scarica i PDF:

Nota MFE-GFE-MEI
"Verso la Conferenza europea sul futuro dell’Europa"
Nota MFE
"La Conferenza sul futuro dell’Europa"
Documento Lionello-Rossolillo
"Cosa significa creare una capacita’ fiscale europea e perché è così importante per il processo di integrazione?"

 

Solo chi si illude che il Belpaese sia l'ombelico del mondo può meravigliarsi della velocità con cui in piena estate si è liquefatto il governo gialloverde e si è formato un nuovo esecutivo, sostenuto da una diversa maggioranza. Dopo il compromesso con la Commissione raggiunto lo scorso autunno sulla legge di bilancio, è sulle elezioni europee che puntavano i sovranisti nostrani per veder cambiare il quadro europeo e per avere quindi le mani libere. Libere di scassare il bilancio dello Stato, s'intende. Speranze deluse. In Europa hanno prevalso largamente le forze europeiste, incoraggiate anche da un notevole aumento dei votanti.


Visualizza la mappa delle sezioni MFE Visualizza l'agenda MFE