Dal 18 al 20 ottobre si terrà a Bologna il XXIX Congresso nazionale del Movimento federalista europeo. Pubblichiamo le tesi pre-congressuali predisposte dalla Segreteria in preparazione del congresso.
 

 Scarica il file PDF

 


Tesi pre-congressuali

Il senso della battaglia per la rivoluzione federale
in Europa

Stiamo vivendo un periodo di transizione turbolento, a tratti particolarmente pericoloso, caratterizzato da una molteplicità di sfide su fronti che segnano un passaggio epocale per l’umanità. L’Europa vive questo passaggio impreparata con i suoi attuali strumenti; eppure è la sola area del mondo ad avere una visione e un progetto positivi per il futuro. La sfida per l’Unione europea è allora quella di riuscire a darsi gli strumenti per portare il peso di questa visione e di questo progetto negli equilibri internazionali, per condizionare il corso degli eventi politici dei prossimi decenni e indirizzare il futuro – la storia – verso la progressiva realizzazione di un mondo più pacifico, più giusto, più libero.

Utopia? No, la sfida è reale, e le possibilità di vincere pure, se si riuscirà a portare avanti con determinazione la battaglia per l’Europa federale, da cui passa il crocevia della storia. Per noi federalisti è un’enorme responsabilità, e dobbiamo cercare di esserne all’altezza.

 

Dove va il mondo? Focus su alcune sfide esistenziali e sul costo dell’attuale assenza europea
Vai al  testo >>>

1. La sfida di rilanciare la politica democratica

2. La sfida di un nuovo ordine mondiale

3. La sfida del governo della globalizzazione

4. La sfida ambientale: UNIRE L’EUROPA PER SALVARE IL PIANETA

5. La sfida della competizione tecnologica

6. La sfida culturale

A che punto è il processo di unificazione europea?
Vai al testo >>>

1. Il quadro

2. Le nostre proposte per la Conferenza

A. Obiettivi e contenuti della Conferenza
B. Le riforme necessarie per un’Europa federale sovrana e democratica

L’Italia e il processo europeo
Vai al testo >>>

Il Movimento: un bilancio di questi due anni
Vai al testo >>>

 

 

 

 
Comunicato del Movimento Federalista Europeo
 

Il tentativo da parte del Presidente incaricato Giuseppe Conte di formare un nuovo esecutivo con il sostegno parlamentare principalmente del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico può rappresentare un passaggio importante per il Paese. Dopo 14 mesi in cui l’Italia ha abbandonato il percorso sia delle riforme necessarie per rafforzare il proprio sistema sul piano civile, politico ed economico, sia di Paese fondatore in Europa, impegnato a costruire un’Unione più coesa e più forte, si apre la possibilità di lasciarsi alle spalle questa esperienza così negativa e di riprendere il cammino.
 
“Il momento è decisivo” ricorda Giorgio Anselmi, Presidente del Movimento Federalista Europeo. “L’Unione europea sta avviando, con l’inizio della legislatura, un nuovo percorso: non solo in termini di ricambio delle cariche istituzionali, ma anche di rinnovate priorità politiche, di riforme di alcune delle sue regole, e soprattutto di dibattito sul proprio futuro. Sta diventando sempre più evidente che, in un quadro internazionale fortemente instabile e ostile agli Europei, dobbiamo rafforzarci come Unione per affrontare le sfide epocali che stiamo vivendo, sul piano economico, democratico, sociale. La sovranità nazionale, in un mondo globale dominato da potenze continentali, è un’illusione pericolosa, che in realtà ci mette al servizio degli interessi di chi in questo momento domina la scena mondiale. L’Italia ha tutto l’interesse a porsi nel gruppo di avanguardia degli Stati che vogliono perseguire una maggiore unità e capacità politica dell’Europa”.
 
“In Europa si sta aprendo una straordinaria opportunità grazie alla proposta di aprire un confronto tra istituzioni europee, istituzioni nazionali e cittadini sostenuta da alcuni Stati, dalle forze politiche pro-europee che hanno la maggioranza nel nuovo Parlamento europeo e che la Presidente della Commissione ha accolto”, prosegue Luisa Trumellini, Segretaria del MFE. “Questa Conferenza sul futuro dell’Europa può e deve diventare l’occasione di far emergere sia la visione di un’Europa politica e democratica - un’Europa sovrana come l’avevano in mente i Padri fondatori che pensavano alla Federazione europea, agli Stati Uniti d’Europa -; sia la volontà politica e il consenso necessari per cambiare la struttura istituzionale e l’indirizzo politico dell’Unione europea, creando un nucleo politico al suo interno formato dai Paesi che concordano su questa nuova identità dell’Europa. Per gli Stati che oggi sono contrari a questa ipotesi resterebbe l’attuale Unione, migliorata con le necessarie riforme; ma questo è l’unico modo per ancorare il progetto europeo ad una realtà solida e capace di rispondere davvero alle esigenze dei cittadini, di proteggere gli interessi e i valori europei nel mondo, e di porre fine alle divisioni interne tra Stati membri che oggi paralizzano l’Unione. E’ evidente l’importanza che riveste in questo processo un contributo positivo dell’Italia, paese fondatore e da sempre, a partire dal Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, promotore della costruzione della Federazione europea”.
 
La sfida che il nuovo governo dovrà affrontare e per cui dovrà attrezzarsi sarà allora proprio quella europea: portare l’Italia, grazie alla coerenza delle sue scelte politiche interne e alla sua profonda vocazione europeista, ad essere protagonista di questo rinnovamento europeo, che apre prospettive decisive per il nostro futuro.
E’ questo l’appello che il Movimento Federalista Europeo rivolge al Presidente Conte e alle forze politiche che stanno discutendo le priorità del nuovo governo. Dal loro operato dipende il futuro del Paese, e in gran parte dell’Europa: è questa l’immensa responsabilità che deve guidarli.

 

 

Dal 1992 – anno in cui è entrato in vigore il Trattato di Maastricht – i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea sono automaticamente anche cittadini europei. Questo fatto, che si accompagna alla garanzia di libera circolazione nel territorio dell’Unione di persone e lavoro, oltre che merci e capitale, è uno dei tanti segni del fatto che gli Stati europei hanno imboccato una strada di unità profonda, che fa sì che gli interessi comuni siano il punto di riferimento prevalente, e che il cammino verso una sempre maggiore integrazione (come recitano i Trattati che abbiamo sottoscritto formalmente) costituisca il punto di riferimento della politica di ciascun paese.

Comunicato del MFE sull’elezione della nuova Presidente della Commissione europea

Il voto con cui il Parlamento ha ratificato la scelta di Ursula von der Leyen, prima donna nella storia a divenire presidente della Commissione, ha rivelato  tutta la gracilità dei compromessi politici ed istituzionali su cui si regge l'Unione. La candidata è infatti passata con una risicata maggioranza, in cui è stato molto  probabilmente  determinante il voto di alcuni parlamentari euroscettici del gruppo ECR e di altri parlamentari non iscritti, a cominciare dagli eletti del M5S. Inoltre, nel momento in cui un partito dovrebbe dimostrare il massimo della compattezza e dell'unità, quello della fiducia all'esecutivo, i Socialisti e Democratici si sono spaccati in larga parte secondo appartenenze nazionali, rivelando quanto i partiti europei siano ancora una sommatoria di partiti nazionali. Infine i Verdi , che costituiscono forse il partito più federalista, hanno espresso un voto contrario, sancendo in tal modo la rottura del fronte europeista.

Ciò detto, non si possono negare né il fatto nuovo che la von der Leyen abbia negoziato a lungo con le famiglie politiche pro-europee, verso cui si è poi orientata con fermezza per avere la maggioranza, né che il suo discorso e le sue  linee programmatiche contengano delle proposte innovative o significative. La Presidente ha parlato di un Green Deal europeo per rendere il nostro continente ad impatto zero entro il 2050, attivando ben 1.000 miliardi di investimenti per la riconversione ecologica ed imponendo una Carbon border tax ;  di una riassicurazione europea contro la disoccupazione e di un salario minimo europeo; di una forte spinta per l'innovazione digitale e dell'introduzione di una Web tax;  di rafforzare la politica migratoria comune, inclusa la revisione delle procedure di Dublino in materia di immigrazione ed asilo; di nuove iniziative per un'Unione europea della difesa;  di concedere l'iniziativa legislativa al Parlamento durante il suo mandato; di abolire l'unanimità in materie come il clima, l'energia, gli affari sociali e la fiscalità e la politica estera. Resta il problema di costruire attorno a questo programma  una chiara maggioranza che la sostenga nel Parlamento, ma soprattutto restano i problemi delle divisioni tra gli Stati, proprio su molti di questi temi, e di un bilancio del tutto inadeguato per raggiungere obiettivi così ambiziosi.

Questo evidenzia il fatto che l'Unione più che di un'alternanza ha bisogno di un'alternativa.  Alternativa all'attuale assetto istituzionale, largamente improntato al primato del metodo intergovernativo.  Alternativa all'attuale impotenza sulla scena mondiale, che corre il rischio di lasciare il Vecchio Continente alla mercé di vecchie e nuove potenze. Alternativa, insomma, ad uno status quo che condanna l'Europa al declino e all'irrilevanza. Ursula von der Leyen ha ripreso la proposta di Macron di una Conferenza sul futuro dell'Europa da avviare nel 2020 per una durata di due anni, anche se il modo in cui la definisce è ancora insoddisfacente, sia per i tempi troppo lunghi che prevede, sia perché sembra prefigurare nei lavori un ruolo troppo debole per le istituzioni europee e nazionali per poter far sì che la Conferenza possa davvero diventare un’occasione per preparare l’indispensabile rifondazione dell’Unione europea su due diversi livelli di integrazione, con un nucleo politico dotato di poteri e strumenti di governo autonomi dagli Stati, e il resto dei Paesi che continuano a collaborare nel quadro dell’attuale sistema comunitario.

La proposta, peraltro, non è ancora definita, come la stessa Presidente lascia intendere.  Con la raccolta delle adesioni in campagna elettorale e poi con le manifestazioni dell'1 e 2 luglio a Strasburgo, i federalisti hanno posto le premesse per la ricostituzione del Gruppo Spinelli. Ora dobbiamo spingere il Gruppo Spinelli a conquistare l'egemonia politica del Parlamento e a preparare, in vista della Conferenza, l'avvio di quella battaglia costituente a cui la Conferenza stessa può fornire un'occasione.  Forse l'ultima.

 

 


Visualizza la mappa delle sezioni MFE Visualizza l'agenda MFE