SENZA L'EUROPA SI DISFANO GLI STATI

Il referendum scozzese era stato un campanello d'allarme. Gli Stati nazionali, anche quelli di più antica tradizione e storia, sono ormai dei vasi di coccio in balia degli eventi. Le elezioni catalane l'hanno dimostrato in modo ancora più evidente: nel Parlamento regionale gli indipendentisti hanno la maggioranza dei seggi. Come in Scozia, i separatisti non hanno per intanto la maggioranza dei voti, ma ci sono andati ancora più vicino. La partita rimane aperta in entrambi i casi. Anche in altri Paesi non mancheranno di certo seguaci ed imitatori.

Spesso i nazionalisti dipingono i federalisti europei come i nemici degli Stati. Si sbagliano. Siamo nemici di una sempre più anacronistica sovranità nazionale assoluta ed esclusiva e del micronazionalismo, non degli Stati. Ma solo trasferendo una parte della sovranità al livello europeo sarà possibile per gli Stati salvaguardare la loro unità e ritrovare la legittimità perduta di fronte a sfide verso cui si rivelano sempre più inadeguati. Che si tratti di rilancio economico, di politica estera, di difesa, di immigrazione, l'impotenza è lo spettacolo messo in mostra ogni giorno dai nostri Paesi.

Qualche mese fa il Governo spagnolo aveva presentato un documento molto ambizioso sul rilancio dell’unione politica europea in vista dei Rapporto dei 5 Presidenti. Ora tutti capiscono che quel testo non è dovuto alla buona volontà, ma alla necessità, la signora degli dei e degli uomini. “I leader europei prendono decisioni coraggiose solo quando hanno il coltello alla gola”, ha riconosciuto recentemente Van Rompuy, ex Presidente del Consiglio europeo. Ebbene, quel coltello è alla gola di tutti. La differenza si misura solo in centimetri. Non serve alla Germania rallegrarsi per le condizioni migliori della sua economia. Basta il caso Volkswagen per gettarla da un giorno all'altro nella polvere. Non serve alla Francia cercare di riaffermare la propria grandeur con i suoi raid contro l'ISIS. Senza un'Europa fautrice di un accordo tra le grandi potenze e tra gli Stati più importanti del Medio Oriente quelle prove di forza appaiono come conferme della debolezza degli europei. Non serve all'Italia mendicare un po' di consenso per allargare i cordoni della borsa e mettere a rischio i conti pubblici. Senza un governo europeo capace di promuovere un grande New Deal europeo basteranno le perturbazioni dell'economia mondiale per mettere a repentaglio una ripresa ancora asfittica ed incerta.

La debolezza degli Stati è una grande occasione per i federalisti e per tutti quegli europei che vogliono un’Europa ed un mondo più sicuro, più giusto e prospero. I problemi sono sempre più gravi e pressanti, le soluzioni intergovernative sempre più deboli e transitorie. Per dirla con Spinelli, è la condizione ideale per far penetrare il chiodo federalista nella dura cervice degli Stati, costretti ad abdicare a porzioni crescenti del loro potere per sopravvivere. Fare davvero l’Europa non solo è necessario: è possibile!

 

28 settembre 2015

 


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