Con l’intervento di Macron lo scorso 26 settembre alla Sorbona (“Iniziativa per l’Europa. Discorso per un’Europa sovrana, unita, democratica”) si apre per l’Europa un’opportunità straordinaria. La Francia si è infatti schierata per il rilancio dell’Europa in chiave federale, proponendo di creare attorno all’euro una vera potenza economica mondiale in grado di tenere testa a Cina e Stati Uniti.

Il quadro delineato da Macron è molto articolato. Vengono prefigurati modi e tempi per la realizzazione di un’Europa–mercato ancora più solida dell’attuale, incentrata sullo stato di diritto e sui valori della democrazia, da un lato, e sulla solidarietà e la convergenza degli standard sociali dall’altro. Un’Europa capace di proteggere meglio i suoi cittadini, in primis dalla concorrenza sleale, e di accogliere nuovi membri, compreso il Regno Unito, una volta chiusa la pagina della tormentata vicenda della Brexit. Ma soprattutto, al centro di questa Unione europea, in prospettiva anche più ampia dei 27, deve collocarsi il cuore integrato formato dai paesi membri dell’Unione monetaria, che hanno già le basi per realizzare forti politiche comuni in quelle che Macron chiama le sei chiavi della sovranità, e che riguardano la sicurezza interna ed esterna, la politica estera, quella industriale, la transizione ecologica, il digitale, in modo da poter diventare “una potenza economica e industriale costruita attorno alla stessa moneta”.

Per poter realizzare queste profonde riforme dell’Unione europea, la Francia si dichiara disposta ad aprire l’iter per una riforma dei Trattati, indispensabile per alcune delle proposte che Macron avanza, in particolare per poter creare un potere fiscale a livello dell’eurozona (e rafforzare in modo adeguato le istituzioni europee) e dar così vita ad un bilancio consistente e ad un governo efficace della zona euro, in grado di promuovere e finanziare le politiche che hanno bisogno di avere una dimensione europea. La Francia propone, in pratica, di aprire una procedura costituente coinvolgendo i cittadini attraverso delle Convenzioni democratiche che discutano, e possibilmente arricchiscano, il progetto che il gruppo pioniere dei “rifondatori” (ossia degli Stati più ambiziosi in termini europei) dovrà concordare ed elaborare già nei prossimi mesi insieme alle istituzioni europee. In questo quadro, le elezioni europee del 2019 dovranno essere incentrate proprio intorno alle proposte di rifondazione dell’Unione, per aprire un vero e proprio quinquennio costituente.

L’Italia ha tutto l’interesse a schierarsi sin da ora a fianco della Francia. Le posizioni espresse dal governo in carica vanno decisamente in questa giusta direzione. Ma è inutile negare che noi siamo un paese che può aiutare molto lo sviluppo della visione federale (e Macron ha assolutamente bisogno di trovare degli alleati), ma che può anche rappresentare un freno enorme per il processo, per la debolezza del nostro sistema, minato da un debito pubblico esorbitante, e per la nostra instabilità politica.

Per questo il MFE, di qui alle elezioni del 4 marzo, incentrerà la sua Campagna sui nodi strategici per la rifondazione federale dell’Europa e sulle responsabilità del nostro paese per raggiungere questo obiettivo.

Un momento importante è stato rappresentato dalla Convenzione che ha avuto luogo a Roma il 27 gennaio 2018 per favorire la creazione di un ampio schieramento di personalità politiche, organizzazioni sociali e comuni cittadini che credono nel progetto di un’Europa federale.

Si tratta di un impegno che devono saper assumere tutte le forze politiche e sociali favorevoli ai valori su cui si fonda l’Europa. Con la consapevolezza che davvero oggi o si riesce a vincere la sfida dell’unità, o la finestra di opportunità di cui stiamo godendo si richiuderà, e a nessuno è dato sapere se e quando potrà mai riaprirsi.

Per questo il Movimento federalista europeo, di qui alle elezioni nazionali, ha deciso di chiedere ai candidati di sottoscrivere una dichiarazione con cui si impegnano ad aderire alle richieste del MFE e a promuoverle se saranno eletti in parlamento.

 

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