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La Conferenza sul futuro dell’Europa è ormai entrata nella fase del dibattito che precede il suo avvio, che dovrebbe essere fissato nel Consiglio europeo di dicembre. Il confronto è aperto su quali istituzioni la devono convocare, quali farne parte, che tempi prevedere, come coinvolgere i cittadini, le comunità locali e i parlamenti nazionali, quale mandato attribuirle, che ruolo specifico deve assumere il Parlamento europeo, che risultati si deve puntare ad ottenere. I federalisti europei in Italia hanno iniziato ad elaborare alcune posizioni al riguardo. Di seguito il primo documento comune MFE, GFE e Movimento Europeo Italia; e poi la prima nota Nota del MFE, aggiornata alla luce degli sviluppi del confronto in atto.

Il tema della Conferenza è stato al centro del dibattito politico del XXIX Congresso nazionale del MFE che si è tenuto a Bologna dal 18 al 20 ottobre 2019, su cui soprattutto la Commissione I si è confrontata a partire dal documento di Luca Lionello e Giulia Rossolillo sulla creazione di una capacità fiscale europea, che potete scaricare dal link riportato sotto.

Scarica i PDF:

Nota MFE-GFE-MEI
"Verso la Conferenza europea sul futuro dell’Europa"
Nota MFE
"La Conferenza sul futuro dell’Europa"
Risoluzione dell'UEF per la Conferenza sul futuro dell'Europa
Documento Lionello-Rossolillo
"Cosa significa creare una capacita’ fiscale europea e perché è così importante per il processo di integrazione?"

 


 

 
 

Verso la Conferenza europea sul futuro dell’Europa

 

La proposta di una “Conferenza europea sul futuro dell’Europa” avanzata da Emmanuel Macron nella sua “Lettera ai cittadini europei” del 4 marzo 2019 si colloca in linea di continuità con il discorso della Sorbona del 26 settembre 2017 per “un’Europa sovrana, unita e democratica”.

Essa conferma l’obiettivo della rifondazione del sistema europeo aggiungendo la necessità di rispondere alla richiesta dei cittadini di partecipare al cambiamento gettando le basi di un consenso rinnovato sul progetto europeo.

Secondo Emmanuel Macron, la Conferenza dovrebbe essere convocata entro la fine del 2019, associare gruppi di cittadini, dare audizione a universitari, parti sociali, rappresentanti religiosi e spirituali e definire la roadmap della rifondazione dell’Unione.

L’idea della Conferenza, partendo dal risultato delle consultazioni dei cittadini europei avvenute nel 2018, ha anticipato i risultati delle successive elezioni europee che hanno espresso una chiara maggioranza pro-europea.

È tuttavia evidente che il consenso espresso dalla maggioranza dei cittadini europei rischierebbe di evaporare se nel corso dell’attuale legislatura non fossero prese decisioni sul futuro dell’Europa che:

  • garantiscano la sicurezza in tutte le sue dimensioni,
  • rispondano alla sfida delle nuove migrazioni,
  • sviluppino un partenariato rinnovato con il Mediterraneo e l’Africa,
  • facciano dell’Europa un modello di sviluppo sostenibile,
  • dotino la moneta unica degli strumenti per assicurare la crescita e la stabilità,
  • promuovano un’effettiva solidarietà sociale,
  • definiscano le basi di una effettiva democrazia europea.

La Conferenza sarà pertanto l’occasione per affrontare le questioni essenziali legate:

  • al sistema di governo dell’Unione,
  • alla ripartizione delle competenze fra i livelli nazionali ed europeo,
  • alla creazione di una capacità fiscale autonoma dell’UEM nel quadro del suo completamento
  • alla realizzazione degli obiettivi dello sviluppo sostenibile
  • alla lotta alle diseguaglianze e alla creazione di un mercato del lavoro europeo nella società digitale
  • al rispetto dello Stato di diritto
  • al ruolo dell’Unione nel mondo globalizzato,
  • ai rapporti fra cittadinanza federale e identità nazionali,
  • al metodo e all’agenda per la riforma dell’Unione che comprenda il passaggio verso l’Europa sovrana nel caso in cui alcuni paesi membri non siano pronti ad accettarla.

La Conferenza sarà in tal modo lo spazio pubblico europeo all’interno del quale costruire l’indispensabile consenso fra la dimensione della democrazia rappresentativa, che per l’Unione si identifica  nel ruolo centrale dei sistemi parlamentari, e la dimensione della democrazia partecipativa che rende indispensabile un dialogo aperto, trasparente e strutturato con la società civile e  i cittadini. Questo dialogo dovrà essere perseguito nella prospettiva del rafforzamento del processo di formazione di una comune identità europea, in nome del principio per cui “la sovranità appartiene al popolo” che la delega nelle forme e secondo le modalità definite dai nostri sistemi costituzionali. La Conferenza dovrà essere accompagnata, insieme a momenti di dibattito e confronto con rappresentanti della società civile, da un intenso lavoro di comunicazione che permetta ai cittadini di essere informati sull’avanzamento dei suoi lavori e da forme di coinvolgimento nei territori, costruiti mettendo a frutto l’esperienza delle consultazioni dei cittadini europei.

In questo spirito noi siamo convinti:

  • che la Conferenza dovrebbe essere convocata sulla base di una dichiarazione interistituzionale – sottoscritta dalla Commissione, dal Parlamento e dal Consiglio (che decide a maggioranza) dopo aver consultato la BCE, il CESE e il Comitato delle Regioni – e assistita da un segretariato assicurato dalla Commissione e dal Parlamento europeo e che dovrà concludersi nella primavera del 2022, all’inizio della presidenza francese del Consiglio;
  • che la Conferenza non si sostituirà al ruolo delle istituzioni nello sviluppo delle politiche comuni. Tale sviluppo servirà di stimolo al dibattito sul futuro dell’Europa mentre il dibattito sul futuro dell’Europa costituirà il terreno fertile per facilitare la ricerca del consenso nello sviluppo delle politiche comuni;
  • che occorre evitare gli ostacoli e le rigidità delle regole che hanno caratterizzato e caratterizzano la procedura della Convenzione europea ex. Art. 48 ispirandosi invece al metodo che condusse il Parlamento europeo, nel corso della prima legislatura europea, a adottare il “Progetto di Trattato”: un trattato globale e coerente, nuovo e indipendente destinato a creare una nuova entità. Analogamente, la Conferenza sul futuro dell’Europa dovrà porsi l’obiettivo di redigere un nuovo progetto di Trattato, che non sia concepito come una serie di emendamenti ai trattati esistenti e che preveda anche procedure di entrata in vigore diverse da quelle previste dal Trattato di Lisbona.
  • che il Parlamento europeo dovrebbe cogliere l’occasione irripetibile dello spazio pubblico di dibattito creato dalla Conferenza europea per assumere la missione di promuovere, elaborare e portare la Conferenza ad adottare un nuovo progetto di Trattato che possa essere condiviso con i parlamenti nazionali, le cui osservazioni dovranno essere prese in considerazione per eventuali modifiche. Con il nuovo Trattato si dovrà anche stabilire che la riforma dell'Unione non dovrà seguire la regola dell'unanimità e che, finché un paese non è disposto ad aderire al nuovo Trattato, esso rimarrà legato alle regole precedenti. Dovrà essere evitato ogni rischio di indebolire il quadro o la coesione dell’Unione europea, ma al tempo stesso dovrà essere garantita la possibilità ai paesi più ambiziosi di procedere insieme sulla via della riforma globale dell’Unione.
  • che, per preparare la collaborazione con i parlamenti nazionali, sarebbe essenziale prevedere la convocazione di “assise interparlamentari sul futuro dell’Europa” così come furono proposte da François Mitterrand al PE il 28 ottobre 1989 e come furono poi realizzate a Roma nel novembre 1990 alla vigilia delle Conferenze intergovernative sul Trattato di Maastricht. Tali assise potrebbero essere concepite come una fase della Conferenza europea sul futuro dell’Europa.

Roma, 10 settembre, 2019

 


 

MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO
Sezione italiana dell’Unione Europea dei Federalisti
e del World Federalist Movement

 

 

La Conferenza sul futuro dell’Europa

Nota del MFE

 

La premessa

L’Unione europea è sottoposta a molteplici sfide esterne che provengono sia dal quadro internazionale (l’atteggiamento per la prima volta apertamente ostile verso l’UE da parte degli USA, le ingerenze russe e le pressioni cinesi, il sostegno dato da Trump e Putin alle forze nazionaliste e illiberali all’interno dei paesi europei, la crisi del commercio internazionale, l’instabilità del quadro mondiale, le guerre e il disordine nelle regioni limitrofe, i flussi migratori), sia dalle trasformazioni in atto (la sfida tecnologica, le emergenze climatiche, la questione demografica).

A queste si aggiungono le tensioni interne, in particolare la conflittualità all’interno del Consiglio europeo – organo che in questo momento detiene la maggior parte del potere politico nell’UE – tra governi “sovranisti” che chiedono un indebolimento delle istituzioni europee comunitarie e governi pro-europei, a loro volta divisi – spesso lungo l’asse Nord-Sud – tra sostenitori dello status quo e fautori di un rinnovamento dell’Europa. Si tratta di una conflittualità che, in molti casi, paralizza la capacità di azione dell’Unione europea persino nelle materie di competenza comunitaria, e blocca praticamente ogni proposta di rafforzamento della gestione comune nelle materie più sensibili in cui gli Stati mantengono intatta la sovranità.

Tuttavia, nonostante le difficoltà che l’Europa attraversa – e che alimentano il consenso alle forze nazionaliste e populiste soprattutto in alcuni paesi – la maggioranza dei cittadini europei continua ad essere favorevole all’Europa. Lo dimostrano, tra le altre cose:

  • i risultati positivi delle consultazioni "Cittadini per l'Europa di domani" (Consultations citoyennes sur l'Europe) proposte dal Presidente francese e organizzate in diversi Stati membri tra aprile e novembre 2018;
  • i risultati positivi delle elezioni europee: chiara maggioranza pro-europea nel PE, aumento dell'affluenza alle urne per la prima volta dalla prima elezione diretta del PE, chiara volontà espressa dai cittadini per un cambiamento positivo in Europa.
     

La proposta di indire una "Conferenza per l'Europa"

In questo quadro si colloca la proposta di aprire un confronto sul futuro dell’Unione europea convocando una Conferenza sul futuro dell’Europa per affrontare la questione di come superare le debolezze europee, sia quelle di natura esterna (per rafforzare la capacità di agire in modo coeso di fronte ai problemi e alle sfide del nostro tempo, laddove oggi come europei siamo impotenti), sia quelle di natura interna (per superare la paralisi che le divisioni tra Stati membri provocano, e che bloccano anche la possibilità di accordi per trovare una soluzione all’impasse). La proposta della Conferenza:

  • è stata avanzata dal Presidente francese Macron nel Manifesto Per un Rinascimento europeo pubblicato il 4 marzo 2019 e indirizzato ai cittadini europei, “al fine di proporre tutti i cambiamenti necessari al nostro progetto politico, senza tabù, neanche quello della revisione dei trattati”. Nel suo messaggio si dice che “questa Conferenza dovrà associare gruppi di cittadini, dare audizione a universitari, parti sociali, rappresentanti religiosi e spirituali. Definirà una roadmap per l’Unione europea trasformando in azioni concrete queste grandi priorità. Avremo dei disaccordi, ma è meglio un’Europa fossilizzata o un’Europa che progredisce, talvolta a ritmi diversi, rimanendo aperta a tutti?”;
  • è stata ripresa dai gruppi politici pro-europei nel nuovo Parlamento europeo, che hanno investito la nuova Presidente della Commissione europea della necessità di indire questa Conferenza;
  • è stata ripresa nella sua risposta scritta al gruppo degli S&D e a quello di Renew Europe, nonché nel suo discorso di investitura al Parlamento europeo in occasione della sua elezione, da Ursula von der Leyen: “I want European citizens to play a leading and active part in building the future of our Union. I want them to have their say at a Conference on the Future of Europe, to start in 2020 and run for two years”.

Al di là del confronto ancora aperto sulle caratteristiche che dovrà avere e la durata dei suoi lavori, la Conferenza è pertanto ormai data per certa, e il suo avvio è fissato per l’inizio del 2020.

Si tratta di un’opportunità straordinaria per l’Europa, ed è con questa consapevolezza che come MFE abbiamo sviluppato alcune considerazioni.

* * *

Caratteristiche della Conferenza

Per poter svolgere un compito all’altezza del suo mandato, la Conferenza ha bisogno di una struttura che permetta un confronto ampio e indicativo delle posizioni che sono presenti nelle istituzioni europee, nazionali e subnazionali, per farle maturare ed evolvere in sinergia con l’opinione pubblica e la società, che a loro volta devono essere coinvolte con modalità efficaci e innovative per andare a definire l’Europa del XXI secolo.

Per superare il rischio dei vincoli e veti incrociati che potrebbero bloccarne la convocazione, la Conferenza non sarà soggetta nei suoi lavori alle regole dell'art. 48 TUE, ma potrà essere convocata dalla Commissione europea insieme al Parlamento europeo e al Consiglio europeo, o anche ai soli governi nazionali favorevoli.

I lavori della Conferenza dovranno servire a preparare, sia sul piano della costruzione del consenso, sia sul piano dell’esplicitazione dei contenuti politici, il terreno o per convocare i lavori di una Convenzione che il Parlamento potrà richiedere immediatamente a seguito delle conclusioni della Conferenza ex art. 48 TUE; oppure, nel caso emergano divisioni che rendono impossibile innescare l'art. 48 TUE, per individuare la diversa procedura ad hoc che la riforma dell'Unione dovrebbe seguire.

I tempi della Conferenza non dovranno essere più lunghi di alcuni mesi: è indispensabile infatti che l’intero processo di riforma dei Trattati possa essere concluso a metà legislatura del Parlamento e della Commissione, nella primavera del 2022, per fare in modo che la seconda metà della legislatura possa già svolgersi nel nuovo quadro. La questione dei tempi e del calendario dei lavori è essenziale: la storia del processo europeo ci insegna che fissare in modo vincolante una road map precisa è una condizione sine qua non per il successo di un’iniziativa; viceversa molte riforme sono deragliate o finite nel nulla proprio perché non c’era stata la possibilità o la volontà di fissare scadenze vincolanti.
 

Obiettivi e contenuti della Conferenza

La Conferenza sarà l’Assise in cui poter affrontare due questioni fondamentali: quali politiche si ritiene debbano essere governate a livello europeo, e quale ruolo gli europei vogliono assumere a livello globale, e quindi che tipo di attore internazionale ritengono l’Europa debba diventare.

Il consenso condiviso sul primo punto sarà più facile da trovare, perché riguarda temi più abituali per la politica. Il secondo punto, invece, è un nodo più complesso da sciogliere che affronta il quesito se si vuole che l’Europa diventi in grado di usare il suo soft power per determinare gli equilibri globali e difendere i propri interessi e valori nel mondo, oppure se si preferisce che continui a muoversi sul piano internazionale come avviene oggi, in subordine rispetto alle iniziative degli Stati membri.

Il modello politico-istituzionale verso cui si ritiene che l’Unione europea debba orientarsi dipende dalla risposta che si dà a questo quesito. Oggi l’Unione europea è costruita attorno al progetto del Mercato unico ed è strutturata per perseguire nelle altre materie il coordinamento e la cooperazione tra Stati membri sovrani. Questo modello istituzionale non prevede la costruzione di una sovranità europea (l’unica eccezione è costituita dalla moneta) e si accompagna (necessariamente, visto che gli Stati restano sovrani nell’ambito della politica economica, in quello della politica estera e in quello della sicurezza, sia interna che esterna) ad un’interpretazione del ruolo dell’Europa nel mondo che Martin Sandbu, sulle pagine del Financial Times del 19 giugno scorso, ha lucidamente definito come finalizzato esclusivamente a perseguire fini mercantilistici (ottenere migliore accesso ai mercati e migliori condizioni per il proprio business, assicurarsi vantaggi immediati in termini di occupazione e guadagni), senza mai porsi obiettivi politici ambiziosi e senza mai cercare di usare a questo scopo anche solo il peso della potenza commerciale europea.

Viceversa, se l’obiettivo è diventare capaci, come europei, di avere una voce autorevole nel mondo, di provvedere alla propria sicurezza e di incidere nei rapporti internazionali, diventa necessaria un’Europa sovrana, ossia autonoma nel governare quelle materie da cui dipende la possibilità di diventare un soggetto politico forte e di farsi protagonista sulla scena mondiale. Diventano pertanto necessari la creazione di una effettiva sovranità europea e un passaggio politico per superare la struttura comunitaria definitasi a partire dall’Atto Unico e dal Trattato di Maastricht e a seguito delle ulteriori revisioni di Amsterdam e Lisbona.

Le due diverse visioni convivono nell’Unione europea, e la Conferenza deve farle emergere, evidenziando anche la differente l’impostazione politica che comportano rispetto al governo delle grandi questioni del nostro tempo.

Il fatto che le due diverse posizioni possano confrontarsi con chiarezza rappresenta un passaggio cruciale per poter far avanzare il progetto europeo. L’obiettivo deve essere quello o di costruire una visione comune, oppure di capire come le due diverse posizioni possono convivere in modo sinergico all’interno del quadro dell’UE. A ciò si somma la necessità di chiarire il problema dei rapporti con i paesi che in questo momento non credono più nell’utilità dell’integrazione europea e quindi non solo rifiutano ogni logica di cambiamento nel senso di una maggiore integrazione, ma vogliono addirittura smantellare molte delle istituzioni e delle regole su cui si basa l’Unione europea.
 

Le riforme necessarie per un’Europa federale sovrana e democratica

Come federalisti – in sintonia con le preoccupazioni espresse dai cittadini – siamo convinti che limitarsi a cercare di migliorare il sistema attuale, senza imprimere un cambio di passo all’UE, sia pericolosissimo. L’Unione europea dimostra di essere inadeguata e impotente di fronte alle sfide e alle crisi che la minacciano; pertanto l’unica soluzione è quella di creare un’Europa sovrana, recuperando l’ambizione politica del suo progetto originario, adattandolo alle sfide del XXI secolo e dotandosi degli strumenti e dei poteri politici necessari per governare in modo autonomo rispetto agli Stati membri nelle materie che si sceglie di far diventare competenza europea.

L’obiettivo di delineare le riforme politiche e istituzionali necessarie per la creazione di un nucleo politico più integrato

La Conferenza non sarà deputata a proporre nei dettagli le riforme istituzionali e politiche necessarie all’Unione europea, ma dovrà preparare il terreno per l’apertura del processo costituente che dovrà portare alla nuova Unione europea. A questo scopo, e perché il confronto tra le diverse posizioni sul futuro dell’Europa sia reale, la Conferenza dovrà affrontare la questione del tipo di sistema politico e istituzionale che l’Unione europea deve diventare. In particolare, secondo noi federalisti, devono essere identificate le priorità e delineate le prerogative essenziali di un’Unione europea in cui almeno una parte degli Stati membri accetti di dar vita ad una effettiva unione politica, facendo così nascere almeno il primo nucleo di un’Europa sovrana e democratica.

Riteniamo necessario, per avere un’Europa federale sovrana:

  1. a) rafforzare la democrazia europea stabilendo la piena codecisione nella procedura legislativa in tutte le materie di competenza del livello sovranazionale tra il Parlamento europeo e il Consiglio (nel caso che solo una parte degli Stati accetti questa riforma, Parlamento e Consiglio dovranno agire nella composizione ristretta che saranno gli organi stessi a definire); attribuendo il potere di iniziativa legislativa al PE; dando alla Commissione europea pieni poteri esecutivi. A questo proposito sarà importante anche un rafforzamento della politicizzazione della procedura di nomina della Commissione europea, anche con l’istituzione di liste transnazionali e il rafforzamento del sistema degli Spitzenkandidaten, e dando più potere al Presidente della Commissione nella scelta dei suoi membri, il cui numero dovrà essere ridotto per non corrispondere più al criterio della rappresentanza nazionale;
  1. b) la creazione di strumenti nuovi, a partire da un bilancio federale, finanziato da autentiche risorse fiscali europee, deciso e controllato a livello europeo dal Parlamento (cui deve essere attribuito il potere di imposizione fiscale) e dal Consiglio, sempre nella composizione ad hoc che si dovrà definire sulla base dei membri del nucleo; lo sviluppo di un'Unione europea di difesa; la definizione di una tabella di marcia per la trasformazione dell'Alto Rappresentante per gli affari esteri e di sicurezza in un Ministro europeo degli affari esteri, abolendo i ministri nazionali.
  1. c) la presa d’atto dell’impossibilità per l’Unione europea di basarsi su una visione monolitica dei suoi scopi, vista la divisione che esiste oggi tra gli Stati membri a questo proposito. Le diverse concezioni che caratterizzano gli Stati membri circa la natura della costruzione europea sono il più grave dei problemi tra quelli che hanno frenato il processo di unificazione europea, ed ha iniziato a porsi sin dal suo primo allargamento (con l’ingresso del Regno Unito e della Danimarca). Gli attuali Trattati, prendendo atto del fatto che nell’UE convivono queste visioni diverse sulla natura del progetto europeo, prevedono alcuni strumenti per disciplinare la possibilità delle integrazioni differenziate ed evitare – correttamente – la possibilità che si crei un’Europe à la carte. Questi strumenti, tuttavia, si sono dimostrati nei fatti praticamente inutilizzabili, perché, nel tentativo di mantenere un quadro uniforme, escludono la possibilità di lasciare spazio ad ambizioni politiche diversificate.

Arrivati in questa fase del processo, è diventato indispensabile superare questo nodo che paralizza l’Unione europea e fare in modo che nell’Unione europea possano convivere l’integrazione comunitaria attuale – per quella parte degli Stati membri che non vogliono maggiore integrazione politica – e il nucleo dei paesi che approfondiscono la reciproca unificazione sotto il profilo politico. Sarà un passaggio indispensabile che dovrà emergere nella Conferenza, per non restare prigionieri delle paure e delle ambiguità che paralizzano al momento il confronto e per poter definire le riforme istituzionali e politiche necessarie nel quadro a 28 e quelle destinate al nucleo più integrato, in modo che in quell’ambito il livello europeo sia in grado di agire in modo efficace e democratico.

Si tratterà di stabilire che la riforma dell'Unione non dovrà seguire la regola dell'unanimità e che finché un paese non è disposto ad aderire all'Unione 2.0, esso rimarrà legato alle regole dell'Unione 1.0. Dovrà essere evitato ogni rischio di indebolire il quadro o la coesione dell’Unione europea, ma al tempo stesso dovrà essere garantita la possibilità ai paesi più ambiziosi di procedere, e di ancorare l’UE, attraverso la loro unione più stretta, ad un centro di gravità politico di natura federale che la rafforzi e la stabilizzi. Sarà un nucleo aperto a tutti i paesi che intendono parteciparvi, oggi o in futuro, e che lascia al tempo stesso invariato l’acquis per gli Stati che vogliono fermarsi all’attuale quadro comunitario.

* * *

Con la Conferenza sul futuro dell’Europa, l’Unione europea ha di fronte a sé un’opportunità straordinaria per diventare quell’istituzione capace di rispondere alle sfide del nostro tempo che i cittadini chiedono; e come europei abbiamo la possibilità di prendere in mano il nostro destino e di costruire per noi e per le generazioni future un mondo in cui la politica europea sia al servizio della pace, della libertà, della solidarietà, della giustizia sociale. Non possiamo permetterci di sprecarla.

Pavia, 30 luglio 2019

 

 

 


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