Ancora una volta l'Europa, colpita e ferita nel modo più vile, piange le vittime innocenti della violenza terroristica.

La retorica non serve in questi casi. Serve la reazione civile, innanzitutto, del non soccombere alla violenza; e serve la consapevolezza della natura della sfida che dobbiamo affrontare, che chiama all'unità contro il pericolo comune, e che tanto contrasta con i toni di una campagna elettorale nel Regno Unito che vorrebbe spacciare la Brexit per un successo.

L'Europa dovrà convivere a lungo con la minaccia terroristica. Per debellarla dovrà riuscire a migliorare la sua capacità di prevenzione, rafforzando la collaborazione a livello di intelligence, fino alla creazione di una vera e propria agenzia europea. Dovrà impegnarsi a fondo per  sradicare i conflitti che sono alla radice di tale minaccia; e per farlo dovrà dotarsi di una politica estera e di sicurezza genuinamente unica, che le permetta di contare davvero in un quadro mondiale in cui "il nuovo realismo statunitense" cerca di creare equilibri ad uso e consumo di Washington: un'America che, esplicitamente, non vuole più avere un ruolo di garante della stabilità e della cooperazione internazionali, ma solo lavorare per il proprio interesse a breve.
E l'Europa unita dovrà anche saper dare risposte efficaci alla sua stessa società, alle ansie dei cittadini, in termini di prospettive economiche e di garanzie per la qualità della vita in futuro, se vorrà rimanere stabile e sconfiggere le forze antidemocratiche che sono un altro sottoprodotto dell'incertezza globale e degli attacchi al modello di vita europeo.

Rispetto ad un anno e mezzo fa, quando ci furono gli attacchi terroristici a Parigi che innescarono la sospensione del Trattato di Schengen e misero in crisi la libera circolazione delle persone nell'Unione europea, l'Europa sembra più  preparata a reagire. Nonostante tutto, questi diciotto mesi in cui l'Europa ha sfiorato il baratro del caos, fino a paventare la possibile disintegrazione, sono serviti a sviluppare alcuni anticorpi, e a riportare in primo piano i nodi da sciogliere per poter guardare al futuro con maggiore fiducia. Se la Brexit ha coinciso con il punto finora più basso della vita dell'UE, ha anche innescato una reazione che potrebbe, come dimostra la vittoria di Macron in Francia, portare finalmente a rilanciare la costruzione europea, andando a completare l'unione monetaria e affrontando alla radice la questione della sicurezza collettiva, interna ed esterna, degli Europei, e ponendo le basi per una reale politica estera europea.

Paradossalmente, proprio il Regno Unito, che oggi paga un tributo terribile in termini di vite umane, ha voluto rifiutare questa strada. Ora spetta agli altri paesi europei accelerare la costruzione politica dell'Europa federale per creare le condizioni per il futuro di tutto il continente.

 


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