Ancora una volta il Consiglio europeo decide di non decidere

Quanto può ancora sopravvivere l’Europa, prigioniera di questa eterna impasse?

 

Il Consiglio europeo che si è svolto nei giorni scorsi ha offerto ancora una volta ai cittadini e al mondo uno spettacolo desolante di disunione e di opposti nazionalismi.
Nonostante le aspettative che hanno preceduto il vertice, i risultati raggiunti non riescono a nascondere lo stallo in cui è bloccata l’Unione europea.
Sul tema oggi più sensibile, quello della politica migratoria, la dichiarazione comune così faticosamente concordata serve solo a gettare un velo sopra le divisioni, che restano intatte. Le indicazioni sulla strategia da realizzare “insieme” (su base volontaria e peraltro tutta da costruire) vedono già le interpretazioni opposte dei governi.
Sulla riforma dell’Eurozona, poi, il silenzio è assordante.
Ancora una volta, dunque, i capi di Stato e di governo europei sono stati capaci solo di decidere di non decidere.

Questa Unione europea deve scegliere cosa vuole diventare” dice il Presidente del Movimento Federalista Europeo Giorgio Anselmi. “Se fosse sufficiente rafforzare e integrare un po’ di più il Mercato Unico per riuscire ad affrontare con successo le sfide del nostro tempo, l’Unione non sarebbe aggredita dai nazionalisti e dai populisti, che la stanno ormai prendendo in ostaggio. All’Europa serve un atto di coraggio, che deve arrivare prima di tutto dalle forze che credono nell’unità; il sistema di governance va cambiato radicalmente, bisogna superare lo stallo avviando la costruzione di una vera unione politica. Questa è l’unica soluzione se si vuole che l’Europa possa agire efficacemente ed essere vicina ai cittadini”.

Per questo la riforma dell’Eurozona è cruciale”, prosegue il segretario generale Luisa Trumellini, “perché in questo quadro l’unione economica e quella politica sono davvero urgenti e indispensabili. Nell’ambito del Mercato Unico a 27 il cambiamento non viene neanche preso in considerazione”.

Francia e Germania, che con l’accordo di Meseberg hanno scelto di differenziare il quadro dell’Eurozona rispetto a quello dell’Unione europea indicando riforme specifiche potenzialmente importanti, sembrano disposte a capire questo punto. Ma ora servono proposte concrete.

In vista delle elezioni europee del prossimo anno è indispensabile che le forze che credono nell’unità europea presentino ai cittadini il progetto di un vero cambiamento in Europa, con al centro la riforma politica ed economica dell’Eurozona e proposte effettive per rendere più efficace la cooperazione in molti settori cruciali (dalla politica migratoria, a quella estera e di difesa).

Se non si vuole che le forze del sovranismo nazionale dilaghino e portino la costruzione europea all’implosione serve un soprassalto di visione e di coraggio: e serve ora, perché potrebbe essere già troppo tardi.

 

 


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