Documento approvato daal Direzione nazionale del MFE del 15 giugno 2018

A fine maggio 2019 si terranno le none elezioni europee. Dalle prime del 1979 ad oggi, attraverso vari trattati, il Parlamento europeo ha ottenuto maggiori poteri ed un'accresciuta influenza. Non è però mai divenuto la camera popolare di un autentico sistema federale. Per la semplice ragione che l'Unione europea non è una federazione. Tuttavia, mentre in passato questa prospettiva rimaneva aperta, sebbene rimandata ad un futuro imprecisato, oggi è espressamente negata da un numero non esiguo di Stati membri e da numerosi partiti e movimenti. I nemici dell'unificazione europea sono quindi ben presenti nell'emiciclo di Strasburgo. Sono anzi ben determinati a tentare il colpo grosso in occasione delle prossime elezioni.

L'obiettivo più ambizioso è raggiungere la maggioranza dei consensi, senza farsi molti scrupoli nel distinguere tra nazionalisti di destra e nazionalisti di sinistra. In subordine, e con maggiori probabilità di successo, puntano a condizionare pesantemente il partito che è il cardine degli equilibri europei: il PPE. Con un'azione a tenaglia: sottraendogli consensi nel suo elettorato di riferimento e spostando a destra il suo asse interno per minarne le radici europeiste, liberali e democratiche. La morsa sembra funzionare: da un lato, le più recenti elezioni nazionali e tutte le indagini demoscopiche danno in ascesa le forze nazionaliste; dall'altro, Manfred Weber,  l'unico popolare che si è finora proposto di ottenere dal partito la candidatura alla presidenza della Commissione, ha già fatto significative aperture verso i sovranisti. Non mancano naturalmente anche potenti ed interessati sostenitori esterni di queste mire. Putin e Trump non fanno certo mistero della loro volontà di disintegrare l'Unione europea.

Le prossime elezioni non saranno quindi la tranquilla ripetizione di un appuntamento che si ripete più o meno stancamente da quarant'anni., con modalità e risultati in buona parte scontati: la segmentazione della campagna elettorale in tanti confronti nazionali, spostamento di voti e di seggi tra partiti che si proclamano tutti europeisti, distribuzione delle cariche all'interno delle istituzioni europee tenendo conto del diverso peso dei partiti e degli Stati.

La posta in gioco questa volta sarà più alta, forse decisiva. E' il cuore del progetto europeo che viene messo in discussione, la sua stessa vocazione e ragion d'essere. Non la solita sfida tra chi vuole più mercato o più Stato,  più competizione o più protezione, più libertà o più uguaglianza. Tra destra e sinistra, per semplificare. La crisi economico-finanziaria ed i mutati equilibri geopolitici hanno progressivamente spostato il confronto sull'alternativa di Ventotene: tra nazionalismo e federalismo. Non c’è spazio per posizioni intermedie: la stessa difesa dello status quo comunitario in questo momento fa solo il gioco dei nazionalisti. I sovranisti di tutte le risme e di tutte le fazioni hanno ben compreso che questo è il terreno di scontro. Faticano invece a capirlo i tradizionali partiti europeisti. Corrono così il rischio di combattere la battaglia sbagliata, su un campo sbagliato, nel momento sbagliato. Con gli esiti che si possono ben immaginare.

Il recente voto del Parlamento europeo, che a grande maggioranza ha chiesto la condanna dell'Ungheria per mancato rispetto dello stato di diritto, ha un grande significato morale e politico. C'è però una lezione non secondaria che socialisti, liberali, verdi e sinistra radicale dovrebbero trarre da quel voto. La loro unità d'intenti ha costretto il PPE a schierarsi dalla parte giusta, contro le pretese di un capo di governo e di un partito che fanno parte dello stesso PPE. Se quei partiti si presenteranno completamente divisi all'appuntamento del 2019 faranno il gioco delle forze nazionaliste, che potranno spostare il PPE verso le loro posizioni e spingerlo ad una alleanza che potrebbe determinare la fine del progetto europeo. Al contrario se, pur lasciando ai singoli partiti la specificità delle loro battaglie, tutte le forze che credono nell’Europa e nella necessità di renderla più unita e più coesa, accettassero di mostrarsi uniti su questa posizione, allora lo schieramento per un’Europa federale avrebbe una reale possibilità di vincere la sfida elettorale e costringerebbe il PPE a fare i conti con le proprie ambiguità ed incertezze. Tali forze dovrebbero dunque impegnarsi:

  • ad elaborare una piattaforma comune convintamente federalista, capace di identificare le riforme che servono all’UE e di indicare le politiche comuni che devono essere garantite;
  • a cercare un candidato unico per la presidenza della Commissione;
  • a raggiungere un accordo esplicito, di fronte agli elettori, sul fatto di lavorare insieme nel prossimo Parlamento per rilanciare un processo

Il 12 settembre ha segnato una sconfitta per i vari Kaczyński, Le Pen, Orbán e Salvini. Non bisogna però permettere che possano cantar vittoria il prossimo 26 maggio.

 

 


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