Nel leggere le conclusioni del Consiglio dell'Unione europea (https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2019/10/14/council-conclusions-on-north-east-syria/) sull'attacco turco nel Nord – Est della Siria viene spontaneo pensare all'amara sentenza di Eschilo: “In guerra la verità è la prima vittima.”

Dopo aver condannato l'azione militare turca, sostenuto l'integrità territoriale della Siria, paventato la rinascita di Da'esh, riconosciuto la Turchia come “partner chiave” ed “importante attore” nella crisi siriana, fatto appello al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ricordato la decisione di alcuni Stati membri di sospendere immediatamente la fornitura di armi alla Turchia, che cosa decide l'ineffabile Consiglio dell'UE? Di istituire un gruppo di lavoro per coordinare e rivedere le posizioni degli Stati membri su quest'ultima materia, visto che neanche su questo punto si è trovato uno straccio di accordo. Segue l'immancabile promessa di fornire aiuti umanitari per gestire la crisi dei rifugiati. Qualche milione di euro per sgravare la coscienza dalla colpa di aver abbandonato i poveri curdi al loro destino. Sotto il ricatto turco di scaricare sull'Europa masse di profughi e diseredati.

La verità è che questa Unione europea non ha le istituzioni, gli strumenti, le risorse politiche e militari per gestire le crisi ai suoi confini e per avere una voce ed un ruolo nei consessi internazionali. Erdogan lo sa benissimo e per questo può dichiarare impunemente che proseguirà per la sua strada. In passato erano gli Stati  Uniti ad esercitare il ruolo di gendarme del mondo per conto dell'Occidente. Con il progressivo ritiro americano, reso più veloce ed imprevedibile dalle mosse dell'attuale inquilino della Casa Bianca, l'Europa si è trovata scaraventata nell'agone mondiale senza una rete di protezione, in balia degli eventi. Così nei Balcani, nelle aree al confine con la Russia, in Medio Oriente, in Africa.

Scampato il pericolo di una vittoria dei nazionalisti nelle recenti elezioni europee, l'Unione ha ora l'opportunità con la Conferenza sul futuro dell'Europa di mettere mano ad una profonda revisione dei suoi assetti istituzionali. Dev'essere però chiaro fin da ora che nel campo della politica estera e della sicurezza, come in tutti quelli che toccano l'essenza della sovranità, non basta certo un semplice maquillage degli attuali Trattati. E' necessaria una rifondazione che renda davvero l'Europa sovrana, democratica, federale, come recita lo slogan del XXIX Congresso del Movimento Federalista Europeo, che si terrà a Bologna dal 18 al 20 ottobre (http://www.perunitaliaeuropea.it/congresso2019/).

 

 


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