Le tensioni e le impasse che si registrano ad ogni incontro dei Capi di Stato e di governo, e che, in ultima istanza, investono il problema di come organizzare la solidarietà all'interno del quadro europeo e di quanta sovranità condividere, confermano che serve un'accelerazione per far compiere all'Unione quel salto istituzionale senza il quale nessun dossier controverso riuscirà a sbloccarsi, nessuna politica di reale cambiamento potrà essere perseguita, nessun riequilibrio dei rapporti di potere a livello globale potrà imporsi. Lo chiede lo stesso Macron in un'intervista uscita su alcuni quotidiani francesi e tedeschi ieri.
In questo scenario, è chiaro che i segnali che arrivano dalla politica italiana sono particolarmente gravi e preoccupanti. In questi giorni, oltretutto, Matteo Renzi, sembra aver aperto nel peggiore dei modi una lunghissima campagna elettorale.

Il ruolo del MFE diventa pertanto determinante per dare argomenti e sostegno a quella parte del PD stesso e dell'opinione pubblica europeista che vive con imbarazzo il cambiamento di rotta del partito e che può diventare il vettore per spostare il baricentro della posizione del partito.

L'essenziale, per noi, per essere efficaci con la nostra campagna e poter incidere efficacemente sulla situazione, è quello di riuscire a convogliare tutti i nostri messaggi sui due punti cruciali della responsabilità europea dell'Italia, e della centralità della riforma dell'eurozona a livello strategico, come leva per aprire il cantiere della riforma dei Trattati.


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