Macron inizia il suo discorso ricordando che l’Europa è anche un’idea, portata avanti nei secoli da diversi pionieri. Sta a noi vivificarla, noi siamo i suoi eredi; ha trionfato anche dalle rovine della guerra perché “il desiderio di fraternità è stato più forte della vendetta e dell’odio”.

Finora “questa Europa sognata è cresciuta nascosta. La sua sicurezza non era un problema: ci pensava l’America. La sua economia conosceva già il cammino: raggiungere l’America. Nascosta anche ai popoli, il progetto europeo è stato la missione di pochi, che hanno ricucito i fili di un continente dilaniato, al di sopra delle passioni popolari”. Ma ora “le dighe dietro le quali l’Europa poteva prosperare sono crollate. Oggi è più fragile, esposta alle burrasche della mondializzazione”.

IL NAZIONALISMO PUO’ TORNARE

“Nazionalismo, discorso identitario, protezionismo, sovranismo di ripiego. Queste idee ritornano con abiti nuovi. Per troppo tempo, abbiamo creduto che il passato non tornasse, pensavamo di aver imparato la lezione” Queste idee sembrano rassicuranti e domani possono prevalere ”non perché l'idea europea sia morta! Ma perché abbiamo, per incoscienza, debolezza o cecità, creato le condizioni per la loro vittoria. Perché abbiamo dimenticato di difendere l'Europa! Perché abbiamo voluto creare l'idea che l'Europa fosse una burocrazia impotente. Abbiamo detto che quando c’erano dei vincoli, era colpa dell’Europa! Che quando eravamo impotenti non era colpa nostra, ma di Bruxelles, dimenticando che Bruxelles siamo noi. Non consentirò più nulla a tutti coloro che promettono l'odio, la divisione o il ripiegamento nazionalista. Non lascerò loro alcuna proposta. Tocca a l’Europa farla, a noi attuarla. Ora e subito”.

LA RISCOSSA E LE BATTAGLIE PER LA SOVRANITÀ

La sola via che ci garantisce un futuro è quella di un'Europa sovrana, unita e democratica. Solo l'Europa può garantire una reale sovranità, cioè la nostra capacità di esistere nel mondo di oggi per difendere i nostri valori e i nostri interessi. C'è una sovranità europea da costruire. Perché? Perché l’Europa è ciò che forgia la nostra identità più profonda, è questo equilibrio di valori tra libertà, diritti e giustizia, è questo legame tra economia di mercato e giustizia sociale, che è unico nel Pianeta, che non c’è dall’altra parte dell’Atlantico, né ai confini dell’Asia. E tocca a noi difendere questi valori e portarli avanti in questa mondializzazione”.

E anziché dividerci sulle questioni interne “dobbiamo piuttosto vedere come costruire,  le sei chiavi della sovranità indispensabili per avere successo”, intraprendendo azioni concrete per ciascuna di esse.

LA SICUREZZA

La prima chiave, che è alla base di qualsiasi comunità politica, è la sicurezza”. Siamo di fronte ad “un graduale e inevitabile disimpegno degli Stati Uniti e a un fenomeno terroristico duraturo il cui progetto è quello di frantumare le nostre società libere”. In termini di difesa dobbiamo avere una capacità d’azione autonoma dell'Europa, complementare alla NATO. Lo scorso giugno abbiamo posto le basi per questa Europa della difesa: la cooperazione strutturata permanente e un Fondo europeo di difesa per finanziare le nostre capacità e la nostra ricerca.

Ciò che però manca è una cultura strategica comune e allorapropongo ai nostri partner di accogliere nei nostri eserciti nazionali - e apro questa iniziativa per l’esercito francese – il personale militare di tutti i paesi europei disposti a partecipare al nostro lavoro di intelligence, pianificazione e supporto alle operazioni”. All'inizio del prossimo decennio, l'Europa dovrà essere dotata di una Forza di Intervento congiunta, di un bilancio comune di difesa e una dottrina operativa comune. Inoltre “auspico la creazione di un'Accademia europea di intelligence per rafforzare i legami tra i nostri paesi attraverso la formazione e lo scambio di informazioni”. Ancora, “dobbiamo istituire un Procuratore europeo contro la criminalità organizzata e il terrorismo.

Poiché il cambiamento climatico minaccia la nostra sicurezza dobbiamo “creare una Forza europea di protezione civile che riunirà i mezzi di soccorso e di intervento, in modo da poter rispondere a catastrofi naturali, dagli incendi agli uragani, dalle inondazioni ai terremoti.

2 - PROTEGGERE LA FRONTIERA EUROPEA

La crisi migratoria è una sfida che durerà per molto tempo, nasce dalle profonde diseguaglianze della globalizzazione e l'Europa non è un'isola. Il nostro destino è legato a quello del Medio Oriente e dell'Africa. Solo con l'Europa possiamo proteggere le nostre frontiere, preservando i nostri valori, accogliere degnamente chi ha diritto all'asilo e integrarli in modo efficace.  Per questo auspico “la creazione di un vero e proprio Ufficio europeo per l'asilo, che acceleri e armonizzi le nostre procedure e una polizia europea di frontiera che ne assicuri una gestione rigorosa e il rimpatrio per chi non ha diritto” e che “si finanzi in modo solidale un vasto programma di formazione e integrazione per i rifugiati”.

3 – LA POLITICA ESTERA

L’Europa deve avere una propria politica estera con chiare priorità: il Mediterraneo, che è la culla della nostra civiltà, e l’Africa, da considerare come partner strategico con il quale affrontare le sfide dell’occupazione giovanile, della mobilità, della lotta contro il cambiamento climatico e della rivoluzione tecnologica. Per questo “auspico con una rinnovata ambizione il rilancio, su una nuova base, del progetto di imposta sulle transazioni finanziarie europee per finanziare questa politica, generalizzandola  a livello europeo”. Occorre allora “un grande progetto basato su investimenti incrociati, istruzione, salute ed energia. Se l'Europa non coglie questa possibilità, altri lo faranno e ne pagheremo le conseguenze”.

4 – L’ECOLOGIA

Non possiamo continuare a produrre come ieri, dobbiamo divenire “leaders di un nuovo modello di produzione, non solo economico, ma anche sociale e di civiltà che ci consentirà di ripensare le diseguaglianze e gli squilibri di cui sono vittime i più deboli”. L’Europa deve essere all’avanguardia di una transizione ecologica efficace ed equa, trasformando il nostro sistema dei trasporti, le nostre abitazioni, le nostre industrie. “Per questo dobbiamo dare un prezzo alle emissioni di carbonio sufficientemente elevato da assicurare questa transizione. Gli studi dimostrano che il prezzo del carbonio sotto i 25/30 euro per tonnellata, non consente di ri-orientare profondamente le nostre economie”(1).

La politica agricola comune deve ridare vitalità alle nostre campagne. Con due obiettivi: proteggere di fronte alla volatilità dei mercati mondiali che può mettere in pericolo la sovranità alimentare europea; favorire la grande transizione agricola, dando più flessibilità a livello nazionale e regionale per organizzare la vita dei territori e delle filiere. Per questo “occorre creare una forza europea d’indagine e di lotta contro le frodi alimentari e sostengo dunque l’iniziativa del Presidente JUNCKER di porre fine al doppio standard alimentare (2).

5 - IL DIGITALE

Questa sfida rappresenta una profonda trasformazione delle nostre economie, delle nostre società, del nostro immaginario. L'Europa è questo equilibrio permanente tra libertà, solidarietà e sicurezza: questo è in gioco nella rivoluzione digitale. L’Europa deve assumere la guida di questa rivoluzione e dobbiamo fare il possibile per avere dei “campioni” del digitale, attirando talenti scientifici e imprenditoriali.

Perciò “creiamo nei prossimi due anni un’Agenzia europea per l’innovazione d’avanguardia, come hanno fatto gli USA con DARPA all’epoca della conquista spaziale (3)”. Finanziamo la ricerca in settori nuovi come l’intelligenza artificiale, l’Europa potrebbe guidare anziché seguire. Creiamo dei campioni europei anziché piangere sul fatto che questi oggi sono americani e domani cinesi. La proposta della Commissione di un unico mercato digitale è un'opportunità che dobbiamo cogliere, che consente di difendere le norme a protezione delle libertà individuali.

Questo discorso ci porta al problema della tassazione sul web. “Credo profonamenteo in un mondo aperto, ma esso è valido solo se la concorrenza è leale! E non possiamo accettare che le società europee siano tassate e quelle internazionali no, che le società del digitale non paghino alcuna tassa e competano con quelle dell'economia tradizionale che invece le pagano!” Stiamo spingendo, assieme ai nostri partner europei, per tassare il valore creato là dove viene prodotto”.

Henri Bargas. Sisyphus, statua in terra cotta.

 

6 – L’INDUSTRIA E LA MONETA

La sovranità è anche il potere economico industriale e monetario. È anche il perseguimento di una politica spaziale ambiziosa e il consolidamento di un'industria europea competitiva su scala globale. Ma un potere economico sostenibile può essere costruito solo intorno alla stessa moneta, ecco perché sono profondamente orgoglioso dell'area dell'euro, non mi vergogno.”

Sento domande e preoccupazioni su questo argomento e voglio essere chiaro: il problema fondamentale non è un un meccanismo che risolve magicamente tutti i problemi. Se esistesse lo avremmo già fatto. Non è quello di mettere in comune i nostri debiti del passato, non è quello di regolare i problemi di finanza pubblica di uno Stato o dell'altro. La sfida è quella del tasso di disoccupazione che colpisce ancora un giovane su cinque della zona euro. Perché non ci ascolteranno un solo secondo se le nostre ambizioni europee non saranno indirizzate a risolvere i nostri problemi interni. Stiamo riformando, stiamo trasformando il nostro paese, ma lo facciamo anche con un'ambizione europea”.

È dunque di una strategia economica e politica che abbiamo bisogno, la sfida, che è nel cuore della zona euro, è come possiamo fare di questa zona un potere economico concorrente della Cina e degli Stati Uniti.  Se vogliamo ridurre le divergenze e sviluppare i nostri beni comuni, noi dobbiamo finanziarli. Le tasse europee nel campo digitale o ambientale potranno costituire una vera risorsa europea. Inoltre dobbiamo assegnare a questo bilancio almeno una parte di dell’imposta sulle società.

Abbiamo bisogno di convergenza e stabilità attraverso riforme nazionali, ma anche attraverso il coordinamento delle nostre politiche economiche e di un bilancio comune, che può esserci solo con un forte governo politico rappresentato da un ministro comune e da un controllo parlamentare esigente a livello europeo.

“Infine, prendiamo il problema nel giusto senso: se l'euro è destinato a diventare la valuta di tutti gli Stati membri dell'Unione, una volta che soddisfano i criteri, costruiamo senza indugio una zona euro forte, efficiente e unita; e di questo  potere si gioveranno domani  tutti coloro che la raggiungeranno”.

BATTAGLIA PER L’UNITA’

Accanto a queste sei battaglie per la sovranità, voglio condurre la battaglia per l'unità. Assicurare l'unità senza cercare l’uniformità, questa è la nostra sfida. Per questo abbiamo bisogno di due cementi, quelli della solidarietà e della cultura.

SOLIDARIETA’

Abbiamo lasciato credere che il mercato unico – che è la base dell’Europa – sia la dittatura del mercato. No, il mercato comune, è lo stesso spirito d'Europa, è, come Jacques DELORS ha detto, "la concorrenza che stimola, la cooperazione che rafforza e la solidarietà che unisce". Dobbiamo quindi trovare il sale di questo equilibrio, altrimenti la concorrenza senza regole si trasformerà in una divisione senza ritorno.

Oggi l'Europa non protegge dal dumping sociale, abbiamo permesso la creazione di un mercato europeo che bypassasse la stessa filosofia dell'unità del nostro mercato del lavoro. Per questo accolgo con favore la proposta di Jean-Claude JUNCKER di creare un'autorità europea di vigilanza per verificare il rispetto delle regole. È una necessità, ma dobbiamo andare oltre e costruire un vero e proprio progetto di convergenza fiscale e sociale.

Ho due proposte concrete. La prima è un’imposta sulle società, armonizzando le basi di questa imposta. Spero quindi che con il prossimo bilancio europeo del 2020 saremo in grado di definire una “forchetta” di tassi che impegnino gli Stati membri, il cui rispetto condizionerà l'accesso ai fondi europei di coesione. La Commissione europea ha cominciato a muoversi, grazie all'opera di Margrethe VESTAGER e Pierre MOSCOVICI. Dobbiamo andare oltre, non possiamo avere fondi strutturali che finanzino l’abbassamento delle aliquote fiscali delle società. Sarebbe un’Europa che cammina al contrario, che disunisce.

La seconda proposta è giungere ad una vera convergenza sociale, avvicinando progressivamente i nostri modelli. La protezione sociale è stata vista finora in opposizione alla competitività internazionale, come è successo con Brexit o in America. In Europa dobbiamo dimostrare che invece possono stare assieme, ricostruendo la grammatica di un modello sociale rinnovato, non quello del XX secolo. L’Europa è la giusta dimensione per creare delle regole di convergenza. Dobbiamo definire un salario minimo adattato alla realtà economica di ciascun Paese, ma che rientri progressivamente in una logica di convergenza. Ad esempio, i nostri livelli di contributi sociali oggi sono troppo disparati ed allora propongo che il livello più elevato di contributi sia pagato a beneficio del paese d'origine. E che questi soldi alimentino un fondo di solidarietà di cui beneficeranno i paesi meno ricchi. Questa è la solidarietà che unisce: un'Europa giusta, protettiva e ambiziosa

CULTURA

Non dobbiamo lamentarci del multilinguismo che c’è in Europa, anzi questo è un patrimonio. Ogni studente dovrà parlare almeno due lingue entro il 2024 e la metà di una classe d'età deve trascorrere, prima dell'età di 25 anni, almeno sei mesi in un altro paese europeo. Propongo la creazione di almeno 24 università europee (ricerca d’eccellenza) in forma di rete su diversi paesi, con un percorso in cui ciascun studente studierà all'estero e seguirà i corsi in almeno due lingue, con autentici semestri e diplomi europei.

L'Europa del multilinguismo è un'opportunità senza precedenti. Questa sofisticazione europea è la capacità di pensare i frammenti dell'Europa senza i quali l'Europa non è mai del tutto se stessa. Ed è proprio questo che consente che, ovunque, quando un europeo viaggia, egli è un po' più che un Francese, che un Greco, che un Tedesco o un Olandese. È’ un Europeo perché dentro di lui c’è già quella parte dell'universale che l'Europa e il suo multilinguismo racchiudono”.

Queste lingue costituiscono “l’intraducibiledell’Europa. “Quando si usa la parola "debito", questa non ha lo stesso significato e le stesse implicazioni in Francia e Germania!...I nostri dibattiti politici sono più complicati che nel resto del mondo... il Sisifo europeo ha sempre il suo intraducibile da rotolare. Ma questo intraducibile è la nostra opportunità! È’ la parte del mistero che c'è in ciascuno di noi”. Perché pur non parlando la stessa lingua, riusciamo a lavorare assieme. “E allora rivendico questa parte d’intraducibile, di irrimediabile differenza” perché alla fin fine è proprio “questa circolazione delle idee e degli uominiche ci ha sempre uniti, più che il rigore delle regole o delle frontiere”.

BATTAGLIA PER LA DEMOCRAZIA

L'essenza del progetto europeo è la democrazia, che è inseparabile dalla sovranità e dall’unità. Chi crede di poter scegliere la sovranità senza la democrazia si sbaglia! Chi pensa solo a dei"gadget" democratici senza un progetto di sovranità e unità si sbaglia ugualmente! Questo trittico è indissolubile.

Ma, vi dico con grande forza che, questo pomeriggio, abbiamo voltato pagina nella forma della costruzione europea. I padri fondatori hanno costruito l'Europa lontano dai popoli, perché erano un'avanguardia illuminata, perché potevano farlo e poi dimostravano che funzionava. Forse hanno goduto di una fiducia di cui governanti non godono più, è così. Ma erano altri tempi..

Quella pagina si è infranta sul “NO” nel referendum francese e olandese (alla Costituzione europea, ndr). E da allora tutti hanno paura di fare delle proposte perché temono l’indicibile, come un incubo. “L'indicibile tedesco è l’unione dei trasferimenti, l’indicibile francese è il cambiamento dei trattati. Se vogliamo che l'Europa si realizzi, non dobbiamo avere più paura dei popoli. Semplicemente, non dobbiamo più fare l’Europa di nascosto. Ma non dobbiamo cadere nella trappola dei populisti che dicono "facciamo la domanda direttamente in modo semplice: sì o no? ". La risposta è nota, è sempre "no", qualunque sia la domanda. Dobbiamo invece  rifondare il progetto europeo, con e a mezzo del popolo, con una domanda democratica molto più forte di una semplice questione binaria. Perciò se vogliamo avanzare nuovamente, dobbiamo passare per delle convenzioni democratiche che saranno parte integrante della rifondazione europea”.

Il prossimo anno organizziamo per sei mesi un grande dibattito attorno alle stesse domande, per identificare le priorità, le preoccupazioni, le idee che alimenteranno la nostra tabella di marcia per l'Europa di domani, per dare un contenuto e assicurare una grande partecipazione alle elezioni europee del 2019. E così vediamo chi è a favore e chi è contro.

È per costruire questo spazio democratico incompiuto che difendo, per il 2019, le liste transnazionali che consentiranno ai cittadini europei di votare per un progetto coerente e comune.  E allora dico ai grandi partiti europei che hanno voluto lo Spitzekandidat “Andate avanti fino in fondo al vostro ragionamento! Non abbiate paura! Non fate calcoli per i vostri interessi di ieri! Puntate su vere elezioni europee! Avanti!” Ed allora vedrete ciò che è accaduto in Francia lo scorso Maggio: ciò che vi tiene assieme, in questi partiti comuni, non esisterà più, il vostro rapporto con l’Europa non sarà più lo stesso, voi non crederete più nelle stesse cose.

Io non lascerò a questi grandi partiti europee il monopolio del dibattito sull’Europa e le elezioni europee! Perché i cittadini devono rifondarla, dalla base, dal basso, con la verità. E spero che nelle elezioni successive (2024, ndr) il vero passo avanti possa essere che la metà del Parlamento europeo venga eletto in queste liste transnazionali. Perché se vogliamo un’Europa sovrana, con una politica commerciale trasparente, con il bilancio di cui ha bisogno l’eurozona, allora questo Parlamento degli europei deve essere il crogiolo del nostro progetto comune.

I nostri deputati devono agire per trasformare l'Europa. Questo è il momento buono. Dev'essere costruito con le elezioni europee del 2019 e il mandato fino al 2024 sarà quello della trasformazione europea.

Lo spirito della “dichiarazione Schuman” è stato evocato nel discorso di Macron  

L’EUROPA DEL 2024: le istituzioni, le velocità, l’avanguardia, il metodo

Come sarà l’Europa del 2024? A mio avviso si raccoglierà attorno a due pilastri. Il primo è quello dei valori della democrazia e dello stato di diritto, che non sono negoziabili. Su questo non può esserci un’Europa a due velocità oppure “à la carte”. “Al riguardo apprezzo molto il lavoro della Commissione, in particolar modo di Frans TIMMERMANS. Il secondo pilastro è il mercato unico che rimane la migliore garanzia del nostro potere, della nostra prosperità e della nostra attrattività. Il lavoro di semplificazione avviato dalla presente Commissione negli ultimi tre anni deve essere continuato e ampliato.

Il mercato unico deve diventare uno spazio di convergenza più che di concorrenza. Sul piano esterno abbiamo bisogno di trasparenza nei negoziati commerciali, che devono tener conto della questione ambientale ed essere basati sul principio di reciprocità.

Per questo propongo di creare un procuparatore commerciale europeo per verificare il rispetto delle regole da parte dei nostri concorrenti e di sanzionare subito le azioni sleali.”

Ma per funzionare meglio, l'Unione europea non può sfuggire alla questione delle sue istituzioni. Non possiamo continuare con una Commissione di quasi 30 membri, come se ciascuno dovesse occuparsi degli interessi del proprio paese. Questo non è né il significato né lo spirito del progetto europeo. Una Commissione di 15 membri dovrà essere il nostro orizzonte: e per cominciare, che i grandi paesi fondatori rinunciano ai loro commissari!

Questa Unione del mercato e del diritto ha la vocazione ad allargarsi, perché le nostre frontiere non sono completate.Dovrà aprire ai paesi dei Balcani, una volta che siano pienamente rispettati l'acquis comunitario e le esigenze democratiche. Questa è una condizione perché evitino di rivolgersi alla Russia o alla Turchia o verso potenze autoritarie.

L'Europa è già a più velocità, non abbiamo paura di dirlo e di volerlo! Nessun Paese è escluso da questa dinamica, ma nessuno deve poter bloccare chi vuole avanzare più velocemente, come hanno detto anni fa Mario Monti e Sylvie Goulard.

“C’è stato il tempo in cui la Francia pretendeva di decidere per l'Europa, non è quello che voglio fare. Ma il tempo in cui la Francia propone di avanzare con l'Europa e con tutti gli europei che lo desiderano, bene quel tempo è tornato e penso in questo momento a Robert SCHUMAN il 9 maggio 1950 a Parigi, che osa proporre di costruire l’Europa. Penso alle sue parole che ti colpiscono, quando dice: "L'Europa non è stata fatta e abbiamo avuto la guerra”. Ed allora, oggi, prendo la responsabilità di proporre, di andare oltre, di osare”.

E propongo, in primo luogo alla Germania un nuovo partenariato. Perchè non cominciamo con un’Agenzia per l’innovazione, non lanciamo un programma comune per l’intelligenza artificiciale che farebbe dell’Europa il motore della crescita mondiale? Perché non applichiamo di qui al 2024 le stesse regole alle nostre imprese? Rifacciamo un Trattato dell'Eliseo il 22 gennaio, condividendo questa ambizione con l'Italia, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e altri partner che lo vorranno.

“E allora propongo a tutti quelli che aderiscono a questa volontà di un'Europa sovrana, unita e differenziata, democratica, e che aderiscono all’avvio delle Convenzioni, di lanciare nelle prossime settimane  un gruppo della rifondazione europea. Raccoglierà i rappresentanti di ciascuno Stato membro volontario e associerà le istituzioni europee”. Da qui all’estate del 2018 proporrò le misure per attuare le sei chiavi di sovranità che si nutriranno dei dibattiti che verranno dalle convenzioni democratiche.

Come vedete, non ho ancora parlato dei mezzi per attuare gli obiettivi. “L'ossessione dell'Europa è stata quella di parlare di trattati, di bilancio, di capacità, di meccanismi piuttosto che di parlare di un progetto. Questo metodo non consente di avanzare più. Cambiare un trattato non è un fine in sé, è uno strumento al servizio di un'ambizione. ll gruppo per la rifondazione europea individuerà i necessari cambiamenti senza tabù. A seconda del caso, saranno necessari una cooperazione rafforzata, un accordo ad hoc, una nuova legislazione e, se il progetto lo richiede, una modifica del trattato. Sono pronto.”

Ed allora, di fronte all’oscurantismo di coloro che vorrebbero tornare indietro, noi dobbiamo risvegliare le coscenze dei cittadini, ponendo semplicemente la questione dell’avvenire che vogliamo e del coraggio per costruirlo. Non abbiamo altra scelta, non abbiamo più le condizioni di favore della generazione che ci ha preceduto e se lasciamo lo spazio a coloro che detestano l’Europa, nel giro di pochi anni torneranno. Li abbiamo già visti vincere, qui!

“Allora ci deve muovere un’ambizione,ora! Ora, perché il tempo è venuto, quello di un sussulto di noi cittadini, per la responsabilità che abbiamo verso la nostra gioventù europea.

Allora dico a tutti i leader europei, qualunque siano le nostre difficoltà per cambiare, che abbiamo solo una responsabilità, quella cui ci obbliga la gioventù nostra e delle generazioni future, quella di conquistarci la loro gratitudine. Altrimenti ci meriteremo il loro disprezzo. Io ho scelto. Vi ringrazio.”

  • Il sistema di scambio delle emissioni è stato costruito affidando al mercato il compito di stabilire il costo della CO2, che è crollato fino a 5-6 euro/ton. Per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, entro il 2020 bisognerebbe alzare il prezzo oltre i 40 dollari la tonnellata, mentre dal 2030 servirebbe un ulteriore balzo per portarla tra i 50 e i 100 dollari. Per approfondimenti cfr. http://www.rinnovabili.it/green-economy/giusto-prezzo-del-carbonio-333/
  • in un’Unione di uguali, non possono esserci consumatori di seconda classe. Non accetto che in alcune parti d’Europa, specialmente in quella orientale e centrale, alle persone siano venduti alimenti di minor qualità, rispetto ad altri paesi, nonostante la confezione e il marchio siano gli stessi. Gli slovacchi meritano tanto pesce, nei loro bastoncini di pesce, come tutti gli altri. Gli ungheresi meritano tanta carne nei loro piatti pronti e i cechi tanto cacao nel loro cioccolato, come tutti gli altri” - J.C. Juncker, Discorso sullo Stato dell’Unione, 13.9.2017
  • Agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare.

SINTESI DEGLI OBIETTIVI

COMMERCIO INTERNAZIONALE

  • Maggiore trasparenza nei negoziati e reciprocità per i negoziati commerciali • Standard sociali e ambientali • Un procuratore commerciale europeo per difendere i nostri interessi strategici

CLIMA / SVILUPPO SOSTENIBILE

  • Programma per industria auto pulita • Un prezzo minimo per il carbonio e tassa UE alla frontiera • Reti infrastrutturali per l’Unione energetica • Riforma della Polica Egricola Comune

DIGITALE, INNOVAZIONE, INDUSTRIA

  • Promozione globale del modello UE: innovazione con regole/sicurezza • Attrarre scienziati e imprenditori stranieri •Entro 2 anni: Agenzia per innovazione, finanziare ricerca commune su intelligenza artificiale (input franco-tedesco) • Definire norme nel digitale per garantire uguaglianza e fiducia, tassare le webcompanies, regolare le maggiori piattaforme e proteggere il copyright

SICUREZZA / GIUSTIZIA

  • Un Pubblico Ministero e Accademia di intelligence europei per combattere terrorismo, crimine organizzato e propaganda Internet

MIGRAZIONI / AFRICA

  • Armonizzazione delle procedure di asilo e creazione di un Ufficio europeo per l’asilo • Polizia europea di frontier a, database interconnessi e documenti di identificazione biometrici • Fondo europeo per integrazione e formazione dei rifugiati • Partnership con Africa e tassa sulle transazioni finanziarie per gli aiuti allo sviluppo

DIFESA

  • Implementazione della PESCO, del Fondo europeo per la difesa e di una forza militare europea operativa dall’inizio del prossimo decennio • Scambio di personale militare tra diversi Paesi • Con orizzonte 2020-2025 un bilancio e una difesa comune • Una Protezione civile europea

MERCATO – EUROPA SOCIALE – FISCO

  • Concorda con Juncker sulla lotta contro il doppio standard alimentare, le frodi e la sicurezza alimentare • Ispettorato europeo per regole EU sulla mobilità del Lavoro • Convergenza europea sui modelli sociali e fiscali (salario minimo per ciascun Paese; convergenza dei contribute sociali) • Armonizzazione delle tasse sulle società (a partire da Francia/Germania) e creazione di una griglia di tassi per tutti gli Stati, condizione per accedere ai Fondi sociali di coesione • Stessa legislazione societaria per attività commerciali e diritto fallimentare

EURO

  • La moneta unica è per l’intera Unione. Rafforzare l’eurozona per renderla più attraente, con un bilancio specifico finanziato da tasse europee ( dal digitale, ambiente  e imprese)• Affidare la politica economica ad un Ministro comune, responsabile  di fronte al Parlamento europeo

DEMOCRAZIA EUROPEA

  • Proseguire con gli Spitzenkandidaten • Sostegno a liste transnazionali per il 2019 utilizzando I seggi lasciati da UK, mentre per il 2024 metà Parlamento dovrebbe essere eletto su queste liste • organizzare Convenzioni democratiche nel 2018 in tutta Europa • Ridurre I Commissari a 15 membri • Il cambiamento dei Trattati non è un fine in sé, ma solo se necessario • Rafforzare il livello regionale se necessario.

 


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