Marcia per l'Europa
 

Il MFE è in primo piano nella lotta diretta a creare il primo nucleo dello federazione europea, per superare i limiti dell’attuale Unione europea, rendendola capace di rispondere efficacemente alle esigenze fondamentali dei cittadini europei. Queste esigenze includono uno sviluppo economico europeo ecologicamente e socialmente sostenibile e territorialmente equilibrato; l’effettiva partecipazione democratica dei cittadini europei alle istituzioni e alle politiche sopranazionali; una capacità di agire sul piano internazionale che permetta all’Europa di fornire un contributo determinante alla costruzione di un mondo più pacifico, più giusto e più rispettoso degli equilibri ecologici globali. Riteniamo pertanto cosa utile presentare qui, nelle linee essenziali, cos’è il MFE, cosa ha fatto e cosa sta facendo per il raggiungimento della federazione europea.[1]

La nascita del MFE e la sua evoluzione organizzativa

Il punto di partenza della vita del MFE è il Manifesto di Ventotene, scritto nell’agosto 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nell’isola al largo di Formia in cui erano confinati un migliaio di antifascisti. La diffusione negli ambienti della Resistenza delle tesi del Manifesto, che avvenne anche tramite il periodico clandestino L’Unità Europea (che è ancora oggi il periodico del MFE link), portò alla fondazione del MFE a Milano nel corso di un convegno il 27-28 agosto 1943[2].

Il MFE partecipò quindi alla Resistenza armata e svolse un’attività di contatti con gli ambienti della Resistenza europea, che portò nel luglio 1944 a Ginevra all’elaborazione di una Dichiarazione federalista dei movimenti di Resistenza e nel marzo 1945 a un congresso federalista a Parigi. Da queste iniziative nacque nel dicembre 1945 l’Unione dei federalisti europei (UEF link), che costituisce ancora oggi il quadro politico-organizzativo sovranazionale dell’azione dei movimenti federalisti europei.

Dopo la fine della guerra, il MFE partecipò all’organizzazione del Congresso dell’Aia del 7-10 maggio 1948, dal quale nacque il Movimento europeo (ME), l’organo di collegamento europeo fra i movimenti, i partiti, i sindacati e le associazioni culturali di orientamento europeistico, e alla costituzione degli intergruppi federalisti nella Camera dei deputati e nel Senato che sono stati da allora una presenza sostanzialmente stabile nel Parlamento italiano.

Nel 1995 il MFE è anche diventato membro del World Federalist Movement (WFM), l’organizzazione mondiale dei federalisti, che era stato fondato nel 1948.

Dalla liberazione alla caduta della Comunità Europea di Difesa (1945-1954)

Durante i lavori dell’Assemblea costituente italiana, il MFE contribuì alla stesura dell’art. 11, che prevede la possibilità di “limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento internazionale che assicuri la pace e la giustizia tra i popoli” e che ha permesso la ratifica da parte italiana di tutti i trattati di integrazione europea senza dover ricorrere a revisioni costituzionali.

Subito dopo la fine della guerra mondiale si era costituito nell’Europa occidentale un clima politico favorevole alla creazione degli Stati Uniti d’Europa, con il lancio del Piano Marshall nel 1947 e il conseguente avvio della politica di integrazione europea. Il MFE e l'UEF guidati da Spinelli si batterono perché l’Assemblea consultiva del Consiglio d’Europa assumesse un ruolo costituente e si facesse promotrice della creazione di istituzioni federali europee. A questo scopo svolsero un’azione di pressione sui parlamentari e organizzarono una petizione europea che ebbe un notevole successo soprattutto in Italia dove fu sottoscritta da oltre 521.000 cittadini, 246 parlamentari e 493 Consigli comunali.

Subito dopo, quando si concretizzò il disegno dei Sei (Francia, Germania, Italia e Paesi del Benelux) di creare un esercito comune europeo (la CED, Comunità europea di difesa), Spinelli, grazie al rapporto instaurato con De Gasperi, riuscì a far approvare dall’assemblea allargata della CECA (l’Assemblea ad hoc), un progetto di statuto della Comunità politica europea (CEP) che avrebbe aperto la strada alla costruzione in tempi relativamente brevi dell’unità federale.

La critica al Mercato comune e le campagne popolari per l’assemblea costituente europea (1954-1966)

Con la morte di Stalin, i primi accenni di distensione tra gli USA e l’URSS e l’integrazione dell’esercito tedesco nella NATO, la spinta a favore dell’unificazione politica europea andò esaurendosi. La CED (e con essa la CEP) fu respinta dal Parlamento francese il 30 agosto 1954 e i governi europei ripiegarono con il Trattato di Roma (1957) sulla creazione del Mercato comune, guidati dalla convinzione che l’integrazione economica fosse un passo necessario sulla strada dell’unificazione politica.

In questa nuova situazione il MFE decise di rivendicare in modo intransigente la federazione europea e di mantenere viva nell’opinione pubblica tale rivendicazione sulla base di una critica radicale delle iniziative europeistiche dei governi, in attesa che la dimostrazione della loro inadeguatezza creasse le condizioni per ottenere scelte più avanzate. Questa linea portò alla frattura fra il MFE e la classe politica e causò una forte diminuzione degli iscritti (che passarono da 50.000 negli anni ’50 a 2.000 negli anni 60), ma rafforzò l’autonomia del MFE dai partiti e la sua libertà di azione.

L’MFE diede quindi inizio ad una grande campagna per rivendicare il potere costituente del popolo europeo. Negli anni 1956-1962 organizzò elezioni primarie in varie città d’Europa per dare vita a un Congresso del popolo europeo (CPE), il quale attraverso il coinvolgimento di un numero crescente di cittadini europei avrebbe dovuto forzare i governi alla convocazione della costituente europea. La campagna si esaurì dopo che i partecipanti alle elezioni del CPE raggiunsero la quota di 650.000, dei quali 455.000 in Italia. Spinelli lasciò la guida del MFE, che fu presa da Mario Albertini, sotto la cui direzione si decise di rilanciare il CPE con il Censimento volontario del popolo federale europeo.

Agli anni ’50 risalgono anche le prime manifestazioni federaliste contro le frontiere per chiedere la libera circolazione delle merci e delle persone, che verranno condotte con continuità fino alla creazione dello Spazio di Schengen.

La lotta per l’elezione diretta del Parlamento europeo (1967-1979)

A partire dal 1967 il MFE concentrò il proprio impegno nella lotta per l’elezione diretta del Parlamento europeo (PE), intesa come tappa intermedia per giungere alla costituente europea. La crisi economica che coinvolse l’Europa negli anni ’70 confermava le critiche del MFE all’unione economica e spingeva i governi a cercare un maggior coinvolgimento dei cittadini europei nel processo di integrazione europea.

Il MFE organizzò una consistente mobilitazione popolare intorno all’elezione diretta dei rappresentanti italiani nel PE:

- nel 1969 furono raccolte le firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare per l’elezione diretta dei rappresentanti italiani nel PE, ripresa nel 1973 da una proposta di legge di iniziativa regionale;

- nel 1975 150.000 cittadini firmarono una petizione al PE per chiedere la costituzione europea;

- L’1 dicembre 1975 si tenne una manifestazione a Roma in occasione del Consiglio europeo che decise le elezioni europee;

- il 17 luglio 1979 si organizzò una manifestazione a Strasburgo in occasione della prima seduta del nuovo PE, in cui si chiese al PE di impegnarsi a favore di un governo europeo, di una moneta europea, di un forte bilancio comunitario.

Dal progetto di Trattato Spinelli al Trattato di Maastricht (1980-1993)

Subito dopo l’elezione diretta del PE si sviluppò un’azione combinata fra Spinelli, membro del PE dal 1976, e i federalisti per mobilitare un vasto consenso intorno all’iniziativa del PE per una rifondazione delle Comunità. Spinelli, assieme a un piccolo gruppo di parlamentari riuniti nel Club del Coccodrillo, riuscì ad impegnare l’intero Parlamento nella elaborazione di un nuovo Trattato che prevedeva la trasformazione delle Comunità in una federazione. L’impegno del MFE a favore del progetto di Spinelli ebbe il suo momento più alto nella manifestazione di Milano del 28-29 giugno 1985 in occasione del Consiglio europeo che convocò la Conferenza intergovernativa che redasse l’Atto unico europeo, a cui parteciparono 100.000 persone provenienti da tutta l’Europa.

Ciò non bastò ad ottenere l’accoglimento delle richieste del PE, ma contribuì in modo decisivo ai successivi progressi dell’integrazione politica europea che si resero necessari per far fronte agli avvenimenti che fecero seguito al crollo dell’URSS del 1989 e ai problemi posti agli equilibri interni della Comunità economica europea dalla riunificazione della Germania e dall’allargamento ai paesi dell’Est.

La proposta di una moneta unica europea era già stata avanzata dal MFE negli anni Settanta, quando si era posto il problema dell’incompatibilità tra l’avanzamento del mercato unico e il permanere di un sistema di monete nazionali, e successivamente era stata rinnovata durante le crisi ricorrenti dei sistemi di controllo dei cambi (il serpente monetario negli anni ’70 e l’ECU negli anni ’80).

In questa fase, l’impegno del MFE ebbe la sua manifestazione più spettacolare nella proposta di legge di iniziativa popolare (promossa nel 1988 e sottoscritta da circa 120.000 cittadini), la quale portò al referendum consultivo del 18 giugno 1989 che ottenne l’88% dei voti a favore di una Costituzione federale europea e di un ruolo costituente del PE.

L’MFE si inserì inoltre nel processo che portò al Trattato di Maastricht del 1992 con il quale fu istituita l’Unione europea e furono fissate le fasi per la creazione dell’Unione monetaria. Due eventi importanti furono le manifestazioni federaliste che ebbero luogo a Roma in occasione dei Consigli europei del 27-28 ottobre e del 14-15 dicembre 1990.

Dal Trattato di Maastricht al Trattato di Lisbona (1994-2007)

Con l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht il MFE concentrò la sua azione sul rafforzamento delle istituzioni dell’Unione europea e continuò i suoi sforzi di pungolo alla classe politica e di mobilitazione dell’opinione pubblica con le manifestazioni in occasione dei Consigli europei di Torino del 29 marzo 1996 e di Firenze del 22 giugno 1996 e con la Campagna per la Costituzione federale europea, attuata a livello europeo a partire dal 1997. La Campagna ha avuto un momento importante nella manifestazione in occasione del Consiglio europeo che ha approvato il Trattato di Nizza e riprese forza dopo la decisione presa dal Consiglio europeo di Laeken il 15 dicembre 2001 di convocare una Convenzione europea con il compito di redigere la Costituzione di un’Unione europea rinnovata.

Il MFE, pur considerando deludenti i risultati della Convenzione, si schierò a favore dell’approvazione del nuovo Trattato costituzionale, che però fu bloccato dall’esito negativo dei referendum tenutisi nel maggio-giugno 2005 in Francia e in Olanda.

L’avanzare della globalizzazione rendeva apparentemente meno urgente il bisogno di istituzioni europee e di politiche comuni; dopo l’istituzione della moneta unica il processo di integrazione europea era così entrato in un periodo di stasi. Il trattato di Lisbona del 2007 aveva sancito questa situazione accogliendo buona parte delle riforme del Trattato costituzionale, ma eliminando ogni riferimento al concetto di costituzione e bloccando ogni possibilità di ulteriori riforme dell’Unione europea.
L’Europa si è così trovata debole e impreparata nell’affrontare gli eventi che hanno fatto seguito allo scoppio della bolla immobiliare negli USA nel 2007.

L’Unione Europea di fronte all’alternativa: federazione europea o disgregazione (2008-oggi)

Le crisi che hanno colpito l’Europa, e che sono ancora in corso, se da una parte confermano i forti legami che tengono unita la società europea, dall’altra hanno minato la fiducia tra gli Stati europei e hanno ridato forza alle tendenze euroscettiche, populiste e nazionaliste. L’opinione pubblica in Europa è oggi divisa tra chi vede nel progresso dell’integrazione lo strumento per uscire dalla crisi e chi, al contrario, ritiene che i governi nazionali debbano riprendere il completo controllo delle decisioni politiche.

Le crisi di questi ultimi anni hanno mostrato che l’euro ha bisogno di istituzioni più forti per poter far fronte alle sfide della globalizzazione e, in particolar modo, c’è bisogno di un governo federale a livello dell’Eurozona per promuovere un grande New Deal europeo, che assicuri uno sviluppo economico sostenibile ed il rilancio dell’occupazione e garantisca la sicurezza degli europei.

Il consolidamento dell'Unione monetaria in una Unione federale è decisivo per rispondere positivamente alle sfide ed alle minacce di disgregazione dell’Europa. Con la nuova fase della Campagna per la federazione europea i federalisti chiedono:

- che si crei un bilancio aggiuntivo dell’Eurozona, fondato su risorse proprie non dipendente dai governi nazionali e controllato democraticamente dal Parlamento europeo;

- che si avviino le riforme istituzionali indispensabili per garantire effettivi poteri di governo a livello dell’Eurozona e poteri di controllo democratico al Parlamento europeo, fissando già i tempi e modi per il completamento di una piena unione politica tra gli Stati disponibili a compiere un tale trasferimento di sovranità, a partire da quelli dell'Eurozona.

Nel contempo i federalisti europei chiedono:

- che venga risolto il nodo del governo democratico dell’Eurozona per garantire gli strumenti necessari per promuovere la convergenza tra i paesi che hanno adottato l’euro attraverso: a) politiche di sviluppo e di solidarietà; b) le necessarie riforme strutturali, instaurando un quadro di crescente fiducia reciproca a livello europeo, e riconquistando il consenso dei cittadini a favore del completamento del progetto europeo;

- che gli Stati disponibili creino una cooperazione strutturata nel settore della difesa e della sicurezza interna, per dare una prima parziale risposta a problemi sempre più impellenti che riguardano la sicurezza.


[1] Questa nota riprende parte del testo dell’articolo “Settant’anni di vita del Movimento federalista europeo (1943-2013)” pubblicato da Sergio Pistone sul numero 2-3/2013 de Il Federalista.

[2] Alla riunione parteciparono 31 persone: Arialdo Banfi, Giangio Banfi, Ludovico Belgioioso, Giorgio Braccialarghe, Arturo Buleghin, Lisli Carini Basso, Vindice Cavallera, Eugenio Colorni, Ugo Cristofoletti, Alberto Damiani, Vittorio Foa, Giovanni Gallo Granchielli, don Ernesto Gilardi, Leone Ginzburg, Enrico Giussani, Ursula Hirschman, Willy Jervis, Elena Moncalvi Banfi, Guido Morpurgo Tagliabue, Alberto Mortara, Bruno Quarti, Dino Roberto, Mario Alberto Rollier, Ada Rossi, Ernesto Rossi, Manlio Rossi Doria, Altiero Spinelli, Fiorella Spinelli, Gigliola Spinelli, Franco Venturi, Luisa Villani Usellini. Mancarono all’appuntamento Guglielmo Usellini e Cerilo Spinelli perché erano stati arrestati tra la fine di luglio e l’inizio di agosto mentre distribuivano un volantino federalista contenente l’appello a prepararsi alla guerra contro i nazisti.

 


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