Domenica 7 ottobre 2018

Partenza ore 9.00 Perugia - Giardini del Frontone
Arrivo ore 15,30 Assisi - Rocca Maggiore

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Seminari, conferenze, incontri del 5 ottobre:

 

Il valore della pace e della solidarietà tra i popoli è da sempre un presupposto fondamentale dell’azione politica federalista, poiché l’idea stessa di federare Stati diversi nasce dalla volontà di mettere fine ai conflitti e assicurare una crescita sostenibile e duratura. Per dirlo con le parole di Mario Albertini: “Se per realizzare la pace, infatti, è necessario un ordine legale, uno Stato esteso a tutto il genere umano, il diritto, e lo Stato che lo fa valere, non sono contestati, sono stabili, solo quando sono assicurate la libertà, la democrazia e la giustizia sociale. Queste non sono sufficienti per avere la pace, ma sono di fatto condizioni necessarie".

Per questo motivo, come negli anni precedenti, anche questo ottobre i federalisti europei saranno al fianco delle numerose associazioni e realtà della società civile che prenderanno parte alla Marcia della Pace e della Fraternità.

Un’iniziativa da sempre importante, ma che oggi riteniamo imprescindibile per far fronte a quella triste cronaca che ci riporta la fotografia di un’Italia e di un’Europa in cui dilagano sempre più nuove e vecchie pratiche razziste, violente e xenofobe. Una fotografia che vorrebbe relegare i valori portanti delle nostre realtà associative in un mero gruppo di minoranza lontano dalle reali esigenze del paese e dei suoi cittadini. Una situazione aggravata ulteriormente anche dalla nostra politica nazionale che invece di impegnarsi a costruire degli argini ha preferito scegliere la via più semplice, ovvero quella di istituzionalizzare e legittimare questi comportamenti e di individuare dei nemici comuni contro i quali concentrare le paure e la rabbia dei suoi cittadini: l'Unione Europea e gli immigrati.

Nell'era del verosimile e della post-verità a nessuno importa davvero distinguere le responsabilità europee delle istituzioni comunitarie da quelle dei governi, né chi decide davvero in ultima istanza su politiche migratorie o politiche economiche.

Lo diciamo noi: sono i Governi, non l'Europa.

Sono i governi attraverso il Consiglio Europeo ad averci portato a non-decidere sulla possibilità di dare un futuro all'Unione e al rilancio dello sviluppo delle politiche economiche e sociali e a non-dare una risposta alle decine di migliaia di morti che abbiamo causato con il nostro mancato intervento nel Mediterraneo e in tutte le altre vie di transito. Il Parlamento europeo e la Commissione hanno provato ad indicare la via con l'approvazione di una serie di rapporti e con una riforma del Regolamento di Dublino che spinge davvero verso quella solidarietà tra Stati troppo spesso acclamata inutilmente, ma le loro voci sono rimaste inascoltate da parte di capi di Stato e di Governo troppo miopi per pensare al futuro delle prossime generazioni e impegnati a rintracciare facili promesse elettorali e a rafforzare il proprio consenso senza fornire reali risposte.

Il risultato di questa frenetica inattività dei nostri Governi e della riabilitazione di un linguaggio dell'odio nel dibattito pubblico è che nessuno si sta seriamente occupando della difesa dei diritti umani. Quello che conta è solo incanalare verso l’esterno la rabbia di una società sempre più impaurita e senza prospettive.

Per provare a invertire questa rotta, dobbiamo essere consapevoli che oggi lo scontro politico non si gioca più sul campo della vecchia linea di demarcazione che separa destra e sinistra, né, come dimostrato dalla Marcia per l’Europa del 2017, può essere semplificato ad uno scontro tra europeisti e sovranisti.

Il nazionalismo, sconfitto dall'ondata europeista che ha riempito le strade di Roma e di tutta Europa appena un anno fa, adesso - come un’idra - sta svelando una sua nuova faccia. Il mancato coraggio nel realizzare i grandi cambiamenti istituzionali necessari all’Unione Europea per essere all’altezza delle aspettative dei suoi cittadini hanno involontariamente favorito il ritorno dei sovranisti in una veste ancora peggiore.

L'alleanza tra Salvini e Orban rivelano che l'obiettivo non è più quello di disgregare l’Unione Europea, ma di ribaltare completamente i presupposti sui quali si è fondata fino ad oggi. Il reale obiettivo è ormai chiaro: realizzare un’Europa-Fortezza che abbia al centro unicamente il mercato unico e i fondi strutturali, ma che elimini tutto il resto dell'Acquis comunitario. Questo significa solo una cosa: nessuna difesa dei valori democratici e nessuna difesa per i diritti umani.

Di fronte a tutto questo non ci resta che reagire tutti insieme, senza distinzioni politiche, perché la battaglia che si sta preparando per le prossime elezioni europee verterà su una domanda la cui risposta sarà la chiave di quello che sceglieremo di essere come civiltà: "Quale Europa?"

Se vogliamo un'Europa di pace, un'Europa democratica e federale, un'Europa che abbia al centro la libertà e la difesa dei diritti umani, allora non ci resta che costituire un nuovo fronte comune e reagire.

Oggi gli appelli non bastano più. Allora, partiamo dalla Marcia della Pace e proviamo a costruire un fronte civico capace di risvegliare le troppe coscienze assopite, offrendo un’alternativa reale e concreta che non si fermi ai vecchi confini nazionali ma che trovi il suo fondamento nell’unione tra i popoli.

Cominciamo da questa Marcia e federiamo quante più realtà civiche e sensibilità politiche possibili contro il ritorno di questo nuovo e ancor più pericoloso nazionalismo, per un'Europa che nel mondo si mostri come una vera alternativa all’imperialismo cinese e all'America First del Presidente Trump.

Rispetto a un mondo che ci vuole far vivere in un eterno presente senza ideologie, senza nessuna memoria, noi scegliamo di ricordare il perché della tragedia di due guerre mondiali e del fascismo. Scegliamo di batterci contro il «cuore di tenebra» dell’Europa e rispondiamo facendo valere quei valori che hanno fatto della civiltà europea un unicum nel panorama dell’umanità e della dignità dell’uomo, della libertà, della tolleranza, della solidarietà, della ricerca disinteressata del sapere, della creazione della bellezza e dell'universalismo dei diritti umani.

MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO (MFE)
GIOVENTÙ FEDERALISTA EUROPEA (GFE)

 

 

 


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