“La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati.”

Con questo pensiero lucido e forte Antonio Gramsci (dai Quaderni dal carcere) cercò di spiegare e chiarire le dinamiche di una crisi politica. Analizzando lo scenario europeo odierno, è possibile accostare i termini della sua riflessione a referenti precisi: lo stato nazionale (il vecchio) non è più in grado di garantire il benessere del popolo, mentre il modello federale (il nuovo), unica alternativa al progressivo declino, non riesce ancora ad affermarsi.
Stiamo quindi attraversando un periodo di “sovranità vacante”: gli stati, difatti, sono i formali detentori di una sovranità sempre più inadeguata, se si riconosce la loro goffa incapacità nell'affrontare le crisi multiple della nostra epoca, mentre l'organismo “Unione Europea” detiene poco potere decisionale reale.

A questo punto, risulta possibile identificare con certezza i “fenomeni morbosi”. Movimenti politici, soggetti influenti: sono molti i protagonisti di quell'ampio schieramento politico che si serve di una retorica demagogica per ottenere il favore delle masse cittadine, istigando negatività, rabbia, frustrazione, e facendo leva su una certa inconsapevolezza ampiamente diffusa. Di seguito i partiti più celebri compresi in questa schiera: il Front National in Francia, Die Republikaner in Germania, Alba Dorata in Grecia, FPÖ in Austria, PiS in Polonia; l'Italia stessa non è esente da questa grave tendenza: Lega Nord, CasaPound e Forza Nuova in particolare fomentano posizioni apertamente nazionaliste, euro-scettiche, xenofobe, persino fasciste. Mentre possiamo indicare come ambiguamente ancorati a posizioni nazionali sia il M5S sia alcuni settori della sinistra cosiddetta radicale. Per cogliere il tratto di comunanza di questi partiti, che ovviamente presentano ampi spazi di specificità e differenza, vale la pena riproporre il famoso passo del “Manifesto di Ventotene”: La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari [...] separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico, cioè la conquista del potere politico nazionale - e che faranno, sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie lasciando solidificare la lava incandescente delle passioni popolari nel vecchio stampo - e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale...

Tuttavia, è doveroso sottolineare che l'affermarsi di queste posizioni reazionarie e nazionaliste è dovuto innanzitutto alla mancanza di una valida alternativa politica: esistono molte forze politiche europeiste, ma la loro voce è troppo spesso insicura, e quasi sempre poco ambiziosa. Il declino qualitativo del dibattito politico europeo è evidente: i progetti sono confusi, molte volte controproducenti, talvolta pericolosi.
In definitiva, ci pare corretto spiegare lo sviluppo di sentimenti nazionalisti e la crisi in questione come diretta conseguenza di due fattori:

  • la mancanza di un progetto europeo chiaro e definito, che sappia indicare tappe e tempi per giungere ad un governo sovranazionale federale, dotato di strumenti adeguati e capace di fornire le risposte che gli europei, ed il mondo intero, si aspettano;
  • le mediocri prestazioni di una classe politica che, nel suo complesso, non si dimostra in grado di lavorare con costanza e dedizione lungo la strada della progressiva integrazione politica europea.

La retorica demagogica, il ritorno del nazionalismo in chiave contemporanea, la bassezza culturale del dibattito politico: ecco i più gravosi costi etici, civili e sociali della Non-Europa.
E' possibile per noi federalisti porre un freno a queste tendenze? E' possibile ed è necessario; in questo senso è utile rimarcare quello che deve essere il piano d'azione condiviso. Tre ci paiono le direzioni verso le quali l'impegno politico federalista dovrà focalizzarsi, aumentando notevolmente la propria intensità:

  • trasmettere alla classe politica più vicina alle posizioni federaliste l’urgenza di uno sbocco federale del processo europeo, pena il rischio di una disgregazione politica dell’edificio comunitario;
  • Proporre ai cittadini la soluzione di un’Europa federale come l’unica in grado di offrire sviluppo e sicurezza, mentre il nazionalismo prepara miseria e il ritorno ai conflitti in Europa
  • elaborare una cultura politica sempre aggiornata, con nuovi e adeguati strumenti di comunicazione, cercando il confronto costruttivo anche con le posizioni euroscettiche.

Questo triplice impegno, se condiviso ed effettivamente perseguito da ogni federalista, potrà contribuire al contenimento delle voci demagogiche, purtroppo capaci di allietare orecchie che desiderano risposte semplicistiche; solo con la costanza e la prospettazione dei vantaggi che presenta la soluzione di una federazione europea, si potranno rafforzare le posizioni europeiste, consapevoli del bisogno storico degli Stati Uniti d'Europa.

 


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