L’8 maggio, Festa dell'Europa, è diventata quest’anno una particolare versione dell'iniziativa «Montecitorio a porte aperte» presso la Camera Dei Deputati. Prima una cerimonia istituzionale nell'Aula della Camera dei Deputati, gremita di studenti, e al suo termine è seguito un corteo federalista, numeroso e gioioso, che è arrivato fino al Campidoglio. L'evento ha avuto un'ottima copertura mediatica, con interviste su numerosi giornali e programmi nazionali, oltre che la diretta su RAI 3.
Nell'Aula della Camera sono intervenuti: la Presidente Laura Boldrini, il Vicepresidente del Parlamento europeo David Sassoli, il Primo Vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, la Ministra dell'Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per le Politiche e gli Affari europei Sandro Gozi, il Presidente del Consiglio italiano del Movimento europeo Pier Virgilio Dastoli, il Presidente della Gioventù Federalista Europea Simone Fissolo. Si sono poi alternate le voci di studenti e insegnanti, con il coordinamento della giornalista Eva Giovannini.
La Banda interforze ha eseguito l'Inno nazionale in apertura e l'Inno europeo in chiusura. All'evento hanno assistito in Aula, oltre a molti militanti federalisti, circa 800 studenti di varie scuole d'Italia che hanno preso poi parte entusiasticamente al corteo che si è svolto per le vie cittadine.
Oltre alle riprese registrate dai canali ufficiali, la GFE ha creato un suggestivo video visionabile su youtube (Festa dell'Europa - GFE alla Camera dei Deputati). Al termine del corteo, presso la Sala dei Curazi e degli Orazi dei Musei Capitolini, si è tenuta la premiazione del concorso nazionale “Dal mercato comune all’Europa dei cittadini”, promosso dal Ministero dell’Istruzione e dal Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché del concorso nazionale CIME-AICCRE "Diventare cittadini europei".

Della cerimonia a Montecitorio riportiamo di seguito una sintesi dei principali interventi e il testo del Presidente GFE, Simone Fissolo.

 

Laura Boldrini

Oggi - Montecitorio a porte aperte- è dedicato alla Festa dell'Europa, che costituisce un momento di celebrazione per quanto è stato conseguito finora. Un percorso che - è bene ricordarlo - fu sognato, agognato, settantacinque anni fa, nella piccola isola di Ventotene, da un gruppo di giovani antifascisti detenuti al confino - Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Ursula Hirschmann - che scrissero il Manifesto di Ventotene, con l'obiettivo di costruire gli Stati Uniti d'Europa. Oggi la Festa dell'Europa, in questo momento così difficile, è anche un'occasione per rilanciare il progetto europeo. E' una Festa in cui sono coinvolti in primo luogo i giovani, i ragazzi come voi, nati molti decenni dopo l'avvio del processo d'unificazione europea e che ne godono i benefici, dandoli però troppo spesso per scontati. Settant'anni fa, infatti, nessuno avrebbe potuto immaginare che gli europei, che si erano combattuti aspramente per secoli, avrebbero potuto vivere in pace per decenni. Conquiste come la libera circolazione, la possibilità di studiare in un altro Paese europeo, un'unica valuta utilizzata in diciannove Stati, erano impensabili per la mia generazione e non esistevano appena trent'anni fa. Ricordiamocene, quando sentiamo chi accusa l'Europa di essere la causa di tutti i nostri problemi!

(…) Ma festeggiare significa anche e soprattutto rinnovare l'impegno di tutti noi per dare nuovo slancio alla costruzione europea in una fase in cui appare messo in discussione il futuro stesso dell'Europa unita. Come non considerare minacce all'essenza dell'integrazione europea la costruzione di barriere ai nostri confini interni, che negano uno dei suoi pilastri, la libera circolazione all'interno dell'Area Schengen? Come non vedere che il progetto europeo è a rischio se in alcuni Paesi vengono violati il principio dello stato di diritto ed i diritti fondamentali, che rappresentano l'identità stessa del nostro continente? Come non rendersi conto che le ricorrenti minacce di espulsione della Grecia dall'area euro danneggiano tutti noi? Come non temere una possibile uscita di uno Stato membro - il Regno Unito - dall'Unione, per la prima volta da quando esiste l'UE? Ma da che cosa deriva la crisi profonda del progetto europeo? Deriva principalmente dal fatto che l'attuale assetto dell'Unione si sta dimostrando inadeguato rispetto a tutte le grandi sfide globali e alle aspettative dei cittadini. Non riesce infatti a promuovere a sufficienza crescita e lavoro, rischiando così di avere una 'generazione perduta' di giovani europei. Non è in grado di attuare le proposte sensate e realistiche della Commissione europea, che avrebbero permesso di gestire l'arrivo dei rifugiati in modo condiviso e solidale, evitando così la crisi che è sotto gli occhi di tutti oggi. L'attuale assetto dell'Unione non consente di sviluppare un'unica politica efficace di lotta al terrorismo internazionale. E rischia di rallentare l'attuazione dello storico Accordo sui cambiamenti climatici firmato a Parigi nel dicembre scorso: se, infatti, l'UE ha svolto un ruolo chiave nei negoziati che hanno portato al successo della COP21, ora spetta ai singoli Stati membri ratificarlo. Un processo che potrebbe essere molto, troppo lungo.

(…) L'Unione è attualmente come una macchina d'epoca, una macchina bella e gloriosa il cui motore però procede ormai a singhiozzo. Quest'automobile, questo motore, sono vecchi, sono antichi vanno dunque sostituiti con un modello nuovo, sostenibile, più competitivo, in grado di portarci lontano e di suscitare la passione delle nuove generazioni. Per costruire questo modello nuovo ognuno di noi - cittadini, parlamenti nazionali, governi e Istituzioni dell'Unione - è chiamato a fare la propria parte. Ea farlo subito, prima che sia troppo tardi. Prima che prevalgano i nazionalismi, i populismi e coloro che, offrendo ricette semplici ma inattuabili, mirano soltanto a disgregare l'Europa. Non possiamo dunque permetterci di stare fermi.

Con questo obiettivo ho assunto l'iniziativa di firmare, il 14 settembre scorso, a Roma, davanti a tanti studenti come voi, la Dichiarazione 'Più integrazione europea: la strada da percorrere', unitamente ai Presidenti dell'Assemblea nazionale francese, Bartolone, del Bundestag tedesco, Lammert, e del Parlamento lussemburghese, Di Bartolomeo. Siamo partiti in quattro. Oggi le firme di Presidenti di Assemblee parlamentari dell'UE sono quattordici.

(...) Cari ragazzi e care ragazze, le sfide che abbiamo davanti sono tante ma non dobbiamo farci scoraggiare. Anzi tocca a noi rilanciare il progetto europeo con nuova determinazione. La stessa determinazione che troviamo nella frase che conclude il Manifesto di Ventotene: 'La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà' ".

 

Pier Virgilio Dastoli

Nelle conversazioni con i giovani ho constatato spesso il loro interesse per il Manifesto di Ventotene e (…) ho scoperto in molti giovani un pensiero che potrebbe essere formulato con le stesse parole di Spinelli: “la Federazione europea non è un bell’ideale cui rendere omaggio, ma un obiettivo per la cui realizzazione occorre agire ora: non si tratta di un invito a sognare, ma ad operare”. Essa era per Spinelli la possibilità di controllare “quei Leviatani impazziti” degli Stati-nazione (…)  Il Movimento europeo ha unito la sua voce a chi ha chiesto un piano di investimenti per l’Africa, l’apertura di vie legali d’accesso per i rifugiati e i migranti, la soppressione dei nuovi controlli alle frontiere interne, il diritto del suolo e il pieno rispetto del diritto europeo e delle Convenzioni internazionali nei rapporti con paesi terzi come la Turchia. (…)  Per difendere questi valori e abbiamo proposto di avviare un’azione popolare allo scopo di combattere tutti insieme la disgregazione nell’Unione e dell’Unione. Il primo atto di quest’azione (…) avrà luogo a Ventotene il 22 maggio per rinnovare il nostro impegno a proseguire sulla rotta verso gli Stati Uniti d’Europa indicata da Altiero Spinelli.

 

David Sassoli

E' un momento critico per l'Europa, in tutti e 28 i Parlamenti nazionali le domande sono le stesse. Da soli gli Stati membri dell'Unione non possono rispondere alle crisi del nostro tempo. La costruzione dell'Europa non è un incidente della storia, ma il risultato di lotte e di battaglie, di sogni di uguaglianza e di giustizia. Dobbiamo dirlo con forza che le conquiste di questi 70 anni rappresentano una garanzia per il futuro, garantendoci la pace. Non possiamo competere da soli come singole nazioni sullo scenario internazionale, ma l'Europa può farcela e può essere utile per un mondo che ha bisogno di regole più giuste. Per non arrenderci alla paura dobbiamo cambiare, è il tempo di costruire quello che ci manca: gli Stati Uniti d'Europa.

 

Sandro Gozi

Il progetto Erasmus e Schengen sono sinonimi di libertà e umanità, così come l'Europa stessa. Eppure l'Europa oggi non è più percepita come un moltiplicatore di opportunità, ma di vincoli. Occorre invertire questa tendenza e tornare a guardare all'Europa come a una speranza. Laddove non c'è unione l'Europa è ancora capace di orrori. Non è tornando ai muri che possiamo affrontare le sfide dell'avvenire. E' drammatico che siano stati i terroristi a ricordarci che siamo una comunità di diritti: "Per salvare l'Europa dobbiamo cambiarla", per questo col Governo lanceremo un'iniziativa di riforma nell'anniversario dei Trattati di Roma il prossimo anno.

 

Frans Timmermans

Dobbiamo attivarci contro gli slogan populisti, la paura come strumento di mobilitazione, l'altro come fonte di tutti i mail e la sua eliminazione dalla società come soluzione. Non bastano i successi del passato per convincere gli elettori. L'Europa ha fatto tanto, ma la sicurezza è minacciata e la prosperità economica in dubbio. Le nostre società si stanno dividendo. Eppure l'Europa è necessaria per risolvere le sfide dei nostri tempi. Abbiamo bisogno di un'Europa che risolva i suoi problemi per tornare a realizzare i nostri sogni. Abbiamo bisogno di ravvivare lo spirito di solidarietà, non altruismo ma fratellanza, consapevoli di vivere in una comunità. Occorre comprendere che la nostra reciproca dipendenza non è un freno, ma un motore per lo sviluppo economico e sociale. I giovani dovrebbero così rendersi conto perché festeggiare l'Europa di oggi e perché lottare per l'Europa di domani.

 

Simone Fissolo

Di fronte ad una ricorrenza a volte sembra di dimenticare il motivo per il quale si festeggia. Forse oggi siamo qui per chiederci se davanti all’Europa dei muri si può ancora credere a quell’idea di Europa che aveva in mente Schuman il 9 maggio del 1950.

Io credo di sì. Di più: credo che le parole di Schuman, oggi, debbano esser al centro del discorso pubblico europeo.

L’Europa era un sogno di pace. Dopo la devastazione della Seconda Guerra Mondiale, morte e violenza, donne e uomini si sono rimboccati le maniche e hanno cominciato a lavorare per la pace. Noi festeggiamo questa idea di Europa, e non l’Europa che leggiamo sui giornali. Costruire la pace. L’idea di pace che ha dato vita al Manifesto di Ventotene e in seguito ha portato alla fondazione del Movimento che oggi qui rappresento.

Ma non si tratta di una pace astratta. Non è un’idea priva di un programma. Al contrario, donne e uomini hanno lavorato e lavorano tutt’oggi per scrivere insieme questo progetto chiamato Unione europea. Ed è di questo che la politica dovrebbe parlare oggi. Di sogni.

E allora come attualizzare quei valori oggi? Quale Europa vogliamo noi giovani? Quale Europa vogliamo costruire per i giovani che verranno?

Le ragazze e i ragazzi della Gioventù Federalista Europea lavorano per dare risposte a queste domande.

Noi crediamo che oggi l’Unione europea soffra perché ha perso la memoria. Non si ricorda più qual è la strada che avevano indicato i suoi padri fondatori, la strada che conduce all’unione politica, agli Stati Uniti d’Europa.

Ma sono i cittadini del mondo che tutti i giorni cercano di ricordare all’Unione il suo ruolo di attore globale.

Sono le donne e gli uomini sotto i bombardamenti che scappano dalla guerra a ricordarci l’importanza della pace. Sono le donne e gli uomini che si spostano per trovare lavoro a ricordarci l’importanza degli accordi di Schengen e della libera circolazione delle persone. Sono i giovani che non sanno cosa sia la vita di coppia e che non sanno se vogliono un figlio a ricordarci che questa Europa rischia di perdere anche la speranza.

Siamo noi, i giovani, coloro i quali si battono a scuola e fuori affinché si seguano le idee e non le paure. Ed è proprio la paura a generare morte e violenza.

Contro di noi è chi erige i muri ai confini generando violenza. Contro di noi è chi non accoglie i rifugiati creando morte. Di questo purtroppo parliamo oggi.

Concludo dunque questo mio breve intervento ricordandoci domani di festeggiare l’idea di Europa e non l’Europa di cui oggi trattano i quotidiani. Di festeggiare chi è riuscito a scappare dalla guerra e chi si è spostato e ha trovato lavoro. Festeggiamoli insieme ai nostri amici e alle nostre famiglie, perché solo così allora sentiremo la festa.

 


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