Dopo tanti rapporti nazionali, ora ne abbiamo uno europeo, che ci dice dove possiamo fare il bagno in tutti i Paesi. Il documento inizia con una foto di ombrelloni su una spiaggia che ci ricorda che le ferie si avvicinano e che gli europei stanno programmando i loro viaggi sul continente. Perciò, come ogni estate, ci saranno gli olandesi che verranno in roulotte sulle spiagge italiane, i francesi che affitteranno le stanze in Costa Brava e gli italiani che andranno alla ricerca dei laghi tedeschi o dei fiumi della Corsica, tanto per fare degli esempi. Tutte acque pulite. La relazione annuale sulle acque di balneazione (European bathing water quality in 2015 - EEA Report No 9/2016) è stata scritta dall’Agenzia europea dell’ambiente e dalla Commissione europea e ci mostra che la qualità delle acque è migliorata nel tempo: nel 2015 quasi tutti i luoghi balneabili monitorati dall’Unione (il 96 per cento) rispettavano gli standard minimi di qualità delle acque. L’84 per cento dei siti aveva un livello addirittura eccellente. Nella relazione di quest’anno sono stati monitorati 21 mila luoghi dove ci si può immergere in acqua. Fiumi e laghi in tutti Paesi, anche quelli senza sbocco a mare.

La qualità dell'acqua è stata eccellente in oltre il 90 per cento dei luoghi di balneazione di otto Stati membri: Lussemburgo (tutti gli 11 siti di balneazione analizzati), Cipro (99,1 per cento dei siti di balneazione), Malta, Grecia, Croazia, Italia, Germania e Austria. Il numero più elevato di siti di balneazione con una qualità scarsa è stato registrato in Italia (95 siti, pari all'1,7 per cento), Francia e Spagna. Sono stati giudicati insufficienti solo 385 siti di balneazione in tutta Europa, una percentuale più bassa rispetto al 2014.

Il monitoraggio dell’Ue ha criteri molto delimitati: valuta la contaminazione delle acque, a causa delle acque reflue in arrivo dagli edifici abitativi e di quelle di drenaggio provenienti dalle aziende e dai terreni agricoli. Questi scarichi, in aumento quando ci sono piogge forti o inondazioni, mettono a rischio la salute pubblica: nuotare in spiagge o laghi contaminati, sottolinea il documento Ue, può provocare malattie. Quarant’anni fa in molti dei fiumi, laghi e mari europei venivano gettate grandi quantità di acque reflue non controllate, non trattate o parzialmente trattate. Oggi la situazione è in via di miglioramento. Molte grandi aree e città turistiche, come Blackpool, nel Regno Unito, Copenaghen e Monaco di Baviera, raccolgono i frutti degli investimenti realizzati per migliorare i sistemi fognari, il che permette siti di balneazione più puliti nelle zone portuali, nelle località fluviali urbane e sulle spiagge nelle vicinanze. Karmenu Vella, Commissario per l'ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha dichiarato: “Questo è l'esempio perfetto del fatto che aree altamente sviluppate dal punto di vista economico come la nostra possono produrre norme ambientali altrettanto elevate."

Un altro sistema di valutazione, anch’esso merito dell’Unione europea, premia le località turistiche balneari anche in base alla gestione sostenibile del territorio. Giudica cioè anche i servizi forniti: la presenza di bagnini, spogliatoi, i livelli di raccolta differenziata. Alle migliori vengono date delle bandiere blu, assegnate ogni anno dalla ONG danese Fee (Foundation for Environment Education). Il sistema delle bandiere blu venne istituito nel 1987, Anno europeo dell’Ambiente. Nel 2016 in Italia sono state attribuite 293 bandiere, di cui 152 a comuni rivieraschi, cinque in più del 2015. Un risultato buono, nella media degli altri Paesi europei, che va insieme a quello della relazione annuale sulle acque di balneazione e che fa emergere un’Europa perfetta per le vacanze.

In conclusione gli sforzi dell’Unione europea per garantire acque di balneazione pulite e salubri hanno avuto inizio quarant’anni fa, con l'adozione della prima direttiva sulle acque di balneazione. Ed hanno avuto successo.

 

Un tunnel per unire l’Europa

Il 1° giugno 2016 è stata inaugurata la nuova Galleria ferroviaria del Gottardo, in Svizzera. Il tunnel è lungo ben 57 chilometri, parte da Bodio, nel Canton Ticino e arriva a Erstfeld, nel Canton Uri. È stato costruito perché i collegamenti già esistenti non bastavano a soddisfare tutte le esigenze di spostamento, per lo più a scopo commerciale. Il cantiere è durato diciassette anni perché l’opera ha richiesto tecnologie e competenze particolari: sopra la galleria ci sono duemila metri di roccia. Il traforo è stato creato infatti alla base della montagna per evitare che i treni debbano arrampicarsi, perdendo tempo e allungando il percorso. La Galleria del Gottardo è stata inaugurata con una cerimonia in pompa magna cui hanno partecipato i leader di Italia, Francia, Germania e Austria, oltre che quelli svizzeri. Il primo ministro Matteo Renzi ha detto che il tunnel è il simbolo dell’Europa “che non costruisce muri ma che collega il nord e il sud, e rilancia un’economia verde con meno macchine e più rotaie”. La Galleria permetterà di accelerare e rendere più intensi i collegamenti fra i Paesi europei e in questo senso è un’opera per l’unità europea. Non l’unica.

Durante la cerimonia per il Gottardo, il Presidente francese Francois Hollande ha detto che l’opera gli ricordava il tunnel sotto il canale della Manica, che unisce, passando sotto il mare, il comune britannico di Cheriton nel Kent a quello francese di Coquelles, vicino Calais. L’Eurotunnel, dal nome della società che lo gestirà fino al 2086, venne completato nel 1994 ed è lungo 50 chilometri. “Da allora”, ha ricordato Hollande, “siamo uniti come non lo siamo mai stati”. Sotto la Manica passano i treni-navetta per gli autoveicoli, il servizio passeggeri Eurostar tra Londra, Parigi e Bruxelles e il trasporto merci. Nonostante queste grandi opere riducano le distanze in Europa e portino anche benefici economici di lungo periodo, vi sono molte voci contrarie, soprattutto al treno ad alta velocità che dovrebbe collegare Torino e Lione e alla galleria di 57 chilometri che nel progetto sarà costruita in Val di Susa. Attualmente, senza il tracciato per l’alta velocità, il treno Tgv Milano-Parigi impiega più tempo per andare da Torino a Lione che da Lione Parigi, tratta dove c’è già l’alta velocità: circa quattro ore da Torino a Lione (sono 314 chilometri in macchina, secondo Google Maps) e circa due fra Lione e Parigi (464 chilometri sempre stando a Google). Prima di arrivare a Lione, il treno viaggia lento, blocca il traffico stradale ai passaggi a livello come fosse un convoglio regionale. E dal fondo della Val di Susa i monti al confine con la Francia sembrano invalicabili. D’inverno è come se oltre la neve e gli impianti sciistici ci sia il nulla e non dei paesi praticamente gemelli di quelli del versante italiano. La difficoltà dei collegamenti aumenta la distanza emotiva.

Il tunnel Torino Lione è un’opera transfrontaliera finanziata per circa il 40 per cento dall’Unione europea. Come anche il progetto del traforo ferroviario del Brennero, lungo la linea Verona - Monaco di Baviera, che sarà lungo 55 chilometri e partirà da Fortezza/Franzenfeste per arrivare a Innsbruck. Adesso per oltrepassare il confine con l’Austria al Brennero, si deve prendere l’Eurocity. Da Verona è una fuga infinita dall’Italia e poi alla fermata “Brennero” il treno si ferma e resta lì, per un tempo più lungo rispetto a una normale fermata, nessuno sa il perché. Perché c’è il confine. E in Europa è ancora complesso attraversare i confini in treno. Gli unici motori di ricerca per prenotare viaggi sui binari in tutti i Paesi d’Europa sono quello della Deutsche Bahn, le ferrovie tedesche e quello del sito Interrail.eu. Chi vuole oltrepassare le frontiere spesso è costretto a molti cambi e a più ore di viaggio. Entro il 2029 la parte più importante del sistema di Alta Velocità italiana dovrebbe essere completata, permettendo di superare più rapidamente le Alpi. Un’Unione europea unita e federale non può permettersi di avere i confini chiusi, sia dalle misure contro l’immigrazione, che tanti chiedono in questo periodo, che da ragioni pratiche di difficoltà di collegamento. Oggi non servono più gli elefanti che utilizzò il condottiero Annibale per superare le Alpi. La tecnologia ha raggiunto livelli di sviluppo tali da far sì che le barriere naturali non siano più un ostacolo agli spostamenti.

 


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