L'Unità Europea N. 2016/1 gennaio-febbraio

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Sommario:
Premio Spinelli a Giorgio Napolitano / Riforma dell’Unione Monetaria / Dossier Clima / Campagna Federazione Europea e #DontTouchMySchengen / Brexit / Osservatorio Federalista / Attività delle Sezioni / Renzi a Ventotene
 

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L'unico modo per difendere Schengen è andare “oltre Schengen”: nell’immediato, una guardia europea di frontiera e una giurisdizione europea, come espressione di una  “una sovranità europea ai confini”. Possono essere questi i primi passi verso una politica estera e di difesa comune. Lo scudo politico per  una società europea  altrimenti sempre più smarrita.

Venerdì 22 gennaio 2016 il Presidente del MFE Giorgio Anselmi ha consegnato il Riconoscimento "Altiero Spinelli ai costruttori dell'Europa federale" a Giorgio Napolitano, Presidente emerito della Repubblica e Senatore di diritto e a vita. La cerimonia ha avuto luogo nella Sala Zuccari della sede del Senato di Palazzo Giustiniani alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del Presidente del Senato, Pietro Grasso, del Ministro degli Esteri Gentiloni, del Sottosegretario di Stato Gozi, del Consigliere Piantini, del Rappresentante dell'Italia presso l'UE Calenda, gli ex Premier Amato e Monti, esponenti della cultura, tra cui Bolaffi e Cassese.

Sono molto grato al Presidente Anselmi e a tutti coloro che con esemplare tenacia tengono viva in Italia la nobile tradizione del Movimento Federalista. Grato per un riconoscimento generosamente motivato che mi onora e che tanto più apprezzo in quanto è stato in precedenza conferito a uno dei più rispettati protagonisti italiani della costruzione europea, Carlo Azeglio Ciampi.

Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente del Senato, Caro Presidente Napolitano, Stimate Autorità e rappresentanti del mondo della cultura e dell’informazione che ci onorate della vostra presenza, Gentili amiche e cari amici federalisti, siamo i custodi e gli eredi di quel <span ">Manifesto di Ventotene che nel periodo più buio della storia eu-ropea si chiudeva con parole che sono ben scolpite nelle nostre menti: «La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà.»

Alla dura prova delle migrazioni e del terrorismo gli accordi di Schengen non bastano più. Senza una sovranità europea sui confini esterni dell’UE assistiamo al ritorno dello Stato-nazione che vuole rimettere in piedi gli antichi steccati che hanno diviso gli Europei. Questo dossier è dedicato alla battaglia per difendere Schengen, andando oltre Schengen, con l’action week (10-17 febbraio) e con l’iniziativa #DontTouch-MySchengen.

Spinelli e Monnet avevano ragione: gli avanzamenti più promettenti verso l’obiettivo della Federazione europea spesso si verificano quando si manifestano crisi acute nei rapporti fra stati nazionali sempre più impotenti e un assetto di potere europeo sempre più in divenire, ma che non riesce a superare ancora la soglia della irreversibilità.

La crisi finanziaria iniziata nel 2007-2008 ha reso evidente la necessità di armonizzare in tutta l'Unione europea, e in special modo nella zona euro, la regolamentazione delle attività bancarie e la loro vigilanza. La crisi ha messo in luce come un'errata, ma soprattutto differenziata valutazione dei rischi da parte dei diversi settori bancari nazionali possa compromettere la stabilità finanziaria di tutti gli Stati membri.

L’Accordo sul Clima di Parigi del 12 dicembre 2015 va considerato di portata “storica”, non solo perché “universale” (approvato da 195 Stati), ma perché questi hanno riconosciuto (dopo 20 anni di colpevole ritardo) che il riscaldamento globale è un fenomeno di dimensioni mondiali e quindi va affrontato “insieme”.

Il controllo delle imponenti ondate di immigrazione verso l’Europa richiede una risposta sul piano militare, economico ed industriale. Fino ad ora, gli europei hanno dato una disordinata risposta sul piano militare, avendo individuato nella guerra civile siriana la principale ragione della spinta all’emigrazione verso l’Unione europea di centinaia di migliaia di profughi e serbatoio degli attacchi terroristici che l’hanno recentemente colpita.

Dal novembre del 2015 Francia, Germania e Austria hanno ripristinato i controlli alle frontiere, sospendendo gli accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone. A gennaio di quest’anno Svezia, Danimarca e Norvegia hanno fatto lo stesso.


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