Campagna per la Federazione Europea

Come i federalisti sostengono da tempo, l’esito del referendum inglese, al di là del risultato stesso, deve imporre un’accelerazione del processo di unificazione politica, a partire da chiare scelte per giungere alla creazioni di strutture federali per i Paesi-euro nella politica estera, di sicurezza e di bilancio. Per vincere le resistenze dei governi nazionali è tempo che il Parlamento europeo si mobiliti attorno alla battaglia per la riforma istituzionale dell’Unione, sulla base dei Rapporti già presentati nelle pertinenti Commissioni. Ma è anche tempo che il federalismo organizzato si mobiliti per chiamare alla battaglia “costituzionale” che si annuncia tutti i cittadini e le forze politiche, sociali e culturali che non hanno smesso di credere che l’obiettivo della federazione europea costituisca “la battaglia del nostro tempo”.

In questo senso va la lettera che il Presidente ed il Segretario del MFE hanno trasmesso il 22 luglio ai militanti e alle sezioni e che pubblichiamo qui sotto. A seguire un’illustrazione sintetica del rapporto Verhofstadt che rappresenta, dopo il famoso Rapporto Spinelli del 1984, il principale  tentativo d’iniziativa parlamentare di dare all’Europa istituzioni federali.

 

Lettera del Presidente e del Segretario ai militanti ed alle sezioni del MFE

TUTTI A ROMA IL 25 MARZO 2017
PER RIVENDICARE L’EUROPA FEDERALE!

Il 12 luglio scorso Guy Verhofstadt ha presentato alla Commissione Affari costituzionali del PE il suo rapporto sulle riforme istituzionali di carattere federale necessarie per garantire il futuro dell’Unione. Si tratta della più avanzata proposta di trasformazione delle istituzioni europee in senso federale presentato nel Parlamento europeo dopo l’iniziativa di Altiero Spinelli durante la prima legislatura europea.

A questo punto, il Parlamento europeo deve decidere come ed entro quando approvare tale rapporto, senza snaturarlo, insieme agli altri due rapporti* che, complessivamente, indicano la roadmap per promuovere insieme le politiche necessarie per riconquistare la fiducia dei cittadini ed il consolidamento dell’unione monetaria in una effettiva unione politica. Le resistenze si annunciano forti.

Non sarà una battaglia facile. Le resistenze si annunciano forti. In assenza della volontà politica da parte dei governi di affrontare la questione della riforma dei Trattati, ci sono già i primi segnali della tentazione, anche all’interno delle grandi famiglie politiche, di non avviare neppure la battaglia costituente Come federalisti dobbiamo assolutamente fare in modo che la prospettiva di collegare l’avvio di politiche europee alla realizzazione di un quadro federale e democratico, non esca dall’orizzonte della battaglia politica. Il ruolo del MFE, in questo contesto, è chiaro: dobbiamo intensificare la pressione a tutti i livelli sulla classe politica e sui gruppi parlamentari nazionali ed europei innanzitutto affinché il Parlamento europeo faccia quel che deve e, in secondo luogo, affinché alcuni governi ed in generale le istituzioni europee e nazionali conducano la buona battaglia per arrivare a compiere il necessario salto istituzionale in senso federale, sciogliendo il nodo della sovranità europea. Nell’immediato invieremo delle lettere ad hoc a singoli parlamentari nazionali ed europei per metterli di fronte alle loro responsabilità. Sulla base di queste lettere, analoghe iniziative potranno e dovranno essere prese dalle sezioni nei confronti dei parlamentari eletti nelle loro circoscrizioni, in vista delle altre iniziative che dovranno essere prese in settembre.

Ma fin d’ora dobbiamo prepararci a raccogliere un’altra sfida: quella della mobilitazione popolare. Negli ultimi anni, a seguito delle diverse crisi, è stato facile da parte di alcune formazioni politiche e leader cavalcare l’antieuropeismo per guadagnare voti e consensi a livello nazionale. Ma, dopo l’esito del referendum britannico, è apparso chiaro che non si può allo stesso tempo rifiutare l’Europa, come pretendono euroscettici ed eurofobi, e pretendere di godere degli indubbi benefici che si hanno restandone a far parte. Come è apparso evidente che sia gli euroscettici e gli eurofobi, sia i nostalgici del ripristino di una piena sovranità nazionale, non hanno alcun piano credibile per far fronte alle sfide della globalizzazione, dei flussi migratori, della sicurezza interna ed esterna all’Europa.

Questo è il momento, per chi vuole davvero l’Europa, di far sentire la propria voce, e di mostrare che è ancora maggioranza in questo continente. È il momento di un salutare shock popolare pro-europeo, di una mobilitazione, che il MFE intende sin d’ora promuovere e sostenere in collaborazione con tutte le forze ed istituzioni a cui sta a cuore il destino del nostro continente. L’occasione è rappresentata dal sessantesimo anniversario del Trattato di Roma, il 25 marzo 2017, a Roma, ormai considerata come una scadenza spartiacque nella politica europea. Un’occasione che non potrà essere semplicemente celebrativa, ma che dovrà servire per manifestare il bisogno di PIU’ EUROPA, sia in termini istituzionali democratici sia per quanto riguarda la realizzazione di vere politiche continentali.

Mobilitare le forze politiche, sociali, culturali, gli enti locali, i cittadini, i giovani per far sì che nel Parlamento europeo il rapporto Verhofstadt venga sostenuto; chiedere in particolare ad alcuni governi ed istituzioni nazionali di sostenere la prospettiva dell’unione federale; contribuire a far sì che l’opinione pubblica europea torni ad essere un fattore propulsivo nel processo di unificazione europea: ecco il lavoro da compiere nei prossimi mesi. 


(*) Si tratta dei rapporti in discussione nella Commissione affari costituzionali del Parlamento europeo noti come Bresso-Brok, sul miglioramento del funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona, e Verhofstadt sulla possibile evoluzione delle attuali istituzioni oltre i trattati esistenti; nonché del rapporto Böge-Beres in discussione nella Commissione affari economici del Parlamento europeo sulla creazione di una capacità di bilancio autonoma per l’Eurozona.

 


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