Creare un'università nelle strutture del Parlamento europeo di Strasburgo. Questa proposta fu avanzata dieci anni fa da Bronislaw Geremek e Jean-Didier Vincent ed è ritornata di attualità grazie a due studiosi del think tank "Bruegel" di Bruxelles, nei mesi successivi al referendum con cui il Regno Unito, lo scorso 23 giugno, ha scelto di intraprendere la via per lasciare l'Unione europea. Fra i venti punti a favore della Brexit pubblicati in un articolo del The Telegraph del giorno precedente al voto c'erano gli sprechi economici dell’UE di avere anche una sede parlamentare a Strasburgo e degli spostamenti dei parlamentari fra Bruxelles e la città francese. È un tema che fornisce carburante agli euroscettici di tutto il continente, di fronte al quale l'idea di un’università europea “Bronislaw Geremek” nel cuore del continente potrebbe essere un antidoto.
Di certo, non sarebbe facile cambiare questa situazione e la Francia sarebbe d'accordo ad una eventuale modifica dei Trattati necessaria per realizzare l'idea solo se compensata in modo adeguato. Strasburgo è una città simbolo della riconciliazione franco – tedesca del dopo guerra e la Bronislaw Geremek vi porterebbe la cultura e la vitalità di studenti, professori, ricercatori di tutta Europa. L'università potrebbe essere finanziata dall'Ue con i soldi risparmiati dalla centralizzazione dell'attività legislativa europea a Bruxelles e il provvedimento andrebbe in linea con l'iniziativa franco-tedesca-italiana a seguito della decisione sulla "Brexit" del Regno Unito, volta a dare spazio alla cultura e speranze ai giovani. Il polo di studio prenderebbe il nome di Geremek, storico, politico ed europarlamentare polacco dal 2004 alla sua morte nel 2008. Cresciuto nella fame del ghetto di Varsavia, fu un sopravvissuto alle atrocità del ventesimo secolo e un simbolo della riunificazione dell'Europa dopo il crollo della cortina di ferro. Geremek fu uno dei fondatori di Solidarnosc, dissidente sotto il regime comunista e, dopo la fine di questo, ministro degli Esteri nel suo Paese prima di essere eletto dai cittadini europei. Pochi mesi prima di morire disse nel suo libro "Visions d'Europe", scritto insieme al sociologo tedesco Robert Picht, che dopo aver fatto l'Europa bisognava fare gli Europei, altrimenti avremmo rischiato di perdere tutto quello che si era costruito.

È superfluo ribadire l'importanza dell'istruzione per formare cittadini europei in un Movimento come il nostro, da sempre impegnato per portare l'educazione al federalismo nelle scuole e nelle università. L'idea dei due ricercatori del "Bruegel" di riprendere il progetto di Geremek arriva nel quarantesimo anniversario della nascita dell'European University Institute di Firenze, inaugurato il 15 novembre 1976 dopo una serie di discussioni fra gli Stati europei durate più di venti anni. L'Istituto offre programmi di dottorato in Legge, Storia, Scienze Politiche ed Economia agli studenti che passano le selezioni, provenienti da tutta Europa, ed è considerato da molti accademici uno dei successi più evidenti dell'integrazione europea. Parliamo qui di alta formazione e ricerca su temi europei, ma l'idea che possano diventare sempre più comuni delle vere università europee ci riporta alla mente il tema dell'istruzione dei nostri cittadini, tanto vasto quanto fondamentale per il popolo europeo. Educazione europea significa in primis insegnare la consapevolezza della storia che ha portato alla nascita e agli sviluppi dell'Unione europea, i diritti della cittadinanza europea e il processo decisionale dell'Ue, ma non si limita a questo. L'istruzione nei nostri Paesi dovrebbe spingersi a formare giovani italiani, francesi, tedeschi, spagnoli che abbiano la coscienza di essere vicini e solidali l'uno con l'altro, figli di Stati che hanno vissuto una storia diversa, si sono spesso combattuti, ma che hanno scelto di procedere uniti per evitare gli errori del passato. Istruzione europea significa dunque anche insegnamento della storia e delle altre discipline con un punto di vista europeo.

Lo spazio europeo dell'istruzione superiore

Il Processo di Bologna fu avviato il 19 giugno 1999 con una Dichiarazione congiunta dei ministri europei dell'istruzione volta a rendere i sistemi di formazione dei Paesi europei sempre più comparabili, coerenti e compatibili l'uno con l'altro. L'intenzione dei governi riunitisi nella città italiana con una grande tradizione universitaria era di realizzare uno spazio europeo dell'istruzione superiore – obiettivo diventato realtà con la dichiarazione di Budapest-Vienna del 2010 e ancora oggi in fase di consolidamento. Il processo di Bologna mirava a introdurre un sistema organizzato nei tre cicli di laurea, laurea magistrale e dottorato di ricerca e ad agevolare il riconoscimento reciproco delle qualifiche e dei periodi di studio. Per questo, era introdotto il sistema dei crediti, misura del carico di lavoro richiesto agli studenti per raggiungere gli obiettivi di un corso di studi. Le misure in questione dovevano permettere a studenti e lavoratori di spostarsi senza problemi da un Paese all'altro. Oltre alla promozione e allo sviluppo dei programmi di mobilità regolati a livello europeo e nazionale, che hanno provveduto alla nascita di quella "generazione Erasmus" di cui molto si parla, il Processo di Bologna incentivava l’adozione di titoli e corsi di studio congiunti, così come il rilascio di certificati e diplomi finali congiunti. Vedeva delle università sempre più europee, frequentate da persone provenienti da tutti gli Stati. Un argomento caro al nostro Movimento, che nel 1977 si battè contro il provvedimento adottato dal governo di chiusura delle università italiane agli stranieri, in nome della tradizione cosmopolitica delle nostre università e dell'effettiva circolazione dei titoli di studio nell'allora Comunità europea (cfr. Il Federalista, Anno XIX, 1977, Numero 3, Pagina 202).
Le decisioni prese a Bologna hanno tuttavia un carattere intergovernativo volontario, di impegni assunti da ciascun paese per riformare il proprio sistema di istruzione. Ogni Stato è poi libero di scegliere le modalità con cui attuare i principi e gli obiettivi stabiliti. Sono oggi membri dello Spazio 48 Paesi. L’ultima conferenza ministeriale nell'ambito del processo di Bologna si è tenuta a Yerevan, in Armenia, il 14 e 15 maggio 2015 e il lavoro è ancora in corso: la prossima conferenza ministeriale si terrà in Francia nel 2018.

Uniformare le competenze

Un concetto su cui la Commissione europea pone la sua attenzione è quello di apprendimento permanente e della creazione di uno spazio europeo dell'istruzione e della formazione nell'intero arco della vita. Questo obiettivo è stato posto al centro della strategia di Lisbona del 2000 e del programma "Istruzione e formazione 2010" e da allora ha avuto diversi sviluppi. Con la raccomandazione 2006/962CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, furono fissate otto competenze chiave per l'apprendimento permanente, che tutti gli europei dovevano possedere al termine del percorso formativo. Le competenze richieste sono le seguenti: comunicazione nella madrelingua, comunicazione nelle lingue straniere, competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia, competenza digitale, imparare ad imparare (relativa all'insegnamento non solo di conoscenze, ma anche di un metodo di studio), competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturale. Nell'impossibilità di intervenire sui sistemi d’istruzione nazionale, l'Unione europea si è limitata a prescrivere agli Stati il raggiungimento di obiettivi di formazione minimi e generici, lontani dall'incidere sui programmi d'insegnamento nelle scuole dei diversi Stati europei.
La raccomandazione 2006/962CE fu inserita nell'ordinamento dal governo italiano con il “Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione”, D.M n.139 del 22 agosto 2007: cercando di traslare nel sistema italiano l'adempimento di queste competenze, il decreto generò denominazioni e classificazioni diverse, creando una iniziale confusione fra gli insegnanti e nel mondo della scuola. Il modo in cui la raccomandazione fu recepita in Italia mostra la difficoltà dell'azione in questo settore, ma anche la sua importanza, poiché le competenze chiave dell'Unione europea vengono oggi richieste in tutti i nostri Paesi per l'ingresso nel mondo del lavoro e sono elencate nel formato Europass per redigere il Curriculum Vitae. 

 


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