Le dichiarazioni che il Ministro delle finanze tedesco ha rilasciato al quotidiano La Repubblica il 4 luglio 2016 (Schäuble rilancia l’Europa a due velocità), facendo l’elogio del sistema intergovernativo, hanno giustamente provocato reazioni negative da parte di alcuni parlamentari europei e dei federalisti. Le polemiche hanno però fatto passare in secondo piano la proposta del Ministro di fare passi avanti nel settore della sicurezza e difesa europee. Qui si vuole pertanto colmare questa lacuna, valutando quest’ultima idea alla luce della richiesta federalista di un bilancio per l’eurozona. Intanto, andrebbe precisato che anteporre un obiettivo (il bilancio dell’eurozona) all’altro (una politica di sicurezza e di difesa) appare politicamente difficile e s’incorrerebbe, a mio avviso, in due errori. Infatti, da un lato, quest’obiettivo potrà essere perseguito tanto più efficacemente, quanto più si promuoveranno iniziative per la fornitura di beni pubblici europei: la politica di sicurezza è uno di questi. Va infatti da sé che, per erogarli, saranno necessarie risorse aggiuntive. Se ci si limitasse unicamente a chiedere solo un bilancio vero e proprio (fully edged), si cadrebbe nella solida obiezione di Wolfgang Streeck (W. Streeck, Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico, 2013) secondo cui il bilancio dell’eurozona non si potrà ottenere, se prima non vi sarà un accordo sul tipo di modello sociale europeo che tale bilancio dovrà finanziare. Piuttosto, meglio sarebbe sostenere l’attuazione di politiche che soddisfino le aspettative dell’opinione pubblica europea, come ad esempio la sicurezza o una politica di equità sociale, che richiedono risorse aggiuntive e che, oltre a fare passi avanti verso un bilancio dell’eurozona, consentirebbero di riconquistare il consenso dei cittadini europei sul progetto europeo.

In secondo luogo, non bisogna dimenticare che lo Stato moderno è nato, secondo un’importante corrente di pensiero (da Bodin e Hobbes in poi), sull’idea di un patto tra il sovrano e i cittadini, in base al quale il primo si impegna a garantire la sicurezza dei secondi da pericoli “interni ed esterni”. Pertanto, il fatto che si istituisca una competenza europea condivisa, e quindi federale, con gli Stati membri, nel settore della politica di sicurezza e difesa, significherebbe che si sarebbe compiuto un altro passo avanti di carattere costituzionale verso la fondazione di un’unione federale europea.

Su questi punti, per fortuna, ci sono delle novità. La Commissione affari costituzionali del Parlamento europeo nella scorsa primavera ha approvato due Rapporti. Il primo, redatto dai parlamentari europei Bresso-Brok, su quanto si può realizzare a trattati esistenti e l’altro redatto, da Verhofstadt, sui cambiamenti da introdurre nei Trattati. I due Rapporti consentono di fare dei passi avanti sui due punti che si sono visti sopra, soprattutto se si riusci rà a valorizzare il collegamento tra politica estera, di sicurezza e di difesa e transizione a un bilancio dell’eurozona, obiettivi su cui il MFE ha promosso due petizioni.

Il Rapporto Bresso-Brok sollecita l’attuazione di quanto previsto all’art. 46.2 del Trattato di Lisbona sulla cooperazione strutturata permanente nel settore della difesa e del suo finanziamento tramite il cosiddetto “Fondo iniziale” di cui all’art. 41.3, che si colloca al di fuori del bilancio UE: entrambe le decisioni, va ricordato, possono essere prese con un voto a maggioranza. Il Rapporto Verhofstadt, dal canto suo, oltre a prevedere la competenza della Corte di giustizia sugli atti che riguardano la Politica estera e di sicurezza comune (PESC), per quanto riguarda la capacità fiscale dell’eurozona, propone l’istituzione di un Ministro delle finanze dell’UE, sostenuto da un bilancio aggiuntivo dell’eurozona (per una sua più ampia illustrazione cfr. L’Unità Europea nr.4/2016, pag.4-5, ndr.) Al Ministro competerà anche la responsabilità della gestione del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Quest’ultimo è un passaggio di non poco conto in quanto il MES può emettere prestiti sul mercato dei capitali e questo è uno dei due ruoli tipici di un Tesoro (l’altro è la riscossione delle imposte). Tuttavia, sulle politiche che il bilancio dell’eurozona dovrebbe finanziare, Verhofstadt, di fatto, si limita a precisare che esso dovrebbe essere uno strumento al servizio della politica di riforme strutturali dei paesi dell’euro. Infatti, per quanto riguarda la politica estera e di sicurezza, rinvia al Rapporto Bresso-Brok. È possibile però sostenere che i due Rapporti vadano integrati e inseriti in un «calendario che preveda fin da subito l’avvio della cooperazione strutturata nel settore della sicurezza e l’istituzione di un Fondo iniziale atto a finanziarla come passo verso un bilancio aggiuntivo dell’eurozona». Su quest’ultimo punto occorrerà, però, essere pragmatici. Da un lato, è possibile che se, in ipotesi, Francia, Germania e Italia dovessero decidere di avviare una cooperazione strutturata, probabilmente i paesi dell’Est europeo, per evidenti ragioni, saranno interessati ad aderire. Dall’altro, il Fondo iniziale, verosimilmente, sarà finanziato con contributi statali. Ambedue le soluzioni potrebbero però essere accettate, purché si precisi che si tratta solo di primi passi verso un vero e proprio bilancio, finanziato con risorse fiscali proprie.

 


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