Il 2016 ci ha lasciato una tragica combinazione di eventi che hanno scatenato ripercussioni imprevedibili; le geometrie globali stanno mutando, ridefinendo i rapporti internazionali. Qualcosa sta cambiando, e sarebbe aleatorio ritenere questi movimenti ambigui fenomeni marginali.

L'Europa è la grande vittima. I legami con gli USA andranno ripensati nell'immediato. Da un lato l'UE, che ora negozia la rottura della colonna anglosassone, si trova costretta a rinunciare ad un attore fondamentale per stabilire la natura del rapporto tra le due potenze.  Dall'altro Donald Trump, esprimendosi ripetutamente in favore di una comunicazione più positiva con il Cremlino, sembra intenzionato ad obliterare  senza troppe remore il vecchio continente in quanto soggetto politico di pari statura. Doveroso, inoltre, sottolineare un altro dato rilevante della visione politica del tycoon: rendendo esplicite le sue intenzioni, egli intende riorganizzare l'Alleanza Atlantica, additando gli stati vetero-continentali come soci opportunisti ed irresponsabili e giurando di essere pronto ad ostracizzare partners inaffidabili.

Le critiche sono fondate; Obama stesso aveva condannato la debolezza geopolitica dell'UE, rintracciando in essa la causa primaria di un tremendo vuoto di potere, con una sola determinante differenza rispetto al neoeletto: egli auspicava alla progressiva formazione di una  “strong and prosperous and democratic and united Europe”; Trump, dal canto suo, ne preferirebbe una versione  nazionalista e frammentata, attirato  dal profumo di affari lucrosi; piccola deformazione professionale.

L'Europa, inseguendo desideri velleitari, corre il rischio di rimanere indifesa, attanagliata dalla morsa ferrea di molteplici crisi.

Per questa ragione, oggi è tema di generale accordo l'istituzione di un sistema di sicurezza e di difesa europeo, che possa garantire rilevanza militare, e quindi anche influenza politica, al nostro continente. La natura specifica di questo sistema, invece, è motivo di acceso dibattito.

Le proposte raccolte nella Global Strategy dell'Alto Rappresentante Federica Mogherini, che intendono rispondere all'urgenza di edificare un sistema di difesa che garantisca autonomia  e indipendenza dalla NATO, devono essere valutate con attenzione e rispetto; noi federalisti, pur acclamando ogni minimo avanzamento del processo di integrazione, consideriamo queste prime iniziative insufficienti nel lungo periodo. Seguendo gli schemi imposti dalle regole degli attuali trattati, esse non consentono la creazione di un effettivo polo di potere militare europeo, indipendente dai veti dei singoli stati.

La clausola imprescindibile della formazione di un sistema europeo di sicurezza integrata è lo sviluppo di istituzioni politiche federali, che raccolgano alcune funzioni nazionali gestendole in maniera autonoma e sovrana.

Quest'idea spaventevole era una forte consapevolezza nel lontano 1951, quando, istituita la CECA e quasi istituzionalizzata la CED, si era parallelamente impostato il progetto di trattato costitutivo della Comunità Politica europea, organismo dotato dei poteri necessari per gestire le funzioni trasferite a livello europeo.

La moneta unica ha già mostrato le debolezze e le contraddizioni di un sistema unitario non governato da un potere politico; le stesse si estenderanno anche ai campi considerati, se gli stati dovessero un'altra volta scegliere la via della blanda cooperazione, che ormai non è più in grado di fornire benefici concreti.

L'approccio di Altiero Spinelli al processo di integrazione, che evidenziava l'importanza assoluta di un primo salto politico federale come conditio sine qua non per ogni altro progresso, ritorna oggi in auge, rivelandosi un modello antesignano, razionale ed efficace per superare le aporie alle quali l'Europa è stata condotta, esasperando l'approccio funzionale e riducendolo ad una forma opportunistica di vivere il progetto europeo.

Negarlo sarebbe deleterio: l'UE, che sta attraversando una fase delicatissima della sua crescita, si è rivelata un soggetto politico lento e timoroso. Da decenni il bisogno di un grande cambiamento istituzionale e politico è tema di dibattito, ed il processo di integrazione è stato la risposta a questo bisogno. La posta in gioco è l'indipendenza politica dell'Europa, e la cura di un modello civile, sociale e culturale senza simili nel mondo.

Sebbene il motto latino “audantes fortuna iuvat” non possa ambire ad alcuna validità teorica, ben più veritiere sono le parole che lo completano: “timidosque repellit”.

Il destino respinge chi, inerme o impaurito, non agisce.

 


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