La Commissione Affari costituzionali del Parlamento Europeo ha approvato il Rapporto Bresso-Brok diretto a chiedere le riforme dell'Unione Europea possibili sulla base degli attuali Trattati e il più ambizioso Rapporto Verhofstadt che chiede invece di modificarli, per dare all’Eurozona istituzioni federali in campo economico.

 

PUNTI PRINCIPALI DEL RAPPORTO VERHOFSTADT (*)

Mettere fine all’Europa “à la carte”

Si propone di rivedere i Trattati per rifondare l’Unione sulla base di due categorie di Stati membri.

- Stati che partecipano a tutte le politiche comuni e che sono vincolati al “metodo dell’Unione”, in cui il Parlamento e il Consiglio, in quanto rappresentanti rispettivamente dei cittadini e degli Stati (quest’ultimo trasformato in un Senato degli Stati), decidono con voto a maggioranza e la Corte di Giustizia esercita il controllo giurisdizionale;

- Stati che sono interessati solo ad alcune politiche e che assumono una “condizione di associato” caso in cui dovrebbe rientrare la Gran Bretagna.

Un governo europeo dell’economia

Si formulano due proposte fondamentali.

  • stabilire un codice di convergenzagiuridicamente vincolante, rispettando il quale un paese può accedere ai fondi europei per progetti di investimento o partecipare a nuovi strumenti che colleghino riforme economiche con incentivi fiscali;
  • istituire una capacità fiscale dell’eurozona e un comune strumento di debito. In questo modo si realizza un trasferimento effettivo di sovranità, rendendo il coordinamento delle politiche economiche una competenza concorrente tra UE e Stati membri.

Il comune strumento di debito esso dovrebbe essere accessibile solo subordinatamente al rigoroso rispetto del codice di convergenza, in modo da evitare il c.d. moral hazard,

La capacità fiscale dell'eurozona è finalizzata alla salvaguardia della stabilità finanziaria e agli interventi per mitigare gli shock asimmetrici e gli effetti della recessione. Essa deve essere basata su vere risorse proprie e su un vero Tesoro dotato del potere di emettere prestiti, incardinato nella Commissione e posto sotto il controllo democratico del PE e del Consiglio.

Sono pertanto necessarie istituzioni di governo più forti delle attuali:

  • il potere esecutivo deve essere concentrato nella Commissione, che formula e attua la politica economica comune, combinando strumenti macroeconomici, fiscali e monetari, sostenuta da un bilancio dell’area euro;
  • il Ministro delle finanze deve essere responsabile del funzionamento del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), detto anche Fondo Salva-Stati e degli altri strumenti mutualizzati; essere l’unico rappresentante dell’Eurozona nelle organizzazioni economiche internazionali; avere il potere di intervenire nell’impostazione delle politiche economiche e fiscali nazionali nei casi in cui non sia rispettato il codice di convergenza e di utilizzare le risorse fiscali o i prestiti comuni a favore degli Stati che lo rispettino;
  • la BCE dovrebbe acquisire lo statusdi prestatore di ultima istanza (lender of last resort), cioè di un’istituzione disposta a concedere credito in una situazione di crisi in cui c'è una domanda di liquidità abnorme che non può essere soddisfatta da nessun altro soggetto economico;
  • la Corte europea di giustizia dovrebbe acquisire piena competenza sul funzionamento dell’EMU;
  • l’Unione bancaria dovrebbe essere completata al più presto sulla base di un preciso calendario.

Le nuove sfide

  • creazione di un’Unione energetica
  • ampliamento dei poteri dell’UE in materia di immigrazione, assegnazione a Europol e Eurojust di vere competenze di investigazione e di incriminazione
  • rafforzamento della politica estera e creazione di un’Unione di difesache costituisca il pilastro europeo della NATO, ma possa agire anche autonomamente, soprattutto per stabilizzare le regioni confinanti.

Più democrazia, trasparenza e responsabilità

La cessione di sovranità deve necessariamente accompagnarsi ad un rafforzamento della legittimità democratica delle istituzioni europee e alla creazione di meccanismi politici che garantiscano la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Perché ciò sia possibile:

  • la Commissione, trasformata nel vero governo dell’Unione, deve vedere ridotto il numero dei suoi membri e dei vice-Presidenti (limitati al Ministro delle Finanze e a quello degli Esteri)e diventare maggiormente responsabile di fronte al Parlamento europeo attraverso una riforma della legge elettorale che rafforzi il processo di elezione diretta del Presidente della Commissione. La nuova legge elettorale deve essere uniforme e prevedere, per ciascun partito, la presentazione di due liste: una nazionale e una sovranazionale; il capolista di quest’ultima dovrebbe essere il candidato del partito alla presidenza della Commissione;
  • il Consiglio europeo, espressione del metodo intergovernativo, deve trasformarsi in organo di coordinamento del Consiglio (dei Ministri), a sua volta trasformato nella seconda camera degli Stati e pienamente coinvolto nel processo legislativo.
  • quando il Parlamento e il Consiglio legiferano a proposito dell’eurozona, devono poter partecipare al voto solo i membri eletti o nominati dai paesi che ne fanno parte;
  • ai Parlamenti nazionali deve essere riconosciuto un ruolo maggiore, anche attraverso una procedura di “cartellino verde”, che consenta loro di avanzare proposte legislative al Consiglio;
  • il diritto di iniziativa legislativa deve essere riconosciuto ad entrambe le Camere del Parlamento, oltre che all’Esecutivo europeo;
  • il diritto di inchiesta del Parlamento deve venir rafforzato;
  • si deve tornare ad un vero sistema di risorse proprie del bilancio dell’UE, abolendo i contributi nazionali legati al PIL
  • le modifiche dei Trattati devono entrare in vigore non più all'unanimità, ma dopo la ratifica di (almeno) quattro quinti degli Stati membri;gli Stati che, al raggiungimento del quorum, non intendono ratificare, devono decidere se avviare il processo di secessione od optare per lo stato di associato.

(*) per una più estesa trattazione vedi anche L’Unità Europea nr. 4/2016

 

PUNTI PRINCIPALI DEL RAPPORTO BRESSO-BROK

Sulla dimensione economico-sociale:

  • completare l’Unione Economica e Monetaria e rendere le sue procedure più trasparenti e democratiche tramite una maggiore e più incisiva partecipazione del Parlamento Europeo;
  • prevedere l’Introduzione del Meccanismo europeo di stabilità nel sistema istituzionale dell’Unione;
  • prevedere una capacità di bilancio della Zona Euro che consenta di intervenire direttamente nell’economia per prevenire e risolvere situazioni di crisi;
  • salvaguardare, rafforzare e completare il mercato unico, attraverso il completamento dell’Unione bancaria e l’istituzione di un’Unione dei mercati dei capitali;
  • garantire i diritti dei lavoratori, da quello alla mobilità, passando per quelli sociali, fino all’idea di un salario minimo deciso dai singoli Stati membri.

Sulla dimensione dell’azione Esterna, Sicurezza e Difesa:

  • trasformare Frontex in un corpo europeo di guardie della frontiera esterna dell’Unione;
  • istituire un comando militare operativo unico e permanente, tramite una cooperazione strutturata permanente (PESCO) tra gli Stati disponibili.

Sulla dimensione istituzionale. La crisi economica hanno reso il Consiglio europeo ed il Consiglio (dei Ministri) nei veri organi decisionali dell’Unione. La proposta è di

  • trasformare il Consiglio in una sorta di Senato.
  • rafforzare il ruolo del Parlamento europeo con un maggior ruolo di controllo sul lavoro del Consiglio europeo e del Consiglio
  • prevedere una legge elettorale europea che uniformi le procedure per le elezioni europee in tutti gli Stati membri
  • rivedere il ruolo dei Parlamenti nazionali, passando da un loro ruolo negativo (difesa della sussidiarietà) a un ruolo propositivo, basato sulla logica della cooperazione istituzionale e politica.

 


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