I federalisti europei vogliono ricordarlo in quelle settimane dell’autunno 1989, quando – dando prova di tutta la necessaria lucidità e fermezza –, a fronte del collasso di una DDR senza ormai più ragione d’esistere, operò per una rapida riunificazione tedesca, unendo questa scelta a quella per una più stretta unità dell’Europa. Nei mesi successivi, infatti, prese finalmente corpo l’obiettivo dell’Unione monetaria, assieme a quello dell’Unione politica. Nella visione del Cancelliere quest’ultima doveva essere di tipo federale e costituire il quadro politico e istituzionale in cui inserire la moneta unica. L’unità monetaria si realizzerà, grazie alle decisioni prese dai Vertici europei nel corso del 1990 e con il successivo Trattato di Maastricht. L’unione politica no, a causa delle resistenze nei diversi paesi, a cominciare dalla Francia. Ma il dado era tratto e tornare indietro non era più possibile.

La scelta europea sostenuta allora da Helmut Kohl non cadeva dal cielo e non era semplicemente volta a placare i timori dei partner europei di fronte all’unificazione tedesca. Essa fu invece il frutto di una lunga maturazione interiore, cominciata con gli anni del nazismo e della guerra – in cui morì il fratello maggiore – e del difficile periodo del dopo-guerra e della ricostruzione, non solo materiale ma anche morale e politica della Germania. E fu proprio da questo drammatico retroterra, personale e collettivo, che lo scomparso Cancelliere ricavò poi la forza e la saggezza di comprendere e sostenere che “la moneta unica era per l’Europa una questione di pace o di guerra” e, sfidando i dubbi quando non l’aperta ostilità di parte dell’opinione pubblica tedesca e della stessa Bundesbank, decidere di “legare il proprio destino politico all’euro” e gettare le basi per la sua realizzazione.

Nel suo ultimo libro l’ex Cancelliere rimproverava ai leader politici europei venuti dopo di lui di essersi apparentemente dimenticati che l’Europa avrà un futuro solo se proseguirà sulla strada dell’integrazione e dell’unificazione. Saranno in grado gli attuali leader europei, nati e cresciuti nell’Europa del benessere e della pace euro-atlantica, di interpretare correttamente il senso di responsabilità verso il loro Stato così come lo interpretò Kohl quando rinunciò alla sovranità su quello che era per milioni di tedeschi il simbolo della rinascita e della prosperità tedesca, il Deutsche Mark, in favore della moneta unica europea? Saranno costoro in grado di portare a compimento la tanto ardua quanto indispensabile impresa dell’unificazione politica? Dimostrando così di aver capito che in politica, come nella vita, non basta dire quale sia la cosa giusta perché questa si realizzi e abbia effetto; bisogna farla.

 


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