La lettura del libro di Salvatore Vento “Karl Marx, il dialogo ritrovato di un cristiano sociale” mi ha fatto ripercorrere brevemente alcuni momenti della vita mia e di diversi amici con i quali abbiamo attraversato gli anni ’60 e ’70, quelli della contestazione globale, ma anche quelli del vivace confronto del cattolicesimo (o almeno di una sua parte) con il marxismo; quello è stato un confronto che ha coinvolto anche l’associazionismo del mondo cattolico grazie alle aperture e alle sollecitazioni avviate dal Concilio Vaticano II.
Il rinnovamento conciliare e l’uscita, nel 1967, dell’enciclica di Papa Paolo VI “Populorum Progressio”, che collocava la questione sociale in termini planetari, alimentarono quel confronto.

In un clima di piena “guerra fredda” la Populorum progressio pose “lo sviluppo dei popoli, in modo tutto particolare di quelli che lottano per liberarsi dal giogo della fame, della miseria, delle malattie endemiche, dell’ignoranza. ..” al centro di una rinnovata “presa di coscienza delle esigenze del messaggio evangelico”.
Con quell’enciclica papa Paolo VI stravolse i riferimenti di divisione del mondo allora in auge: la vera cortina di separazione del mondo non era più tra Est e Ovest, ma era quella che separava il Nord e il Sud del pianeta, quella che divideva i popoli dell’opulenza dai popoli della fame.
Fu in questo contesto e con quella nuova visione del mondo che - senza dimenticare e smettere di denunciare le persecuzioni praticate dai regimi comunisti nei confronti della Chiesa cattolica e le violenze con le quali l’Unione sovietica teneva sotto il suo potere totalitario intere nazioni – il confronto tra l’umanesimo cristiano e l’umanesimo marxista trovò degli interessanti punti di contatto.

Nel suo libro l’autore cita le Acli, che arrivarono ad elaborare un dialogo ed una ricerca così appassionata, almeno nella sua componente più giovanile, da destare profonde preoccupazioni all’interno della Chiesa italiana, fino a sfociare nella loro sconfessione da parte del pontefice Paolo VI.
L’autore si riferisce in particolare al convegno che le Acli nazionali promossero a Vallombrosa, nell’agosto del 1970, sul tema “movimento operaio, capitalismo, democrazia”, proponendo una “irreversibile scelta anticapitalistica”, con una forte attrazione verso il socialismo.
Nella relazione di Emilio Gabaglio a Vallombrosa si poteva leggere, tra l’altro:” Vi è quindi la possibilità di riconoscersi l’un l’altro nell’intenzione di impegnarsi nella ricerca di alcuni fondamentali valori umani. E, concessa la differenziazione a livello filosofico, di visione dell’uomo e della vita, c’è pur sempre la certezza comune, non condivisa da altre scuole di pensiero soprattutto a livello di effettiva disponibilità, che il mondo si può e si deve cambiare nel senso della giustizia, dello sviluppo, della fine di ogni forma di oppressione. Su questo piano, infatti, la distinzione non è fra cristiani e marxisti, ma fra sfruttati e sfruttatori.”

Mi soffermo su questi richiami perché offrono, a mio parere, uno squarcio di quella che ha rappresentato una grande novità, anche dal punto di vista culturale: in quegli anni prendeva avvio un “confronto dal basso”, non esclusivo degli “studiosi”.
Gli studiosi si “calavano” in mezzo al popolo (popolo civile e popolo di Dio) e avviavano delle riflessioni e delle pratiche che incidevano nella vita di ogni giorno.
In questo modo sono nate le “comunità di base”, ma ancor più si è sviluppato quel fermento teologico e di vita di comunità cristiane, conosciuto come la “teologia della liberazione”.
La teologia della liberazione, ma anche i movimenti popolari, ai quali Papa Francesco ha indirizzato riflessioni di particolare spessore, in occasione dei loro recenti incontri mondiali, non sarebbero tali senza un confronto con il marxismo.

Un altro motivo per il quale richiamare l’enciclica Populorum progressio, è che questo testo trova significative citazioni nell’enciclica Laudato sii di Papa Francesco.
Papa Francesco scrive quell'enciclica per condividere, con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, la necessità di far fronte alle nuove sfide che l’umanità si trova a fronteggiare, cercando di dare risposte adeguate non solo al grido degli oppressi (raccolto dalla Populorum progressio) , ma alle grida che ci raggiungono “ascoltando insieme tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri” (Laudato sii, nr. 49).
Il “bene comune” è costituito dall’insieme inscindibile dell’umanità - a partire dagli ultimi, dagli “scarti”, dai nuovi schiavi - e della terra.
Non è possibile cercare una soluzione ai grandi problemi della comunità umana (le disuguaglianze, le ingiustizie, le guerre, il diritto alla salute, all’istruzione), senza risolvere i grandi problemi ambientali che mettono in discussione la vita di interi popoli: i cambiamenti climatici, lo sfruttamento dissennato delle risorse della natura, la garanzia dell’accesso, per tutte le donne e gli uomini del mondo, a beni essenziali e vitali quali la produzione e distribuzione del cibo per tutti, l’accesso e l’utilizzo dell’acqua, all’aria respirabile.

È questo il nuovo orizzonte entro il quale il papa lancia un appello esplicito: “La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare” (Laudato si, nr. 13)

Unire tutta la famiglia umana nella ricerca.
L’Europa può rappresentare un valido banco di prova in questa sfida, anche per le oggettive difficoltà che sta vivendo nel momento presente.
Non è la prima volta che questo avviene. L’appello del Papa richiama alla mente le parole stimolanti del saluto che il cardinal Martini nel 1993 portò al convegno del MFE svoltasi a Milano in occasione dei 50 anni della sua fondazione.
Anche allora il processo dell’Unione Europea stava attraversando un momento difficile. Per la prima volta, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, i rumori di guerra riecheggiarono nuovamente in Europa, nella ex Jugoslavia, e richiedevano anche l’intervento diretto dell’Unione Europea.
Le parole che il cardinal Martini pronunciò in quell’occasione, hanno ancora una grande attualità anche programmatica:” In una parte d’Europa a noi vicinissima, si presenta infatti un problema di nazionalità e di etnie che non riescono a trovare un modus vivendi accettabile da tutte le parti. Contemporaneamente è latente un conflitto tra due tradizioni europee, quella dell’Ovest e quella dell’Est, a cui si aggiunge il confronto tra la vecchia Europa e l’lslam. Ne emerge la vera sfida con la quale dobbiamo tutti confrontarci, sintetizzabile in un interrogativo che non è: chi vincerà tra Est e Ovest, tra Nord e Sud?, bensì: saremo tutti capaci di rinunciare a vincere, cercando una nuova integrazione che trasformi il conflitto in una gara di mutuo servizio e di accoglienza tra culture diverse, in una sintesi a misura di uomo e di cittadini, in una grande federazione, patria di tante piccole nazioni e culture?”

Trasformare i conflitti in una gara di mutuo servizio di accoglienza tra culture diverse.
Un appello da raccogliere e sulla quale concludo richiamando un’ulteriore riflessione sempre del cardinal Martini il quale, aprendo il percorso della cattedra dei non credenti (quella fu una grande esperienza profetica di dialogo e di confronto, anche con il mondo marxista) disse:” io ritengo che ciascuno di noi abbia in sé un non credente e un credente, che si parlano dentro, si interrogano a vicenda, si rimandano continuamente interrogazioni pungenti e inquietanti, l’uno all’altro. Il non credente che è in me inquieta il credente che è in me e viceversa”.
In un’altra occasione egli disse: “Io chiedevo non se siete credenti o non credenti, ma se siete pensanti o non pensanti”.
Nella ricerca per trovare le coordinate per un nuovo umanesimo, che ricomponga l’armonia tra i popoli valorizzando le loro diversità, e che sappia ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri, è necessario il contributo di tutti i “pensanti” e tra di essi può trovare ancora una collocazione significativa e costruttiva anche la continuità del confronto tra l’umanesimo cristiano e l’umanesimo marxista.

 


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