Trovo solo ora, sul bus low cost di sempre, il tempo di riflettere su quello che siamo riusciti ad organizzare col fermo sostegno delle nostre reti europee e delle molte associazioni amiche.

Vorrei mandare una mail sensata ai forum, ma è impossibile perché sono ancora emotivamente instabile. Vi scrivo allora uno stream of consciousness un po' raffazzonato.

Cominciamo dall'unica nota negativa: nonostante lo straordinario risultato, i media nazionali si ostinano a non darci la visibilità che meritiamo. Sono quasi esclusivamente i quotidiani e i telegiornali esteri a parlare di quello che ha significato questo 25 marzo per tutti gli europei. Ma questa amarezza non può reggere. Dura un istante. Sì, perché ormai è chiaro a tutti che abbiamo rialzato la testa come forza politica e mediatica. Ci siamo ripresi le piazze strappandole agli euroscettici con il pacifico coraggio dei grandi numeri e dell'entusiasmo. Eravamo "un fiume infinito" di colore e gioia che ha mostrato al mondo la forza di una speranza, di uno sfogo e di un urlo vecchi più di 70 anni, ma dirompenti e rivoluzionari come la primavera che non ci ha traditi con la forza di un sole d'agosto.

Non ci sono stati scontri, le forze dell'ordine hanno fatto un ottimo lavoro. Devo dire che anche il nostro staff ha dato una bellissima prova di tenuta quando c'è stato il passaggio di un corteo ostile molto vicino al nostro (tanto da sfiorarci). Ma va bene così. Anche in questo dettaglio abbiamo dimostrato che agli insulti e alle provocazioni noi passiamo sopra, perché puntiamo ad un obiettivo più alto dello sfogare la rabbia per un mondo che ci fa schifo.

Noi ci battiamo per costruire un futuro per tutti e costa una fatica infinitamente più grande di distruggere.

Abbiamo troppo da fare e poco tempo per riuscirci. La clessidra della finestra storica per salvare l'Unione si sta esaurendo a bordate elettorali, ma credo che sabato siamo riusciti a costruire un primo argine. Non so se potrà tenere questa barricata, ma una cosa è certa: la sua forza siamo noi. Persone profondamente diverse, ma unite nello stesso comune obiettivo di rilanciare il progetto europeo.

Mi fermo. Non voglio entrare nell'analisi politica, torno ai federalisti.

Provate a scorrere le nostre pagine a ritroso. Dietro ogni post, nascosta in ogni foto, si vede una storia, si leggono mesi di impegno, di urla al telefono e interminabili ore su Skype.

Dietro quello che sembra un semplice cartello, si trovano le discussioni, le risate, l'ansia, l'insonnia, la disperazione, i viaggi e la fretta. La voglia di finire tutto quello che c'è da fare sognando la sera del 25 come un miraggio quotidiano. I nomi per riempire le liste degli autobus. I posti per le conferenze, i relatori, i permessi, la sicurezza, i mille eventi, i form on line, le mail, la stampa, IL MATERIALE (questa parola è maiuscola perché ha mille sfaccettature e nasconde atroci sofferenze per numerose persone), il palco, i milioni di "se-forse-sennò-ma-perché", le convergenze, la sincronizzazione delle agende... e poi arriva. È la fine della marcia.

Lacrime, abbracci, risate internazionali che non hanno età. Affiora negli stanchi sorrisi di tutti l'orgoglio di una consapevolezza. Si legge a cento metri nella bocca di chi non realizza ancora a cosa ha partecipato, non riesce ad esprimerlo, ma ha compreso. Abbiamo compreso che siamo noi, siamo davvero noi quella forza capace di fare la differenza di cui per anni abbiamo parlato, ma che oggi si è mostrata in tutta la sua bellezza.

Ci siamo spinti contro quello che sembrava impossibile, contro la sfiducia, contro la ragione di chi continuava a ripeterci che non è roba per noi. "Non avete i mezzi e vi mancano le forze!"
A ragion del vero, abbiamo molto di più di questo. Una ricchezza che non si conta e non si compra. Noi abbiamo dei militanti politici che fanno del federalismo organizzato e di una battaglia per dei valori e delle idee il senso della loro vita. Chi non ha conosciuto un federalista non può neanche immaginare di cosa è capace in termini di impegno. È la forza della volontà a fare la differenza e quella dei nostri militanti è dura a spezzarsi.

Ci si sporca le mani, non ci sono cariche o scuse da accampare. Si fa tutto quel che si deve insieme, fianco a fianco, poi accada quel che può.

Per tutti coloro che c'erano, per tutti gli esempi di militanza che non ci sono potuti essere per mille motivi diversi, le lacrime di oggi sono le stesse. È l'emozione di aver sentito che con il nostro lavoro quotidiano siamo parte di qualcosa di più grande che solca il grande mare della storia. Non ci resta che continuare a lottare su questa nostra piccola nave contro la tempesta che sta arrivando. Fuori i remi, amici miei, che la battaglia è ancora lunga!

Per il resto, non posso ringraziarvi uno ad uno perché farei un elenco infinito e so che vi siete spesi tutti con una generosità che farebbe impallidire chiunque. Quindi, semplicemente, grazie.

A tutti quelli che vi danno degli utopisti, rispondete con la consapevolezza del sorriso di oggi e non smettete mai di credere in queste emozioni. Ricordate sempre che la storia la facciamo col nostro lavoro in sezione di tutti i giorni.

Noi siamo realisti, esigiamo l'impossibile.

 

 


Visualizza la mappa delle sezioni MFE Visualizza l'agenda MFE