La Campagna #sottosopra nasce, neanche a dirlo, da un dibattito sviluppatosi tra noi militanti nel corso delle ultime riunioni del Comitato Federale, durante il Congresso nazionale di Trento, il tutto poi elaborato dalla Direzione Nazionale.

Se volessimo essere un po' meno prosaici, potremmo affermare che tutto sia stato ispirato anche da una citazione di Toynbee, ricorrente in molti nostri confronti: “Il vero marchio del proletario non è né la povertà né la nascita umile, ma la convinzione – il risentimento che questa convinzione ispira – di essere diseredato dal suo posto ancestrale nella società”.
Il punto era ed è quello di abbattere il muro, che sta diventando sempre più alto e spesso, tra i cittadini e la politica, i cittadini e le istituzioni, in particolare quelle europee.
Se davvero noi federalisti vorremo dare attuazione ai nostri progetti, è e sarà sempre più necessario ascoltare i cittadini, confrontarsi con loro e coinvolgerli nei nostri progetti.
La battaglia per la federazione la potremo vincere soltanto partendo anche dai piccoli centri, dalle borgate, dalle periferie fisiche ed esistenziali, in cui attecchiscono con sempre maggior vigore le idee dei nostri avversari sovranisti, nazionalisti, eurofobici, i reazionari di spinelliana memoria.

Da qui, le due idee che costituiscono l’ossatura portante di #sottosopra:

  • ascoltare i cittadini, soprattutto quelli più lontani, che non si sognerebbero mai di partecipare a un nostro evento, cercando di farli sentire parte di qualcosa, corresponsabili del destino delle nostre comunità;
  • fare tutto ciò, andando noi da loro, spostandoci noi nei luoghi frequentati, vissuti da queste persone: centri di aggregazione sociale, bar, piazze, parrocchie.

Durante gli incontri cerchiamo di mettere in pratica due cose: fornire degli spunti di riflessione "europei" e ascoltare cosa i cittadini abbiano da dirci in proposito, e poi provare a indirizzare la discussione "pro domo nostra", attraverso un format d’incontro versatile, elastico e snello.

Un mondo nuovo quello che ci si para davanti, a tratti ostile, sicuramente da esplorare e conoscere meglio, perché non potremo fare la federazione in quattro, in ottocento o in tremila. L’azione dell’avanguardia, per poter essere vincente, avrà sempre bisogno di un esercito dietro a dargli man forte, e magari di una retroguardia.

Noi ci stiamo provando, da ottobre siamo partiti con i primi incontri-dibattito in giro per l’Italia, da sud a nord.
Abbiamo già tenuto eventi ad Avellino, Vibo Valentia, Artena, Pisa, Nodica, Faenza, Lugagnano, Legnago, Novara;  ne saranno organizzati altri a breve a Bologna, Pistoia, Ostia, ancora Vibo Valentia, Prato, Forlì e altri; insomma proveremo a mobilitare dal basso coloro che nel prossimo anno e mezzo saranno chiamati a esprimersi per decidere i destini politici d’Italia e dell’Unione.

Uno sforzo il nostro, complementare a quello del MFE, con il quale a fine gennaio saremo impegnati a Roma nella Convenzione per un’Europa federale.

Agire dal basso e dall’alto per spingere tutti nella stessa direzione: la federazione.

 

 


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