Da quando il presidente francese Macron ha proposto di far tenere in ogni paese dell’Unione delle “Convenzioni” in preparazione di una riforma dei trattati europei, la parola “convenzione” è ritornata a comparire sui media. La “convenzione” più famosa della storia è certamente quella che si tenne a Filadelfia nel 1787 che vide radunati una sessantina di rappresentanti delle tredici colonie nordamericane divenute indipendenti dieci anni prima, con il compito di elaborare il testo della Costituzione della Federazione americana da sottoporre all’approvazione dei tredici stati. Per quasi 200 anni la parola Convenzione venne usata come sinonimo di trattato internazionale o di accordo tra governi e non con l’originario significato di una assemblea rappresentativa.

L’originale significato ricompare nel 1999 per iniziativa del Consiglio della Comunità Europea che affidò ad una assemblea di 62 membri rappresentanti dei governi e dei parlamenti degli 15 Stati membri e del parlamento europeo il compito di elaborare una “Carta dei diritti fondamentali” dei cittadini della Comunità. La Convenzione, presieduta dall’ex presidente della repubblica tedesca Roman Herzog, elaborò la Carta che verrà approvata l’anno successivo a Nizza.

Il buon lavoro di questa prima Convenzione e il contemporaneo parziale insuccesso della conferenza intergovernativa di Nizza spinse i governi ad affidare ad una nuova Convenzione il compito di elaborare una riforma dei trattati che permettesse il buon funzionamento dell’Europa che si apprestava a passare da 15 a 27 Stati. (*) Si chiamò “Convenzione europea sul futuro dell’Europa”. Presiedeva la Convenzione l’ex presidente francese Valery Giscard d’Estaing . Il testo elaborato fu sottoscritto da tutti i governi ma bocciato dai referendum francese e olandese nel 2005.

Il termine Convenzione, con il suo riferimento storico di affermazione della volontà popolare contrapposta alle trattative di vertice, fu ripreso dai federalisti proprio nel 2005 con la “Convenzione dei cittadini europei” che vide radunati a Genova 450 rappresentanti di partiti, sindacati e associazioni. La Convenzione dei cittadini fu ripresa sempre dai federalisti in Italia a Roma nel 2010 e nel 2014.

I federalisti, pur non chiamandola convenzione, ma “Controvertice”, nel 1969 in occasione del vertice dell’Aia avevano già organizzato in quella città una assemblea di rappresentanti di partiti, sindacati e società civile . Tale iniziativa si è ripetuta diverse volte negli anni successivi col nome di “controvertice” sempre in occasione e nella città di svolgimento del Consiglio Europeo e sempre in momenti di necessità del rilancio del progetto europeo.

Questo parallelismo tra le Convenzioni “ufficiali” e quelle spontanee è destinato a ripetersi nel 2018. Infatti anticipando le “Convenzioni nazionali” proposte da Macron, i federalisti il 27 gennaio 2018 organizzano a Roma una nuova “Convenzione dei cittadini” che si chiama “Together: per un’Europa federale. Il ruolo e le responsabilità dell’Italia”.


(*)  La composizione di questa seconda Convenzione era simile alla prima (3 rappresentanti per ogni paese, uno governativo e due parlamentari, più 16 parlamentari europei). Il numero totale dei componenti salì a 102 per la presenza con pari diritti dei 13 paesi candidati ad entrare.

 

 


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