L'industria europea, e in particolare le PMI, è stata duramente colpita dalla crisi e tutti i settori devono oggi confrontarsi con le sfide della globalizzazione e con un clima di accresciuta concorrenza sui mercati internazionali. In questo contesto, uno dei principali obiettivi politici della Commissione Juncker è lo sviluppo di un’industria forte e altamente efficiente per il futuro dell’economia europea, nonché quello di riportare il contributo dell’industria al PIL dell’UE al 20% entro il 2020.  Nel suo discorso annuale sullo stato dell'Unione (settembre 2017), il presidente Jean-Claude Juncker,  muovendosi peraltro nel solco aperto da Antonio Tajani  quando era commissario Ue all’industria, ha dichiarato: "Voglio rendere la nostra industria più forte e più competitiva […] leader mondiale dell'innovazione, della digitalizzazione e della decarbonizzazione."
 
L’industria europea è parte imprescindibile della crescita economica e rappresenta il motore essenziale della produttività, dell’innovazione e dell’occupazione. L’Europa è leader mondiale in molti settori (industria aerospaziale, automobilistica e dell’elettronica) in particolare per quanto riguarda prodotti e servizi ad alto valore aggiunto e a basse emissioni. Tale successo è dovuto al mercato unico di oltre 500 milioni di consumatori, alle forti catene del valore, a una forza lavoro qualificata e competente e a una base scientifica di livello.
 
L’industria europea sta uscendo della crisi.  Il suo valore aggiunto lordo è cresciuto del 6,4% tra il 2009 e il 2016, quello del manifatturiero del 25% in termini reali, tanto che la sua quota nel Pil Ue è passata dal 15,5 % al 17,1%. Nello stesso periodo la produttività del lavoro è salita in media del 2,7% contro lo 0,7% degli Stati Uniti e il 3,4% del Giappone. Anche la tendenza alla riduzione dei posti di lavoro si è rovesciata: ne sono stati persi 1,8 milioni tra il 2009 e il 2013, mentre dal 2013 ne sono stati creati 1,5 milioni di nuovi.

Tuttavia il settore si trova ad affrontare una forte concorrenza a livello mondiale e allo stesso tempo fa fatica a tenere il ritmo accelerato delle trasformazioni economiche e delle compatibilità sociali e ambientali, come pure dei nuovi progressi tecnologici in settori come la robotica, l’internet of things, l’intelligenza artificiale, i sistemi energetici e la bio-economia. Inoltre l’automazione, consentita dalle tecnologie informatiche, sta trasformando i processi di produzione tradizionali e la natura del lavoro. Uno dei problemi, per esempio, è rappresentato dal fatto che soltanto il 40 % delle imprese manifatturiere dell’Unione europea si è avvalso di tecnologie di fabbricazione avanzate, solo il 20 % di tutte le società sono altamente digitalizzati, mentre, al contempo, è urgente il passaggio alla nuova generazione di connettività 5G.

Come afferma la Comunicazione della Commissione Europea (settembre 2017) per la  nuova politica industriale sono necessari sforzi importanti da parte degli Stati membri, delle istituzioni dell’UE e soprattutto dell’industria stessa per mantenere e rafforzare la leadership industriale dell’Europa nell’era della globalizzazione, delle sfide in materia di sostenibilità e della rapida evoluzione tecnologica. I principali elementi salienti della strategia di politica industriale dell'UE sono:

Un mercato veramente unico per l'industria. Un pacchetto globale teso a rafforzare la cibersicurezza dell’industria europea; una proposta di regolamento sul libero flusso dei dati non personali, che permetterà la libera circolazione dei dati attraverso le frontiere; un insieme di iniziative tese a modernizzare il quadro per la proprietà intellettuale; una comunicazione relativa a un quadro europeo equilibrato, chiaro e prevedibile di concessione di licenze per i brevetti essenziali; un'iniziativa per migliorare il funzionamento degli appalti pubblici nell'UE; e infine l'ampliamento dell'agenda per le competenze a nuovi settori industriali fondamentali.

Economia circolare. Una nuova serie di azioni riguardanti l'economia circolare, tra le quali una strategia sulla plastica, e misure volte a migliorare la produzione di risorse biologiche rinnovabili e la loro conversione in bioprodotti e bioenergie, e una strategia sulla sostenibilità finanziaria al fine di orientare meglio i flussi di capitale privato verso investimenti incentrati sullo sviluppo sostenibile.

Nuova politica commerciale. Iniziative per una politica commerciale equilibrata e innovativa e un quadro europeo per il controllo degli investimenti esteri diretti. Una nuova legislazione anti-dumping che introduce una nuova metodologia per calcolare i margini di dumping delle importazioni da paesi terzi in presenza di forti distorsioni del mercato o di un'influenza penetrante dello Stato sull'economia. La proposta comprende anche modifiche che rafforzano la normativa anti-sovvenzioni dell'UE affinché in futuro eventuali nuove sovvenzioni emerse nel corso di un'inchiesta possano essere esaminate e tenute presenti all'atto dell'istituzione dei dazi definitivi. Per determinare i casi di distorsione saranno presi in considerazione diversi criteri tra cui le politiche e l'influenza dello Stato, la presenza diffusa di imprese di proprietà dello Stato, la discriminazione a favore delle imprese nazionali e l'assenza di indipendenza del settore finanziario.

L’industria europea forse s’è desta e la Commissione Europea e gli stati membri dovranno puntare sull’innovazione  e la ricerca per poter vincere la scommessa della globalizzazione, mantenendo il primato nella lotta ai cambiamenti climatici e avendo un occhio di riguardo alle opportunità ma anche ai rischi dell’era digitale.

A tale scopo e per un “rinascimento” industriale in Europa servono idee federaliste: completamento del mercato unico, unione bancaria e unione del mercato dei capitali per facilitare l’accumulazione di risorse; e poi investimenti massici in ricerca e innovazione, una difesa europea comune con gare d’appalto transnazionali, una riforma della politica di concorrenza, come motore d’innovazione; e ancora, una politica commerciale basta sull’equità e sostenibilità attraverso il rafforzamento degli strumenti di difesa commerciale e un nuovo sistema di valutazione degli investimenti extra-Ue nei settori industriali strategici (tecnologie di punta, infrastrutture, difesa e acciaio). Infine, dal punto di vista istituzionale un euro-ministro dell’Economia e delle Finanze nella persona dell’attuale Commissario Ue competente, con il compito di incentivare le riforme strutturali negli Stati membri e coordinare l’uso degli strumenti finanziari Ue in caso di crisi o recessione in uno di essi.

 


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