Negli anni della guerra fredda il mondo ha avuto un governo internazionale – sebbene confusamente percepito dall'opinione pubblica –, un governo bipolare: da una parte l'impero "democratico" degli USA e dall'altra l'impero del "socialismo reale" dell'URSS. Le due superpotenze hanno accettato istituzioni comuni, l'ONU, e norme per una civiltà minima universale, la carta dei diritti fondamentali. La disgregazione dell'ordine bipolare è cominciata con il collasso dell'URSS, nel 1991. Oggi, con la presidenza Trump e la sua strategia "America First", il liberalismo internazionale statunitense è soppiantato da una politica che privilegia gli interessi nazionali. Istituzioni "universali", come l'ONU, il FMI e il WTO, voluti dagli USA nel dopoguerra come pilastri di un ordine internazionale pacifico e prospero, sono abbandonate al loro destino.

La tregua post-guerra fredda, la fase erroneamente definita del monopolarismo statunitense, si è conclusa e il sistema internazionale si avvia verso un pluripolarismo delle grandi potenze. Gli USA prendono atto, come aveva già compreso Obama, che non hanno più le risorse umane e materiali per assicurare stabilità, pace e prosperità al mondo intero. Nuove e vecchie potenze, come la Cina, la Russia, l'India, il Brasile, il Sud Africa, il Canada, l'Australia e, ovviamente, l'Unione Europea, stanno promuovendo geopolitiche regionali. L'esempio più eloquente è la Cina che, oltre a occupare militarmente il Mar Cinese meridionale, ha lanciato l'intelligente Belt and Rod Initiative (BRI) per unire il continente asiatico a quello europeo con nuove vie di comunicazione.

Tuttavia, un insieme di geopolitiche continentali non può garantire un ordine mondiale pacifico e prospero. Se si affermasse una logica di predominio nazionale (America First, Cina First, Russia First, ecc.) tra le maggiori potenze mondiali, le macerie del vecchio ordine mondiale finirebbero per travolgere anche le conquiste di civiltà che – nonostante genocidi, ingiustizie, povertà e terrorismo – si sono affermate dopo le tragiche guerre mondiali. In una situazione di progressivo sgretolamento del vecchio ordine mondiale, l'Unione europea rischierà di essere stritolata. Già ora si percepiscono tendenze preoccupanti, come l'ascesa dei partiti sovranisti e la crisi della solidarietà europea, sia tra paesi membri (es. Visegrad) sia tra quelli dell'UEM (Olanda e paesi del Nord contro i paesi mediterranei). E' opportuno ricordare ciò che è avvenuto negli anni Venti e Trenta, quando il fragile equilibrio europeo di Versailles e la crisi economica del 1929 hanno consentito l'ascesa al potere di partiti come quello di Mussolini in Italia e di Hitler in Germania. Le democrazie rappresentative sono sistemi imperfetti. Se i cittadini non difendono con fermezza il sistema democratico come veicolo essenziale di progresso e di civiltà, quando le istituzioni dello stato nazionale non riescono più a soddisfare le richieste pressanti di protezione sociale e di sicurezza, è facile, per partiti demagogici, sollevare il popolo contro le élites al potere. La democrazia subisce allora l'assalto incontenibile dei tribuni del popolo, com'è accaduto nell'Atene classica e nel medio evo (es. Cola di Rienzo).

Rispetto agli anni Trenta, tuttavia, le nazioni del mondo contemporaneo sono unite da un collante molto più resistente. In primo luogo, la politica mondiale ha già sperimentato i vantaggi della cooperazione pacifica, sul terreno monetario, dei commerci e della politica della sicurezza. Un capo di governo non avrà pertanto difficoltà a riconoscere quale sia la direzione di marcia più vantaggiosa per il suo paese. Vi sono poi altri fatti rilevanti. La globalizzazione dell'economia ha creato delle catene produttive tra economie avanzate, economie emergenti e in via di sviluppo che è interesse di tutti conservare e sviluppare. La globalizzazione finanziaria è intensa, sebbene la crisi del 2008 abbia mostrato quanto sia pericolosa, se non regolata adeguatamente. Infine, la crisi ambientale avanza a passi da gigante senza che i governi abbiano ancora raggiunto un accordo per arrestare il degrado di risorse naturali vitali, come l'aria, gli oceani e le foreste. La specie umana distrugge irreversibilmente la biosfera e rischia la sua stessa estinzione. La consapevolezza crescente di questo pericolo consentirà di superare la tribale difesa della sovranità nazionale?

La questione cruciale, alla quale un politico responsabile dovrebbe rispondere, è pertanto: "Che fare per governare il mondo verso un nuovo ordine internazionale?" Un politico europeo dovrebbe dare una risposta coerente con il processo di integrazione europea. Mediante la creazione di istituzioni sovranazionali, dalla CECA sino al Trattato di Lisbona, gli europei sono riusciti ad assicurare la fornitura di alcuni beni pubblici europei che hanno assicurato anni di prosperità e di pace, sebbene l'Unione sia entrata in crisi quando le stolide gelosie nazionali hanno preso il sopravvento sull'interesse comune europeo. Ora è venuto il momento di applicare i principi di sovranazionalità e del gradualismo costituzionale anche su scala globale: una global governance, che preveda una riforma del disordine monetario internazionale attuale con la creazione di una Clearing Union keynesiana, con il 'bancor' come moneta mondiale e vincoli per paesi con eccessi di surplus e di deficit commerciale, una riforma del WTO e l'attribuzione di risorse proprie all'ONU. Se una global governance sarà concordata, anche le tensioni militari tra le grandi potenze si smorzeranno gradualmente, com'è avvenuto tra le nazioni europee.

La seconda questione alla quale deve rispondere un politico responsabile è: chi deve prendere l'iniziativa? La risposta più semplice a questa domanda è che un gruppo di grandi potenze mondiali, grosso modo quelle che oggi costruiscono al G20, potrebbe farlo. E' tuttavia evidente che Stati Uniti, Cina, Russia, ecc. – sebbene abbiano il potere di favorire la creazione di una global governance per la loro storia ed esperienza di politica estera – non possiedano una cultura politica favorevole ad iniziative sovranazionali. In una situazione opposta si trova l'Unione europea. Per l'Unione europea, la cui fragile unità politica sarebbe gravemente compromessa da un'ascesa minacciosa del nazionalismo su scala mondiale, prendere o non prendere l'iniziativa è una scelta tra la vita e la morte. L'Unione europea deve pertanto considerare come prioritaria, tra le sue proposte di politica estera, la creazione di una global governance. Inoltre, l'Unione europea ha ormai tutti i poteri necessari per farlo. Mentre sta faticosamente creando una difesa europea, ha già a sua disposizione un potere formidabile di politica estera: l'Unione economica e monetaria.

Anche quando il progetto di una difesa europea arriverà in porto, l'Unione europea resterà una potenza militare su scala regionale, perché i suoi problemi di sicurezza derivano principalmente dall'instabilità della regione medio-orientale e dell'Africa, da dove provengono ondate migratorie e terrorismo. Le tensioni con la Russia sono un relitto della guerra fredda e possono essere superate. Pretendere di diventare una superpotenza significherebbe investire risorse enormi per soddisfare un disegno di dominio mondiale insensato: la fine della guerra fredda ha già chiarito che una guerra nucleare su scala mondiale causerebbe la distruzione anche di chi la scatenerebbe. All'Unione europea sarebbe sufficiente una difesa difensiva, includendo eventualmente la force de frappe francese. Al contrario, la moneta europea, una moneta veicolo degli scambi del mercato più grande del mondo e che potrebbe ulteriormente allargarsi, con accordi verso i paesi del mediterraneo e africani, è già un potere mondiale, che tuttavia i timorosi uomini di stato e di governo dell'Unione si guardano bene dal far valere nel FMI, nella WTO e nell'ONU, dove potrebbero presentarsi uniti e parlare con una sola voce. L'Unione europea potrebbe entrare con autorevolezza nei meccanismi di governo di queste istituzioni globali in crisi, e proporre un piano per la creazione di una global governance sovranazionale.

Ovviamente, un progetto ambizioso di governo mondiale richiede che l'Unione si dia un governo capace di agire, con risorse fiscali e di potere adeguate, e che esistano politici europei che abbiano l'ambizione di scrivere una pagina memorabile nella storia dell'umanità.

 


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