Christine Lagarde, direttore del FMI, nel suo recente discorso1 in occasione del ventesimo anniversario dell’indipendenza della Banca d’Inghilterra, si è chiesta se le monete virtuali, come i Bitcoin, rappresentino una sfida all’attuale sistema basato su valute e banche centrali.
La risposta è negativa, per ora, perché le valute virtuali sono “troppo volatili, troppo rischiose e troppo energivore; […] molte sono troppo opache per i regolatori ed alcune sono state oggetto di attacchi informatici”. Ciononostante, c’è una “domanda crescente di nuovi servizi di pagamento” nelle economie “dove siano più frequenti le transazioni peer-to-peer e per piccoli importi, spesso internazionali”: in questi casi, le monete virtuali possono essere concorrenziali rispetto ai sistemi tradizionali, come le carte di credito.

In un mondo di big data e di tecnologie nuove e sempre più sofisticate che permettono di gestire quei dati, emergeranno certamente nuovi modelli di intermediazione finanziaria: già oggi possiamo osservare alcuni esperimenti nel settore del credito al consumo e dei mutui.
Bitcoin e le altre valute virtuali dovranno affrontare problemi e difficoltà ben noti nella storia monetaria: a fronte di significativi vantaggi tecnologici, in particolare modo come funzione di mezzo di scambio, la funzione di riserva di valore potrebbe serbare un’amara sorpresa per gli utenti, che spesso, inconsapevolmente, finirebbero per accollarsi di rischi onerosi per le proprie attività finanziarie.

La legge di Gresham, secondo cui “la moneta cattiva scaccia quella buona”, ovvero chi la detiene tende a disfarsi della “moneta cattiva” (con cui effettua i pagamenti) e a tesaurizzare (e quindi a trattenere) la “moneta buona”, si applica anche alle valute virtuali. La sfida con i sistemi sottoposti alla supervisione dei regolatori (le banche centrali e la Banca d’Inghilterra stessa nacquero subito dopo il crollo in borsa del valore dei titoli) difficilmente potrà registrare la vittoria delle monete virtuali, che invece lasceranno spesso, sul campo di battaglia, morti e feriti dietro di sè.

Nel sistema dei pagamenti la sfida è più aperta ma, come ha ricordato Lagarde, i cittadini potrebbero “accumulare moneta virtuale anziché euro, dollari […] fisici perché un giorno potrebbe essere più facile e sicuro che non procurarsi banconote cartacee, in particolar modo nelle aree remote. E anche perché le monete virtuali potrebbero di fatto diventare più stabili”.
Vi è, in effetti, una condizione essenziale affinché si giunga a una diffusione reale di questi sistemi di pagamento, il cui uso potrebbe essere fortemente incentivato, in particolar modo nella dimensione internazionale: questi devono garantire la stabilità di valore dell’unità di conto in cui sono espressi. Ed esiste solo un modo per ottenere questo scopo: agganciarsi a una valuta, o meglio a un “paniere stabile di valute”. Agganciarsi all’oro o altri beni reali non risolverebbe il problema, considerate le forti fluttuazioni registrate dai loro prezzi.
Prima o poi, qualche moneta virtuale tenderà ad agganciarsi ad una valuta o a un paniere di valute in grado di promettere la stabilità del valore, e conquisterà – di nuovo in base alla legge di Gresham – fette crescenti di mercato a scapito delle monete virtuali instabili. Agganciarsi ai diritti speciali di prelievo (SDR) è una soluzione preferibile rispetto alle singole valute, poiché garantisce maggiore stabilità (dal momento che gli SDR sono un paniere di valute), e sarebbe altresì coerente con l’uso internazionale delle monete virtuali.

La capacità di operare in ambito internazionale ha sempre caratterizzato l’emergere di nuovi sistemi di pagamento. Così fu per l’avvento delle lettere di credito presso i mercanti di lana nel XIV secolo, che fecero di Lione il centro monetario dell’epoca, come pure per le carte di credito, introdotte nel secolo scorso (1950) negli Stati Uniti, dal momento che non esisteva un sistema bancario a livello federale, i pagamenti tra i diversi stati erano difficili e non ci si poteva fidare degli assegni emessi da banche sconosciute in altri stati.
I cittadini di tutto il mondo compreranno sempre più libri, viaggi, telefoni e quant’altro da catene mondiali, che devono avere listini espressi in unità di conto internazionali e stabili: le monete virtuali che sapranno superare la sfida saranno quelle in grado di permettere queste transazioni e offrire la stabilità necessaria.
La “versione digitale degli SDR” è un candidato ideale, e il FMI, come ha dichiarato il suo direttore, è pronto a collaborare.

Elena Flor
(Segretario generale e Direttore,
Robert Triffin International)
(traduzione a cura di Elia Rigolio)

Nota:
1 “Central Banking and Fintech – A brave new world?”, Christine Lagarde, Direttore FMI, Bank of England Conference, Londra, 29 settembre 2017.

 


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