Il 3 aprile 2018 è entrata in vigore la nuova legge polacca sulla Corte suprema, sostenuta da sovranisti ed euroscettici. Tale legge ha comportato un grave attacco alla magistratura polacca, nonchè alle istituzioni europee, le quali hanno condannato con fermezza le azioni del governo polacco.

L'Unione europea pone come conditio sine qua non per l'adesione di un Paese il rispetto dello stato di diritto e delle regole democratiche, che sono il fulcro stesso del progetto d’integrazione.
Lo stato di diritto consiste in una condizione politica per la quale l'organo di uno stato che ha il compito di produrre la legge è sottoposto alle stesse leggi che ha prodotto. Il principio posto alla base è quello della la separazione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario, i quali sono affidati rispettivamente al parlamento, al governo e alla magistratura, organi separati e indipendenti.
Inoltre, uno stato democratico, ça va sans dire, riconosce l'universalità delle leggi che produce secondo i dettami appena esposti, ma le sottopone ad una Costituzione,  cioè ad una serie di principi fondamentali che impediscono la radicale alterazione del sistema legislativo vigente, guidandone il sano sviluppo.
Le istituzioni europee, dunque, controllano direttamente l'agire politico dei singoli stati membri, opponendosi con forza qualora si presenti una chiara infrazione, come avvenuto nel recente caso polacco.

Il comunicato della Commissione europea del 14 agosto esprime in modo chiaro le giuste accuse alla legge in questione: “La nuova legge polacca abbassa da 70 a 65 anni l'età pensionabile per i giudici della Corte suprema, mettendo 27 dei 72 giudici attualmente in carica a rischio di pensionamento d'ufficio. La misura si applica anche al primo presidente della Corte suprema, che vedrebbe terminare in anticipo il suo mandato sessennale previsto dalla Costituzione polacca.  […]”.  Stando alla legge in questione, ai magistrati sarebbe concessa la possibilità di proroga oltre i 65 anni, che sarebbe però sottoposta ad alcune condizioni, tra cui l'approvazione del Presidente della Repubblica polacca. “Per effetto della riforma dell'8 dicembre 2017, inoltre, i giudici membri del Consiglio nazionale della magistratura sono ormai nominati dal parlamento polacco, in violazione dei criteri europei d'indipendenza della magistratura. […]”. Quest'ultimo aspetto, che pone i magistrati sotto il controllo del parlamento, ha spinto la Commissione a confermare “la posizione secondo cui la legge polacca sulla Corte suprema è incompatibile con il diritto dell'Unione in quanto lede il principio di indipendenza della magistratura.”
Si comprende quindi ciò che è avvenuto in Polonia: l'infrazione dei principi dello stato di diritto, di alcune norme costituzionali e infine degli obblighi contenuti nel Trattato sull'Unione europea (TUE).
In seguito alla presa di posizione della Commissione e alla messa in mora, la Polonia è stata deferita alla Corte di Giustizia europea.
In un comunicato stampa del 19 ottobre, la Corte di Giustizia esprime le conclusioni del processo, in linea con le preoccupazioni evidenziate dalla Commissione: “La Polonia deve sospendere immediatamente l’applicazione delle disposizioni nazionali relative all’abbassamento dell’età pensionabile dei giudici della Corte suprema. L’ordinanza della vicepresidente della Corte si applica, retroattivamente, ai giudici della Corte suprema interessati da tali disposizioni”.
Due sono le considerazioni che ricaviamo dall'accaduto: da un lato, è ormai evidente che le tendenze sovraniste e il becero nazionalismo propugnato da alcuni governi conducono inevitabilmente alla degenerazione della democrazia europea; dall'altro, è altrettanto chiara e forte la presa di posizione delle istituzioni europee, che in questi mesi hanno mostrato prontezza nell'agire e fermezza nelle decisioni prese. Siamo di fronte ad un chiaro scontro tra uno stato membro, rappresentante del fronte antieuropeista, che agisce ignorando deliberatamente le direttive europee, e l'Unione europea come stato sovranazionale, che cerca di imporsi davanti alle infrazioni di un governo nazionale. Il caso non è isolato; difatti, è possibile compararlo alla recente contesa tra Commissione e governo italiano, il quale ha proposto una bozza di manovra economica non sostenibile e contenente infrazioni della legge di stabilità. In entrambi i casi, due governi nazionali cercano di forzare l'Unione che, fondata anche su vincoli fiduciari, cadrebbe se non fosse in grado di reagire con fermezza a queste provocazioni assennate.
Le istituzioni europee stanno concentrando tutte le loro forze per tutelare la credibilità del continente con un lavoro encomiabile.
Noi federalisti non ci stancheremo mai di affermare che oltre la volontà politica è assolutamente necessario il potere politico legato alla creazione di un nucleo federale europeo e quindi al rafforzamento delle istituzioni esistenti per garantire al continente sicurezza e stabilità, contro gli scossoni causati dall'incosciente nazionalismo.

 


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