È il titolo del libro di Domenico Moro appena uscito, edito da Il Mulino. Lo presentiamo con la stessa prefazione di Federica Mogherini.


In queste pagine ho ritrovato tante delle idee che hanno orientato il nostro lavoro degli ultimi anni. La prima è il legame tra la situazione internazionale e il bisogno crescente di Europa, anche nel campo della difesa. Il nostro mondo è già multipolare nei fatti: l'Europa ha tutto l'interesse a lavorare per un nuovo ordine mondiale più cooperativo di quello attuale. Negli ultimi anni si è definita una tendenza molto chiara a mettere in discussione le istituzioni multilaterali e i grandi accordi internazionali. Si vorrebbe tornare alla logica degli accordi bilaterali tra potenze, alla legge del più forte, alla divisione del mondo in sfere di influenza. In questa prospettiva, l'approccio cooperativo e multilaterale dell'Unione europea rischia di avere meno spazio, ma per paradosso avrebbe molto meno peso l'azione solitaria di singoli Stati europei – troppo piccoli per contare in un mondo di potenze continentali.

Per noi europei, l'unico modo di promuovere i nostri interessi nel mondo di oggi è unire ancor di più le forze: per recuperare la nostra "sovranità nazionale" dobbiamo condividere politiche e azione a livello europeo. È l'idea di fondo della Strategia globale per la politica estera e di sicurezza europea che ho presentato due anni fa: insieme, come Unione europea, siamo un gigante economico al pari di Cina e Stati Uniti, siamo la prima potenza commerciale del pianeta, investiamo in cooperazione allo sviluppo più di tutto il resto del mondo messo insieme. E insieme potremmo avere un bilancio per la difesa, secondo solo a quello degli Stati Uniti.

Moro spiega bene come non ci possa essere un bilancio comune senza una politica comune. Per questo la Strategia globale: abbiamo lavorato per più di un anno a definire le priorità condivise della nostra politica estera e di sicurezza, per poi passare dalla visione all'azione. Abbiamo cercato di evitare i dibattiti ideologici, primo tra tutti quello sull'esercito europeo, per concentrarci invece su azioni concrete, realizzabili anche senza riscrivere i Trattati. Lo spirito del nostro lavoro è lo stesso che si respira in questo volume: abbiamo cercato di pensare in grande ma di avanzare per piccoli passi, tenendo insieme aspirazioni europeiste e pragmatismo. All'Europa serve il realismo di Schuman e Monnet, tanto quanto l'ambizione di Spinelli.

E di ambizione ce ne vorrà molta per portare avanti il lavoro che abbiamo avviato. I risultati raggiunti finora sono un punto di partenza. Abbiamo creato strumenti nuovi: ora si tratta di sfruttarne a pieno le potenzialità. Vale per la cooperazione strutturata permanente, che è la cornice perfetta per investire in mezzi e tecnologie condivise, standard comuni, addestramenti congiunti delle nostre forze armate. Vale per il centro di comando delle missioni militari europee: a fine 2018 discuteremo se e come rafforzarne il mandato, ad esempio estendendolo ad alcune operazioni militari "esecutive". In altri casi, abbiamo bisogno di strumenti nuovi e migliori: ad esempio, ho appena proposto di istituire una Capacità europea di pace, un meccanismo comune per rendere più semplice, sicuro e trasparente il finanziamento delle missioni militari europee e il sostegno ai nostri partner.

Molti dei risultati che abbiamo ottenuto sembravano impensabili all'inizio dell'attuale mandato, quattro anni fa. Il progetto dell'Europa della difesa è ripartito dopo sessant'anni di veti. Ma i prossimi capitoli sono ancora tutti da scrivere. Ci vorranno ambizione e pragmatismo da parte di tutti – nelle istituzioni europee e negli Stati membri, ma anche e soprattutto nelle nostre opinioni pubbliche. Questo libro racconta che un'Europa al servizio degli europei è possibile e abbiamo iniziato a costruirla. Basta volerlo.

Federica Mogherini
Vicepresidente della Commissione europea – Alto
rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri
e la politica di sicurezza

 


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