Dal 17 novembre 2018 i Gilets Jaunes – chiamati cosi per il gilet giallo che indossano e che è comunamente utilizzato per la sicurezza stradale – si radunano regolarmente ogni sabato in piazza, ai pedaggi auto-stradali o sulle rotonde delle città francesi.
Il loro movimento, che ha assunto dimensioni importanti dal punto di vista del numero dei protagonisti e per la pressione politica che esercita sul governo Macron, ha saputo attirare l’attenzione anche del mondo accademico francese, in particolare il Centro di Ricerca Emile Durkheim di Bordeaux, che ha lanciato una ricerca-inchiesta sul movimento all’indomani del 17 novembre 2018.
Abbiamo intervistato uno dei 70 ricercatori, Emmanuelle Reungoat, ricercatrice dell’Università di Montpellier ed esperta di euroscetticismo e dell’Unione Europea. Per realizzare l’inchiesta, i ricercatori si sono mobilitati incontrando gli aderenti al movimento dei Gilets Jaunes direttamente sui luoghi di raduno e delle manifestazioni. Con 166 questionari somministrati in due giorni, questa prima fase dell’inchiesta vuole cercare di capire la natura dei Gilets Jaunes.

 

Chi sono i Gilets Jaunes?

Dai profili delle persone interrogate nell’ambito della ricerca, emerge che la categoria più rappresentativa è quella degli impiegati. Sono uomini e donne, padri e madri di famiglie, professionalmente attivi ma con redditi bassi che vivono situazioni familiari difficili, oppure pensionati che sono costretti ad aiutare la famiglia. Si tratta dunque di classi popolari e della piccola classe sociale media. Inoltre, l’aspetto principale di questo movimento organizzato sulle rotonde è che la metà delle persone mobilitate non ha mai partecipato a manifestazioni né ha preso parte a scioperi. Le rivendicazioni espresse durante l’occupazione delle rotonde riprendono sistematicamente quelle espresse sin dall’inizio del movimento: il costo dei carburanti, il potere d’acquisto e il fallimento del sistema istituzionale. Quanto a quest’ultimo aspetto, bisogna ricordare che c’è una forte sfiducia da parte dei Gilets Jaunes nei partiti politici e anche nei sindacati. Inoltre, sembra che sia proprio questo il motivo della richiesta del RIC ossia del ‘Referendum d’Iniziativa Cittadina’ e della stragrande partecipazione alla petizione (più di 210.000 firme raccolte) che chiede la modifica dell’articolo 3 della Costituzione[1] per poter introdurre quest’iniziativa cittadina. Le rivendicazioni scandite e scritte sui cartelloni delle prime manifestazioni rappresentano in effetti il cuore delle preoccupazioni del movimento. Preoccupazioni che si mescolano rapidamente alla sfiducia verso il governo Macron. Per questo motivo il movimento dei Gilets Jaunes è strettamente legato al contesto francese. La Francia sta infatti vivendo una situazione paradossale. Il movimento esprime sfiducia nel governo nazionale o verso l’idea di rappresentatività nazionale quando invece il 75% dei deputati eletti nel 2017 non ha mai esercitato un mandato parlamentare prima d’ora. E la loro inesperienza politica li rende incapaci di distaccarsi dalla figura del presidente Macron, visto che i due terzi dei nuovi eletti sono anche membri del partito presidenziale, cioè En Marche.  La logica della V Repubblica solidamente costruita attorno alla figura centrale del Presidente riscopre i suoi limiti attraverso l’espressione della collera dei Gilets Jaunes.

 

Qual è l’impatto del movimento dei Gilets Jaunes sull’Unione Europea?

A quanto emerge dalla ricerca menzionata, l’Europa non é una questione affrontata dai Gilets Jaunes. Ciononostante, secondo Emmanuelle Reungoat, le elezioni europee in Francia hanno spesso fatto emergere partiti detti “anti-sistema” a causa delle modalità del voto (proporzionale e di lista). Sarebbe dunque possibile la formazione di un partito nato dalle rivendicazioni dei Gilets Jaunes in occasione delle elezioni europee. Tale formazione sarebbe inoltre facilitata dal fatto che si è ritornati alla costituzione di una sola circoscrizione elettorale per questo tipo di scrutinio su tutto il territorio nazionale francese, diversamente dalle 8 circoscrizioni del 2014. Ciò permette alle piccole liste di emergere perché le questioni nazionali possono essere più facilmente avanzate. Dagli ultimi sondaggi una lista dei Gilets Jaunes otterrebbe tra i 9.5 e i 13% dei voti. In ogni caso, la natura protestataria del movimento tende ad erodere questa prospettiva. E si avvertono già i primi segni: dei dieci primi candidati della lista costituita il 23 gennaio scorso, le “Ralliement d’initiative citoyenne” o RIC [2], due dei candidati si sono già ritirati per gli attacchi ricevuti e tutta la lista è generalmente contestata dal movimento su internet. Malgrado le contestazioni interne, la lista ha comunque iniziato a stilare il suo programma. Esso sarà formulato sulla base delle rivendicazioni raccolte dai membri del movimento tramite una piattaforma comune chiamata noos-citoyens.com creata da attivisti universitari dell’Università di Tolosa.
 

Una visione elettorale da costruire

I membri della lista sanno poco o nulla del contesto politico europeo, tanto meno degli altri partiti o gruppi politici presenti sulla scena europea, come per esempio il Movimento 5 stelle italiano con il quale hanno comunque dei punti in comune. Si aggiunge inoltre il fatto che i controlli sulle candidature presentano vari problemi. Nel caso in cui la lista si costituisce su una base nazionale e non regionale, oltre alle modalità di controllo formali, come ad esempio la verifica della fedina penale di ogni singolo candidato, non ci sarebbe il tempo necessario (10 mesi) per costituire la lista correttamente. Quanto agli elettori, resta ancora poco chiaro come essi possano aderire a una lista che nasce da un movimento, quello dei Gilets Jaunes, che non presenta una visione generale. Questo perché, oltre ai Gilets Jaunes, la lista ingloba in sé diversi movimenti cittadini preesistenti. A questo punto due scenari politici si possono delineare: la piattaforma cittadina noos-citoyens.com riuscirà ad amalgamare le differenze presenti all’interno della lista, ed attirare a sé tutti gli assenteisti e i delusi del governo Macron oppure il movimento dei Gilets Jaunes sarà condannato ad essere relegato al solo contesto francese. In quest’ultimo caso quale metamorfosi dovrà compiere il movimento dei Gilets Jaunes per sopravvivere oggi in Francia?


[1] Questa modifica propone di aggiungere (parte in corsivo) a quest’articolo : « La souveraineté nationale appartient au peuple qui l’exerce par ses représentants et par la voie du référendum d’initiative citoyenne, en toutes matière y compris constitutionnelle et de ratification des traités ; cet article ne peut être modifié que par voie référendaire. »

[2] Riprende l’acronimo del « Référendum d’Initiative Citoyenne » per ricordare anche il loro fondamento

 

 


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