L’opinione pubblica italiana ed europea è vittima da anni di una propaganda nazional-populista, alimentata da molti media, social network e opinionisti vari, che hanno diffuso l’idea che l’Unione europea sia una cosa burocratica e non democratica, al servizio della finanza internazionale apolide e che non lavora nell’interesse dei popoli. E che, pertanto, non serve e va cambiata, azzerando tutto e ricominciando daccapo. Se permane questo modo di pensare l’alternativa è tra l’impotenza/rassegnazione oppure il rifiuto dello stesso processo di unificazione europea, con l’inevitabile approdo verso il nazionalismo, comunque mascherato.

Là dove l’Unione può decidere (con un voto a maggioranza) essa invece funziona e produce risultati importanti. Mentre là dove non funziona  è perché sono i governi nazionali che vogliono mantenere il loro potere di veto (ad es. immigrazione, difesa, fisco, politica estera).

Questa Rubrica si limita a segnalare brevemente quei fatti di rilievo che nascono dall’azione delle Istituzioni Europee e che producono risultati significativi per la vita dei cittadini europei e per la democrazia europea.
 

Accordo commerciale UE-GIAPPONE

Le due potenze commerciali eliminano dazi e fanno scuola al commercio globale.

Dal 1° febbraio oltre alle barriere doganali sono spazzate via anche quelle normative che impedivano - di fatto - l’affluenza di beni e servizi dall’Europa al Giappone e viceversa. A favorirne saranno ovviamente i consumatori, oltre che la bilancia commerciale che registrerà inevitabilmente un aumento dell’interscambio di merci e servizi.
Il meglio dei nostri prodotti alimentari verrà scambiato con le migliori tecnologie automobilistiche e robotiche.  Le aziende europee inoltre potranno finalmente partecipare a gare d’appalto in Giappone.
Per quanto riguarda invece la tutela dei prodotti locali sono stati inseriti ben 205 prodotti IGP (indicazione geografica protetta) che verranno riconosciuti anche in Giappone e verranno, quindi, protetti da contraffazione.  Di questi 205, un quarto sono italiani. Per un’analisi più di dettaglio dell’accordo cfr. l’articolo a pag. 6 di questo numero (Al via l’accordo commerciale UE-Giappone).
Tenendo conto che attualmente  l’Italia è il sesto partner commerciale del Giappone,  si prevedono incrementi produttivi almeno pari a quelli del CETA, l’accordo siglato l’anno scorso con il Canada di Trudeau e che ha determinato per le nostre aziende casearie un incremento anche del 50% in alcuni prodotti (vedi il Parmigiano Reggiano).

Due giganti commerciali che aprono la strada ad una ripresa della liberalizzazione dei commerci e che cercano di porre fine alle guerre normative e commerciali, spingendo così altre potenze nella visione di un mondo basato sul multilateralismo anziché sul protezionismo. Un mondo globalizzato dove ci si scambia liberamente materie prime, energie, servizi e capitali a beneficio di tutti, sulla base di regole ed istituzioni sovrannazionali condivise, le uniche che possano far emergere una visione di sviluppo e benessere collettivo.

Lilia Alpa


Per la difesa dello stato di diritto in Ungheria

La Commissione Europea muove nuovi passi verso una procedura d’infrazione nei confronti del governo ungherese per la sua azione di criminalizzazione verso i richiedenti asilo.

Il 24 gennaio 2019 la Commissione europea ha trasmesso un parere motivato all'Ungheria relativamente alla sua legislazione in materia di diritto d’asilo.
E’ questa la seconda tappa verso la procedura d’infrazione per violazione del diritto comunitario, come conseguenza della prima fase della procedura avviata il 19 luglio 2018 con una lettera formale di diffida. Dopo aver analizzato la risposta fornita dalle autorità ungheresi, la Commissione ha ritenuto che la maggior parte delle preoccupazioni sollevate non erano state ancora prese in considerazione.
La normativa ungherese in questione – denominata «legge anti-Soros» - criminalizza qualsiasi tipo d’assistenza delle organizzazioni (nazionali o internazionali) nei confronti delle persone che desiderano chiedere asilo o un permesso di soggiorno in Ungheria. Questa legislazione comprende anche misure che limitano le libertà individuali, impedendo ai membri di queste organizzazioni di avvicinarsi alle zone di transito delle frontiere ungheresi dove risiedono i richiedenti asilo. Le sanzioni comprendono la detenzione carceraria temporanea fino a 1 anno e l'espulsione dal paese. Inoltre la nuova normativa ungherese, come pure una riforma costituzionale, introducono nuove motivazioni per dichiarare irricevibile una domanda d’asilo, in contrasto con la legislazione UE e con la Carta europea dei diritti fondamentali. Si limitano così le richiesta per coloro che arrivano in Ungheria direttamente da un luogo dove la vita o libertà sono minacciate.
Le autorità ungheresi dovranno ora rispondere entro due mesi ai rilievi della Commissione, che in caso contrario potrà appellarsi alla Corte Europea di giustizia.
Risulta quindi essenziale il ruolo della Commissione come garante dello stato di diritto nell’Unione Europea, anche di fronte alla riluttanza di diversi governi nazionali.  
Su questo tema cfr. pure l’articolo “Difendere lo stato di diritto nell’UE” (nr.3/2018) in merito alla procedura d’infrazione avviata dalla Commissione nei confronti della Polonia.

Vittorio Quartetti


Erasmus, un successo crescente

Una parola che lega generazioni

Dal 1987 milioni di giovani hanno avuto la possibilità di acquisire nuove esperienze andando all'estero. Esperienze di vita, capaci di trasformare la forma mentis di diversi individui da ogni parte d’Europa, di unirli sotto un’unica bandiera, sotto il cielo di dodici stelle.

Nel 2017 il programma Erasmus+ ha fornito sostegno a un numero record di persone - quasi 800 000 - permettendo loro di studiare, seguire una formazione o fare volontariato all’estero, con un aumento del 10% rispetto al 2016. L'attuale programma Erasmus+, che riguarda il periodo dal 2014 al 2020, ha una dotazione di bilancio di 14,7 miliardi di EUR e offrirà al 3,7% dei giovani nell’UE la possibilità di studiare, formarsi, acquisire esperienza professionale e fare volontariato all'estero.
La percentuale potrebbe erroneamente dare l’impressione di un impatto assai limitato, accessibile solo ad una piccola élite, eppure forse non tutti sanno che, oltre all’impegno finanziario sopramenzionato, anche la portata geografica del programma è aumentata, passando dagli 11 paesi del 1987 agli attuali 33 (tutti i 28 Stati membri più la Turchia, l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, la Norvegia, l'Islanda e il Liechtenstein). Il programma è inoltre aperto ai paesi partner di tutto il mondo.
Erasmus è viaggio. Viaggiare significa conoscere. Conoscenza è tolleranza. Tolleranza è pace.
E’ così, quindi, che un programma può creare un impatto superiore alle stime, difficilmente quantificabile, in grado di tracciare un solco decisamente profondo nella società, dando vita ad un nuovo popolo: il popolo europeo.
“Uniti nella diversità” è il motto che lega, tra gli altri, i ventotto paesi membri dell’Unione Europea, rappresentando il vero, grande, ruggente urlo anticonformista nella società contemporanea.
In tempi dove le correnti politiche di maggioranza sembrano promuovere vecchi e miopi individualismi, dove non c’è spazio per parole quali “integrazione” e “tolleranza”, la generazione Erasmus rappresenta il principale sostenitore del sogno di vedere un giorno concretizzarsi pienamente l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa, all’insegna di pace, prosperità e valorizzazione della conoscenza.
Non ci rimane quindi la speranza che questo progetto possa coinvolgere sempre più persone per far evolvere il contesto socio-culturale dei nostri Paesi  in direzione di una reale società europea unita e proiettata verso obiettivi comuni.

Matteo Falsetta


DAL PARLAMENTO EUROPEO UNA FORTE INDICAZIONE DI POLITICA ESTERA

Chiede libere elezioni in Venezuela e riconosce Guaidò

Il 31 Gennaio 2019, l'Aula di Strasburgo ha votato a maggioranza  (con 439 voti a favore, 104 contrari e 88 astensioni) la Risoluzione con la quale si chiede agli Stati Membri di riconoscere Juan Guaido quale “unico Presidente legittimo” della Repubblica Bolivariana del Venezuela fino alla convocazione di nuove e libere elezioni presidenziali con lo scopo di “restaurare la democrazia” e lo stato di diritto in Venezuela. Il Parlamento europeo invita, anche, l'Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'UE a creare un “gruppo di contatto” con i Paesi della regione e altri attori chiave al fine di garantire la trasparenza delle elezioni sulla base di un “calendario concordato, condizioni eque per tutti i partecipanti e la presenza di osservatori internazionali”.
Forse per la prima volta il Parlamento ha dettato la linea all’Europa sulla politica estera: siamo, dunque, in presenza di un atto politico d’indubbia importanza, al di là dei giudizi di merito che si possono avere sulla questione.
La repressione politica in Venezuela ha raggiunto livelli di gravità inaudita attraverso l'uso della violenza, la violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Il regime di Maduro ha gettato il Paese in una crisi economica e umanitaria senza precedenti. L’inflazione ha raggiunto un tasso di inflazione pari a 1 650 000 %  privando la popolazione di ogni bene e medicinale di prima necessità. Una rapida transizione democratica, dunque, si rende necessaria per rispondere a queste emergenze.
Purtroppo, il giorno successivo, il Consiglio Europeo, chiamato ad esprimersi sulla questione, non è riuscito a raggiungere lo stesso obiettivo. Il veto del governo italiano ha impedito all'Ue di riconoscere Juan Guaidò, disattendendo così le indicazioni del Parlamento Europeo e le speranze del popolo Venezuelano. Questa vicenda ha evidenziato i punti di forza e debolezza della costruzione europea.  Se l'Unione Europea vuole diventare un attore credibile e autorevole sullo scenario internazionale, ha bisogno di parlare con una voce sola. Per far ciò, bisogna riformare i processi decisionali dell'Unione. Non è più ammissibile che il veto di uno Stato Membro possa impedire l'adozione di una decisione in politica estera. L'iniziativa del Parlamento europeo ci suggerisce quale può essere il modello da perseguire: il voto a maggioranza sulla politica estera e sulla difesa anche nel Consiglio Europeo.

Luca Bonofiglio


NOTIZIE SPOT

  

Il Consiglio sostiene il piano della Commissione di investire 1 miliardo di € in supercomputer europei all'avanguardia a livello mondiale

Bruxelles, 28 settembre 2018

I supercomputer sono necessari per elaborare quantità sempre crescenti di dati e apportano benefici in molti settori della società, dalla sanità alle energie rinnovabili e dalla sicurezza dei veicoli alla cibersicurezza. Il Consiglio ha adottato un regolamento volto a istituire l'impresa comune europea per il calcolo ad alte prestazioni (EuroHPC), una nuova struttura giuridica e di finanziamento, che metterà in comune risorse provenienti da 25 paesi europei, costruirà un'infrastruttura di supercalcolo e di dati e sosterrà la ricerca e l'innovazione nel settore con la partecipazione di scienziati, imprese e industria.

L'impresa comune disporrà di un bilancio di 1 miliardo di €, di cui una metà proverrà dal bilancio dell'UE e l'altra metà dagli Stati membri europei partecipanti. Partner privati potranno aggiungersi. Le attività dell'impresa comune si concentreranno su due ambiti:

  • un'infrastruttura di supercalcolo paneuropeaper acquisire e predisporre nell'UE due supercomputer tra i primi 5 a livello mondiale e almeno altri due che si classifichino tra i primi 25 al mondo. Tali macchine saranno interconnesse con i supercomputer nazionali esistenti e messe a disposizione di utenti pubblici e privati in tutta Europa
  • ricerca e innovazioneper sostenere lo sviluppo di un ecosistema europeo di supercalcolo, stimolare un comparto industriale di fornitura di tecnologie e mettere risorse di supercalcolo a disposizione di utenti pubblici e privati, comprese le piccole e medie imprese.

 

Contrastare l'illecito incitamento all'odio online: il Codice di condotta dell'UE garantisce una risposta rapida

Bruxelles, 4 febbraio 2019

La “decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia” qualifica come reato l'istigazione pubblica alla violenza o all'odio nei confronti di un gruppo di persone, o di un suo membro, definito in riferimento alla razza, al colore, alla religione, all'ascendenza o all'origine nazionale o etnica. L'istigazione all'odio, quale definita nella decisione quadro, costituisce reato anche quando avviene online.

L'Unione europea, gli Stati membri, i social media e altre piattaforme condividono la responsabilità collettiva di promuovere e favorire la libertà di espressione nel mondo online e sono tutti tenuti a vigilare che Internet non diventi un ricettacolo di violenza e odio liberamente accessibile.

Nel maggio 2016, per far fronte al proliferare dell'incitamento all'odio razzista e xenofobo online, la Commissione europea e quattro colossi dell'informatica (Facebook, Microsoft, Twitter e YouTube) hanno presentato un "Codice di condotta per contrastare l'illecito incitamento all'odio online".

Si sono succedute nel tempo varie valutazioni sul Codice di condotta UE. La quarta valutazione dimostra che questa iniziativa della Commissione produce risultati positivi.

Oggi le società informatiche valutano entro 24 ore l'89 % dei contenuti segnalati e rimuovono da Internet il 72 % dei contenuti ritenuti illeciti incitamento all'odio, contro il 40 % e il 28 %, rispettivamente, nel 2016, anno in cui il Codice è stato varato. Ora, però, è necessario un miglioramento, da parte loro, del feedback agli utenti.

 

 

 


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