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L'Unità Europea

Giornale del Movimento
Federalista Europeo

Catalogazione e disponibilità: https://acnpsearch.unibo.it/journal/2296549

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Codice internazionale: ISSN 1825-5299

Ultimo numero 1/2020
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La Conferenza sul futuro dell’Europa non solo dovrà raccogliere le istanze dei cittadini su come rafforzare l’Unione europea, ma dovrà ancor di più saper elaborare le risposte efficaci  a queste loro richieste. Il nostro impegno di federalisti europei sarà tutto incentrato attorno a questo obiettivo.

Il XXIX Congresso nazionale del MFE che si è svolto a Bologna dal 18 al 20 ottobre, e di cui troverete un ampio resoconto nelle pagine interne, è stato, come sempre accade nella vita delle organizzazioni politiche, un appuntamento importante per riflettere sulla natura, sul ruolo e sugli obiettivi del Movimento in vista delle sfide che ci attendono nei prossimi due anni; sfide maturate a seguito dell’evoluzione del quadro mondiale ed europeo che ci mettono di fronte, come europei, alla necessità inderogabile di compiere rapidamente un salto di qualità per costruire quell’Europa sovrana – che noi sappiamo può solo essere federale – con cui poter affrontare le crisi che incombono sul nostro futuro e poter rilanciare quel modello di civiltà universale di cui il progetto europeo dei Padri fondatori è forse l’espressione più alta. Le sfide sono verso l’esterno, per fronteggiare il quadro di fortissima instabilità a livello internazionale; e sono interne, sociali ed economiche, mentre sono troppo forti nell’Unione europea le divisioni tra i governi nazionali e tra le famiglie politiche, e i segnali che arrivano dai cittadini, pur confermando la tenuta sostanziale del consenso popolare, evidenziano al tempo stesso l’impazienza che cresce e l’insostenibilità dello stallo in cui è bloccato l’attuale assetto europeo.

Le istituzioni europee che si stanno avviando a dar vita alla nuova legislatura si trovano pertanto ad ereditare un compito pesante per cercare di sciogliere tutti i nodi politici irrisolti che in questi anni sono stati ignorati o rimandati, contando sulla forza di resistenza della costruzione europea. Da un lato, infatti, è difficile disfare l’Unione europea: gli interessi e l’interdipendenza comuni sono così forti, e la debolezza dei singoli Stati membri così drammatica, da rendere questi tentativi estremamene difficili. Ogni volta che una formazione politica nazionalista e anti-europea in un qualche paese membro raggiunge un consenso tale da poter incidere in modo radicale sulla politica di governo nazionale viene riportato a più miti consigli dalle forze interne ed esterne che si coalizzano per fermarli e dalle stesse conseguenze che deriverebbero dall’abbandono del quadro europeo o anche solo da prolungati scontri frontali con le istituzioni europee e con gli altri partner. Eppure sappiamo che in Grecia questo rischio è stato sfiorato e che in Italia i tentativi di far deragliare l’Unione monetaria sono stati reali; e che se la Grecia alla fine ha fatto una scelta europea coraggiosa, avviando anche un percorso di riforme, in Italia un consenso di questo tipo non c’è. L’attuale governo pro-europeo ha solo potuto guadagnare un po’ di tempo, riuscendo in questa fase delicata ad evitare che un paese fondatore con il peso politico ed economico dell’Italia continuasse a boicottare il funzionamento dell’Unione europea. Come dimostra la Brexit, i meccanismi che muovono il consenso e le scelte politiche non sono dettate solo dalla razionalità dell’interesse economico, neppure da quello di breve periodo; per questo il pericolo rappresentato da forze che possono anche accettare di subire come un male inevitabile l’Europa, ma che non hanno un progetto politico compatibile con un processo di integrazione sovranazionale, è reale e forte. Si tratta di un pericolo che si vede già da tempo in azione nel Consiglio europeo, l’organo che vede riuniti i Capi di Stato e di governo dell’Unione da cui dipendono tutte le decisioni politiche; la presenza di governi euroscettici paralizza l’Unione e la rende più fragile, impedendo di trovare soluzioni anche  minime ai problemi o di prendere decisioni politiche condivise – dato che soluzioni e decisioni in questo assetto devono necessariamente essere prese per consenso, ossia di fatto all’unanimità, anche quando non previsto dai Trattati.

Questa Unione europea ferma alla dimensione del Mercato unico – per quanto importante e positivo sia questo progetto – è  pertanto un’Unione che rimane divisa ed impotente, e che diventa sempre più marginale negli assetti globali. Gli europei perdono terreno sul piano economico e tecnologico, e non riescono a mantenere un livello di competitività sufficiente a preservare un livello adeguato di sviluppo e di progresso. Soprattutto, non hanno la capacità di giocare un ruolo attivo nella definizione di un nuovo ordine mondiale e finiscono con l’avere una responsabilità pesantissima rispetto alla crisi che minaccia la pace e la stabilità mondiale: la loro debolezza li rende complici delle scelte scellerate dell’Amministrazione americana, ed è una delle cause che frenano un’evoluzione positiva della visione internazionale degli Stati Uniti. Questa Unione riesce solo a piangere lacrime di coccodrillo sulle tragedie dei popoli annientati dalla violenza e dalla guerra, ma non si attrezza per cambiare le situazioni che sono all’origine di queste tragedie; e le nostre opinioni pubbliche, così come le nostre classi dirigenti, vivono le conseguenze che la perdita del senso di responsabilità – insita nell’essere vassalli rispetto a chi esercita il potere – sempre comporta: devono addormentare la loro coscienza per riuscire a sopportare la colpa dell’ignavia, ed è questa, forse più di ogni altra, la radice della crisi delle nostre democrazie, che è prima di tutto una crisi del nostro senso etico e del nostro impegno morale.

La partita che si gioca in Europa è quindi una partita che ha una valenza mondiale, nel bene così come nel male. E’ questa consapevolezza che deve accompagnare i lavori della Conferenza sul futuro dell’Europa, proposta in primavera da Macron e sostenuta dalla nuova presidente della Commissione europea e dal Parlamento europeo, che è chiamata a smuovere le acque di questa Europa che capisce di essere in un’impasse. La Conferenza verrà avviata a partire dal prossimo anno, e durerà fino all’inizio del 2022; non solo dovrà coinvolgere i cittadini, per raccogliere le loro istanze su come rafforzare l’Unione europea; ma dovrà ancor di più saper elaborare le risposte efficaci  a queste loro richieste. Il nostro impegno di federalisti europei sarà tutto incentrato attorno a questo obiettivo, in Italia – dove lavoreremo insieme alle altre componenti della forza federalista, già a partire dal documento congiunto a firma Movimento federalista europeo, Gioventù federalista europea e Movimento Europeo Italia (lo trovate a pag. 22)  – e in Europa. Siamo convinti che la Conferenza debba innescare un vero e proprio processo costituente, con un ruolo attivo determinante del Parlamento europeo (e della Commissione Affari costituzionali in particolare), proprio perché è l’unica istituzione che rappresenta i cittadini e che ha la legittimità e la storia politiche – dopo l’esperienza del Club del Coccodrillo e l’approvazione del Trattato Spinelli nel corso della prima legislatura – per potere convogliare le istanze di cambiamento che vengono dalla società in un nuovo Trattato coerente che rifondi l’Unione europea prevedendo, come passaggio fondamentale, la ratifica  non più all’unanimità, come è attualmente in vigore, ma a maggioranza tra gli Stati aderenti.

La Conferenza dovrà sciogliere i nodi in merito alla domanda fondamentale su quale ruolo deve diventare capace di avere l’Europa nel mondo e su quali grandi progetti politici si deve rilanciare. E’ in questa prospettiva che vanno discusse quali competenze devono diventare europee, insieme a quali strumenti e poteri devono essere attribuiti al livello europeo perché possa agire efficacemente; e, di conseguenza, quali nuovi equilibri tra istituzioni europee e nazionali diventano necessari per garantire il funzionamento di una democrazia sovranazionale.

Uno dei punti decisivi sarà proprio quello relativo alla creazione di un potere fiscale europeo che lo stesso Mario Draghi nel corso del suo mandato alla Banca centrale europea, e anche nel suo passaggio di consegne alla nuova presidente, ha continuamente richiamato come elemento necessario per dare forza e incisività all’Unione europea. Creare una sovranità fiscale europea accanto alla sovranità monetaria è indispensabile non solo per bilanciare l’asimmetria e sanare le contraddizioni di un’unione monetaria disgiunta da un’unione fiscale ed economica, ma anche perché storicamente la creazione del potere fiscale ha coinciso con l’atto fondativo di una comunità politica, e questo spiega anche l’importanza della creazione di una capacità fiscale europea nella battaglia per la costruzione di un’unione politica europea di tipo federale: una capacità indipendente dalla volontà dei singoli Stati (vale a dire che dovrà potersi autodeterminare sia sul lato delle entrate che della spesa) e in grado in grado di mobilitare risorse rilevanti (a regime, a seconda delle funzioni che esso sarà chiamato a svolgere, il bilancio dovrà mobilitare tra il 5 e il 10 % del PIL europeo).

L’altro punto determinante sarà la riorganizzazione dell’Unione europea su diversi livelli di integrazione, creando le condizioni perché gli Stati che vogliono (o che accettano) di entrare in un’unione politica di tipo federale possano procedere in tal senso all’interno del quadro del Mercato unico, senza mettere in discussione l’acquis di quest’ultimo e la coesione con chi vuole rimanere al di fuori del nucleo integrato politicamente, ma senza, al tempo stesso, mantenere tutto fermo allo status quo per il veto di quei paesi che ancora non capiscono il progetto europeo in termini di unità politica.

L’Europa si gioca dunque una grande partita nei prossimi due anni. I federalisti dovranno sapere fare bene la loro battaglia, tenendo alta e rendendo visibile a cittadini e responsabili politici la bandiera dell’obiettivo costituente e della creazione di un nucleo federale. Questo è il vero realismo politico, non un sogno. E’ la sola risposta vera ai nostri problemi e la sola soluzione alla crisi che ci avvolge. Un’Europa sovrana, democratica, federale, subito!

 

 


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