PalestinaLa richiesta dell'Autorità palestinese di essere riconosciuta come Stato membro dell'ONU sta attirando l'attenzione dell'opinione pubblica sulla 66a sessione dell'Assemblea generale dell'ONU. La proposta si inquadra in una situazione del Medio Oriente in rapida evoluzione a causa della primavera araba, del crescente isolamento internazionale di Israele, del declino dell'influenza degli Stati Uniti nella regione e dell'irrilevanza politica dell'UE sul piano internazionale. Essa è sostenuta da un'ampia maggioranza dell'Assemblea generale, ma rischia di scontrarsi con il veto degli Stati Uniti nel Consiglio di Sicurezza. L'ammissione della Palestina nell'Assemblea generale con lo status di osservatore, come premessa per diventare nei prossimi anni, un membro effettivo dell'ONU, rappresenta una condizione necessaria per riconoscere i diritti di questo popolo e consentirgli di partecipare, in condizioni di parità con gli altri Stati, al processo di pace. Fin dal 1980, il Movimento federalista europeo sostiene il diritto del popolo palestinese all'indipendenza.

La richiesta palestinese si inquadra nel contesto di un progetto che risale alla costituzione dello Stato di Israele: quello della convivenza di due Stati (Israele e Palestina), del ritiro di Israele dagli insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme est, del rimpatrio almeno parziale dei profughi e del ritorno ai confini precedenti la guerra del 1967. La situazione è complicata per il fatto che Hamas, che controlla la striscia di Gaza dopo l'evacuazione decisa dal governo Sharon, non si sente rappresentato dall'Autorità nazionale palestinese e contesta la richiesta di quest'ultima di essere riconosciuta come Stato membro dell'ONU. Inoltre, non riconosce lo Stato di Israele ed è considerata un'organizzazione terroristica da Israele e dagli Stati Uniti. D'altra parte, Israele, accerchiato da un mondo arabo ostile nel quale l'Iran, impegnato in un programma nucleare, dichiara di volerne la distruzione, è spinto ad affidare la propria sicurezza alla sola forza militare.

Qui sta la ragione del protrarsi del conflitto israelo-palestinese. La sua soluzione esige un cambiamento della situazione internazionale che attenui le tensioni e garantisca giustizia per la Palestina e sicurezza per Israele.

La convivenza pacifica tra i popoli israeliano e palestinese esige in primo luogo l'intervento di una forza di interposizione europea sotto l'egida dell'ONU, analogamente a quanto è avvenuto in Libano, ma attivando un comando europeo unico secondo le modalità previste dalla “cooperazione strutturata permanente” (art. 46 del Trattato di Lisbona). Questa è la via che consentirebbe a un gruppo di Stati dell'UE di mettere in azione una forza di intervento rapido e di diventare così un interlocutore autorevole delle parti in conflitto e una garanzia di sicurezza per l'intera regione.

L'intervento militare sarà efficace a condizione che sia accompagnato da un'iniziativa diplomatica diretta a riunire una Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Medio Oriente, per la riduzione degli armamenti, la creazione di una zona denuclearizzata nella regione, la cooperazione economica, tecnologica e culturale.

Nello stesso tempo, poiché gli Stati nazionali non costituiscono più nel mondo contemporaneo una base sufficiente a garantire né lo sviluppo economico né l'indipendenza politica, è vitale avviare nella regione un processo di integrazione a partire da un primo nucleo di cui facciano parte Israele, Palestina, Giordania e Libano. Il punto di partenza potrebbe essere una “Comunità dell'acqua, dell'energia e delle infrastrutture”, proposta da Delors quando era Presidente della Commissione europea. Essa si ispirava al precedente della CECA, che mirava a mettere in comune le risorse strategiche – il carbone e l'acciaio – per avviare un processo di unificazione che rendesse impossibili nuove guerre. E' un processo ancora incompiuto, che ha impedito nuove guerre entro i confini dell'UE, ma che può ancora fallire se si dovesse disgregare l'Unione monetaria. Per questo, i federalisti sono impegnati nel costruire un nucleo federale  nell'UE, che indicherebbe al resto del mondo la via per federare una regione coperta da più Stati. Come la pacificazione tra Francia e Germania è riuscita dopo l'epoca delle guerre mondiali, così oggi, a 63 anni dalla nascita dello Stato di Israele, nel momento in cui i popoli della regione scelgono la democrazia e la diversità di Israele, fino a pochi anni fa il solo paese democratico nel Medio Oriente, è in via di superamento, è possibile e necessario avviare la pacificazione della regione.

21 Settembre 2011


 

Un governo di solidarietà nazionale

per fronteggiare l'emergenza

Appello al mondo politico italiano

 

L'esigenza di risanare la finanza pubblica è tornata all'ordine del giorno in Italia a causa dell'aggravarsi della crisi del debito e delle richieste dettate dalla Banca centrale europea per la manovra economica. I provvedimenti proposti dal Governo e approvati dal Parlamento non sono sufficienti a rassicurare i mercati né tantomeno a rilanciare la crescita e l'occupazione.

Da una parte, servono misure di carattere strutturale: una riforma del sistema tributario che ridistribuisca in modo equo la pressione fiscale, una razionalizzazione della spesa pubblica all'insegna dell'efficienza e dell'eliminazione degli sprechi, la lotta all'evasione fiscale. D'altra parte, l'obiettivo di stimolare la crescita può essere perseguito solo nei termini di un'articolazione nazionale di un piano europeo. Con un'economia integrata a livello europeo e una moneta unica, qualsiasi piano di sviluppo nazionale risulterebbe inefficace. Mentre il risanamento della finanza pubblica è una responsabilità che incombe al governo italiano – anche perché il “fondo salva-stati” istituito nell'Eurozona non disporrebbe delle risorse necessarie –, il rilancio dello sviluppo economico è una responsabilità prevalente dell'Unione europea, alla quale si devono attribuire non solo le risorse ma anche i poteri necessari.

In mancanza di questi due indirizzi di politica economica, l'Italia è condannata al declino e alla perdita di competitività, all'arretramento sociale, i giovani sono privati della fiducia in un futuro migliore, si alimenta la crisi della democrazia e la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Affrontare la politica di austerità e i relativi sacrifici, combattere l'evasione fiscale, la corruzione e la criminalità organizzata, promuovere la riforma dello Stato sono compiti cui si può adempiere solo con il sostegno di un ampio consenso popolare. Nella storia dei popoli ci sono momenti in cui la normale alternanza di governo e opposizione deve essere sospesa per affrontare gravi situazioni di emergenza. La situazione nella quale si trova l'Italia ha queste caratteristiche.

Di conseguenza, il Movimento Federalista Europeo chiede la formazione di un governo di solidarietà nazionale per fronteggiare l'emergenza. Questa è la condizione per fare riconquistare all'Italia il consenso dei cittadini e l'autorità

L’8 settembre il Daily Telegraph aveva diffuso la notizia secondo cui Francia, Germania, Italia, Spagna e Polonia avevano rivolto una richiesta formale alla Signora Ashton per avviare la creazione di un quartier generale comune ('Big five' tell Baroness Ashton to bypass Britain over EU military HQ). Questa notizia era stata commentata lo stesso giorno da un esponente conservatore con un altro articolo, An EU military HQ would undermine Nato, For the EU every crisis is an opportunity che si apriva con questa affermazione: “As the euro crisis unfolds, those pushing for EU fiscal and economic government have now seen another opportunity to take forward the process of European integration using the Lisbon Treaty's "permanent structured co-operation" to fast-track EU defence policy. You cannot get closer to the bone of national sovereignty than our armed forces”.

 

 

Su questa notizia è ritornato oggi Le Monde

“La necessità ci libera dall’imbarazzo della scelta”. Con questa citazione del Marchese di Vauvenargues da parte di una senatrice francese si è chiusa la seduta del Senato sull’approvazione francese delle misure per il salvataggio della Grecia decise il 21 luglio scorso. Si veda in proposito la stesura provvisoria del dibattito:

(http://www.senat.fr/seances/s201109/s20110908/s20110908001.html).

Alcuni passaggi del dibattito, a tratti acceso, meritano di essere citati. Da un lato quello del Rapporteur général della commissione finanze, Philippe Marini (UMP),


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