Sentiremo probabilmente sempre più spesso citare l’opinione di Dagong che, secondo il suo motto/ammonimento, si propone ormai di “Value Nothing but Truth, Credit and Impartiality” a livello globale.

Forse è il caso di incominciare a seguire, per ovvii motivi, anche i giudizi dell’agenzia di rating cinese Dagong, non solo per quanto riguarda gli USA (si veda il suo ultimo comunicato dopo il voto del Senato americano), per i quali ha deciso un abbassamento del rating, in quanto: “The defects in the political structure exposed in the bipartisan struggle indicate that the US government has difficulty in ultimately resolving the sovereign debt crisis; the interest and safety of the US creditors lack a guarantee from the political and economic systems”.

 

In un commento su Foreign Affairs (China's European Shopping Spree - How Austerity in the EU Creates Investment Opportunities for Beijing, 25-07-2011), Mark Blyth propone delle interessanti considerazioni sul fatto che la “financial fragility [in Europe] may be more of a national security issue than often thought”, non solo per quanto riguarda gli interessi a medio lungo termine degli USA, ma anche per quelli degli europei. Il punto chiave sviluppato nell’articolo riguarda la politica cinese nei confronti del debito greco in relazione a due tendenze in atto.

Nella sua lettera ai parlamentari il Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy annuncia che entro la fine dell’estate, insieme alla Cancelliera Merkel, avanzerà delle proposte su come strutturare il governo economico dell’Europa (http://www.elysee.fr/president/les-actualites/communiques-de-presse/2011/zone-euro-finances-publiques-la-lettre-du.11797.html). Il problema è urgente, secondo Sarkozy, in quanto, come si legge dalla sua lettera, al di là dei progressi compiuto  “la question fondamentale reste celle de la gouvernance de la zone euro, c'est-à-dire de sa capacité à agir avec rapidité et efficacité. L'organisation institutionnelle de la zone euro doit y répondre”.

Comunicato stampa della Segreteria nazionale del Movimento Federalista Europeo

 

“Con l’accordo raggiunto ieri dai diciassette paesi dell’Eurozona per provare a salvare nuovamente la Grecia dal tracollo e prevenire il contagio ad altri paesi" - ha dichiarato il Segretario nazionale del Movimento Federalista Europeo Franco Spoltore - "i Capi di Stato e di governo dell'Eurozona, e in particolare la Francia e la Germania, hanno confermato di non potere e non volere abbandonare al proprio destino l’Euro o alcuno dei paesi in difficoltà che l’hanno adottato, pena il tracollo dell’intera Europa”. “Tuttavia con queste decisioni”, ha proseguito Spoltore, "essi hanno ancora una volta dimostrato di non voler compiere quel salto politico federale decisivo che da più parti, e non solo dai federalisti europei, ormai viene indicato come l'unica soluzione non solo dell'attuale crisi economica e finanziaria che investe l’Europa ma, soprattutto, delle contraddizioni strutturali create da una moneta europea senza uno Stato europeo con un governo dotato di strumenti adeguati di politica economica".

 

Come titola Il Sole 24 Ore, 19 luglio 2011, Fmi: possibile contagio da crisi debito Eurozona. Serve un approccio federale, sì agli Eurobond, ormai anche il Fondo Monetario Internazionale, al di là dei rapporti tecnici ed economici, punta il dito sulle carenze politiche dell'Europa e dell'Eurozona in particolare.

 

Dell’interessante rapporto dell’IMF Country Report No. 11/186 (Euro Area Policies: 2011 Article IV Consultation—Lessons from the European - Financial Stability Framework Exercise), meritano di essere citate le conclusioni, che non hanno bisogno di molti commenti, se non forse per il fatto che, al di là dei giri di parole che vengono usati, il problema ridotto nei suoi aspetti essenziali sta nel fare davvero una federazione europea a partire dall’eurozona, altrimenti addio euro ed Europa. Insomma bisogna fare qualcosa di diverso dal "creating coordination institutions at the EU level that overlap, duplicate but that can hardly supersede national authorities".

Il Movimento Federalista Europeo torna a Genova nel 2011, dopo la partecipazione al Genoa Social Forum nel 2001, per rilanciare il percorso costituente di un’altra Europa ‘libera e unita’ forte della sua storia cominciata nel 1943 grazie ad Altiero Spinelli.  Nel 2001, anno del G8 di Genova, l’Europa intraprendeva il processo di riforma delle sue istituzioni che si sarebbe concluso, dopo diverse battute di arresto, nel dicembre 2009 con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Un Trattato che non ha sciolto i nodi fondamentali della governabilità dell’Unione, della sua legittimità democratica e del trasferimento delle sovranità nazionali a livello europeo in campi cruciali per la vita degli europei.  La crisi economico-finanziaria iniziata nel 2008 e i recenti attacchi speculativi che hanno colpito anche il nostro Paese hanno evidenziato i limiti e le contraddizioni irrisolte del Trattato di Lisbona: il fatto, ad esempio, di avere una moneta unica, l’Euro, senza uno Stato e quindi senza un governo dell’economia, senza risorse adeguate e senza una politica fiscale.

Occorre dunque riaprire il cantiere della realizzazione della federazione e della democrazia europee.

 

Occorre mobilitare i cittadini europei su un’Iniziativa dei cittadini europei sulla base dell’art. 11 del Trattato di Lisbona entro la primavera del 2012, per mostrare che l’opinione pubblica vuole ancora l’Europa; per rivendicare un’Europa capace di affrontare gli effetti negativi della globalizzazione, aggravati dalla deriva neoliberista che ha dominato il mondo negli ultimi decenni, e di affermare i diritti e la democrazia a livello sovranazionale; per rendere l’Europa capace di rilanciare una nuova fase di sviluppo e di crescita finanziariamente ed ecologicamente sostenibili.

 

L'alternativa di fronte alla quale si trovano gli europei dell'Eurozona è evidente e il commento di Jean Quatremer è a questo proposito emblematico e merita di essere letto, Euro: le fédéralisme ou l'éclatement!


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