Merkel e Sarkozy hanno, per il momento, escluso l’introduzione a breve degli eurobonds. Ma il risultato è stato che di eurobonds se ne parla sempre più, sia in Germania sia in Francia, sia nel resto d’Europa e del mondo. Degli aspetti della questione considerati molto tecnici sono ormai entrati nel dibattito politico e nei commenti sulla stampa (si veda in proposito anche il recente articolo di Prodi-Quadrio Curzio sul Sole 24ore http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml?uuid=AapbbDyD&fromSearch).

Cari Amici,

i fatti che stanno alimentando l'incertezza sul futuro e sulla stabilità dell'ordine economico e finanziario, nonché la sfiducia e l'insoddisfazione - per ragioni a volte opposte - che si stanno pericolosamente diffondendo nelle opinioni pubbliche in Europa e nel mondo, non giungono inattesi per i federalisti.

Siamo infatti arrivati al punto di crisi in cui avevamo previsto che, in assenza di reali avanzamenti sulla strada della federazione europea, si sarebbe arrivati.

A maggior ragione, quindi, in vista della piena ripresa dell'attività, di fronte all'accelerazione che hanno subito la crisi ed il dibattito che si sta sviluppando per fronteggiarla, dobbiamo serrare i ranghi e prepararci a moltiplicare gli sforzi per essere presenti nelle nostre città e regioni. Il quadro di fronte al quale ci troviamo è così riassumibile:

- per quanto riguarda l'Italia, il suo pieno coinvolgimento nella crisi del debito l'ha ormai posta in prima linea nella battaglia per salvare l'euro e per fare l'Europa politica. Ci sarà tempo e modo per valutare l'impatto che la sua messa sotto tutela della BCE (e al momento della Francia e della Germania) potrà avere non solo sulla politica italiana, ma anche su quella europea: resta il fatto che nel giro di qualche settimana il dibattito su come risanare l'Italia e sugli strumenti europei per aiutare i paesi in difficoltà ha dovuto essere inquadrato in un'altra prospettiva temporale, strumentale ed istituzionale;

- in Europa si sta ormai diffondendo la consapevolezza che o si risolve la contraddizione di aver creato una moneta senza Stato oppure le spinte alla disgregazione ed alla divisione prevarranno su quelle dell'integrazione, con le conseguenze che tutti possono immaginare per quanto riguardo il futuro degli europei;

- nel mondo, di fronte al riassetto degli equilibri economici, monetari e politici - e ad un processo di redistribuzione delle ricchezze tra i continenti -, gli USA e la Cina da soli non riusciranno né ad offrire soluzioni adeguate né a dominare le tensioni che stanno emergendo anche all'interno delle loro società, senza un ruolo più attivo e concreto degli europei a livello internazionale. I gravi squilibri che si stanno accumulando a livello globale, in termini economico-finanziari, di partecipazione democratica, ambientali e, nuovamente, militari, richiedono ben altre risposte rispetto a quelle che finora sono state date.

Per restare all'Italia e all'Europa, quello che gli italiani e gli europei dovrebbero fare è ormai sotto gli occhi di tutti. In Italia bisognerebbe formare un governo, comunque lo si voglia classificare, sostenuto da una larga maggioranza di forze politiche in Parlamento e da un forte consenso nell'opinione pubblica e tra le forze sociali ed imprenditoriali, per allontanare l'Italia dal rischio di un default; il tutto inquadrato nell'ambito di un progetto di rilancio dell'unione politica europea. In Europa, come ormai dicono in molti, sarebbe necessario far nascere una federazione - uno Stato federale - a partire dall'Eurogruppo all'interno della confederazione, ossia dell'Unione europea allargata. Questo salto verso l'unità politica appare sempre più urgente e necessario, visto che l'azione della BCE, benché indispensabile in questa fase, da sola non basterà per risolvere la crisi in assenza di un potere politico europeo legittimato democraticamente, cioè senza il suo pieno inserimento in un quadro costituzionale federale nell'ambito dell'Eurogruppo.

Insomma, come abbiamo sempre auspicato e come abbiamo sempre cercato di far emergere, si sta facendo strada la consapevolezza che è giunto il momento di introdurre "un nuovo ordine di cose" in Europa.

Tuttavia, come ben sappiamo, anche quando diventa evidente "l'insostenibilità degli ordini esistenti", le soluzioni e le svolte politiche di portata storica non cadono dal cielo. Per questo l'azione del MFE è oggi più che mai necessaria. Per questo dobbiamo manifestare, a partire dalle città in cui siamo presenti, il coraggio e l'orgoglio di essere da settant'anni i portatori delle idee e delle battaglie del federalismo europeo. Se sapremo farlo, altre forze si uniranno alla battaglia per fare l'Europa in questo momento cruciale. Dobbiamo essere consapevoli del fatto di rappresentare la sola formazione politica organizzata che si batte nei fatti, e non solo a parole, per la federazione. Di militare nella sola organizzazione che per tempo ha deciso di rilanciare una Campagna per la federazione europea in tutti i centri dove siamo presenti e di prepararsi alla mobilitazione dell'opinione pubblica, insieme ad altri in Italia e in Europa, attraverso una proposta di Iniziativa dei cittadini europei incentrata su un vero piano europeo per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione. Le forze di cui disponiamo in questo momento possono forse apparire poca cosa rispetto agli obiettivi che vogliamo raggiungere. Invece è moltissimo se paragonato al marasma organizzativo, alla confusione culturale, all'assenza di chiare linee guida che quotidianamente constatiamo nei contatti con le forze politiche, con i vari movimenti, con le istituzioni (locali, nazionali ed europee).

Abbiamo militanti, sezioni e giovani che hanno capacità, competenze, e contatti con la società ed il mondo politico che nulla hanno da invidiare agli altri movimenti: bisogna mettere queste capacità, competenze e contatti al servizio dell'azione, dell'organizzazione e del reclutamento di nuove forze, domandandoci in ogni circostanza utile che cosa possiamo fare per rafforzare il MFE e la sua azione. Il resto verrà. E' con questa consapevolezza che dobbiamo affrontare i prossimi impegni: fare l'Europa continua a dipendere ANCHE da noi.

In attesa di incontrarvi in una delle prossime iniziative o occasioni, vi auguro una buona ripresa delle attività federaliste.

Un cordiale saluto

Franco Spoltore

 

ps: Anche in queste settimane estive è continuato il lavoro di molti militanti per arricchire, potenziare, alimentare e gestire le varie sezioni del sito - www.mfe.it - e dalla pagina Facebook del MFE - www.facebook.com/movimentofederalistaeuropeo), che vi invito a consultare, oltre che per avere il quadro di quanto si sta facendo, anche per reperire il materiale utile per sviluppare l'azione. A questo proposito colgo l'occasione per segnalarvi che nel materiale per la Campagna (nel sito www.mfe.it e della campagna www.wetheeuropeanpeople.eu), oltre alle prime cinque schede su Perché è necessaria la Federazione europea, scaricabili in formato pdf per essere eventualmente duplicate in sede locale per le attività di propaganda e dibattito (schede che sono state pubblicate a cura della Fondazione Mario e Valeria Albertini a sostegno della Campagna) è stato caricato anche un Vademecum organizzativo. Si tratta di una guida all'azione locale di cui molti - soprattutto i giovani e le nuove sezioni - sentivano l'esigenza. Questa guida potrà essere via via aggiornata con nuovi link, e riassume le diverse iniziative che potrebbero essere intraprese in ambito locale e non.

10 agosto 2011

 

Logo de Il RiformistaContinuano le pubblicazioni di articoli federalisti su Il Nuovo Riformista di Emanuele Macaluso.

Dopo gli artcoli di Virgilio Dastoli di fine giugno sugli Stati uniti d'Europa e del 27 luglio su l'Unione Europea catatonica e l'articolo di agosto di Rocco Cangelosi sul governo europeo di salute pubblica, esce sul numero del 6 agosto a pagina 6 un articolo di Alberto Majocchi sullo Stato federale europeo.

Altri interventi sono previsti nei prossimi giorni.

 

Crollo dei mercatiIl tracollo dei mercati europei di ieri è un evidente segno della scarsa fiducia nella capacità dell'Unione e dell'Eurozona in particolare di fronteggiare la crisi e nella capacità degli Stati europei di sopportare in autonomia il peso del debito pubblico. Se pure gli Stati Uniti si dimostrano incapaci di risollevarsi da soli e di reggere il confronto con le potenze emergenti, in particolare con la Cina, ormai l'alternativa per l'Europa è chiara: unirsi in modo pieno, o avvitarsi in una pericolossima spirale di speculazioni, deflazione e recessione.

Era chiaro da tempo che i problemi in Europa non riguardano esclusivamente i paesi più deboli o vulnerabili come Grecia, Irlanda e Portogallo, ma derivano da un problema strutturale dell'attuale assetto istituzionale europeo, definito come "una moneta unica senza Stato". L'aumento negli spread, la crisi di fiducia in Spagna ed in seguito in Italia, una dell'economie più rilevanti dell'eurogruppo, hanno definitivamente rimosso ogni dubbio; è vano sperare nei soli piani di rilancio e di rigore dei singoli Stati nazionali europei, perché questi non hanno la forza per essere credibili. L'austerità non è un segnale sufficiente, in assenza di un solido ed effettivo impegno per lo sviluppo a livello continentale.

I meccanismi di salvataggio sviluppati a livello europeo negli ultimi mesi sono intrinsecamente inadeguati alla situazione e non risolveranno i problemi degli europei. Il fondo salva stati è costruito sulla base delle garanzie dei singoli governi, ma la prospettiva di un effetto domino che porti al tracollo anche le economie europee più solide mina alla base qualsiasi dispositivo intergovernativo, rivelandone la natura paradossale.

La situazione non potrà migliorare finché una nuova strategia non verrà decisa e attuata a livello continentale; solo una Federazione europea che dia finalmente l'unità politica agli europei e quindi credibilità verso il resto del mondo, avrebbe il potere e la forza di rialzarsi dalle sabbie mobili della crisi.

La consapevolezza della necessità di optare per la scelta federale è giunta al massimo in questi giorni, nel dibattito pubblico a tutti i livelli; mentre la casa brucia ed il nostro futuro è messo in discussione, è arrivato il momento di agire: che i governi trovino il coraggio di fondare la Federazione europea e che i cittadini si mobilitino perché l'Europa scelga la giusta alternativa tra unirsi o perire!

Federico Butti - Presidente Gioventù federalista europea
Simone Vannuccini - Segretario generale Gioventù federalista europea

 

Sentiremo probabilmente sempre più spesso citare l’opinione di Dagong che, secondo il suo motto/ammonimento, si propone ormai di “Value Nothing but Truth, Credit and Impartiality” a livello globale.

Forse è il caso di incominciare a seguire, per ovvii motivi, anche i giudizi dell’agenzia di rating cinese Dagong, non solo per quanto riguarda gli USA (si veda il suo ultimo comunicato dopo il voto del Senato americano), per i quali ha deciso un abbassamento del rating, in quanto: “The defects in the political structure exposed in the bipartisan struggle indicate that the US government has difficulty in ultimately resolving the sovereign debt crisis; the interest and safety of the US creditors lack a guarantee from the political and economic systems”.

 

In un commento su Foreign Affairs (China's European Shopping Spree - How Austerity in the EU Creates Investment Opportunities for Beijing, 25-07-2011), Mark Blyth propone delle interessanti considerazioni sul fatto che la “financial fragility [in Europe] may be more of a national security issue than often thought”, non solo per quanto riguarda gli interessi a medio lungo termine degli USA, ma anche per quelli degli europei. Il punto chiave sviluppato nell’articolo riguarda la politica cinese nei confronti del debito greco in relazione a due tendenze in atto.

Nella sua lettera ai parlamentari il Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy annuncia che entro la fine dell’estate, insieme alla Cancelliera Merkel, avanzerà delle proposte su come strutturare il governo economico dell’Europa (http://www.elysee.fr/president/les-actualites/communiques-de-presse/2011/zone-euro-finances-publiques-la-lettre-du.11797.html). Il problema è urgente, secondo Sarkozy, in quanto, come si legge dalla sua lettera, al di là dei progressi compiuto  “la question fondamentale reste celle de la gouvernance de la zone euro, c'est-à-dire de sa capacité à agir avec rapidité et efficacité. L'organisation institutionnelle de la zone euro doit y répondre”.


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