Logo de Il RiformistaContinuano le pubblicazioni di articoli federalisti su Il Nuovo Riformista di Emanuele Macaluso.

Dopo gli artcoli di Virgilio Dastoli di fine giugno sugli Stati uniti d'Europa e del 27 luglio su l'Unione Europea catatonica e l'articolo di agosto di Rocco Cangelosi sul governo europeo di salute pubblica, esce sul numero del 6 agosto a pagina 6 un articolo di Alberto Majocchi sullo Stato federale europeo.

Altri interventi sono previsti nei prossimi giorni.

 

Crollo dei mercatiIl tracollo dei mercati europei di ieri è un evidente segno della scarsa fiducia nella capacità dell'Unione e dell'Eurozona in particolare di fronteggiare la crisi e nella capacità degli Stati europei di sopportare in autonomia il peso del debito pubblico. Se pure gli Stati Uniti si dimostrano incapaci di risollevarsi da soli e di reggere il confronto con le potenze emergenti, in particolare con la Cina, ormai l'alternativa per l'Europa è chiara: unirsi in modo pieno, o avvitarsi in una pericolossima spirale di speculazioni, deflazione e recessione.

Era chiaro da tempo che i problemi in Europa non riguardano esclusivamente i paesi più deboli o vulnerabili come Grecia, Irlanda e Portogallo, ma derivano da un problema strutturale dell'attuale assetto istituzionale europeo, definito come "una moneta unica senza Stato". L'aumento negli spread, la crisi di fiducia in Spagna ed in seguito in Italia, una dell'economie più rilevanti dell'eurogruppo, hanno definitivamente rimosso ogni dubbio; è vano sperare nei soli piani di rilancio e di rigore dei singoli Stati nazionali europei, perché questi non hanno la forza per essere credibili. L'austerità non è un segnale sufficiente, in assenza di un solido ed effettivo impegno per lo sviluppo a livello continentale.

I meccanismi di salvataggio sviluppati a livello europeo negli ultimi mesi sono intrinsecamente inadeguati alla situazione e non risolveranno i problemi degli europei. Il fondo salva stati è costruito sulla base delle garanzie dei singoli governi, ma la prospettiva di un effetto domino che porti al tracollo anche le economie europee più solide mina alla base qualsiasi dispositivo intergovernativo, rivelandone la natura paradossale.

La situazione non potrà migliorare finché una nuova strategia non verrà decisa e attuata a livello continentale; solo una Federazione europea che dia finalmente l'unità politica agli europei e quindi credibilità verso il resto del mondo, avrebbe il potere e la forza di rialzarsi dalle sabbie mobili della crisi.

La consapevolezza della necessità di optare per la scelta federale è giunta al massimo in questi giorni, nel dibattito pubblico a tutti i livelli; mentre la casa brucia ed il nostro futuro è messo in discussione, è arrivato il momento di agire: che i governi trovino il coraggio di fondare la Federazione europea e che i cittadini si mobilitino perché l'Europa scelga la giusta alternativa tra unirsi o perire!

Federico Butti - Presidente Gioventù federalista europea
Simone Vannuccini - Segretario generale Gioventù federalista europea

 

Sentiremo probabilmente sempre più spesso citare l’opinione di Dagong che, secondo il suo motto/ammonimento, si propone ormai di “Value Nothing but Truth, Credit and Impartiality” a livello globale.

Forse è il caso di incominciare a seguire, per ovvii motivi, anche i giudizi dell’agenzia di rating cinese Dagong, non solo per quanto riguarda gli USA (si veda il suo ultimo comunicato dopo il voto del Senato americano), per i quali ha deciso un abbassamento del rating, in quanto: “The defects in the political structure exposed in the bipartisan struggle indicate that the US government has difficulty in ultimately resolving the sovereign debt crisis; the interest and safety of the US creditors lack a guarantee from the political and economic systems”.

 

In un commento su Foreign Affairs (China's European Shopping Spree - How Austerity in the EU Creates Investment Opportunities for Beijing, 25-07-2011), Mark Blyth propone delle interessanti considerazioni sul fatto che la “financial fragility [in Europe] may be more of a national security issue than often thought”, non solo per quanto riguarda gli interessi a medio lungo termine degli USA, ma anche per quelli degli europei. Il punto chiave sviluppato nell’articolo riguarda la politica cinese nei confronti del debito greco in relazione a due tendenze in atto.

Nella sua lettera ai parlamentari il Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy annuncia che entro la fine dell’estate, insieme alla Cancelliera Merkel, avanzerà delle proposte su come strutturare il governo economico dell’Europa (http://www.elysee.fr/president/les-actualites/communiques-de-presse/2011/zone-euro-finances-publiques-la-lettre-du.11797.html). Il problema è urgente, secondo Sarkozy, in quanto, come si legge dalla sua lettera, al di là dei progressi compiuto  “la question fondamentale reste celle de la gouvernance de la zone euro, c'est-à-dire de sa capacité à agir avec rapidité et efficacité. L'organisation institutionnelle de la zone euro doit y répondre”.

Comunicato stampa della Segreteria nazionale del Movimento Federalista Europeo

 

“Con l’accordo raggiunto ieri dai diciassette paesi dell’Eurozona per provare a salvare nuovamente la Grecia dal tracollo e prevenire il contagio ad altri paesi" - ha dichiarato il Segretario nazionale del Movimento Federalista Europeo Franco Spoltore - "i Capi di Stato e di governo dell'Eurozona, e in particolare la Francia e la Germania, hanno confermato di non potere e non volere abbandonare al proprio destino l’Euro o alcuno dei paesi in difficoltà che l’hanno adottato, pena il tracollo dell’intera Europa”. “Tuttavia con queste decisioni”, ha proseguito Spoltore, "essi hanno ancora una volta dimostrato di non voler compiere quel salto politico federale decisivo che da più parti, e non solo dai federalisti europei, ormai viene indicato come l'unica soluzione non solo dell'attuale crisi economica e finanziaria che investe l’Europa ma, soprattutto, delle contraddizioni strutturali create da una moneta europea senza uno Stato europeo con un governo dotato di strumenti adeguati di politica economica".

 

Come titola Il Sole 24 Ore, 19 luglio 2011, Fmi: possibile contagio da crisi debito Eurozona. Serve un approccio federale, sì agli Eurobond, ormai anche il Fondo Monetario Internazionale, al di là dei rapporti tecnici ed economici, punta il dito sulle carenze politiche dell'Europa e dell'Eurozona in particolare.

 

Dell’interessante rapporto dell’IMF Country Report No. 11/186 (Euro Area Policies: 2011 Article IV Consultation—Lessons from the European - Financial Stability Framework Exercise), meritano di essere citate le conclusioni, che non hanno bisogno di molti commenti, se non forse per il fatto che, al di là dei giri di parole che vengono usati, il problema ridotto nei suoi aspetti essenziali sta nel fare davvero una federazione europea a partire dall’eurozona, altrimenti addio euro ed Europa. Insomma bisogna fare qualcosa di diverso dal "creating coordination institutions at the EU level that overlap, duplicate but that can hardly supersede national authorities".


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