Qualche giorno fa Jacques Delors ammoniva gli europei dalle pagine di diversi quotidiani che stavano danzando sull’orlo del baratro. Due notizie, rilanciate dalla Reuters ieri (http://www.reuters.com/article/2011/08/29/eu-greece-collateral-idUSLDE77S0HN20110829) e in prima pagina oggi su Le Monde (La gestion de l'euro et celle de nos cafetières), insieme all’audizione del presidente della BCE Trichet ieri alla Commissione finanze del Parlamento europeo – nel corso della quale in sostanza ha rivolto un appello ai paesi dell’Eurozona a fare presto almeno a mettere in atto le decisioni già prese (http://www.ecb.int/press/key/date/2011/html/sp110829.en.html) –

H.E. The Prime Minister of the Kingdom of Norway
Jens Stoltenberg
Akersgaten 42
P.O. Box  8001 dep.NO-0030 Oslo
Norway

Ventotene, 28th August 2011

 

Prime Minister,

In the coming days, the European Federalists are meeting on the Island of Ventotene for the 28th international youth seminar "Federalism in Europe and in the World". On this occasion, we would like to commemorate the victims of the national tragedy that happened a few weeks ago in Oslo and Utøya, particularly the loss of many young people who were dedicating their life to democracy. Moreover, our organisation has been directly touched by this tragedy: we are in mourning for two active members of our local Norwegian branch and for one injured. We would like to convey our deepest condolences to the families of the victims and our determination that we will continue our work for peace and democracy all over Europe as their legacy, as an answer to every expression of intolerance and extremism.

From Ventotene, this tiny Island, where seventy years ago Altiero Spinelli and others started the pacific struggle for European unification, we pick up the flag left in Utøya and we confirm our commitment to build a democratic and open society in Europe and in the World to defeat any kind of violence and hate.

 

Christian  Wenning, Secretary General, UEF  Europe

Philippe Adriaenssens, President, JEF Europe

Lucio Levi, President UEF Italy

Federico Butti, President, JEF Italy

Domenico Moro, Altiero Spinelli Institute

 

 

Merkel e Sarkozy hanno, per il momento, escluso l’introduzione a breve degli eurobonds. Ma il risultato è stato che di eurobonds se ne parla sempre più, sia in Germania sia in Francia, sia nel resto d’Europa e del mondo. Degli aspetti della questione considerati molto tecnici sono ormai entrati nel dibattito politico e nei commenti sulla stampa (si veda in proposito anche il recente articolo di Prodi-Quadrio Curzio sul Sole 24ore http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml?uuid=AapbbDyD&fromSearch).

Cari Amici,

i fatti che stanno alimentando l'incertezza sul futuro e sulla stabilità dell'ordine economico e finanziario, nonché la sfiducia e l'insoddisfazione - per ragioni a volte opposte - che si stanno pericolosamente diffondendo nelle opinioni pubbliche in Europa e nel mondo, non giungono inattesi per i federalisti.

Siamo infatti arrivati al punto di crisi in cui avevamo previsto che, in assenza di reali avanzamenti sulla strada della federazione europea, si sarebbe arrivati.

A maggior ragione, quindi, in vista della piena ripresa dell'attività, di fronte all'accelerazione che hanno subito la crisi ed il dibattito che si sta sviluppando per fronteggiarla, dobbiamo serrare i ranghi e prepararci a moltiplicare gli sforzi per essere presenti nelle nostre città e regioni. Il quadro di fronte al quale ci troviamo è così riassumibile:

- per quanto riguarda l'Italia, il suo pieno coinvolgimento nella crisi del debito l'ha ormai posta in prima linea nella battaglia per salvare l'euro e per fare l'Europa politica. Ci sarà tempo e modo per valutare l'impatto che la sua messa sotto tutela della BCE (e al momento della Francia e della Germania) potrà avere non solo sulla politica italiana, ma anche su quella europea: resta il fatto che nel giro di qualche settimana il dibattito su come risanare l'Italia e sugli strumenti europei per aiutare i paesi in difficoltà ha dovuto essere inquadrato in un'altra prospettiva temporale, strumentale ed istituzionale;

- in Europa si sta ormai diffondendo la consapevolezza che o si risolve la contraddizione di aver creato una moneta senza Stato oppure le spinte alla disgregazione ed alla divisione prevarranno su quelle dell'integrazione, con le conseguenze che tutti possono immaginare per quanto riguardo il futuro degli europei;

- nel mondo, di fronte al riassetto degli equilibri economici, monetari e politici - e ad un processo di redistribuzione delle ricchezze tra i continenti -, gli USA e la Cina da soli non riusciranno né ad offrire soluzioni adeguate né a dominare le tensioni che stanno emergendo anche all'interno delle loro società, senza un ruolo più attivo e concreto degli europei a livello internazionale. I gravi squilibri che si stanno accumulando a livello globale, in termini economico-finanziari, di partecipazione democratica, ambientali e, nuovamente, militari, richiedono ben altre risposte rispetto a quelle che finora sono state date.

Per restare all'Italia e all'Europa, quello che gli italiani e gli europei dovrebbero fare è ormai sotto gli occhi di tutti. In Italia bisognerebbe formare un governo, comunque lo si voglia classificare, sostenuto da una larga maggioranza di forze politiche in Parlamento e da un forte consenso nell'opinione pubblica e tra le forze sociali ed imprenditoriali, per allontanare l'Italia dal rischio di un default; il tutto inquadrato nell'ambito di un progetto di rilancio dell'unione politica europea. In Europa, come ormai dicono in molti, sarebbe necessario far nascere una federazione - uno Stato federale - a partire dall'Eurogruppo all'interno della confederazione, ossia dell'Unione europea allargata. Questo salto verso l'unità politica appare sempre più urgente e necessario, visto che l'azione della BCE, benché indispensabile in questa fase, da sola non basterà per risolvere la crisi in assenza di un potere politico europeo legittimato democraticamente, cioè senza il suo pieno inserimento in un quadro costituzionale federale nell'ambito dell'Eurogruppo.

Insomma, come abbiamo sempre auspicato e come abbiamo sempre cercato di far emergere, si sta facendo strada la consapevolezza che è giunto il momento di introdurre "un nuovo ordine di cose" in Europa.

Tuttavia, come ben sappiamo, anche quando diventa evidente "l'insostenibilità degli ordini esistenti", le soluzioni e le svolte politiche di portata storica non cadono dal cielo. Per questo l'azione del MFE è oggi più che mai necessaria. Per questo dobbiamo manifestare, a partire dalle città in cui siamo presenti, il coraggio e l'orgoglio di essere da settant'anni i portatori delle idee e delle battaglie del federalismo europeo. Se sapremo farlo, altre forze si uniranno alla battaglia per fare l'Europa in questo momento cruciale. Dobbiamo essere consapevoli del fatto di rappresentare la sola formazione politica organizzata che si batte nei fatti, e non solo a parole, per la federazione. Di militare nella sola organizzazione che per tempo ha deciso di rilanciare una Campagna per la federazione europea in tutti i centri dove siamo presenti e di prepararsi alla mobilitazione dell'opinione pubblica, insieme ad altri in Italia e in Europa, attraverso una proposta di Iniziativa dei cittadini europei incentrata su un vero piano europeo per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione. Le forze di cui disponiamo in questo momento possono forse apparire poca cosa rispetto agli obiettivi che vogliamo raggiungere. Invece è moltissimo se paragonato al marasma organizzativo, alla confusione culturale, all'assenza di chiare linee guida che quotidianamente constatiamo nei contatti con le forze politiche, con i vari movimenti, con le istituzioni (locali, nazionali ed europee).

Abbiamo militanti, sezioni e giovani che hanno capacità, competenze, e contatti con la società ed il mondo politico che nulla hanno da invidiare agli altri movimenti: bisogna mettere queste capacità, competenze e contatti al servizio dell'azione, dell'organizzazione e del reclutamento di nuove forze, domandandoci in ogni circostanza utile che cosa possiamo fare per rafforzare il MFE e la sua azione. Il resto verrà. E' con questa consapevolezza che dobbiamo affrontare i prossimi impegni: fare l'Europa continua a dipendere ANCHE da noi.

In attesa di incontrarvi in una delle prossime iniziative o occasioni, vi auguro una buona ripresa delle attività federaliste.

Un cordiale saluto

Franco Spoltore

 

ps: Anche in queste settimane estive è continuato il lavoro di molti militanti per arricchire, potenziare, alimentare e gestire le varie sezioni del sito - www.mfe.it - e dalla pagina Facebook del MFE - www.facebook.com/movimentofederalistaeuropeo), che vi invito a consultare, oltre che per avere il quadro di quanto si sta facendo, anche per reperire il materiale utile per sviluppare l'azione. A questo proposito colgo l'occasione per segnalarvi che nel materiale per la Campagna (nel sito www.mfe.it e della campagna www.wetheeuropeanpeople.eu), oltre alle prime cinque schede su Perché è necessaria la Federazione europea, scaricabili in formato pdf per essere eventualmente duplicate in sede locale per le attività di propaganda e dibattito (schede che sono state pubblicate a cura della Fondazione Mario e Valeria Albertini a sostegno della Campagna) è stato caricato anche un Vademecum organizzativo. Si tratta di una guida all'azione locale di cui molti - soprattutto i giovani e le nuove sezioni - sentivano l'esigenza. Questa guida potrà essere via via aggiornata con nuovi link, e riassume le diverse iniziative che potrebbero essere intraprese in ambito locale e non.

10 agosto 2011

 


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