Per affrontare la crisi serve più democrazia a livello europeo: una federazione europea a partire dai paesi dell’Eurogruppo!

 

L’ennesimo tracollo delle borse dimostra ancora una volta due scomode verità. La prima è che la crisi è lungi dall’essere risolta. Senza un grande progetto europeo che unisca al risanamento e all’austerità un piano per l'occupazione e lo sviluppo economico a lungo termine non ci sono margini di manovra per ristabilire la credibilità della zona euro.

La seconda verità è che misure efficaci non potranno mai essere adottate ed implementate senza sciogliere il nodo della legittimità democratica (a tutti i livelli) delle decisioni che vengono prese. I provvedimenti necessari a livello europeo per affrontare la crisi non possono continuare ad essere imposti da alcuni governi e parlamenti nazionali sugli altri Paesi (delineando, di fatto,una situazione in cui alcune democrazie sono più "importanti" di altre) né, una volta presi, questi possono continuare ad essere messi in discussione da decisioni di carattere nazionale o populista.

E’ urgente una nuova e decisa iniziativa politica che parta dai Paesi dell’Eurogruppo e che getti la basi per la creazione della federazione europea attraverso un metodo democratico costituente, per mostrare ai cittadini europei e al resto del mondo che il rilancio del progetto politico europeo è possibile e, con esso, che esiste la volontà di governare democraticamente e a livello sovranazionale l’uscita dalla crisi.

Federico Butti - Presidente Gioventù federalista europea

Simone Vannuccini - Segretario generale Gioventù federalista europea

 

 

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

On. Silvio Berlusconi

Signor Presidente,

 

non basta constatare che l’euro è una moneta debole in quanto è senza Stato e quindi senza governo. Bisognerebbe finalmente anche dire che cosa il governo e la classe politica italiani intendono fare per promuovere, a partire dall’Eurozona, la realizzazione della federazione europea, come da più parti ormai si invoca, nella più ampia confederazione dell’Unione europea.

 

In un servizio giornalistico, con tanto di mappe esplicative, il New York Times fa un quadro aggiornato dell’interconnessione dei debiti tra le varie economie mondiali ed europee che vale la pena tenere presente (http://www.nytimes.com/imagepages/2011/10/22/opinion/20111023_DATAPOINTS.html?ref=sunday-review).

Il NYT aveva già fatto un articolo analogo l’anno scorso, con particolare riferimento all’Europa (http://www.nytimes.com/interactive/2010/05/02/weekinreview/02marsh.html)

Entrambe le mappe spiegano bene perché i paesi dell’Eurozona dovrebbero unirsi di più tra loro sul piano politico, fiscale e del bilancio e anche perché il resto del mondo è così preoccupato di questa loro debolezza. Fa riflettere il fatto che mentre la Cancelliera Merkel ed il Presidente Sarkozy hanno chiesto insistentemente al governo italiano di far seguire alle parole i fatti, il Presidente Obama ed il premier cinese Wen Jibao abbiano oggi chiesto la stessa cosa agli europei.

 

 

 

In un inserto di Le Monde del 22 Ottobre dedicato all’azione di Angela Merkel, intitolato “Così forte, così debole: un paradosso di nome Merkel”, a cura di Arnaud Leparmentier, la decisione del Cancelliere Kohl di procedere all’unificazione tedesca fu presa nell’autunno del 1989 in meno di tre settimane. Angela Merkel non sembra avere la stessa capacità, e probabilmente neanche la stessa possibilità di decidere, viste le difficoltà che incontra in questi giorni il governo tedesco ad ottenere il via libera da parte del Bundestag per poter negoziare a livello europeo la natura ed i compiti del fondo europeo salva Stati. Il problema è che in certi momenti cruciali della storia, come sottolinea Leparmentier nel suo articolo citando una frase attribuita all’allora numero uno sovietico Gorbaciov rivolta al suo omologo della Germania Orientale Honecker, “Celui qui arrive trop tarde est puni par la vie”.


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