DOPO LE PAROLE, I FATTI

 

Sono bastate due settimane di arrivi in massa per mettere in serie difficoltà il Land più ricco e popoloso della Germania, la Baviera. Sono bastate due settimane di pressioni migratorie per costringere il Governo tedesco a limitare la sua generosa politica di accoglienza verso i profughi, soprattutto siriani, provenienti dal Medio Oriente. Sono, quindi, bastate due settimane per dimostrare con l'evidenza dei fatti che nemmeno lo Stato più importante dell'Unione europea è in grado di rispondere ad un problema epocale come quello dell'immigrazione, che in prospettiva implica la ridefinizione di una cittadinanza europea basata sulla residenza.

Nella riunione svoltasi a Strasburgo il 9 settembre, il Gruppo Spinelli ha adottato una decisa presa di posizione a favore del consolidamento dell'unione nell'ambito dell'eurozona, in cui si afferma:

"Greater clarity is required on the key elements of the economic, fiscal and political union ... A fiscal and economic union cannot remain only a set of rules for national economies but should move towards a system of further sovereignty sharing within common and strong institutions.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi

Signor Presidente,

i fatti Le stanno dando ragione. La crisi greca e le proposte che vengono da Francia e Germania confermano che l’Europa non può limitarsi alla manutenzione dell’esistente.

Signor Presidente,

il Suo discorso alla Humboldt di Berlino l’1 luglio scorso è per i federalisti europei una conferma del fatto che Lei è uno dei pochi leader europei che sente con maggior acutezza la necessità di dare un nuovo impulso al processo di unificazione europea e di far tornare l’Europa alla grande politica ed alle grandi visioni. Un atteggiamento questo che non solo condividiamo ma che, per quanto è in nostro potere, cerchiamo di promuovere ed appoggiare attivamente in Italia ed in Europa.

NO ALLA DISGREGAZIONE DELL’UNIONE ECONOMICA E MONETARIA

SI’ ALLA SUA TRASFORMAZIONE IN UNA UNIONE FEDERALE

Il NO pronunciato dai greci secondo molti mette in dubbio la permanenza della Grecia nell’euro e l’irreversibilità dell’Unione economica e monetaria. Accettare questa logica significherebbe rassegnarsi all’idea che il processo di unificazione europea è giunto al capolinea e illudersi di poter affrontare le sfide del nostro secolo sempre più divisi, mantenendo le nostre piccole sovranità in campo economico e di bilancio, con un’Europa incapace di leadership internazionale e di superare l’ostacolo dello status quo integovernativo, che trasforma ogni atto di governo europeo in un negoziato estenuante tra Stati.

Comunicato

 

LA CRISI CON LA GRECIA IMPONE DI RILANCIARE IL PROGETTO POLITICO EUROPEO

Le responsabilità del governo greco per il precipitare della crisi sono note e innegabili. Sono così gravi da rischiare di offuscare la sostanza del problema che gli europei devono affrontare.

La sostanza del problema è l’Europa: proprio perché nasce come volontà di unire paesi e popoli con storie e tradizioni diverse, attraverso un processo di unificazione complesso e pieno di difficoltà, non può limitarsi a condividere una moneta senza costruire al tempo stesso uno Stato comune europeo. La mancanza di volontà da parte dei governi – di tutti i governi – dei paesi membri di trasferire sovranità e poteri alle istituzioni europee ha creato le contraddizioni che rischiano di fa precipitare la Grecia e l’Europa stessa.

La Direzione nazionale del MFE, riunita a Milano il 27 giugno 2015, sulla base della linea di politica generale decisa dal Congresso e del mandato ricevuto dal Comitato centrale per sviluppare l’azione nell’ambito della Campagna per la federazione europea, adotta le due petizioni allegate, una sui temi economici (con documento d’accompagnamento) l’altra sulla politica estera e di difesa. È con questi strumenti, da utilizzare nell’azione, nella propaganda e nella mobilitazione politica per denunciare l’inerzia e per sostenere il superamento delle sovranità nazionali nei settori cruciali per il futuro dell’Europa, che il MFE intende entrare nel confronto che si è aperto sul futuro del governo dell’Eurozona e dell’Europa.

 

CAMPAGNA PER LA FEDERAZIONE EUROPEA


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