Documento approvato daal Direzione nazionale del MFE del 15 giugno 2018

A fine maggio 2019 si terranno le none elezioni europee. Dalle prime del 1979 ad oggi, attraverso vari trattati, il Parlamento europeo ha ottenuto maggiori poteri ed un'accresciuta influenza. Non è però mai divenuto la camera popolare di un autentico sistema federale. Per la semplice ragione che l'Unione europea non è una federazione. Tuttavia, mentre in passato questa prospettiva rimaneva aperta, sebbene rimandata ad un futuro imprecisato, oggi è espressamente negata da un numero non esiguo di Stati membri e da numerosi partiti e movimenti. I nemici dell'unificazione europea sono quindi ben presenti nell'emiciclo di Strasburgo. Sono anzi ben determinati a tentare il colpo grosso in occasione delle prossime elezioni.

Il Presidente Conte, dopo giorni in cui ha assistito senza intervenire alle dichiarazioni eversive e alle decisioni totalmente arbitrarie e ingiustificabili del suo Ministro degli interni sul caso della Diciotti, ha scelto di schierarsi pubblicamente con il Comunicato stampa del 24 agosto, criticando i partner europei per la mancata solidarietà, facendo riferimento ad una serie di informazioni false e minacciando impossibili ritorsioni.

Ancora una volta il Consiglio europeo decide di non decidere

Quanto può ancora sopravvivere l’Europa, prigioniera di questa eterna impasse?

 

Il Consiglio europeo che si è svolto nei giorni scorsi ha offerto ancora una volta ai cittadini e al mondo uno spettacolo desolante di disunione e di opposti nazionalismi.
Nonostante le aspettative che hanno preceduto il vertice, i risultati raggiunti non riescono a nascondere lo stallo in cui è bloccata l’Unione europea.

Il vero cambiamento

Le due forze politiche che hanno vinto le elezioni del 4 marzo hanno dato legittimamente vita ad un governo. Il Presidente del Consiglio, nel chiedere la fiducia del Parlamento, ha sottolineato che il nuovo esecutivo si propone come il “governo del cambiamento”. In buona sostanza, vi sono due modi di concepire tale cambiamento.

Il comunicato rilasciato il 19 giugno al termine dell’incontro bilaterale svoltosi a Meseberg, in Germania, tra la Cancelliera Merkel e il Presidente Macron finalizza la posizione comune raggiunta dai due Paesi dopo settimane di negoziati intensi. Al Consiglio europeo del 28 giugno Francia e Germania si presenteranno dunque con un accordo ormai solido su una serie di temi. Tra questi la difesa e la politica estera, in cui concordano su una maggiore cooperazione, sull’introduzione quando si ritiene utile del voto a maggioranza nel Consiglio, insieme ad alcuni temi cari alla Francia come lo sviluppo di una cultura strategica comune attraverso l’istituzione di European Intervention Initiative; ma soprattutto il pacchetto sulla politica migratoria, sul completamento dell’Unione bancaria e sulla riforma dell’Eurozona, con l’avvio di un budget separato per i Paesi dell’area Euro. Saranno soprattutto questi ultimi temi ad essere al centro dell’incontro europeo di fine mese, perché una risposta efficace europea, solidale e in grado di tranquillizzare i cittadini sul tema dell’immigrazione, e un cambio di passo nell’Unione economica e monetaria, sono i due temi cui è maggiormente legato il futuro dell’Unione europea.


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