La decisione della Commissione europea di intervenire sulla fusione tra Siemens e Alstom per i rischi di monopolio che si configurerebbero è un’ennesima dimostrazione di come lo status quo nell’Unione europea sia diventato insostenibile.

Francia e Germania hanno firmato un trattato bilaterale – dal nome evocativo di Trattato di Aquisgrana – per riaffermare, in continuità con quanto già fatto nel 1963 con il Trattato dell’Eliseo, la loro volontà di rafforzare i legami e approfondire l’integrazione tra i due paesi. L’ottica nazional-nazionalista con cui ormai in Italia si affrontano, e si deformano, la storia, la politica, l’attualità, ha fatto gridare molti allo scandalo.

“La vita è troppo breve per diventare un esperto dell'UE. Per questo servono i politici.” Così Simon Kuper sul Financial Times del 10 gennaio. Aver affidato al popolo la scelta su un tema così complesso come la permanenza o meno del Regno Unito nell'UE è stato un grave errore. Un gravissimo errore. Le conseguenze si sono già viste nei trenta mesi trascorsi dal voto: spaccatura dell'elettorato in due campi avversi quasi uguali, fratture insanabili all'interno dei due principali partiti, peggioramento delle condizioni economiche, prospettive future nere o nerissime. E – non dimentichiamolo – l'assassinio di una deputata in campagna elettorale: Jo Cox. Nella patria della democrazia parlamentare e liberale.

L’Euro è stato innanzitutto un progetto politico rivoluzionario, che ha messo in sicurezza l’edificio europeo nel momento in cui la fine dell’equilibrio bipolare erodeva tutti i pilastri su cui era fondata la Comunità europea. Venute meno queste fondamenta, senza il traguardo della moneta unica da perseguire, a partire dalla fine degli anni Ottanta, e senza l’Euro dalla fine degli anni Novanta, l’edificio europeo difficilmente avrebbe potuto sopravvivere nel nuovo mondo globale.


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