Il vero cambiamento

Le due forze politiche che hanno vinto le elezioni del 4 marzo hanno dato legittimamente vita ad un governo. Il Presidente del Consiglio, nel chiedere la fiducia del Parlamento, ha sottolineato che il nuovo esecutivo si propone come il “governo del cambiamento”. In buona sostanza, vi sono due modi di concepire tale cambiamento.

Il comunicato rilasciato il 19 giugno al termine dell’incontro bilaterale svoltosi a Meseberg, in Germania, tra la Cancelliera Merkel e il Presidente Macron finalizza la posizione comune raggiunta dai due Paesi dopo settimane di negoziati intensi. Al Consiglio europeo del 28 giugno Francia e Germania si presenteranno dunque con un accordo ormai solido su una serie di temi. Tra questi la difesa e la politica estera, in cui concordano su una maggiore cooperazione, sull’introduzione quando si ritiene utile del voto a maggioranza nel Consiglio, insieme ad alcuni temi cari alla Francia come lo sviluppo di una cultura strategica comune attraverso l’istituzione di European Intervention Initiative; ma soprattutto il pacchetto sulla politica migratoria, sul completamento dell’Unione bancaria e sulla riforma dell’Eurozona, con l’avvio di un budget separato per i Paesi dell’area Euro. Saranno soprattutto questi ultimi temi ad essere al centro dell’incontro europeo di fine mese, perché una risposta efficace europea, solidale e in grado di tranquillizzare i cittadini sul tema dell’immigrazione, e un cambio di passo nell’Unione economica e monetaria, sono i due temi cui è maggiormente legato il futuro dell’Unione europea.

Si è concluso dopo quasi tre mesi l’iter per la formazione del nuovo governo e in Italia si è aperta una nuova stagione politica Per la prima volta, in un paese fondatore dell’Unione europea sono in carica forze che fanno riferimento al sovranismo nazionale, ossia rivendicano il fatto che l’interesse di ciascun Paese si difende contro quello degli altri partner, in un confronto in cui si misurano i rapporti di forza. Sappiamo che non è il solo caso. Vi sono altri Paesi in Europa in cui hanno vinto forze di questo tipo, e soprattutto negli Stati Uniti il Presidente Trump condivide questi orientamenti; ma con la conquista del potere in Italia, il fenomeno compie un ulteriore salto di qualità.

Pubblichiamo il testo del telegramma inviato oggi dal Presidente Giorgio Anselmi e dal Segretario Luisa Trumellini al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.

 

Preg.mo Signor
Prof. Giuseppe Conte
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi – Piazza Colonna, 370
00187 ROMA

Egregio Signor Presidente,

nel formularLe i migliori auguri per la gravosa responsabilità che si è assunto alla guida del Governo in un momento non facile per il nostro Paese, il Movimento Federalista Europeo si permette di ricordarLe che senza un forte legame con l'Europa non c'è alcun futuro per l'Italia.

In particolare, una stretta collaborazione col Presidente francese Macron e col  nuovo governo spagnolo presieduto da Sanchez può fornire l'occasione per ridefinire la governance dell'Eurozona, i cui squilibri e
le cui insufficienze sono sotto gli occhi di tutti. Una contrapposizione frontale o, peggio, un tentativo di ricatto fondato sulla minaccia di abbandonare l'euro finirebbero invece per isolare il nostro Paese e per condannarlo all'irrilevanza, con conseguenze gravissime per la nostra economia e per le stesse istituzioni democratiche.

La Costituzione repubblicana assegna al Presidente del Consiglio i compiti di dirigere la politica generale del Governo e di mantenere l'unità dell'indirizzo politico e amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività del Ministri. Siamo certi che Ella vorrà esercitare queste responsabilità anche per quanto riguarda le scelte europee del Suo Governo, da cui dipenderanno in ultima istanza il cambiamento ed il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.

Con i sensi della nostra profonda stima.

Giorgio Anselmi, Presidente            Luisa Trumellini, Segretario nazionale

 

 

Comunicato del Movimento federalista europeo

 

La drammatica crisi politica e istituzionale che si è consumata nella giornata di ieri ha visto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella adempiere ai propri doveri istituzionali con un comportamento coraggioso e lungimirante. Il suo gesto ha garantito sia la tutela e la salvaguardia della nostra Costituzione, sia il bene del Paese. Il suo è stato il più alto gesto di patriottismo che i cittadini italiani potessero sperare di vedere nella figura che in massimo grado rappresenta le nostre istituzioni democratiche e repubblicane.

Il Presidente, che ha impostato il suo atteggiamento durante il percorso post-elettorale alla massima disponibilità nei confronti delle due forze politiche uscite maggiormente premiate dal voto del 4 marzo, ha in questo modo isolato – e quindi svelato, rendendolo pubblico, e facendolo emergere dal groviglio di contraddizioni in cui si cercava di celarlo – il disegno eversivo che si nascondeva dietro alla formazione del governo “del cambiamento”. Un disegno orchestrato dalla Lega, condiviso non si sa con quanta consapevolezza dal Movimento 5 Stelle, che voleva provocare una crisi finanziaria drammatica, per portare il Paese in default e creare le condizioni per un’uscita dall’Euro.

Difficile immaginare che si potesse arrivare a concepire un piano così diabolico e criminale. La campagna elettorale è stata bruttissima, ma ha sostanzialmente ignorato il tema dell’Europa. I cittadini non hanno scelto su questa base a chi dare il proprio voto. Per quanto il segnale uscito dalle urne fosse di crisi profonda dell’elettorato, in generale e rispetto alla politica in particolare, nessuno ha ricevuto un mandato per far fallire il Paese e trascinarlo verso il baratro. Va anche ricordato che, per quanto il sostegno all’Unione europea sia molto calato in Italia, riducendosi a tratti a minoranza, la maggioranza dei cittadini pensa ancora che la soluzione non sia quella di chiudere le frontiere, tornare alla lira, fare bancarotta e cercare aiuto nella Russia di Putin; ma che la soluzione sia un’Europa più efficace, più solidale e coesa: un’Europa capace di proteggere e di misurarsi alla pari nel mondo con le grandi potenze, un’Europa unita politicamente, un’Europa federale. E questa non è un’utopia: la Francia sta proprio chiedendo di fare il passaggio ad un’Europa che protegge e che sostiene gli interessi dei suoi cittadini al proprio interno e nel mondo; è sufficiente che l’Italia capisca che è schierandosi su questo fronte che si coniugano l’interesse nazionale immediato e quello delle nuove generazioni.

Del resto, cos’è un default e quali prezzi paga la società dovremmo ben saperlo: lo abbiamo visto in tanti Stati dell’America Latina, dall’Argentina dei primi anni duemila al Venezuela di oggi, o nei paesi dell’ex-Unione sovietica; ed era uno scenario che si stava prefigurando in Grecia, dove, per fortuna, ha spaventato e riportato alla responsabilità la classe politica che pure aveva pianificato alcuni mesi prima (dichiarazioni rese poi pubblicamente) di hackerare i conti correnti dei cittadini per svuotarli dalla sera alla mattina, chiudendo tutti gli sportelli bancari, sospendendo ogni pagamento da parte del governo e dell’amministrazione pubblica e riducendo alla fame, letteralmente, due terzi della popolazione.

Il Paese si prepara ora a mesi drammatici, in cui lo scontro politico sarà altissimo e il tentativo di piegare la realtà dei fatti alle narrazioni strumentali e becere cercherà di soffocare il dibattito democratico. Tutte, e come Movimento Federalista Europeo sottolineiamo tutte, le forze democratiche devono capire che il Presidente Mattarella ha offerto un’ultima chance all’Italia per combattere, uniti, la giusta battaglia per la democrazia. Perché sia chiaro: fuori dall’Europa non solo c’è una crisi economica devastante, ma non c’è neppure possibilità di democrazia, perché un paese in ginocchio, che volta le spalle alle democrazie europee e alla sua stessa tradizione repubblicana, si ritrova privo di riferimenti e sostegni e si avvita nel caos e nell’inevitabile dittatura.

Sono scenari reali e non ipotetici. Questo significa che serve un soprassalto di responsabilità da parte di tutta la classe dirigente del Paese, anche quella che ha giocato col fuoco nelle scorse elezioni. Ora la posta è chiara e non ci sono più alibi: ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Vedremo se in Italia ci sono ancora forze sufficienti per difendere la democrazia ed il progresso o se il nostro destino è ormai segnato. Da parte sua il Movimento Federalista Europeo, che già ieri mattina ha voluto rendere pubblico il suo sostegno all’azione di garanzia del Presidente Mattarella (www.mfe.it) è pronto a fare la sua parte.

 

 


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