Pubblichiamo il testo del telegramma inviato oggi dal Presidente Giorgio Anselmi e dal Segretario Luisa Trumellini al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.

 

Preg.mo Signor
Prof. Giuseppe Conte
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi – Piazza Colonna, 370
00187 ROMA

Egregio Signor Presidente,

nel formularLe i migliori auguri per la gravosa responsabilità che si è assunto alla guida del Governo in un momento non facile per il nostro Paese, il Movimento Federalista Europeo si permette di ricordarLe che senza un forte legame con l'Europa non c'è alcun futuro per l'Italia.

In particolare, una stretta collaborazione col Presidente francese Macron e col  nuovo governo spagnolo presieduto da Sanchez può fornire l'occasione per ridefinire la governance dell'Eurozona, i cui squilibri e
le cui insufficienze sono sotto gli occhi di tutti. Una contrapposizione frontale o, peggio, un tentativo di ricatto fondato sulla minaccia di abbandonare l'euro finirebbero invece per isolare il nostro Paese e per condannarlo all'irrilevanza, con conseguenze gravissime per la nostra economia e per le stesse istituzioni democratiche.

La Costituzione repubblicana assegna al Presidente del Consiglio i compiti di dirigere la politica generale del Governo e di mantenere l'unità dell'indirizzo politico e amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività del Ministri. Siamo certi che Ella vorrà esercitare queste responsabilità anche per quanto riguarda le scelte europee del Suo Governo, da cui dipenderanno in ultima istanza il cambiamento ed il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.

Con i sensi della nostra profonda stima.

Giorgio Anselmi, Presidente            Luisa Trumellini, Segretario nazionale

 

 

Comunicato del Movimento federalista europeo

 

La drammatica crisi politica e istituzionale che si è consumata nella giornata di ieri ha visto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella adempiere ai propri doveri istituzionali con un comportamento coraggioso e lungimirante. Il suo gesto ha garantito sia la tutela e la salvaguardia della nostra Costituzione, sia il bene del Paese. Il suo è stato il più alto gesto di patriottismo che i cittadini italiani potessero sperare di vedere nella figura che in massimo grado rappresenta le nostre istituzioni democratiche e repubblicane.

Il Presidente, che ha impostato il suo atteggiamento durante il percorso post-elettorale alla massima disponibilità nei confronti delle due forze politiche uscite maggiormente premiate dal voto del 4 marzo, ha in questo modo isolato – e quindi svelato, rendendolo pubblico, e facendolo emergere dal groviglio di contraddizioni in cui si cercava di celarlo – il disegno eversivo che si nascondeva dietro alla formazione del governo “del cambiamento”. Un disegno orchestrato dalla Lega, condiviso non si sa con quanta consapevolezza dal Movimento 5 Stelle, che voleva provocare una crisi finanziaria drammatica, per portare il Paese in default e creare le condizioni per un’uscita dall’Euro.

Difficile immaginare che si potesse arrivare a concepire un piano così diabolico e criminale. La campagna elettorale è stata bruttissima, ma ha sostanzialmente ignorato il tema dell’Europa. I cittadini non hanno scelto su questa base a chi dare il proprio voto. Per quanto il segnale uscito dalle urne fosse di crisi profonda dell’elettorato, in generale e rispetto alla politica in particolare, nessuno ha ricevuto un mandato per far fallire il Paese e trascinarlo verso il baratro. Va anche ricordato che, per quanto il sostegno all’Unione europea sia molto calato in Italia, riducendosi a tratti a minoranza, la maggioranza dei cittadini pensa ancora che la soluzione non sia quella di chiudere le frontiere, tornare alla lira, fare bancarotta e cercare aiuto nella Russia di Putin; ma che la soluzione sia un’Europa più efficace, più solidale e coesa: un’Europa capace di proteggere e di misurarsi alla pari nel mondo con le grandi potenze, un’Europa unita politicamente, un’Europa federale. E questa non è un’utopia: la Francia sta proprio chiedendo di fare il passaggio ad un’Europa che protegge e che sostiene gli interessi dei suoi cittadini al proprio interno e nel mondo; è sufficiente che l’Italia capisca che è schierandosi su questo fronte che si coniugano l’interesse nazionale immediato e quello delle nuove generazioni.

Del resto, cos’è un default e quali prezzi paga la società dovremmo ben saperlo: lo abbiamo visto in tanti Stati dell’America Latina, dall’Argentina dei primi anni duemila al Venezuela di oggi, o nei paesi dell’ex-Unione sovietica; ed era uno scenario che si stava prefigurando in Grecia, dove, per fortuna, ha spaventato e riportato alla responsabilità la classe politica che pure aveva pianificato alcuni mesi prima (dichiarazioni rese poi pubblicamente) di hackerare i conti correnti dei cittadini per svuotarli dalla sera alla mattina, chiudendo tutti gli sportelli bancari, sospendendo ogni pagamento da parte del governo e dell’amministrazione pubblica e riducendo alla fame, letteralmente, due terzi della popolazione.

Il Paese si prepara ora a mesi drammatici, in cui lo scontro politico sarà altissimo e il tentativo di piegare la realtà dei fatti alle narrazioni strumentali e becere cercherà di soffocare il dibattito democratico. Tutte, e come Movimento Federalista Europeo sottolineiamo tutte, le forze democratiche devono capire che il Presidente Mattarella ha offerto un’ultima chance all’Italia per combattere, uniti, la giusta battaglia per la democrazia. Perché sia chiaro: fuori dall’Europa non solo c’è una crisi economica devastante, ma non c’è neppure possibilità di democrazia, perché un paese in ginocchio, che volta le spalle alle democrazie europee e alla sua stessa tradizione repubblicana, si ritrova privo di riferimenti e sostegni e si avvita nel caos e nell’inevitabile dittatura.

Sono scenari reali e non ipotetici. Questo significa che serve un soprassalto di responsabilità da parte di tutta la classe dirigente del Paese, anche quella che ha giocato col fuoco nelle scorse elezioni. Ora la posta è chiara e non ci sono più alibi: ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Vedremo se in Italia ci sono ancora forze sufficienti per difendere la democrazia ed il progresso o se il nostro destino è ormai segnato. Da parte sua il Movimento Federalista Europeo, che già ieri mattina ha voluto rendere pubblico il suo sostegno all’azione di garanzia del Presidente Mattarella (www.mfe.it) è pronto a fare la sua parte.

 

 

SIGNOR PRESIDENTE,

NELL'ESPRIMERLE IL NOSTRO APPREZZAMENTO E SOSTEGNO NELLA GESTIONE DELL'ATTUALE, COMPLESSA, CRISI DI GOVERNO, E SOTTOLINEANDO LE PREROGATIVE ISTITUZIONALI E IL CORRELATO POTERE DI INDIRIZZO POLITICO ISTITUZIONALE CHE COMPETONO AL SUO RUOLO, IL MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO
RICORDA CHE L'ITALIA NON HA UN FUTURO AL DI FUORI DEL QUADRO EUROPEO. SOLO ALL'INTERNO DEL QUADRO ISTITUZIONALE DELL'UNIONE, E SOPRATTUTTO DELL'EUROZONA, IL NOSTRO PAESE - NEL RISPETTO DELL'INDIRIZZO POLITICO DELLA MAGGIORANZA DI GOVERNO - PUO' AGIRE PER L'INTERESSE ED IL BENE DEL PAESE, PER LE ATTUALI GENERAZIONI E PER QUELLE FUTURE, ANCHE SOSTENENDO LE RIFORME NECESSARIE AL SUPERAMENTO DEI LIMITI DERIVANTI DALLA COSTRUZIONE DI UN'UNIONE MONETARIA PRIVA DI UN TESORO COMUNE, IN GRADO DI GESTIRE UNA POLITICA ECONOMICA E DI BILANCIO EFFETTIVAMENTE SOVRANAZIONALE.

NON E' PENSABILE CHE SI METTANO IN PERICOLO CON MOSSE AZZARDATE E AMBIGUE I TRAGUARDI CONSEGUITI ATTRAVERSO IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA IN OLTRE 70 ANNI DI VITA DELLA NOSTRA REPUBBLICA. PER QUESTO, NEL MOMENTO DI GRAVE INCERTEZZA CHE STIAMO ATTRAVERSANDO, ESPRIMIAMO PIENA FIDUCIA NEL SUO OPERATO COME CAPO DELLO STATO AUSPICANDO CHE L'ITALIA POSSA AFFRONTARE LE SFIDE DELLA COSTRUZIONE EUROPEA CON LA LEVATURA PROPRIA DI UNO DEI GRANDI PAESI FONDATORI.

CON I SENSI DELLA NOSTRA PIU' ALTA STIMA,

MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO

 

 

DALLA DICHIARAZIONE SCHUMAN AD UN’EUROPA SOVRANA, UNITA E DEMOCRATICA

 

Il 9 maggio si celebra la Festa dell'Europa, a ricordo della Dichiarazione Schuman che nel 1950 diede l'avvio al processo di unificazione europea. Gli indubbi risultati raggiunti dalla Comunità e poi dall'Unione in questo non breve cammino sono il frutto delle scelte coraggiose dei Padri fondatori, ma anche delle decisioni prese nel corso dei decenni da statisti lungimiranti che hanno saputo seguire le loro orme.



  “Quel che hai ereditato dai padri conquistalo per possederlo”. Questo ammonimento di Goethe dovrebbe rappresentare un monito per chi ha la responsabilità di adoperarsi per rafforzare e completare un edificio vacillante. La debolezza dell'Europa e l'insufficienza delle sue istituzioni sono sotto gli occhi di tutti. Il suo declino demografico, economico, tecnologico e la sua irrilevanza politica ci vengono ogni giorno ricordati con cifre e dati che non lasciano margini a dubbi. Sia le vecchie che le nuove potenze che occupano la scena della storia ci trattano come un vaso di coccio esposto a tutti gli urti.

Illudersi di poter mantenere i successi ottenuti limitandosi a galleggiare in un mare sempre più tempestoso è la tentazione più pericolosa.  E' l'illusione coltivata anzitutto da molti degli Stati europei, che con lo spettacolo quotidiano delle loro contese, ripicche, veti vorrebbero far credere di essere ancora protagonisti di una storia che, invece, li ha ormai ridotti a semplici comparse. E' un'illusione spesso condivisa anche dai partiti europei, che nel Parlamento europeo non hanno saputo finora trasformare i tre Rapporti approvati sul futuro delle istituzioni europee in un progetto organico di riforma dei Trattati, capace di indicare la strada da seguire a cittadini sempre più sfiduciati.

Appena un anno ci separa dalle elezioni europee. Non sarà il solito appuntamento elettorale. L'attacco delle forze nazionaliste e populiste mira al cuore del progetto europeo. Per combatterle non basterà certo affidarsi alle solite litanie. I vecchi equilibri tra i partiti, tra le istituzioni, tra gli stessi Stati non reggono più. O le forze pro-europee saranno in grado di presentarsi con una proposta forte e credibile per dare vita ad un’Europa sovrana e federale, avendo lavorato in questi mesi per guadagnare anche l’appoggio di un’avanguardia di governi; oppure finiranno col lasciar “solidificare la lava incandescente delle passioni popolari nel vecchio stampo” delle sovranità nazionali. “Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani.” (dal Manifesto di Ventotene).

Per i federalisti europei questo 9 maggio vuole pertanto essere non solo una ricorrenza da celebrare, ma soprattutto un’occasione di mobilitazione in vista della campagna per le elezioni europee del maggio 2019. È con questo spirito che le nostre sezioni hanno voluto organizzare le loro iniziative.

 

 

 

Martedì scorso il Presidente francese Emmanuel Macron ha tenuto un importante discorso di fronte al Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria a Strasburgo. Lo ha fatto a due giorni dall’incontro a Berlino con Angela Merkel, in cui i due leader avevano concordato di fare il punto sulle proposte per la riforma dell’Eurozona, che dovranno essere presentate e discusse nel Consiglio europeo di giugno; e lo ha fatto in un momento in cui era consapevole delle difficoltà che incontra il suo progetto per “fare dell’Eurozona una potenza economica globale”. Le conclusioni, rese pubbliche nel corso della conferenza stampa congiunta oggi (giovedì) a Berlino, confermano che l’accordo su questo punto tra i due paesi è ancora lontano.


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