Signori Presidenti, il Movimento federalista europeo si rivolge a Voi, che ricoprite le massime cariche della Repubblica Italiana per chiederVi di fare quanto è in Vostro potere affinché, dopo il vertice europeo dell’1-2 Marzo, l’Italia ratifichi al più presto i nuovi Trattati e si ponga all’avanguardia del rilancio sia del progetto per realizzare la federazione europea sia di un New Deal europeo.

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Al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, Palazzo del Quirinale

Al Presidente del Senato, Sen. Renato Schifani, Senato della Repubblica

Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini, Camera dei Deputati

Al Presidente del Consiglio, Sen. Mario Monti, Palazzo Chigi

2 Marzo 2012

Signori Presidenti,

il Movimento federalista europeo si rivolge a Voi, che ricoprite le massime cariche della Repubblica Italiana per chiederVi di fare quanto è in Vostro potere affinché, dopo il vertice europeo dell’1-2 Marzo, l’Italia ratifichi al più presto i nuovi Trattati e si ponga all’avanguardia del rilancio sia del progetto per realizzare la federazione europea sia di un New Deal europeo.

Con la firma da parte di 25 paesi del nuovo Trattato sul “fiscal compact” l’Europa è entrata in una nuova fase del processo di unificazione europea. Una fase in cui i Capi di Stato e di governo, per cercare di rispondere alle emergenze poste dalla crisi, hanno preso atto della necessità politica di attivare dei meccanismi, di introdurre regole e creare istituzioni al di là dei Trattati esistenti. Si tratta di un tentativo certamente ancora inadeguato, in quanto di natura prevalentemente intergovernativa, che non scioglie i nodi della solidarietà e della legittimità democratica delle decisioni prese e da prendere in campo europeo. Ma è comunque un tentativo indispensabile e, nell’attuale quadro europeo, senza reali alternative, per ristabilire la fiducia e la speranza tra i popoli e per cercare di rispondere in modo più tempestivo ed efficace di quanto non siano in grado di fare i singoli governi nazionali e le stesse istituzioni europee, alle sfide poste dalla globalizzazione della finanza, dell’economia e dei processi produttivi.

E’ un dato di fatto che, qualora almeno dodici paesi dell’Eurozona – come prevede il nuovo Trattato –, non riuscissero a ratificare entro pochi mesi tutti gli impegni sottoscritti dai governi per dare un segnale al mondo, prima che agli stessi europei, della ricostituzione del quadro di fiducia e solidarietà reciproca tra chi ha deciso di rinunciare alle monete nazionali senza avere dimostrato di sapere procedere verso lo sbocco federale del processo di unificazione europea, non solo l’euro, ma l’intera Unione europea e le sue istituzioni verrebbero travolti da una crisi ancor più grave e rischierebbero la disintegrazione.

La ratifica dei nuovi Trattati è tuttavia una condizione necessaria ma non sufficiente per risolvere la crisi. Occorrerà infatti affrontare le due grandi questioni che restano irrisolte per giungere a un governo efficace e democratico dell’economia europea: quella della legittimità democratica e quella del rilancio su basi nuove dell’economia europea.

Per questo, i federalisti europei chiedono che le forze politiche, i governi ed i Parlamenti – e in particolare il Parlamento europeo – diano al più presto risposte concrete sul terreno dell’istituzionalizzazione dell'Europa a due velocità, proponendo sia riforme che assicurino la coesistenza tra i paesi che hanno adottato e/o adotteranno l’euro e quelli che hanno scelto e/o sceglieranno di mantenere la propria moneta nazionale; sia riforme per avviare la nascita di un governo economico dell’Eurozona, dotato di poteri reali, legittimato democraticamente a livello sovranazionale e in grado di fare prevalere gli interessi generali e gli obiettivi di lungo periodo. Su questo terreno, cioè sul terreno del rilancio del progetto della federazione europea a partire dall’Eurozona, le forze politiche e gli eletti italiani nei Parlamenti nazionale ed europeo hanno un ruolo fondamentale da giocare per promuovere l’elaborazione di un progetto politico costituente capace di coinvolgere i rappresentanti dei cittadini europei e delle istituzioni attraverso la convocazione di una convenzione-assemblea costituente, con il compito di definire il quadro costituzionale federale di legittimità democratica del governo della moneta e dell’economia.

A questo proposito, poiché è impensabile un rilancio della crescita e dell’occupazione su scala meramente nazionale e secondo il vecchio modello di sviluppo, occorre porre subito le basi per attivare un grande Piano europeo per lo sviluppo sostenibile. Un piano che vada al di là in termini sia quantitativi sia qualitativi di quanto finora proposto – e mai pienamente realizzato – dai governi nazionali e dalla Commissione europea. Bisogna pensare ad un Piano che sia finanziato attraverso risorse proprie dell'Unione; che preveda il rafforzamento del bilancio europeo con una Tassa sulle Transazioni Finanziarie e una Carbon Tax, e l'emissione di obbligazioni garantite dall'Unione destinate a finanziare grandi progetti di sviluppo; che sia sottoposto ad un governo economico dotato di poteri e di risorse adeguate. Bisogna inoltre pensare a un New Deal europeo capace di coinvolgere e mobilitare le opinioni pubbliche, e soprattutto i giovani, nella prospettiva di porre le basi per un futuro migliore.

Anche per questo i massimi responsabili delle istituzioni, il governo, le forze politiche, i movimenti della società civile ed il Parlamento italiani hanno la responsabilità di coniugare l'impegno per promuovere un nuovo modello di sviluppo con quello per la federazione europea, contribuendo, in tutte le sedi in cui sarà possibile, a sciogliere quei nodi che impediscono di superare le sovranità nazionali in campo politico, fiscale e di bilancio e per varare un piano europeo di sviluppo sostenibile che consenta all'Unione europea di competere con i grandi spazi economici che si stanno organizzando nel resto del mondo.

 

Con i sensi della più alta stima

 

Lucio Levi

Presidente nazionale

Franco Spoltore

Segretario nazionale

 


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