L'Unità Europea N. 2020/2 marzo-aprile

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Presentazione del nuovo numero con l'indice completo degli articoli dell'edizione a stampa.

 

 

Con eccessiva fiducia sulla mia capacità di riflettere mi è stato chiesto quale sarebbe oggi il giudizio di Robert Schuman sull’Europa, la creatura nei confronti della quale ha speso i migliori anni della sua vita politica.

L’esperienza della CECA ci insegna che la soluzione della crisi, che è prima di tutto una crisi politica, deve essere trovata in un progetto che sia in grado di capovolgere il rapporto tra Stati membri e Unione rendendo quest’ultima autonoma e capace di agire nella sua sfera di competenza. È una soluzione che non può fondarsi sui trattati esistenti, che non attribuiscono capacità fiscale all’Unione.

L’analisi seguente introduce in modo schematico le caratteristiche principali degli strumenti predisposti il 23 aprile dalla Commissione europea per affrontare la crisi e cerca di evidenziarne i pro e i contro alla luce dell’obbiettivo immediato di salvare l’Unione europea e di quello strategico della creazione di una capacità fiscale europea.

Alle prime avvisaglie della diffusione del Covid in Europa, la BCE ha reagito immediatamente mettendo in campo una serie di misure di grande rilievo per fronteggiare l’impatto della pandemia sul sistema finanziario dell’area Euro, in modo coordinato con l’azione della Commissione Europea. 

Con questa nota apro una nuova rubrica de L’Unità Europea per aiutare i lettori interessati a trovare dati statistici standardizzati che li aiutino sia a conoscere e giudicare la realtà e valutare quali possano essere le soluzioni percorribili e auspicabili, sia a disporre di validi argomenti da offrire agli interlocutori.

Internet per molti ormai è l’arena del confronto politico: social network, giornali online, conferenze telematiche, dirette YouTube e Facebook. Ai tempi della pandemia di Covid-19, anche l’universo di internet è stato travolto dai suoi effetti.

I momenti di crisi sono spesso un’occasione per un accentramento di poteri e una riduzione delle libertà. Purtroppo anche nell’Unione Europea questa tendenza si sta manifestando in modo preoccupante, specialmente in Ungheria e Polonia, due Stati membri che negli ultimi anni sono precipitati in tutte le classifiche internazionali riguardo le libertà e lo stato di diritto.

Sebbene ci siano spinte centrifughe in tutta l'Unione europea che cercano di mettere in discussione il processo di integrazione e il suo sviluppo, allo stesso tempo è possibile rilevare un desiderio di partecipazione da regioni del continente che ancora credono nel sogno europeo e vedono in ciò il proprio orizzonte. Giunge dai Balcani occidentali questa spinta propulsiva, proprio da quei Paesi che negli ultimi vent’anni hanno continuato a bussare alla porta per poter essere “ammessi a Bruxelles”. 

Che 5 anni fa Bill Gates avesse prefigurato nell’immediato futuro una pandemia come il “disastro più prevedibile per l’umanità” e che “entro 60 giorni sarebbe - stata -  praticamente in tutti i centri urbani del mondo” ha del paradossale, eppure alla luce di milioni di persone contagiate nel mondo da Covid-19 ed oltre 200 mila morti, più della metà nella sola Europa, è una drammatica realtà. Nel frattempo l'Onu sollecita misure urgenti per prevenire carestie in oltre 30 Paesi in via di sviluppo, dove almeno 265 milioni di persone sono a rischio. 

Come cento anni fa nelle parole di Einaudi, il virus del nazionalismo è ancora oggi il peggior nemico della pace mondiale: ma ha saputo mutare per sopravvivere, adattandosi alle condizioni politiche che cambiavano e trovando ospitalità anche in chi crede di esserne immune ed è invece un malato asintomatico, in grado di contagiare altri intorno a lui.