Things may come to those who wait, but only the things left by those who hustle." La partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla sessione l'apertura del 40°  Seminario di Ventotene, in occasione dell’80°anniversario del Manifesto scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941, è una riprova di questa acuta osservazione di Abraham Lincoln. 

Il primo invito fu rivolto all'attuale Capo dello Stato ancora nel 2017. Ci venne riferito che la proposta poteva essere presa in considerazione, ma non per quell'anno e forse nemmeno in tempi brevi. La complessa evoluzione del quadro politico nazionale e poi lo scoppio della pandemia nel 2020 allontanarono la prospettiva di una visita presidenziale fino a renderla molto incerta. 

Prima della fine del mandato non restava che il Seminario del 2021, in coincidenza con un importante anniversario del Manifesto. Nel frattempo anche la situazione politica aveva avuto una evoluzione straordinariamente positiva, e proprio per merito della Presidenza della Repubblica. Si realizzavano così le condizioni migliori perché la visita potesse aver luogo. Restavano da decidere tempi, modi e contenuti dell'iniziativa. Non certo dei dettagli. Fin dall'inizio fu chiaro che una parte del tempo andava dedicata alla comunità locale, che in tutti questi decenni ha accolto sull'isola i giovani federalisti. Il momento centrale restava però la partecipazione alla sessione inaugurale del Seminario, a cui avevano assicurato la propria presenza anche importanti personalità europee. Alla fine fu scelto di dividere quella sessione in due parti: una riservata al dialogo del Presidente coi giovani e l'altra dedicata ai saluti istituzionali e agli interventi delle altre personalità. Ma l'idea più indovinata fu quella di far esprimere il Presidente sull'Europa attraverso dieci domande formulate da cinque ragazzi e cinque ragazze. 

Nessuno poteva immaginare il taglio delle risposte presidenziali. V'era indubbiamente la certezza che Mattarella avrebbe riconfermato ancora una  volta le forti convinzioni europeiste espresse durante il settennato, in assoluta continuità coi suoi predecessori. Più si rileggono le nette affermazioni del Capo dello Stato, più ci si rende però conto che egli ha scelto l'occasione di Ventotene per lasciarci il proprio testamento politico sull'Europa. Un testamento che non conosce ambiguità, equivoci, compromessi, reticenze: “Qui siamo a Ventotene dove tanti sono venuti in confino o reclusi per difendere la libertà e poter dire quello che pensavano e, quindi, vorrei parlare con una certa libertà di espressione.” 

Non a caso nelle risposte del Presidente si fondono in un tutto coerente le citazioni del Manifesto, il riferimento ad alcuni importanti passaggi storici, l'analisi dei problemi presenti, le indicazioni per il futuro. Vi è anzitutto il riconoscimento del ruolo di “assoluta avanguardia” del pensiero e dell'azione federalista, che fin dall'inizio trovano nella centralità della persona umana, non “ un mero strumento altrui, ma un centro autonomo di vita”, il proprio valore di fondo. Su questa base i federalisti hanno potuto coinvolgere nel progetto di unificazione “ i tre grandi filoni culturali e politici: quello democratico-cristiano, quello socialista e quello liberale.” Più avanti Mattarella è tornato sul tema per individuare  nella coesione sociale e nello stato di diritto i “due elementi che caratterizzano l’Unione europea”  e che possono essere proposti come modello per il mondo intero. 

Con poche pennellate il Presidente ha saputo poi ripercorrere il lungo cammino dell'integrazione europea, soffermandosi sui passaggi essenziali: la Dichiarazione Schuman del 1950 e la nascita della CECA, la feconda collaborazione tra De Gasperi e Spinelli ed il fallimento della CED, l'elezione diretta del Parlamento europeo, la realizzazione dell'Unione monetaria, pur con le sue manchevolezze. Citando espressamente Monnet, il Capo dello Stato ha voluto riconoscere anche il ruolo storico dei funzionalisti, di alcuni governi e di alcuni Paesi, e dell'Italia in particolare, capace “di assumere posizioni sempre di punta nella richiesta di sempre maggiore integrazione.” 

Il Presidente ha voluto però riservare le sue maggiori attenzioni al presente, facendo propria la “profetica” condanna di quella pretesa di sovranità assoluta già contenuta nel Manifesto e che oggi “gelidi antipatizzanti” ripropongono in un'epoca in cui l'interdipendenza si è “moltiplicata”. Per questo l'Unione deve avanzare verso una sovranità sempre più condivisa in due settori in cui tutti i Paesi europei sono diventati piccoli: il governo dell'economia e la politica estera e di sicurezza. Con una fermezza che ha meravigliato le altre personalità presenti, Mattarella ha dato per scontato che gli strumenti del NGEU resteranno, perché “non si può tornare indietro!”. Per questo si è soffermato sull'ambito in cui l'Unione risulta quasi del tutto assente, come ha dimostrato il caso afghano e come rivelano ogni giorno le vicende legate all'immigrazione. La Conferenza sul futuro dell'Europa è “l'occasione storica per verificare lo stato dell’Unione, capire di cosa ha bisogno, di come realizzare la sovranità condivisa, di come accrescere la sovranità condivisa.” Ci sia concesso di rilevare come in nessuna delle domande fosse citata la Conferenza e come Mattarella abbia sollevato il tema in ben tre risposte. 

A Ventotene il Presidente ha più volte espresso il proprio apprezzamento per i valori e gli ideali contenuti nel Manifesto, quelli su cui il Movimento fonda ancor oggi la propria ragion d'essere. L'inaspettato ringraziamento finale a chi scrive queste righe non lascia spazio ad altre interpretazioni. Non sono state infatti parole rivolte ad una persona, ma ad un'opera, ad una attività, ad un'impresa. Per questo gli auguri del congedo sono preceduti da un “Grazie per quanto fate” destinato a tutti coloro che tengono in vita l'avventura iniziata nel 1941 su quella piccola isola del Tirreno. Ogni complimento o riconoscimento ai singoli è fuori di luogo. Non v'è alcun merito personale nell'aver reso possibile questa specie di consacrazione della nostra storia e del nostro ruolo da parte della più importante personalità della Repubblica. Ritornando a Lincoln, tutto può arrivare a quelli che aspettano, ma solo le cose lasciate da chi si è già impegnato e che spesso non ha visto i frutti del suo lavoro. L'impresa iniziata a Ventotene per l'affermazione del federalismo in Europa e nel mondo è un'avventura sovrapersonale, storica ed epica insieme.