La tragedia della guerra dia almeno la speranza di veder nascere un mondo nuovo con l’Europa in grado di mediare tra le potenze. Il tempo delle parole è finito, ora è tempo di agire per recuperare i ritardi che l’Europa ha accumulato in trenta anni di rinvii.
Vivremo anni con il rischio di un conflitto più esteso e duraturo. È indispensabile un Governo dell’Unione europea.


La guerra in Ucraina è destinata a segnare in modo profondo il futuro degli equilibri politici a livello mondiale. Putin sta cercando di imporre con la forza il ritorno della Russia come grande potenza. La sua incapacità di concepire la politica attraverso l’uso della diplomazia o l’utilizzo delle ingenti risorse naturali di cui il paese dispone per affermare dinanzi al mondo che la Russia è una potenza al pari degli Stati Uniti e della Cina, sono uno dei segni dei limiti della attuale leadership moscovita. L’uso dell’esercito come strumento politico è il retaggio di una limitata visione del mondo. La Russia non aveva bisogno di una guerra per dimostrare di essere una grande nazione, ma quando prevale il timore di apparire la più debole tra le potenze e questo ottenebra la ragione, l’uso della violenza resta l’ultima arma. L’attacco alla Ucraina non ha nulla a che fare con la possibile adesione del Paese alla Nato o alla UE, anche se vengono addotte per giustificare la brutale aggressione. Se Putin avesse voluto aggredire una nazione confinante per colpire la Nato o la UE, già da anni la Polonia o le Repubbliche Baltiche potevano essere le prime possibili vittime sacrificali. Rileggendo i suoi interventi pubblici, si nota il prevalere dello spirito di rivalsa e il desiderio di ripristinare i confini dell’URSS che, nei suoi ricordi di gioventù, rappresentano la grandeur della amata madre Russia. Non sapremo mai quale reale elemento sia stato decisivo per fargli scatenare una orribile guerra. Sappiamo però quanto e quale disprezzo Putin nutra nei confronti della democrazia liberale e ciò che ai nostri occhi appaiono come dei valori e dei princìpi inalienabili, ai suoi invece appaiono come simboli di debolezza da contrastare. L’Ucraina deve aver tormentato i sonni di Putin da molto tempo per arrivare a dichiarare e a scrivere che quel Paese non può esistere, perché è parte integrante della Russia e che l’Ucraina e la Russia sono un solo popolo. Tuttavia, non ha esitato a colpire nel cuore di una notte quel popolo che considera fratello e allora questo ci rimanda al ricordo di Caino che diventa l’assassino del fratello. Se la forza bruta, che comunque non è il frutto di pazzia, prevale sulla ragione, allora la riflessione sull’atteggiamento che il mondo dovrà tenere verso Putin per evitare una degenerazione del conflitto dovrà essere profonda e a noi europei, che con la Russia condividiamo un profondo legame storico e l’intero confine orientale, spetta un compito immane. Le conseguenze della guerra, il cui esito ad oggi non appare chiaro, saranno durature e richiederanno delle inevitabili e radicali scelte politiche. Innanzitutto, non sappiamo se e come la Russia lascerà l’Ucraina, né sappiamo se e come terminerà una guerra che Putin non ha il coraggio di chiamare come tale e che preferisce classificare come una “operazione speciale”, come già accaduto nel mese di gennaio in Kazakistan. Non può usare la parola guerra per ragioni di politica interna: fai la guerra a un popolo o a una nazione nemica, non puoi farla ad un popolo che dichiari essere tuo fratello, altrimenti anche in Russia saprebbero che tu sei Caino. Tuttavia, nonostante le incertezze sull’esito della guerra, alcune considerazioni a proposito delle conseguenze è possibile delinearle sommariamente, anche se ciascuna di esse meriterebbe un approfondimento e una analisi.

  1. L’aggressione riporta il mondo intero ad uno scenario di guerra fredda con il reale rischio di un conflitto mondiale. Russia e Cina condividono l’aspirazione di contrastare gli Stati Uniti nel ruolo di grande potenza in Europa e nel Pacifico. Pechino ha riconfermato in modo netto il legame con Mosca, pur sottolineando di lavorare per favorire la pace, ma sottolineando che in questi anni gli USA hanno lavorato per destabilizzare l’Europa favorendo l’allargamento ad est della Nato e provocando pertanto la Russia.
  2. La stretta relazione politica con Pechino si palesa in modo ancor più evidente in sede ONU ove anche l’India non ha votato nessuna mozione di condanna dell’aggressione della Russia. In questo contesto il ruolo dell’ONU viene ancora una volta sminuito.
  3. Quando la pace tornerà avrà comunque lasciato odi e rancori profondi nel cuore degli ucraini verso la Russia e occorreranno generazioni prima che tutto possa essere dimenticato. A nulla vale ricordare che la guerra è stata voluta da un uomo solo, Putin, l’Ucraina ha visto e vede soffrire la propria gente per mano di soldati russi. Il popolo russo in generale sarà visto con disprezzo o, nel migliore dei casi, con sospetto.
  4. Non possiamo sapere chi potrà lavorare per la ricostruzione dell’Ucraina, con intere città rase al suolo, tutto dipenderà dalle condizioni di pace e in qual modo la Russia uscirà e lascerà i territori ucraini, ammesso che ne esca.

Questi fattori, nel loro insieme, costituiscono una sfida politica cui l’Unione europea e il mondo intero dovranno far fronte, dato che non sappiamo se e per quanto tempo Putin resterà al potere e in ogni caso, anche ammettendo una sua destituzione, non è detto che una nuova leadership si presenti più aperta e disponibile al dialogo. In questo contesto così difficile si prospettano in primis per l’Unione europea anni difficili con gravi problemi che sommariamente possiamo menzionare.

  1. Dinanzi ad una autorità russa che comprende solo l’uso della forza sarà indispensabile provvedere ad una capacità di possibile reazione armata e questo rende inevitabile la creazione di una struttura militare, gettando le basi per una difesa comune.
  2. La complessità delle relazioni Russia-UE risiede nella dipendenza energetica che per almeno i prossimi quattro o cinque anni renderà la UE ancora vincolata alle importazioni russe. La coesistenza tra dipendenza energetica e possibile antagonismo sul piano militare rende necessaria la creazione di un forte potere politico e militare per trattare da pari, al fine di evitare la degenerazione in un aperto conflitto armato. Allo stesso tempo, si dovrà avviare un rapido programma di investimenti nel settore energetico per limitare la nostra dipendenza. In questo contesto il programma di green economy rischia gravi ritardi con inevitabili conseguenze sull’ecosistema.
  3. La dipendenza della UE verso la Russia non è però solo in campo energetico. La Russia e l’Ucraina in guerra aperta mettono a rischio gli approvvigionamenti in ambito alimentare. Entrambe le nazioni sono tra i primi produttori ed esportatori al mondo di grano e cereali. Questo comporta una revisione della attuale Politica Agricola Comunitaria (PAC).
  4. Per rendere l’Unione credibile nel far fronte alle spese che le consentano di esprimere una propria politica estera e di difesa, nonché per finanziare l’avvio di una maggiore autonomia energetica, è indispensabile che essa disponga di un potere fiscale per reperire le risorse necessarie per attuare queste politiche.
  5. Una totale rottura con la Russia in campo energetico e/o alimentare creerebbe in breve tempo nel mondo, ma in Europa in particolare, gravi disordini economici che si riverserebbero in campo sociale per il blocco delle attività industriali cui farebbero seguito disordini di piazza alimentando il caos. In un contesto del genere l’Unione di oggi, per come la conosciamo, quanto potrebbe reggere?

Questioni complesse che impongono all’Unione di individuare soluzioni prima di tutto in campo politico, poiché risulta evidente che solo un Governo europeo sarà in grado di dare risposte a situazioni così gravi. Si prospettano anni in cui vivremo sul filo della spada con il rischio di un conflitto più esteso e duraturo. Per garantire la pace non solo a noi europei, ma al mondo intero è indispensabile che quanto prima almeno un nucleo di Paesi della Unione ceda la sovranità in campo di politica estera e di difesa dando così vita a un Governo della Unione. Che la tragedia di una guerra dia almeno la speranza di veder nascere un mondo nuovo con l’Europa in grado di mediare tra le potenze. Il tempo delle parole è finito, ora è tempo di agire perché la guerra pone l’Europa dinanzi ai ritardi che ha accumulato in oltre trenta anni di rinvii e ora, in tempi brevi, abbiamo il dovere di recuperare il tempo perduto e di dare corso e corpo alle proposte emerse nella Conferenza sul futuro dell’Europa per avere una Unione federale, sovrana e democratica. Se non ora, quando?