Sabato e domenica 2-3 Aprile, presso l’Istituto Nautico San Giorgio di Genova, si sono tenuti i lavori dell’Ufficio del Dibattito sul federalismo mondiale: un’importante occasione di approfondimento e di riflessione sui diversi approcci a questo tema a partire dal motto “Unire l’Europa per unire il Mondo”.

Alla luce della dimensione globale delle grandi sfide di oggi e di domani, che quindi richiedono risposte a livello mondiale, c’è infatti chi all’interno del Movimento si chiede se abbia ancora senso battersi per la Federazione europea come tappa intermedia della Federazione mondiale, quando questioni come la crisi climatica, la crisi migratoria e la crescita delle disuguaglianze impongono la necessità di avanzare sin da ora verso l’unificazione del genere umano, e quindi, per il Movimento, di condurre le battaglie per una compiuta Federazione europea e per l’unione del genere umano non più in successione, ma in parallelo. A partire da questa riflessione e dalle relazioni che si sono succedute, è nato un dibattito ricco e variegato, in grado di mettere in discussione assunti e certezze, che non è riuscito ad esaurirsi e che è quindi importante riprendere al più presto, anche nell’ottica del prezioso contributo che può fornire all’elaborazione teorica e all’aggiornamento del pensiero federalista.

Lucio Levi, nella sua relazione “Il federalismo mondiale e la cultura della pace”, evidenziando l’esistenza di due diversi approcci al federalismo mondiale, inteso come progetto e come processo, ha scelto di analizzare quest’ultimo attraverso le categorie del materialismo storico e della teoria della ragion di stato, sottolineando la contraddizione che esiste fra la dimensione globale del mercato e della società civile e la dimensione ancora nazionale della statualità, ma anche come tutte le crisi che si sono verificate a partire dal 2008 abbiano spinto ad adottare soluzioni inedite, oltre a rendere evidente la necessità di creare nuove forme di governo a livello globale.

Jacopo Di Cocco, nella sua relazione “Il multilateralismo per le transizioni verso i federalismi nel mondo”, ha cercato di rispondere alla domanda relativa a come il multilateralismo può funzionare nella gestione dell’ordine globale, in quale tipo di federalismo potrà evolvere e come questo potrà favorire la creazione di un ordine mondiale pacifico.

Mariasophia Falcone, richiamando le grandi crisi che hanno sconvolto e stanno sconvolgendo il mondo, ha messo in luce gli effetti negativi del mancato governo della globalizzazione e come le uniche istituzioni in grado di mettere in atto soluzioni efficaci per contrastare e mitigare gli effetti di queste crisi sono quelle di tipo federale, che possono trovare una loro legittimazione anche a partire dall’esistenza di una cellula di demos mondiale, che abbiamo visto in azione, per esempio, nella battaglia per il clima.

Il panel del pomeriggio è stato dedicato al tema, di grande attualità, del multilateralismo e della politica estera dell’UE.

Domenico Moro si è concentrato in particolare sul settore della sicurezza quale bene pubblico globale e che quindi può essere garantito solo nel quadro delle istituzioni multilaterali esistenti, le quali, seppure imperfette, rappresentano la fase transitoria verso un governo mondiale. A partire dalla constatazione per cui “gli uomini non sono angeli”, citando Madison, passi in avanti nella politica di sicurezza possono essere compiuti dall’Unione europea nell’ottica di limitare il controllo dell’uso della forza, prendendo come modello il “dual army” statunitense, fondato sulla coesistenza fra un limitato esercito federale autonomo e milizie a difesa del proprio stato dagli altri stati ed eventualmente dallo stesso governo federale; un esempio per tutti i processi di natura federale in altri continenti ma anche della futura Federazione mondiale dotata dei necessari pesi e contrappesi.

Sergio Pistone è tornato sul tema del multilateralismo, sottolineando il ruolo dell’Europa nel superamento della sovranità assoluta degli stati e verso quindi il consolidamento del multilateralismo, il quadro in cui è possibile un avanzamento verso l’unificazione mondiale.

Stefano Spoltore ha invece approfondito il tema delle relazioni fra Russia e Cina, percorrendo tutte le tappe che hanno portato queste due superpotenze, nel corso degli ultimi decenni, a stringere rapporti sempre più stretti e a consolidare interessi condivisi; il tutto mentre l’autorità degli Stati Uniti nel garantire pace e stabilità a livello mondiale andava progressivamente esaurendosi e l’Unione europea si dimostrava incapace di esprimere una propria politica estera e di difesa.

Al primo giro di interventi è seguita la relazione di Fernando Iglesias, co-presidente del World Federalist Movement, intitolata “L’Europa ed i processi regionali di integrazione”, in cui sono stati messi a confronto due modelli di integrazione, quella europea e quella latino-americana del Mercosur, ponendo l’accento sulle loro differenze politiche, geopolitiche ed economiche, ma anche sul modello per il mondo rappresentato dall’Unione europea, e individuando nella creazione della Corte Penale Internazionale (COPLA) uno strumento in grado di favorire l’integrazione e il miglioramento del tenore di vita dell’America latina.

Prima di lasciare spazio al dibattito, Davide Emanuele Iannace è intervenuto con una riflessione sul ruolo delle città e dei network internazionali nella governance globale.

La seconda giornata ha avuto come argomento centrale l’impegno dei federalisti nel mondialismo. Guido Montani è intervenuto presentando la proposta di una Costituzione della Terra, iniziativa da intendersi non in contrasto ma complementare alla campagna per “UN Parliamentary Assembly” promossa da Andreas Bummel e con l’obiettivo di costruire un’alleanza fra federalisti europei e mondiali e movimenti ambientalisti; una Costituzione che includa riforme limitate alla pacifica cooperazione internazionale tra tutti i paesi dell’ONU per salvare il Pianeta dalla catastrofe ecologica, verso una “Planetary Governance” che renda possibile la pacificazione verificatasi nel territorio dell’Unione europea.

L’intervento di Roberto Castaldi è stato incentrato su una fondamentale domanda: quale può essere il contributo del Movimento Federalista Europeo nel Movimento Federalista Mondiale? Una risposta consiste, secondo Castaldi, nella capacità di fornire una linea teorica e strategica a fronte dell’attuale contesto mondiale, mettendo a fuoco l’aspetto di struttura istituzionale di una ipotetica Federazione mondiale e l’aspetto storico-sociale che, per quanto riguarda il processo di integrazione europea, ci ha permesso di concepire e mettere in pratica il gradualismo costituzionale. A questo punto ci si è chiesti quali siano le condizioni necessarie alla convivenza e alla condivisione della sovranità fra le diverse potenze, sia democratiche che autoritarie, in quali quadri (organizzazioni esistenti come l’ONU o nuove organizzazioni?) può essere portato concretamente avanti un processo di integrazione mondiale (strutturalmente quindi differente dalla cooperazione internazionale), in quale direzione dobbiamo riflettere per elaborare una teoria della transizione in qualche modo analoga al gradualismo costituzionale, in grado soprattutto di individuare i soggetti e la reale dinamica del processo: in altre parole, quale può essere il “primo anello della catena” da tirare oggi per innescare il processo di integrazione mondiale come risposta ai problemi di natura globale sentiti dai cittadini di tutto il mondo.

Per cosa dobbiamo impegnarci a livello mondiale come federalisti è la stessa domanda da cui parte l’intervento Salvatore Aloisio, che ritorna sul tema della globalizzazione, la quale pur avendo reso evidente la necessità di sviluppare nuove forme di statualità per governarla, di fatto non è riuscita a conseguirle. In assenza di un accordo che dia vita a un nuovo ordine mondiale, in questo contesto riprendono forza i nazionalismi. Il primo impegno dei federalisti dovrebbe essere quindi rivolto al rafforzamento delle integrazioni regionali continentali e subcontinentali ma anche sovraregionali, prevedendo forme istituzionali diverse come base per un riordino dei rapporti internazionali. Dal momento in cui i processi di federalizzazione presuppongono come soggetti costituenti stati liberal-democratici, secondo Aloisio occorre quindi puntare su strumenti avanzati di cooperazione internazionale dotati di organi in grado di agire.

Con Michele Fiorillo (CIVICO Europa) abbiamo infine ragionato sulla nascita di un demos globale attorno ad alcune mobilitazioni che sono nate nel corso degli ultimi decenni, da movimenti di piazza a campagne, e sulle diverse forme di rappresentanza democratica.

Oltre ai relatori e alle relatrici sono intervenuti in quest’ordine: Piergiorgio Grossi, Stefano Castagnoli, Antonio Longo, Simona Ciullo, Anna Costa, Lamberto Zanetti, Salvatore Vento, Desi Slivar, Francesca Torre, Raimondo Cagiano, Luisa Trumellini, Antonio Conso, Paolo Milanesi, Luca Bonofiglio, Marco Zecchinelli, Alessandro Cavalli, Giorgio Grimaldi, Giorgio Anselmi, Piergiorgio Marino, Adriana Cosi, Jacopo Provera.