Dopo un anno e mezzo dalla sua attuazione gli svantaggi della Brexit sono di gran lunga superiori ai benefici. Ora la vicenda del Protocollo sull’Irlanda del Nord rischia di portare alla guerra commerciale con l'UE.


1 Il Paese reale e la menzogna politica

La Brexit è stata un insuccesso. Dopo un anno e mezzo dalla sua attuazione (sei dal referendum) gli svantaggi sono di gran lunga superiori ai benefici. A dirlo sono i dati che trapelano dai recenti studi e sondaggi, che certificano una delusione diffusa da parte degli inglesi. Nella previsione dell'OCSE dello scorso 15 giugno 2022 sembra che l’economia del Regno Unito ristagnerà l'anno prossimo e sarà quella con le peggiori prestazioni tra le principali nazioni industrializzate dei G7. Anche un recente rapporto del Center for European Reform (CER) mostra l'enorme costo della Brexit. Se si confrontano approfonditamente i dati dei summenzionati studi con i 12 miliardi di sterline come costo netto dell'adesione del Regno Unito all'UE, si comprende subito che senza Brexit, nessuno dei recenti aumenti delle tasse sarebbe stato necessario. Complessivamente aumentano i timori di una recessione e questi dati restituiscono uno scenario molto lontano dall'affermazione del primo ministro Johnson nel suo discorso del 6 giugno al Parlamento, secondo cui il suo governo ha un "piano per un'economia più forte che ha tutte le caratteristiche dei più forti e più prosperi d'Europa".

2. La critica implementazione del Protocollo sull’Irlanda e sull’Irlanda del Nord

In settimane di caos economico e politico, anche la promessa di "nessun confine nel Mare d'Irlanda" sembra vacillare; infatti, il 13 giugno scorso è stato presentato, di fronte alla House of Commons, il Northern Ireland Protocol Bill. Con tale proposta, il Governo britannico mira a rielaborare parte del Protocollo sull’Irlanda del Nord stipulato con l'UE con una mossa che più di un funzionario europeo ha definito illegale in quanto violerebbe il diritto internazionale e la fiducia reciproca. Ciò ha dato il via a una disputa commerciale internazionale tra il Regno Unito e l'UE e minaccia di interrompere la relativa pace in Irlanda del Nord da quando è stato raggiunto l'accordo del Venerdì Santo nel 1998.

La Gran Bretagna ha già ritardato più volte l'attuazione dei controlli sulle importazioni post-Brexit e ora la proposta del governo britannico consentirebbe il flusso di merci nell'Irlanda del Nord secondo le regole del Regno Unito o dell'UE. Mira a ridurre i costi e le pratiche burocratiche per le imprese nel Regno Unito e ad un cambio di giurisdizione: le controversie attualmente risolte dalla Corte di Giustizia europea andrebbero invece ad un arbitrato indipendente. Il governo, nella sua giustificazione legale per questo nuovo disegno di legge, ha anche citato l'articolo 16, una clausola del protocollo che consente a entrambe le parti di adottare misure di salvaguardia se l'applicazione del protocollo porta a gravi difficoltà economiche, sociali o ambientali che limitano il commercio. Mentre la preferenza del governo è un esito negoziato con l'UE, la tensione che il protocollo sta creando sull'Irlanda del Nord è arrivata al punto in cui il governo non ha altra via che questo nuovo disegno di legge. Infatti, il protocollo attualmente rappresenta un ostacolo alla formazione di un nuovo esecutivo di governo nell'Irlanda del Nord.

In risposta alla recente proposta, la Commissione europea ha annunciato che avrebbe avviato una procedura di infrazione contro il Regno Unito per aver violato il protocollo dell'Irlanda del Nord. Le denunce includono accuse secondo cui il Regno Unito è a corto di personale ai posti di controllo di frontiera nell'Irlanda del Nord e non sta effettuando i controlli richiesti. Inoltre, la Commissione ha affermato che il Regno Unito non ha fornito alcuni dati commerciali relativi all'Irlanda del Nord. La Commissione ha anche rilanciato un altro procedimento di infrazione avviato per la prima volta nel 2021 in particolare per quanto riguarda i requisiti di certificazione per la circolazione di prodotti agroalimentari.

Le reazioni in Irlanda del Nord sono state le più diverse. Tre partiti - Sinn Féin, Alliance e SDLP - affermano che il protocollo è necessario per mitigare gli effetti della Brexit in Irlanda del Nord; il Partito Democratico Unionista (DUP), che ha vinto il secondo posto per numero di seggi alle recenti elezioni dell'Assemblea dell'Irlanda del Nord, sostiene che crea un divario che potrebbe portare allo scioglimento del Regno Unito e pertanto è determinato a lavorare con il governo britannico per garantire che questa legislazione progredisca. Di fatto, nessun sindacalista sostiene il protocollo così com'è; le aziende che importano merci dalla Gran Bretagna nell'Irlanda del Nord hanno riscontrato difficoltà con il protocollo poiché i controlli aggiungono costi e burocrazia. Gli importatori di prodotti alimentari e orticoli hanno dovuto affrontare i problemi maggiori, poiché tali merci devono affrontare i controlli più onerosi. Tuttavia, gli esportatori, compresi gli esportatori di prodotti alimentari, ne hanno beneficiato perché, a differenza di altre parti del Regno Unito, hanno mantenuto un accesso agevole ai mercati dell'UE. Nel frattempo, anche la Camera di commercio e industria dell'Irlanda del Nord si è detta pronta a fare la sua parte nel supportare soluzioni durature che funzionino per le imprese e le famiglie.

3. L’effetto domino di una eventuale guerra commerciale e della guerra in Ucraina

Se il governo britannico non risponde entro due mesi al parere motivato inviato dalla Commissione europea, quest’ultima potrebbe portare il Regno Unito dinnanzi alla Corte di Giustizia dell'Unione europea, che a sua volta potrebbe infliggere una sanzione. La Commissione ha pubblicato anche delle linee guida sulle possibili soluzioni per facilitare la circolazione delle merci tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord, esortando il governo britannico a “impegnarsi seriamente e in modo costruttivo” con tali proposte. La Commissione è pronta a compiere ulteriori passi se necessario, eppure una guerra commerciale non è gradita né ai leader dell’UE né agli amministratori delegati delle più grandi aziende. La guerra in Ucraina infatti ha comportato una trasformazione delle linee di approvvigionamento energetico e si vorrebbe scongiurare la prospettiva di effetti a catena, inclusa una possibile recessione. Molti però stanno anche mettendo in conto la possibilità di un grave deterioramento delle relazioni commerciali con il Regno Unito, se quest’ultimo dovesse apportare modifiche unilaterali all'accordo sulla Brexit relativo all'Irlanda del Nord e se tali mosse fossero ritenute illegali.

Soprattutto il primo Ministro irlandese vuole calmare il più possibile la situazione tra Francia e Regno Unito, perché ritiene che Putin e altri avversari saranno contenti dell'ennesimo disaccordo tra partners così stretti come il Regno Unito e l'Unione europea. I diplomatici irlandesi stanno percorrendo i corridoi dell'Europa, avvertendo su quello che vedono come un "punto di non ritorno" nelle relazioni UE-Regno Unito e affermano che Berlino e Parigi dovrebbero sostenere una risposta decisa. Dunque massima pressione politica affinché il lavoro prosegua dietro le quinte; l'UE e il Regno Unito soffrono di una bassa crescita e di un’elevata inflazione e una guerra commerciale minaccia di danneggiare entrambi.

4. L’unica risposta possibile è una Europa federale, sovrana e democratica

I leader europei si stanno mettendo in marcia privatamente, ma dovrebbero concordare il livello e la portata di qualsiasi azione di ritorsione. Niente di tutto ciò è certo, ma i gruppi di imprese temono che anche la minaccia di questo processo sarà sufficiente a scoraggiare alcuni investimenti. Il processo di escalation è certamente in fase di preparazione. Ciò che emerge è ancora una volta una Unione europea che non ha voluto reagire in modo eccessivo alla proposta di legge del governo del Regno Unito - dopotutto non è ancora legge - ma non ha nemmeno voluto reagire in modo insufficiente. Ci si muove in ordine sparso e dispersivo, senza una regia che sia realmente europea. Il tentativo unilaterale di ignorare gran parte del protocollo concordato e firmato da Boris Johnson è visto come un grosso problema a Bruxelles, dove ancora manca però un governo europeo, una testa politica capace di agire in modo coerente e tempestivo per la salvaguardia dei diritti e della salute dei cittadini, degli interessi dei consumatori e delle imprese, a protezione dei valori europei anche nella loro dimensione internazionale. Una guerra commerciale con il “figlio prodigo“ britannico va scongiurata perché tra democrazie europee gli elementi di unione sono superiori a quelli di divisione e pertanto vanno preservati. Attorno a questi va ricostruita una partnership commerciale vantaggiosa per entrambi e per la protezione della democrazia e dei valori liberali anche alla luce della guerra in Ucraina. La trattativa che dovrebbe portare avanti l’UE non può essere dunque caratterizzata da massima inflessibilità. L’auspicio è che la Convenzione per la riforma dei trattati si apra seriamente a partire da settembre e ci restituisca una Unione politica capace di agire e non solo reagire, che parli con una sola voce autorevole anche ai nostri fratelli e alleati inglesi, senza tradire il mandato emerso inequivocabilmente da parte dei cittadini nel quadro della Conferenza sul Futuro dell’Europa.