L’instabilità finanziaria e valutaria che caratterizza la nostra epoca è la conseguenza di una serie di eventi: la fine dell’equilibrio bipolare, il tentativo degli Stati Uniti di governare il mondo da soli, il fallimento militare e finanziario di questo tentativo, il residuo sproporzionato potere del dollaro e i conseguenti squilibri fondamentali della bilancia dei pagamenti USA, finanziati anno dopo anno (dal 1982) accumulando un debito spaventoso nei confronti del resto del mondo. Anche l’aumento delle disuguaglianze, correlato al guadagno finanziario facile e al lavoro produttivo difficile, è stato affrontato indebitando e impoverendo i cittadini. USA e UK hanno sopperito allo squilibrio distributivo col credito, con i risultati noti. Il credito ha finanziato prevalentemente l’incremento di valori esistenti (patrimoni immobiliari e attività finanziarie) e non la creazione di ricchezza nuova. L’esplosione delle bolle è un modo di cancellare il debito con gli stessi risultati dell’inflazione e della svalutazione monetaria. Non si può ottenere la stabilità finanziaria senza la creazione di un “sistema monetario simmetrico”, nel quale anche USA e UK siano sottoposti alle regole e alle condizionalità richiesti a qualunque altro Paese che non abbia “esorbitanti privilegi” (Eichengreen). Non dev’essere più concesso di finanziare “deficit senza lacrime” (Rueff) nella propria moneta.
Il processo di de-dollarizzazione dell’economia mondiale e la tendenza spontanea in atto verso la formazione di un sistema internazionale multi-valutario rende necessaria la creazione di un’àncora monetaria mondiale, quale può essere inizialmente il paniere rappresentato dai diritti speciali di prelievo (DSP o SDR) sul Fondo Monetario Internazionale (FMI), rafforzato con l’inserimento – operativo dal 2 ottobre 2016 – della moneta cinese (renmimbi). Alla prossima revisione quinquennale del paniere SDR, nel 2020, il rublo e altre valute dei Paesi emergenti dovrebbero poter proporre la propria candidatura. Una partecipazione sempre più ampia è fondamentale per la stabilità e per la legittimità del sistema monetario non più internazionale, ma mondiale.
I pianeti che ruotavano intorno ad un unico Sole, il dollaro, si sono a poco a poco riorganizzati in sistemi più piccoli. La de-dollarizzazione dell’economia mondiale, avviata con la creazione dell’euro, procede ora a grandi passi per l’iniziativa dei BRICs, culminata nella creazione della New Development Bank e del Contingency Reserve Arrangement. La decisione del FMI, alla fine del 2015, di accogliere il renmimbi nel paniere DSP e di accrescere quote e voti dei Paesi emergenti nel FMI, con la ratifica del Congresso USA, costituisce un successo storico della presidenza Obama. L’inizio del necessario riconoscimento del fatto che gli Stati Uniti possono e devono partecipare al governo del mondo senza sopraffarlo.
Molte delle condizioni, inesistenti negli anni Settanta, perché si crei una moneta di riserva mondiale simmetrica, non dipendente dalla ragion di Stato di uno dei giocatori, ma emessa da un banco indipendente nell’interesse comune, sono ormai presenti. Con l’euro è stata creata una moneta di riserva alternativa al dollaro che, in poco tempo, ha conquistato uno spazio notevole nella diversificazione delle riserve pubbliche e dei portafogli privati, ma in Europa (come in Cina e altrove) si è consapevoli che il “dilemma di Triffin” (*[1]) non vale solo per il dollaro, ma anche per l’euro e per qualsiasi altra moneta nazionale che volesse fungere da moneta internazionale. Inoltre il peso conquistato dai BRICs nell’economia mondiale ha riequilibrato la situazione precedente, caratterizzata dal predominio degli Stati Uniti e dell’Europa, e ha disegnato un mondo già multipolare, almeno sotto il profilo economico. Specularmente il tentativo americano di sostituire all’equilibrio bipolare un solo Impero (la “fine della Storia”) ha rapidamente dilapidato la propria credibilità.
Nel 2009 la Fondazione Internazionale Triffin, per impulso del presidente Alexandre Lamfalussy e del vice-presidente Alfonso Iozzo, ha lanciato l’ Iniziativa Robert Triffin (RTI) nel XXI secolo. La lecture inaugurale The Ghost of Bancor: the Economic Crisis and Global Monetary Disorder è stata tenuta da Tommaso Padoa Schioppa. Nel 2010 la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Triffin hanno organizzato il symposium Towards a World Reserve Currency. Michel Camdessus (già DG del FMI), Alexandre Lamfalussy (già DG della BRI) e Tommaso Padoa Schioppa, col sostegno della Fondazione Triffin, hanno riunito un gruppo di diciotto personalità (ex ministri, governatori e dirigenti pubblici) al fine di valutare il sistema monetario internazionale e di proporre i cambiamenti necessari per renderlo stabile e per ridurre la probabilità di nuove crisi. Il loro gruppo è noto come Palais Royal Initiative.
Nel 2011, in occasione del centesimo anniversario della nascita di Robert Triffin (1911-1993) la Fondazione ha organizzato a Bruxelles il convegno In Search of a New World Monetary Order (atti pubblicati da Peter Lang, 2012).
Alla memoria di TPS è stato dedicato il Convegno, tenutosi il 26 novembre scorso al Centro congressi del Lingotto di Torino per iniziativa  della Fondazione Triffin e della Fondazione Agnelli, con la partecipazione di rapprentanti della Cina, in cui è stato presentato il paper della RTI Using the SDRs as a lever to reform the international monetary system.
L’idea di fondo che ispira il rapporto è quella di una second best solution: non ancora una moneta di riserva mondiale, ma un basket di monete che ne svolga la funzione. Non una moneta Euro-like, ma un paniere Ecu-like. Appunto il DSP, che ha il merito di esistere già, ma che ha bisogno di molte riforme per essere utilizzato a tal fine.
La RTI ha ora due obiettivi prioritari: il primo è affrontare tecnicamente queste riforme (sulla base dell’esperienza ECU) per consentire le prime emissioni obbligazionarie in DSP; il secondo, preparare altri allargamenti della composizione del paniere. L’iniziativa di Dario Velo a Pavia con i Russi lo scorso anno, ha fatto seguito a un altro convegno, sul rublo convertibile, organizzato a Torino dall’Ipalmo. La lezione magistrale di José Antonio Ocampo, organizzata dalla RTI a Louvain-la- Neuve nel maggio scorso, ha consentito un fine-tuning della convergenza con i Paesi emergenti e in particolare con l’America latina. Ora guardiamo all’India, dove una persona straordinaria, Raghuram Rajan, sta per lasciare il timone della Banca centrale al suo braccio destro e potrà così sostenere con minori vincoli le proprie opinioni, simili alle nostre, sulla riforma del sistema monetario.
L’Europa è stata esempio e motore per altri processi d’integrazione regionale. Nello stesso tempo il processo impetuoso di globalizzazione, che il dogma neo-liberale ha abbandonato alla presunta perfezione dei mercati, ha posto in evidenza questioni che richiedono, invece, politiche mondiali. Gli Stati Uniti, da soli, non possono più garantire i beni comuni indispensabili (come la stabilità monetaria e la sicurezza) perché questo processo possa proseguire senza perturbazioni ancor più gravi di quelle già in atto. D’altra parte la distribuzione più equilibrata del potere economico fra le diverse aree del mondo impedisce di prevedere il passaggio del testimone da una potenza egemone a un’altra, come avvenne, per l’ultima volta e limitatamente al mondo occidentale, dal Regno Unito agli Stati Uniti. Solo la cooperazione internazionale e la sua democratizzazione potranno consentire il governo della globalizzazione. Il superamento della ragion di Stato a livello mondiale è condizione necessaria per l’affermazione di federazioni regionali stabili.
Un’iniziativa europea sarebbe decisiva, come Juncker ha dimostrato di valutare quando ha inserito nel programma della sua Commissione la rappresentanza unitaria dell’Eurozona nel Fondo Monetario Internazionale. La Commissione ha prodotto rapidamente un piano per raggiungere quest’obiettivo con gradualità ed efficacia. Non se ne parla più. Bruxelles è assediata da problemi come la sicurezza, le migrazioni, gli investimenti pubblici per la crescita europea e la stabilizzazione del Mediterraneo, last but not least Brexit, in un quadro di rafforzate pressioni per la ri-nazionalizzazione di molte politiche. Non credo si possa chiedere a Juncker di spingere subito anche su questo dossier. Salviamo il soldato Jean-Claude!

[1] La teoria venne elaborata dall'economista belga-statunitense Robert Triffin nel 1960, ed evidenzia che se una nazione desidera mantenere la propria moneta come valuta di riserva mondiale (ad esempio il dollaro), questa dovrà essere disposta a fornire alle altre nazioni un apporto supplementare di moneta per soddisfare la loro domanda di valuta di riserva, causando quindi un deficit della bilancia dei pagamenti. Nello stesso tempo i crescenti deficit indeboliscono la fiducia nella solidità della moneta nazionale usata come riserva standard internazionale.