L'Unità Europea N. 2017/1 gennaio-febbraio

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Sommario:
Appello dei 300 intellettuali / Il punto / Lavori del Comitato centrale / Campagna per la Federazione europea / Le idee / Marcia per l’Europa/ Nel Mondo / Grandi Europei /Attività delle sezioni / Il Faro di Ventotene / In Libreria

 

L'attacco di Trump al suo Paese e all'UE sembra aver convinto la Germania a prendere la strada giusta, ma non c'è possibilità di far avanzare il processo di unificazione politica dell'Euroepa senza il ruolo propulsivo anche di Francia e Italia.

Solo un adeguato potere di governo democratico sovranazionale che affronti le questioni di merito che affliggono l'Europa può ridare fiducia agli europei.

Se l’obiettivo diventa la produzione di beni e servizi a livello europeo che i nostri cittadini aspettano in campi quali la sicurezza o l’immigrazione, allora è necessario dare capacità all’Unione di erogare questi servizi.

Il 25 marzo 2017 è l’occasione per dare una svolta all’Unione Europea, sta infatti emergendo la consapevolezza che un governo europeo reale è la condizione per dare risposte efficaci su due temi fondamentali: la sicurezza e lo sviluppo.

 

Gino Mjocchhi ripercorre nei fatti storici del secondo dopoguerra le mobilitazioni e le manifestazioni che hanno avuto come obiettivo strategico l’Europa. Il 25 marzo ci attende un nuovo appuntamento.

Essere cittadini europei non è solo uno status, ma una presa di consapevolezza di ciò che siamo in un mondo in evoluzione, che dal secondo dopoguerra ha visto sorgere un’identità unica nel suo genere...

Con la morte di Zygmunt Bauman (1925-2017), la cultura contemporanea perde una voce critica, che ha saputo unire all’analisi dei principali drammi del nostro tempo una costante tensione civile e politica verso un progetto di emancipazione umana.

"Dobbiamo evitare di diventare anche noi dei "barbari", torturatori come quelli che ci odiano. Il multiculturalismo è lo stato naturale di tutte le culture. La xenofobia, le pulsioni sull'identità tradizionale non sono destinate a durare. Una cultura che non cambia è una cultura morta" (da un’intervista a La Repubblica, dopo l’attentato di Nizza, luglio 2016)

Il Manifesto di Ventotene raccoglie l’eredità delle grandi rivoluzioni del passato, lette però alla luce della ‘rottura teorica’ introdotta dal federalismo, proiettando il pensiero sull’azione per la federazione europea. Da questo punto di vista è lecito affermare che esso rappresenta il “faro” del nostro pensiero, che ha alimentato la nostra azione: esso continua ad essere una “forza irradiante”.

Al World Economic Forum di Davos Xi Jinping ha opzionato il ruolo che l’Occidente ha abbandonato decenni fa: governare e guidare la globalizzazione.

Un commento al Policy Brief dell’ISPI “Europe 2017: make it or break it?”.

 

Il 1° febbraio 2017 è stata sancita la fine delle tariffe di roaming al dettaglio e presto i contenuti culturali online non avranno più frontiere in Europa.

Il rapporto tra Stati Uniti e Vecchio Continente si è trasformato nel corso del Novecento in un’alleanza for­midabile, l’approccio trumpiano di “America First” cambia radicalmente le carte in tavola e ci interpella direttamente.

Il 16 febbraio scorso, nell’aula di Strasburgo, sono stati approvati tre cruciali rapporti per il futuro dell’Unione europea.

 

Il Mulino ha pubblicato recentemente una raccolta di saggi di Tommaso Padoa-Schioppa.

Il 19 gennaio 2017 il Parlamento europeo ha approvato un’importante, non banale e coraggiosa, Risoluzione su un «pilastro europeo dei diritti sociali».