Il piano Marshall è stato un punto di riferimento delle politiche di intervento per la ricostruzione e la realizzazione di un'Europa dall’economia e mercato aperti, liberati dalle autarchie proprie del periodo successivo alla Prima guerra mondiale. Questo doveva consentire di superare la crisi economica successiva alla fine dello sforzo bellico e insieme di rimuovere i motivi di conflitto che avevano generato il disastro della Seconda guerra mondiale.
Per individuare e gestire questi obiettivi sì costruì un organismo di studio e programmazione l'OECE con sede a Parigi, a cui partecipavano i paesi europei beneficiari del piano Marshall. I principali obiettivi dell’OECE erano stati: (i) la convertibilità delle monete e (ii) l'apertura commerciale tra i paesi membri oltre che con il finanziatore del Piano Marshall, gli Stati Uniti d'America.
Per la convertibilità delle monete ci si avvalse delle competenze tecniche della Banca Internazionale dei Pagamenti (BIS, Bank for international Settlements www.bis.org ) con sede a Ginevra, pre-esistente e ancora in servizio come agenzia delle banche centrali per regolare i loro scambi di valute, verificare l’evoluzione dei mercati bancari anche con  servizi statistici, verificare la stabilità finanziaria e gli effetti dei nuovi strumenti monetari e finanziari come ad esempio i derivati e le monete digitali, gli effetti delle nuove tecnologie sui sistemi bancari e quindi aiutare e armonizzare le funzioni di vigilanza e quelle organizzative delle banche centrali.
Per l’analisi e la vigilanza dei sistemi bancari era stato costituito il The Basel Committee on Banking Supervision oggi noto come le “regole di Basilea” (oggi al livello III) i cui lavori sono stati importanti per la realizzazione del l'Unione Bancaria Europea, obiettivo mai raggiunto fino ad oggi. Bisogna aggiungere che per il controllo dei mercati finanziari nel 1998 è stato creato il Financial Stability Institute (FSI). 

Con la nascita delle Comunità europee e dell’EFTA il ruolo dell’OECE come promotore dell’integrazione economica europea è venuto meno e quindi è stata trasformata nell’ OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), la cui convenzione fu firmata nel 1960 ed entrò in vigore nel 1961. Sin dall’inizio vi fecero parte oltre gli Stati europei già membri dell’OECE, gli Stati Uniti e il Canada, quindi diventando un’organizzazione atlantica. Via via vi hanno aderito altri stati industrializzati che si riconoscono nel modello occidentale: oggi i paesi membri sono 38 ed altri sono candidati, tra cui paesi dell’Unione Sovietica e dell’ex Comecon. Altri paesi rientrano tra quelli studiati dall’OCSE per le loro dimensioni economiche o per favorire la collaborazione allo sviluppo dei paesi membri secondo linee concordate. 

Tra le funzioni più rilevanti dell’OCSE rientra la raccolta e l’elaborazione di dati statistici standardizzati, essenziali per promuovere l’integrazione economica e sociale su basi oggettive. Per questo motivo l’OECE partecipa ai comitati di standardizzazione dei dati e degli indicatori che ne aumentano la comparabilità ed utilizzabilità, il più rilevante è quello dello SNA o System of National Accounting (https://unstats.un.org/unsd/nationalaccount/sna.asp) per i dati macroeconomici della contabilità nazionale, il cui principale indicatore è il PIL. Questo sistema definito ed aggiornato sotto l’egida del dipartimento statistico delle Nazioni Unite è redatto ed aggiornato da un comitato a cui partecipano anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale. 

L’OCSE fa parte delle 5 organizzazioni governative che partecipano a questa standardizzazione insieme all’Eurostat -ufficio statistico dell’Unione Europea- che redige una versione comunitaria del manuale del SNA (denominato SEC in italiano e altre lingue comunitarie ed ESA in inglese) per produrre in modo standardizzato e diffondere i dati che servono all’Unione Europea. I dati OCSE e i dati Eurostat sono largamente armonizzati e comparabili tra loro e con le altre organizzazioni governative internazionali e quindi sono la base utilizzata per elaborare politiche interne ed esterne dell’Unione Europea nei progetti multilaterali. 

La home page dell’OCSE (www.oecd.org) riporta il motto Better policies for better lives. il che mostra le finalità di documentazione e suggerimenti ai soggetti politici pubblici e privati, utili per i federalisti ad ogni livello, senza escludere i contributi che possono ricevere le proposte formulate dai nostri diversi livelli politici: mondiale, europeo, nazionali, regionali e individuali sulle iniziative multilaterali che vedano le istituzioni europee coinvolte e quindi stimolino le nostre valutazioni.
Gli argomenti proposti coprono i principali problemi affrontati da tempo o recentemente da parte delle politiche economiche e sociali degli stati aderenti o comunque esaminati per la loro rilevanza per i paesi membri o il quadro mondiale.
L’OCSE produce rapporti regolari sull’insieme dei paesi associati e sui singoli stati,  rapporti sempre corredati da dati. Oltre alle banche di dati, standardizzati, corredati di metodologie, sono pubblicati periodicamente indicatori per facilitare le valutazioni e le interpretazioni delle istituzioni pubbliche, ma anche da ricercatori, giornalisti, studenti e singoli cittadini. Dati, rapporti, libri e articoli sono gratuitamente disponibili online nella OCSE iLibrary (https://www.oecd-ilibrary.org/). 

Gli argomenti trattati sono molteplici, ne citiamo alcuni a titolo d’esempio: la produzione di beni e servizi (incentrate sul PIL che misura domanda, offerta di beni e servizi e l’occupazione), le misure del benessere e sostenibilità (recepite dall’ISTAT di Enrico Giovannini e raccolte nel gruppo dei dati BES: www.istat.it ); gli effetti del COVID e le capacità di cura; studi sull’agricoltura e gli alimenti sviluppati in collaborazione con la FAO. Una certa attenzione viene data anche a realtà economiche minori come ambiti territoriali subnazionali (città e regioni) per facilitare i confronti oggettivi e la diffusione delle buone pratiche.
Un’altra attività molto nota è l’indagine PISA (Programme for International Student Assessment) che si rivolge alla valutazione delle capacità degli studenti quindicenni, grazie alle competenze linguistiche, matematiche e scientifiche (conoscenze economiche e economico-finanziari di impostare soluzioni dei problemi posti e di aggiornarsi anche con autonomia. 

L’OCSE ovviamente segue con attenzione il commercio internazionale, con particolare attenzione alla formazione e localizzazioni della catena del valore delle imprese e gruppi multinazionali sia quando le gli scambi sono formalmente tra società collegate, ma formalmente indipendenti, sia quando ciò che viene effettuato in altri paesi non implica un passaggio di proprietà delle merci trattandosi di semplici lavorazioni intermedie che possono essere anche molto rilevanti dove la fase finale può essere molto ridotta molto vicina all’etichettatura. Riconoscere questa catena del valore serve a ipotizzare che la tassazione proporzionale debba giovare a ciascun paese produttore per la sua quota di valore aggiunto. Questa è stata la base della proposta fatta propria dal G7 di una tassazione uniforme delle imprese che cerca di vanificare le pratiche elusive dei paradisi fiscali e delle società di comodo.
La proposta da tempo era al centro delle iniziative dell’OCSE e ha attirato ultimamente l’attenzione dei paesi produttori, che non possono rinunciare a proventi dagli utili d’impresa sulle multinazionali a danno delle imprese interne e delle persone fisiche.
La proposta di armonizzazione fiscale internazionale sulle attività economiche va nella stessa direzione delle iniziative federaliste per le risorse proprie dell’Unione, le politiche ambientali, la localizzazione non distorta delle attività produttive e la concorrenza leale tra i produttori. Queste proposte sono state precedute da rilevanti e impegnative ricerche, anche empiriche per analizzare le catene del valore nelle produzioni multinazionali delle produzioni in modo da tassare dove si genera il valore e non dove risiede legalmente l’azienda in esame. Questo renderebbe meno vantaggioso lo spostamento delle sedi legali e fiscali delle aziende nei diversi paradisi fiscali.